Congo RD

Tutto va bene

5 08 2004 - 03:45 · Federico Vigorita

BUNIA, 31 luglio – Sembra passata la burrasca. Sarà che oggi mi sono svegliato bene, sarà che in questo momento c’è Monica qui con me (e scusate se è poco) che mi tira su il morale e mi sostiene nei momenti un po’ così, ma lo ammetto: sono contento. Non che prima non lo fossi, ma come avete potuto capire ho passato momenti, se non di sconforto, almeno di dubbio e frustrazione. Oggi però va meglio.

Ho fatto il mio solito giro al Cnt (Centro nutrizionale terapeutico) dell’Ospedale generale di Bunia, come sempre quando non sono troppo “dans les chiffres”, come dice Sabin il mio collega del Benin, a compilare statistiche per il rapporto da inviare ad Echo—l’agenzia europea che finanzia il progetto—e ne sono uscito con la sensazione di aver fatto un buon lavoro. Per carità, non ho mica fatto chissà che cosa. Ma almeno mi è sembrato di aver dato tutto quello che avevo da dare in termini di competenza, sostegno e, perché no, umanità. Con i bambini il rapporto è sempre bello e soddisfacente: regalargli e farmi regalare un sorriso è sempre fantastico. Ma ormai anche con gli adulti, tutto è più facile. Ok, sono “le blanc”, il “mzungu”, ma che ci posso fare? E poi sono qui per dare una mano, in un modo o nell’altro, e quindi, se mi vogliono, sono così. Anche se da parte loro, in realtà, non c’è mai stato il minimo riferimento al mio colore della pelle o al mio status di privilegiato per nascita. Quante volte invece da noi succede di sottolineare le differenze di colore di pelle o di classe sociale. Sarà per il fatto che qui hanno bisogno di noi, ma davvero ho la sensazione che il razzismo verso i bianchi non esista.

Qualche giorno fa ho accompagnato (per sicurezza, non si sa mai) un paio di colleghi di Coopi a donare il sangue per bambini che ne avevano urgente bisogno, visto che non si trovavano altri donatori disponibili in tempi rapidi. Certo il sangue non era il mio, ma anche questo mi ha dato soddisfazione, per aver contribuito, anche se in solo in minima parte, a salvare (forse) una piccola vita.

Nei prossimi giorni vorrei immergermi maggiormente nell’ambiente che mi sta intorno, tirarmi fuori dall’ufficio e dal lavoro e vivere più da vicino la situazione locale, lasciandomi alle spalle le paure e le tensioni del primo periodo. Voglio andare al mercato generale a fare acquisti: stoffe per camicie e pantaloni multicolori e ciarpame vario, tutto “african style”. Voglio passeggiare di più all’aperto, all’ora del tramonto, lungo il Boulevard de la Liberation (la via centrale di Bunia), fermarmi a contrattare nei baracchini che vendono di tutto, dal cibo alle mercanzie di ogni genere.

Per il resto la vita a Bunia scorre abbastanza regolare, senza eventi di rilievo politico-militare, senza peggioramenti della situazione (peraltro già abbastanza critica): tutto tranquillo. Anche se è una tranquillità punteggiata di scaramucce tra milizie rivali, anche ai limiti della città. Ma sapete, come ho già scritto forse ci si può abituare a tutto, anche ad essere circondati da militari e a sentir parlare di battaglie a poca distanza da dove si vive e si lavora. E poi per mia fortuna non ho ancora avuto occasione di trovarmi di fronte a scontri a fuoco o alla devastazione prodotta dal passaggio delle milizie, per cui per ora (e spero ancora a lungo) queste per me sono solo notizie, voci che ogni tanto arrivano e che la Monuc non conferma mai: ogni volta che chiediamo informazioni i militari non fanno altro che rispondere meccanicamente che tutto è tranquillo, tutto va bene.

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