Congo RD

La miseria negli occhi

18 07 2004 - 01:04 · Federico Vigorita

BUNIA, 1 luglio. Il mattino partiamo per Bambu, ultimo centro nutrizionale aperto da Coopi nella regione. Morena e Claudia mi accompagnano nel viaggio. Dobbiamo verificare l’attività del centro e controllare i collaboratori congolesi. La mole di lavoro che devono sbrigare è tale che faticano a rispettare con precisione i metodi che gli sono stati insegnati nel breve corso di formazione. Il problema è che qui ogni minimo errore può costare la vita a un bambino. Senza contare che se non si rispettano gli accordi presi con l’ente finanziatore (la Commissione europea) si rischia di chiudere i battenti mandando a monte tutto il progetto e il lavoro già fatto.

Praticamente la nostra è una specie di visita mattutina del “reparto”, dove sono ricoverati circa 60 bambini. Valutiamo le necessità caso per caso. Ce ne sono alcuni in terapia intensiva che devono essere monitorati non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche per patologie associate: e qui non si scherza, si parla di tubercolosi, Aids, malaria. Un bambino di pochi mesi era boccheggiante e quasi catatonico: aveva un livello di anemia al quale penso che nessun bimbo delle nostre latitudini sarebbe sopravvissuto nemmeno un attimo. Altri sono ormai prossimi alla dimissione, già vispi e con la voglia di sorridere e giocare.

Tutti indistintamente però hanno occhi neri e profondi, come la miseria che hanno dovuto vivere e sopportare dalla nascita a causa della cecità e della ingordigia degli uomini. Occhi da adulti, seri e corrucciati, come se avessero già capito che la vita, qui, non gli riserverà molte possibilità di essere felici. Terminata la visita torniamo alla base, con tanti pensieri in testa e un peso in più sulla coscienza.

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