Asia

Kirghizistan, la posta in gioco

23 03 2005 - 09:20 · Flavio Grassi

La ribellione si estende e i governi dell'Asia centrale temono di essere travolti insieme ad Akayev.

Pare che dopo Osh e Jalalabad la ribellione popolare nel sud del paese abbia conquistato il controllo anche di una terza città, Pulgon. Nella capitale Bishkek finora ci sono state solo manifestazioni filogovernative orchestrate dalle autorità, ma secondo alcune voci sarebbe in preparazione una manifestazione dell'opposizione.

Se davvero la protesta si estendesse al nord e nella stessa capitale, potrebbe scattare la repressione violenta. Finora Akayev continua a presentarsi come il presidente di tutti che mai userebbe le armi contro il suo popolo. Ma ieri si è insediato il nuovo parlamento e come prima cosa ha votato una mozione per chiedere al presidente di prendere in considerazione l'opportunità di dichiarare lo stato di emergenza per reprimere le manifestazioni che ne contestano la validità.

Akayev potrebbe usare il parlamento come schermo per essere «costretto» a ordinare la repressione. Intanto ha cominciato a licenziare il ministro dell'Interno e il ministro della Giustizia per non aver saputo prevenire e contenere le manifestazioni. E ha promosso nuovo ministro dell'Interno il capo della polizia, una mossa che non promette niente di buono.

I governi degli stati confinanti sono in allarme: il Kirghizistan passava per il più democratico fra gli stati della regione e ora la ribellione potrebbe dare coraggio alle opposizioni di altri paesi. Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan stanno rafforzando i controlli alle frontiere. A Tashkent, la capitale dell'Uzbekistan, sono già stati chiusi gli uffici di diverse Ong.

Comunque vada la ribellione è probabile che l'intera regione ne sia coinvolta. Solo una ventina di giorni fa il presidente del Kazakistan Nazarbayev aveva proposto la creazione di una Unione Centro Asiatica fra Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan. Gli altri due presidenti si erano già dichiarati d'accordo. L'intento dichiarato è quello di favorire il progresso economico ma molti ritengono che il vero motivo sia il consolidamento del potere di regimi che stanno traballando sotto la corruzione.

Se Akayev riuscirà a sopravvivere alle proteste è probabile che ci sia un'accelerazione nella concretizzazione del progetto, con un'involuzione autoritaria dell'intera Asia centrale. Se invece finisse per essere travolto potrebbe succedere di tutto.

AP, Reuters, EurasiaNet

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