America

Lezioni di storia

8 11 2004 - 05:01 · Flavio Grassi

Che mi tocca leggere:

Ora, qualcuno dovrebbe spiegare agli intellettuali della sinistra britannica che i repubblicani nacquero precisamente sulla base di una piattaforma politica anti-schiavitù mentre i democratici erano, all’epoca, il partito schiavista.

Nell’elezione presidenziale del 1860, c’erano già tutti i segni della guerra civile che sarebbe scoppiata poco dopo. I candidati in lizza erano quattro perché al momento delle nomination entrambi i partiti, democratico e repubblicano, si spezzarono. I Southern Democrats abbandonarono il partito democratico abolizionista yankee esattamente come i repubblicani sudisti pro-schiavitù abbandonarono il partito repubblicano per formare il Constitutional Union Party. Subito dopo la sua risicatissima vittoria Lincoln chiese l’aiuto del suo avversario democratico del nord Douglas per tentare di far rientrare la secessione della Carolina del Sud. E quattro anni dopo scelse come vicepresidente il democratico, ovviamente del nord, Andrew Johnson.

Con tutte le approssimazioni del caso, l’editoriale dell’Observer sbertucciato dal numero di matricola coglie nel segno:

Negli Stati Uniti c’è già chi sta chiamando la vittoria elettorale di Bush la vendetta dei confederati, e c’è un elemento di verità in questo. Gli stati e territori che nel 1861 combatterono per il diritto di possedere schiavi hanno votato per George Bush; quelli che non lo fecero hanno votato per John Kerry.

«C’è un elemento di verità», appunto, non è una verità assoluta. Troppe cose sono cambiate da allora perché i confini siano esattamente sovrapponibili. Però confrontate la mappa dello schiavismo nel 1860 e quella delle elezioni 2004 e ditemi se non vedete somiglianze impressionanti.

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Commenti

  1. Flavio, ho controllato e riguardo all’elezione del 1860 sei tu che sbagli (anche se sul resto credo tu abbia ragione da vendere).

    I Repubblicani sono nati nel 1855 sulla base di una piattaforma antischiavista intransigente. Nel 1860 non si spezzarono affatto e candidarono Lincoln (che pero’ in molti stati del sud non comparve neppure sulla scheda elettorale perche’ i repubblicani non vi avevano alcun seguito).
    I democratici si spezzarono: quelli del nord candidarono Douglas (antischiavista disposto al compromesso), quelli del sud Breckinridge (schiavista, futuro ministro confederato).
    Il quarto candidato era Bell, del “Constitutional Union Party”, che esisteva da prima della nascita dei repubblicani; questo partito non si pronuncio’ riguardo alla schiavitu’.

    Dopo la guerra (1860-1865) e la “ricostruzione” (1865-1876) tutti gli stati del sud diventarono “feudi” democratici, e furono governatori democratici ad istituire la segregazione razziale in quegli stati.

    La situazione rimase questa fino agli anni ‘50. Da allora ci sono stati enormi cambiamenti per via dell’appoggio democratico al movimento per i diritti civili. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti: OGGI il sud e’ una roccaforte repubblicana, e non mi pare casuale che i repubblicani siano quelli con le politiche meno favorevoli ai neri. In queste elezioni la coincidenza e’ quasi perfetta: tutti i 12 stati sul territorio della Confederazione hanno votato per Bush, (ci sono poi altri 4 stati schiavisti che si schierarono col Nord, 2 han votato Bush e 2 Kerry).

    Quindi l’affermazione di quelli dell’observer e’ esatta (loro parlano di stati che “hanno combattuto per il diritto a possedere schiavi”); inoltre e’ arcinoto che quegli stati sono tra i piu’ conservatori d’America.
    Insomma, secondo me l’argomento che nel XIX secolo i repubblicani erano antischiavisti e i democratici no e’ corretto, ma del tutto irrilevante nella politica odierna.
    Emanuele Ripamonti    8 11 2004 - 10:48    #
  2. Sì, ok. Lunedì mattina presto i ricordi delle cose studiate trent’anni fa possono essere un po’ annebbiati. Peraltro su un dettaglio ti sbagli anche tu Emanuele: il Constitutional Union Party esistette solo per le elezioni del 1860.

    Comunque come dici bene tutto ciò è assai irrilevante per la politica odierna. Soprattutto dopo la scissione dal partito democratico dei “dixiecrats” nel 1948 e la successiva migrazione di razzisti intransigenti come Storm Thurmond verso il partito repubblicano. Partito che almeno da Nixon in avanti ha del tutto abbandonato l’eredità lincolniana. Oggi dovrebbe chiamarsi semplicemente partito conservatore.
    Pfaall    8 11 2004 - 11:42    #
  3. Interesting indeed…
    Peraltro, la mappa delle appartenenze elettorali in blu e rosso (o “elefanti” e “asini”) è congelata da molto tempo e sono cambiamenti minimi a determinare di volta in volta chi vince e chi perde. Se si va a vedere la distribuzione degli stati che votarono per Clinton nel 1996 il tutto risulta molto simile ad oggi, all’ingrosso, e quindi anche la “casuale” coincidenza con la mappa degli stati pro-schiavitù.
    Nell’elezione di Clinton “passarono” da parte democratica (rispetto ai dati del 2004) Arizona e NewMexico (che erano schiavisti), Arkansas (ovviamente), Tennesse, Kentucky, Virginia, Louisiana e Missouri, tutti feudi dei confederati, e il solito Ohio (che per ragioni puramente matematiche è sempre l’ago della bilancia). Peraltro, Ohio, Indiana e Iowa che nel 1860 erano stati unionisti stavolta hanno votato per Bush… tanto per dire.
    E quanto al famoso Ohio, i 130.000 circa voti di differenza con i quali Bush lo ha conquistato rappresentano appena lo 0.1% dei votanti. Se Kerry avesse convinto soltanto quello 0.1%, avrebbe potuto rovesciare il dato elettorale: scherzetti, come sapete meglio di me, del maggioritario assoluto.
    Bostonian    8 11 2004 - 14:18    #
  4. Beh, Flavio, giusto due cose.

    Prima cosa, cancellerei quel “cosa mi tocca leggere”, e porgerei dovute scuse. Lunedì mattina o trent’anni fa o è irrilevante sono scuse che non reggono: prima di attaccare in quel modo dovevi controllare e, mi dispiace dirtelo, ma hai rimediato una magra figura. E se era irrilevante potevi fare a meno di scriverne, no?

    Seconda cosa, per quanto ci siano somiglianze tra le due mappe, non vedo quali implicazioni ne si possano verosimilmente derivare. Sia perché appunto centocinquant’anni fa le cose andarono come andarono, e non come hai scritto tu, sia perché quegli stessi stati nel frattempo hanno rappresentato per decenni il Solid South democratico, indi semmai si poteva fare il collegamento prima, quando erano regolarmente stati blu (e io non l’avrei fatto neanche in quel caso), non certo ora…

    Rob
    Roberto Medri    8 11 2004 - 15:48    #
  5. Massì avete ragione. Anche perché tutta questa storia di stati blu e stati rossi è un giochino da salotto tirato fin troppo in lungo.

    In realtà volevo scrivere una cosa simile a quella che ieri ha scritto Luca Sofri perché se si va a guardare il voto contea per contea e seggio per seggio si vede che sono pochi i posti dove c’è una maggioranza strabordante da una parte o dall’altra. Vuol dire che quasi dovunque ti trovi ci sono buone probabilità che ogni due persone che incontri una abbia votato da una parte e una dall’altra; poi ogni tot ce ne sono due insieme di qua o di là. Il dato più significativo in realtà è che le “due Americhe” convivono fianco a fianco. Salvo qualche eccezione non è la geografia il fattore di divisione più importante. Prendete la cittadina di Clinton, Connecticut, il posto dove io sono andato a scuola. È un bellissimo paesino a metà strada fra Boston e New York, con la Main Street e le villette di legno che hanno la data di costruzione sopra la porta d’ingresso e il prato sul retro: l’idillio suburbano da telefilm anni 50. Kerry ha preso 3332 voti, Bush 3160. Per dire: la mia amica Barbara che fa l’insegnante ha votato per Kerry, suo marito Bill che fa il poliziotto per Bush. Lui è contento, lei scandalizzata ma mica che si separano per questo, la vita continua.

    Volevo scrivere quella cosa intelligente e invece ho scritto questa che non lo è mica tanto. Capita. Capita sui grandi giornali (dove magari non dovrebbe) figuriamoci se non capita su un blog.

    Del resto, come vedete, Pfaall può contare su fact checker attenti e preparatissimi, un lusso che nessun giornale italiano può permettersi. Il che mi rende la vita assai piacevole. Posso scrivere tranquillo quello che mi viene, tanto ci pensate voi a bacchettarmi le castronerie.

    Scuse, ringraziamenti e continuate così.
    Pfaall    9 11 2004 - 03:30    #

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