Iraq

Giorni bui

8 09 2004 - 04:36 · Flavio Grassi

Chris Allbritton è uno che l’Iraq lo ama e lo conosce bene. C’è stato prima della guerra, è riuscito a entrare dalla Turchia durante l’attacco americano. Mesi fa è tornato a Bagdad, fa il corrispondente per Time e altri giornali americani. Ultimamente si sente in pericolo come mai prima e non vede l’ora di tornare a casa in ferie. Questo l’ha scritto ieri, poche ore prima del rapimento di Simona Torretta e Simona Pari:

Lavorare qui sta diventando sempre più pericoloso. La sensazione di tensione e minaccia per le strade è palpabile. L’incertezza sul destino dei due giornalisti francesi Georges Malbrunot e Christian Chesnot mantiene viva la paura dei rapimenti. Uno dei motivi per la sensazione di paura è l’arroccamento delle forze americane a Bagdad. Non circolano più molto, non si fanno più vedere in giro come prima. Al loro posto ci sono le forze di sicurezza irachene come la Guardia Nazionale e la polizia.

Dal punto di vista politico il fatto che gli americani tengano un basso profilo è uno sviluppo positivo—almeno spero. Ma spaventa per l’ostilità che la polizia irachena sta mostrando nei confronti degli stranieri. E non sto parlando solo di Najaf [un paio di settimane fa Chris aveva raccontato di una pessima avventura che gli è capitata appunto a Najaf con la polizia locale che aggredisce sistematicamente i giornalisti, ndr]. Ho sentito racconti credibili di poliziotti che puntano pistole alla testa di fotografi e di incursioni della polizia nelle case di stranieri, con bambini picchiati fino a fargli perdere i sensi, oltre al furto di denaro e telefoni. Qui, a Bagdad.

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