Dalla luna tutto appare diverso
23 01 2005 - 12:27 · Flavio Grassi
Libertà. Come si fa a non essere d’accordo sulla libertà? Tutti, ma proprio tutti, sempre, sono stati a favore della libertà. Democratici, repubblicani, canadesi, europei, venezuelani e sammarinesi, tutti vogliono difendere la libertà. Anche Bin Laden vuole difendere la libertà: la libertà del sacro suolo dell’Islam (e possibilmente di tutto il mondo) dalla tirannia blasfema degli infedeli. I bolscevichi di Lenin volevano la libertà dei contadini dalla tirannia dei proprietari. Hitler voleva la libertà della razza ariana dalla subdola tirannia giudaica. I Padri francescani e domenicani della Santa Inquisizione (le radici cristiane dell’Europa) si prodigavano per la libertà dei sospettati di eresia dalla tirannia dell’errore; e siccome in qualche modo bisogna pur partire, per cominciare li liberavano dal peso inutile della pelle facendoli scorticare vivi. Neanche mille battute e, ho già scritto libertà nove volte, dieci con questa. Sono più bravo di Bush: anche rallentando il ritmo, se andassi avanti fino a nove-diecimila battute potrei dire libertà (undici) almeno un sessanta/settanta volte.
Il fatto è che più è largo l’uso di una parola e meno denso è il suo significato. La libertà, universalmente invocata in tutti i tempi lungo tutti i meridiani, è l’involucro verbale più vuoto che mi venga in mente. E questo è uno dei motivi per i quali il discorso di Bush non è altro che un esercizio retorico vuoto di significato. Anche perché il diavolo è sempre nei dettagli. E da un dettaglio della cerimonia sbuca la coda del diavolo. Anzi, le corna.
Sì, sto parlando proprio del segno delle corna sfoggiato dalla famiglia presidenziale. Fermi lì: io sono uno dei settantacinque non texani al mondo che sapeva in quale senso i Bush avessero usato il gesto. Non ho commesso l’errore dei norvegesi che sono rimasti sconvolti pensando che fosse un’invocazione satanica. Non ho commesso l’errore di Christian Rocca che l’ha preso per il saluto dei concerti rock (immagine divertente l’intera famiglia presidenziale, Senior e nonna Barbara compresi, a un festival metal). Nemmeno gli otto traduttori americani per i sordi che seguivano la cerimonia hanno capito subito e ci sono rimasti male: nel loro linguaggio dei segni il gesto rappresenta la parola bullshit, «stronzate». Ma io ho visto giocare i Longhorns, perciò non venitemi a spiegare quello che sapevo già.
Però non importa quello che uno pensa di dire, conta quello che dice. E quelle corna raccontano meglio di qualsiasi discorso l’ignoranza arrogante del Presidente e della sua famiglia. La medesima arroganza ignorante che ha portato al disastro che stiamo vedendo in Iraq da quasi due anni e che vedremo per molti anni ancora.
Ha il presidente del mondo la libertà di usare, durante la sua cerimonia di insediamento trasmessa in diretta nell’intero globo terracqueo, uno dei gesti più carichi di molteplici significati negativi in mezzo mondo? No, il potere comporta oneri insieme agli onori e l’uomo più potente del mondo ha, fra gli altri, l’onere del ritegno e del rispetto. Non ha la libertà di lasciarsi andare sconcertando mezzo pianeta solo perché passa la banda dell’università di casa. Certo, c’è anche caso che Bush ignorasse i significati che quel gesto può assumere fuori dai limitati confini di Austin, Texas. Ma questa è un’ipotesi ancora più inquietante. Un liberatore del mondo che conosce solo il gergo sportivo di Austin Texas e non si cura di come i suoi segni possano essere interpretati fuori dallo stadio è un incubo degno di Philip Dick.
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