Pensiero

La guerra è bella

14 09 2004 - 08:01 · Flavio Grassi

Dire e insegnare che la guerra è un inferno e basta è una dannosa menzogna. Per quanto suoni atroce, è necessario ricordarsi che la guerra è un inferno: ma bello. Da sempre gli uomini ci si buttano come falene attratte dalla luce mortale del fuoco. Non c’è paura, o orrore di sé, che sia riuscito a tenerli lontani dalle fiamme: perché in esse sempre hanno trovato l’unico riscatto possibile alla penombra della vita. Per questo, oggi, il compito di un vero pacifismo dovrebbe essere non tanto demonizzare all’eccesso la guerra, quanto capire che solo quando saremo capaci di un’altra bellezza potremo fare a meno di quella che la guerra da sempre ci offre. Costruire un’altra bellezza è forse l’unica vera strada verso una pace vera. Dimostrare di essere capaci di rischiarare la penombra dell’esistenza, senza ricorrere al fuoco della guerra. Dare un senso, forte, alle cose senza doverle portare sotto la luce, accecante, della morte. Poter cambiare il proprio destino senza doversi impossessare di quello di un altro; riuscire a mettere in movimento il denaro e la ricchezza senza dover ricorrere alla violenza; trovare una dimensione etica, anche altissima, senza doverla andare a cercare ai margini della morte; incontrare se stessi nell’intensità di luoghi e momenti che non siano una trincea; conoscere l’emozione, anche la più vertiginosa, senza dover ricorrere al doping della guerra o al metadone delle piccole violenze quotidiane. Un’altra bellezza, se capite cosa voglio dire.

Quando non pretende di scrivere romanzi, Alessandro Baricco sa essere grande davvero.

La Repubblica

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Commenti

  1. Non sembra nemmeno Baricco. Non un periodo contorto o una citazione colta (o per lo meno io non l’ho notata). Se non si considerassero le ragioni economiche della guerra sarebbe un pezzo perfetto. O meglio, perfettamente esplicativo.
    Questo commento è anche un’occasione per ringraziarla per gli stimoli e le informazioni che il suo blog regala, e soprattutto per l’attenzione alle regioni del mondo (ad esempio il Sudan), meno “quotate” nel listino della cominicazione televisiva.
    Buona giornata!
    Claudia    14 09 2004 - 09:51    #
  2. E’ vero il paradosso degregor-bariccheo, che la guerra attira tanto quanto respinge. Ma mi sembra più doping che esperienza artistica. In questo senso, la metafora della bellezza vale solo a metà. Se sapessimo “incontrare noi stessi”, se sapessimo “dare un senso, forte, alle cose” non avremmo la guerra. Non solo perché non ci piacerebbe la guerra, ma anche perché non avremmo poi così tanto bisogno del petrolio. Non dovremmo continuamente muoverci per fuggirci.
    astolfo    14 09 2004 - 13:19    #
  3. Concordo: e anche la prima parte dell’articolo è notevole. Devo dire che sono rimasta davvero piacevolmente sorpresa (mi ha ricordato il Baricco degli esordi televisivi, quando raccontava con passione il melodramma nella trasmissione “L’amore e’ un dardo”)Vedremo se la sua riscrittura dell’Iliade, di cui questo pezzo e’ la postfazione, mantiene le promesse.
    floria/lorenza    14 09 2004 - 13:23    #
  4. la sua tesi è molto bella e molto giusta – l’impossibile predominio della grigia ragione sulla violenza infantilista, si potrebbe riassumere. e davvero non sembra baricco. anzi: non sembra baricco fino a che non scrive il suo ennesimo “se capite cosa voglio dire”, e in un attimo rovina tutto quello che ha scritto su.
    delio    15 09 2004 - 03:47    #

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