Dalla luna tutto appare diverso
31 01 2005 - 14:54 · Flavio Grassi
Provo una sincera ammirazione, e anche un po’ di invidia, per tutti quelli che, con dosi variabili di buona fede, manifestano entusiasmo per il risultato delle elezioni irachene. Risultato per ora del tutto ipotetico, fra l’altro, perché il 60% che sta girando da ieri sera è stato buttato lì senza nessuna base concreta. Per ora nessuno sa quanti siano andati a votare, e nessuno lo saprà per una decina di giorni. A occhio e croce è più un desiderio che una stima, ma non è questo il punto. Il punto è che siamo qui tutti a entusiasmarci per un’elezione in un paese in guerra. Un paese dove i ribelli stanno letteralmente alzando il tiro se è vero, come è quasi sicuramente vero, che proprio nel giorno della vita sospesa per cercare di limitare gli attentati sono riusciti ad abbattere un aereo inglese, oltre ad ammazzare almeno una quarantina di persone qua e là. Che sembrano poche perché poteva andare molto peggio, ma sono sempre quaranta morti in un giorno solo.
Vorrei tanto entusiasmarmi anch’io: gli iracheni si meriterebbero davvero che le cose cominciassero ad andare un po’ meglio. Ma c’è questa cosa, la memoria, che mi frega. Perché mi fa presente che nel 1967 si votò anche nel Sud Vietnam. Elezioni aperte, democratiche, con diversi candidati in corsa e un vincitore, Nguyen Van Thieu, che alla vigilia era dato con poche speranze. Lo so, lo so che l’Iraq non è il Vietnam: infatti in Vietnam, nel 1967, i votanti furono addirittura l’80%.
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