Dalla luna tutto appare diverso
2 03 2005 - 19:00 · Flavio Grassi
Il nuovo presidente dell’Ucraina, democraticamente eletto in seguito alla Rivoluzione arancione, ha definitivamente deciso il ritiro delle sue truppe dall’Iraq. A partire da praticamente subito: il primo scaglione torna a casa fra un paio di settimane e poi a seguire fino a completare il ritiro entro ottobre. Con 1650 militari, il contingente Ucraino è il sesto per importanza nella ex coalizione dei volenterosi.
A metà marzo tornano a casa anche i 1700 olandesi. In febbraio, senza fare chiasso, il Portogallo ha ritirato i suoi 150 militari. Negli ultimi mesi almeno altri nove stati hanno abbandonato la coalizione: Nicaragua, Honduras, Repubblica Dominicana, Ungheria, Nuova Zelanda, Norvegia, Filippine, Thailandia, Tonga. La Polonia ha già ritirato una parte del suo contingente e ha annunciato che intende chiudere la missione entro l’anno.
Dei rimanenti, diversi hanno ridotto la loro presenza a numeri praticamente simbolici. Una decina di giorni fa è stata fatta girare la notizia che l’Australia avrebbe raddoppiato o addirittura triplicato il suo contingente in Iraq. Notizia tecnicamente vera, come sempre quando si vuole disinformare per bene. Peccato che inizialmente l’Australia avesse dispiegato 2000 soldati e attualmente ne rimangano solo due o trecento: con i 450 di rinforzo arriviamo appena a poco più di un terzo di quelli originali.
Anche il più distratto ascoltatore di telegiornali sa che non è certo perché in Iraq regni l’ordine democratico che gli alleati si stanno sfilando. Allora, tutti amici di Al Zarqawi e dei suoi sterminatori di civili?
Il fatto è che che la frequenza e i modi degli attentati rivelano una cosa molto semplice: le truppe della coalizione non hanno il minimo controllo sul territorio. Tutto quello che riescono a fare, quando ci riescono, è difendere se stesse. E allora magari qualcuno si chiede che senso ha.
BBC News, Washington Post et al.
non è più possible commentare questo articolo
Cerca nel sito
Argomenti