Dalla luna tutto appare diverso
14 11 2004 - 12:56 · Flavio Grassi
Con qualche sforbiciata «Il trionfo della destra religiosa» (titolo dell’Economist) diventa «Non sono solo i voti degli evangelici che hanno fatto vincere Bush» (titolo del Foglio). Non parendogli abbastanza, Camillo rilancia cambiando il titolo del suo giornale: per lui diventa «Il mito del fondamentalismo religiosi americano».
Se scorrete il testo della traduzione trovate alcune elisioni sospette. Ecco il primo fra i tagli più vistosi:
Questo stretto collegamento fra il partito e gli evangelici è avanzato diventando un abbraccio durante la campagna elettorale. Il capo dei consiglieri politici e segretario della campagna di Bush ha tenuto conversazioni telefoniche settimanali con cristiani evangelici di spicco come Jim Dobson, capo di Focus on the Family, e il reverendo Richard Land della Southern Baptist Convention. Ralph Reed, già direttore esecutivo della Christian Coalition, è diventato il coordinatore elettorale per il sud-est: una mossa rappresentativa dell’integrazione degli elettori evangelici nel partito.
Finora i protestanti evangelici erano stati cercati dai repubblicani. Questa volta sono stati loro a prendere l’iniziativa, raccogliendo e distribuendo cartoline di registrazione elettorale e raccogliendo le firme necessarie per i referendum contro i matrimoni gay. Stando a quanto raccontano gli organizzatori delle chiese, il partito repubblicano si è dovuto affannare per stare al passo.
La campagna elettorale ha rivelato anche quanto il movimento evangelico sia decentrato. Ci sono figure rispettate, naturalmente, come Dobson, e ci sono profeti autoproclamati come Pat Robertson. Ma non occupano posizioni istituzionali e hanno solo una limitata autorità morale. Il coinvolgimento evangelico nella politica è stato in gran parte il prodotto di organizzazioni di base e di iniziative dal basso verso l’alto. Come vedremo, questo potrebbe avere qualche conseguenza su quanto del loro ordine del giorno sarà adottato in pratica.
E il secondo:
Leader religiosi autoproclamati si stanno già mettendo in coda per esigere i crediti della vittoria elettorale e per pretendere un maggior peso nel governo. Parlando sulla Abc nel corso del programma «This Week», Dobson ha detto: «Questo presidente ha due anni, o più in generale il partito repubblicano ha due anni per adottare queste politiche, al massimo quattro, o credo che pagheranno un prezzo alle prossime elezioni».
Non c’è penuria di politici che condividano le opinioni più estreme della destra cristiana e sui quali si possa contare per sostenere i leader religiosi fino all’estremo. Tom Coburn, il nuovo senatore dell’Oklahoma, non si è limitato a chiedere che venga proibito l’aborto: invoca la pena di morte per i medici che contravvengano al divieto. Un altro nuovo senatore, John Thune del South Dakota, è un creazionista. Un altro ancora, Jim DeMint del South Carolina, ha detto che le madri single non dovrebbero insegnare nelle scuole. Gli evangelici stanno già impostando cause per istituire precedenti giuridici allo scopo di garantire che i libri di testo includano il creazionismo e la condanna del matrimonio omosessuale.
A livello locale queste iniziative sono comuni da anni. Ciò che ora conta è la prospettiva nazionale degli elettori tradizionalisti di Bush. A guardarli, questi tradizionalisti pro-Bush sembrano selezionati da un casting centralizzato: conservatori in politica, rigidi nella religione, desiderosi di mescolare chiesa e stato. Stando al sondaggio di Green, nove su dieci di loro dicono che il presidente dovrebbe avere una forte fede religiosa e i due terzi ritengono inoltre che i gruppi religiosi dovrebbero fare politica.
Giudicate un po’ voi.
Economist, il Foglio, Camillo
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