Dalla luna tutto appare diverso
23 02 2005 - 19:40 · Flavio Grassi
Oggi la questione del nucleare iraniano è stata al centro del colloquio fra Schröder e Bush. La notizia e la mail di Stefano, che mi chiede quali siano basi giuridiche per impedire a certi paesi e non ad altri di sviluppare armi nucleari, mi danno l’occasione per cercare di fare un po’ di chiarezza su una questione intorno alla quale di solito si fa poco più che urlare slogan.
Le basi giuridiche stanno nel Trattato di non proliferazione nucleare del 1970, sul cui rispetto vigila la Iaea, l’agenzia per l’energia atomica dell’Onu. Il trattato è stato sottoscritto e ratificato da quasi tutte le nazioni del mondo, con le vistose eccezioni di India, Pakistan e Israele. La Corea del Nord, dopo averlo sottoscritto, nel 2003 ha ritirato la sua adesione.
Essenzialmente il trattato prevede che, con l’eccezione dei paesi che avevano già costruito e fatto esplodere armi atomiche prima del 1967, cioè Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina (non vi sfuggirà la coincidenza della lista con quella dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu), tutti gli altri rinuncino al nucleare militare. I cinque stati nucleari, da parte loro, promettono vagamente di lavorare per lo smantellamento dei loro arsenali, senza alcuna scadenza. Per chi ha rinunciato alle armi atomiche il vantaggio è il diritto di ricevere tecnologia e assistenza per lo sviluppo del nucleare civile.
Quindi allo stato delle cose dal punto di vista giuridico ci sono le basi per chiedere all’Iran di non costruire armi atomiche. Per la Corea del Nord invece il fondamento giuridico non c’è più, si tratta unicamente di intervenire a livello di politica e diplomazia. Del resto, anche nel caso dell’Iran non è che il trattato, a parte la cessazione dei trasferimenti di tecnologia, preveda particolari sanzioni in caso di violazione.
Il punto però è che l’Iran nega di lavorare allo sviluppo di armi atomiche e quindi di essere in violazione del trattato. Da notare, per inciso, che lo sviluppo di centrali nucleari in Iran non è un’invenzione dei mullah: fu avviato dallo scià negli anni sessanta e la repubblica islamica non ha fatto altro che proseguire.
Bush, come nel suo stile, fa affermazioni che bonariamente si potrebbero definire inesatte: «Il motivo per cui ne stiamo parlando è che sono stati scoperti ad arricchire l’uranio dopo aver firmato un trattato dove si dice che non avrebbero arricchito l’uranio». Questo è falso: il trattato non prevede alcuna proibizione di arricchimento dell’uranio.
Il problema è che l’arricchimento dell’uranio e la separazione del plutonio sono tecnologie potenzialmente a doppio uso. Plutonio e uranio arricchito possono servire per costruire le bombe, ma fanno anche parte del ciclo del combustibile nucleare, quindi un paese che voglia essere quanto più possibile autosufficiente nella produzione di energia atomica può legittimamente costruire impianti di arricchimento. E per esempio il Giappone li costruisce senza alcuno scandalo.
Certo gli iraniani non hanno tenuto un comportamento propriamente limpido nei confronti degli ispettori Iaea: in diverse occasioni hanno tentato di tenerli alla larga dai centri di ricerca più avanzati. Riprovevole, ma fa un po’ parte del gioco, a nessuno piace mettere in mano agli altri i suoi segreti industriali.
Mentre Bush fa la voce grossa e dice «devono smettere e basta», la ragionevolissima posizione europea è che si debba offrire all’Iran una qualche contropartita (come l’ingresso nella WTO) in cambio della rinuncia allo sviluppo di queste tecnologie potenzialmente pericolose ma anche utili per lo sviluppo economico.
A me non piace pensare ai Guardiani della rivoluzione dotati della capacità di costruire missili nucleari. Ma se si vogliono risolvere i problemi bisogna partire dai fatti, non dall’ideologia.
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