Dalla luna tutto appare diverso
26 04 2005 - 12:49 · Flavio Grassi
Domenica a Città del Messico almeno un milione di persone hanno marciato in silenzio per protestare contro il governo di Vicente Fox e testimoniare il loro appoggio al governatore del distretto federale Andrés Manuel López Obrador.
Nel 2006 il Messico dovrà eleggere il nuovo presidente e, dopo la pessima prova della destra di Fox e del suo Partito di Azione Nazionale, López Obrador (che è il leader del Partito Rivoluzionario Democratico, di sinistra moderata) è il grande favorito.
Sempre che gli permettano di partecipare alle elezioni. Spaventato dalla sua popolarità, il governo ha cominciato le manovre per escluderlo dalla competizione non appena López Obrador ha annunciato ufficialmente la sua candidatura, ai primi di aprile.
Nel giro di qualche ora il procuratore generale (che è una carica politica) ha tirato fuori una bizzarra accusa di oltraggio alla corte perché il municipio avrebbe tardato a fermare la costruzione di una strada come ordinato dal giudice. Subito dopo il parlamento ha approvato la sospensione dell’immunità spettante a López Obrador come capo del governo locale.
Secondo la legge messicana chi è sottoposto a un procedimento giudiziario non può detenere incarichi pubblici né candidarsi alle elezioni. Non serve la condanna, basta che il processo sia in corso (ve la immaginate una legge così da noi?).
Un giudice ha già respinto l’accusa e chiuso il procedimento. Così ieri il governatore è tornato nel suo ufficio. Ma il presidente non ci vuole stare, il suo procuratore generale già annunciato che ripresenterà l’accusa e un portavoce ha definito il ritorno del sindaco al suo posto “una provocazione”.
Nella politica messicana si sono viste tutte le porcherie immaginabili soprattutto l’ultima volta che ha rischiato di vincere (anzi, nelle urne ha vinto) la sinistra, nel 1988. E di sicuro Fox non starà a guardare. Ma i tempi sono cambiati e il corteo di domenica fa pensare che questa volta nemmeno la gente starà a guardare.
Los Angeles Times, Washington Post, Copley, In These Times, et al.
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