Africa

La Costa d'Avorio non è il Ruanda. Per ora

10 11 2004 - 04:51 · Flavio Grassi

La prima cosa da fare era spegnere l’incendio e in questo il governo francese si è mosso bene. Nell’incredibile pasticcio della Costa d’Avorio c’erano tutti gli elementi per la creazione di un nuovo Ruanda. A partire dalle radio che incitavano la folla. In questi casi se ci stai a pensare sopra, dopo ti trovi a fare i dibattiti su come si sarebbe potuto evitare il massacro e non lo si è fatto. Invece questa volta il massacro è stato evitato e oggi il presidente sudafricano Mbeki arriva ad Abidjan in rappresentanza dell’Unione africana per cercare di trovare una soluzione che calmi stabilmente la situazione. Non sarà facile ma almeno ci stanno provando.

Il nodo di tutta la questione è che il presidente Gbagbo, che è arrivato al potere senza essere stato eletto, ha paura delle elezioni che si dovrebbero tenere l’anno prossimo e fa di tutto per alzare la tensione in modo da renderle impossibili.

Vedo in giro tentativi sciocchi quanto inevitabili di equiparare la situazione della Costa d’Avorio all’Iraq. Ora, io non sto qui a difendere l’orrendo Chirac né a chiudere gli occhi indulgente sulle responsabilità coloniali e sulle tentazoini neocoloniali della Francia. Ma il paragone proprio non regge.

In Costa d’Avorio ci sono 4000 soldati francesi che appoggiano una forza multinazionale Onu (Unoci) di 6200 unità. I francesi hanno fatto male a non integrare la loro missione in quella dell’Onu, che è guidata da un diplomatico del Benin mentre il comandante militare è un generale senegalese. Detto questo, è un fatto che i francesi subito dopo il loro intervento urgente quando è scoppiata la ribellione contro Gbagbo abbiano cominciato a invocare il dispiegamento di una forza multinazionale. Forza multinazionale che è stata a lungo bloccata dal governo Bush ed è potuta partire solo la scorsa primavera. Così come è un fatto che tutta l’Unione africana sia compatta nell’appoggiare la Francia in questa crisi.

Come sempre in questi casi, uscirne non sarà facile e non sarà indolore. Anche perché Gbagbo e i ribelli si fanno la guerra, ma su una cosa sono d’accordo: a morte l’arbitro. Almeno finché l’arbitro è la Francia. Probabilmente la cosa migliore sarebbe un coinvolgimento più visibile da parte dell’Unione africana e la missione di Mbeki sembra andare nella direzione giusta. Vedremo. Può ancora capitare di tutto.

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Commenti

  1. Ma attento: se va via la Francia c’è già un candidato arbitro, con la giacca a stelle e strisce.
    Stigli    10 11 2004 - 11:28    #
  2. Dissento fin nelle virgole da questo post di scuola togliattiana che non ti rende onore (dal mio miserissimo punto di vista). Davvero le sinistre stanno confondendo il dritto con il rovescio, e stanno in braccio a un fascista e colonialista come chirak. Mi occupo di Costa d’Avorio da un po’ sul mio blog. Leggilo, ragionaci su senza ideologismi e poi ne riparliamo (volentieri).
    Paolo di Lautreamont    10 11 2004 - 17:24    #
  3. Che tu dissenta dalla realtà mi è noto.

    Per quanto riguarda il discutere senza ideologismi io sono sempre disponibile. Purtroppo i tuoi toni maldororiani conditi di newspeak non ti rendono un interlocutore molto plausibile.
    Pfaall    11 11 2004 - 03:30    #

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