Sudan

Powell frena sul Darfur

2 09 2004 - 10:52 · Flavio Grassi

Secondo il Segretario di Stato Colin Powell è troppo presto per parlare di sanzioni contro il Sudan per la situazione del Darfur.

Qualche settimana fa una missione esplorativa dell’Unione Europea ha sostenuto che mancano prove sufficienti per etichettare la crisi come genocidio. Per contro, il Congresso Usa aveva in precedenza passato una mozione dove il termine «genocidio» era usato apertamente. Inutile dire che tanto sia bastato per scatenare i soliti starnazzamenti antieuropei (a proposito, perché «antiamericano» è—giustamente—una parolaccia e «antieuropeo» invece no?) a base di Europa balbettante contro America decisa e stupidaggini del genere.

Ora la nuova frenata di Powell—che si è sempre distinto per una grande cautela su questa questione—è l’ennesima dimostrazione di quanto i paraocchi ideologici impediscano di capire la complessità del reale. Il fatto è che la situazione del Darfur è maledettamente complicata. Anche perché è difficilissimo distinguere i buoni dai cattivi.

Da quando, con vergognoso ritardo, giornali e televisioni hanno cominciato a occuparsi delle questione, la formula per descrivere la situazione è più o meno: «il massacro dei Fur neri da parte delle squadracce arabe». Facile e comprensibile. Di questi tempi poi, figuriamoci. Il problema è che con questa formula chi ascolta o legge (e probabilmente anche chi parla o scrive, quasi sempre senza essere stato sul posto) visualizza plotoni di cavalieri con la faccia da magrebini che inseguono a sciabola sguainata donne e bambini somiglianti ai senegalesi.

Per estensione implicita c’è anche chi si poi avventura spavaldo sul terreno del conflitto religioso, dando per scontato che i «neri» Fur siano cristiani o animisti inesorabilmente perseguitati dagli »Arabi« musulmani. Ma messa così è tutta una tragica castroneria. La verità è che vittime e carnefici hanno la stessa faccia, la stessa corporatura, lo stesso aspetto. E anche la stessa religione. L’appartenenza etnica passa soprattutto attraverso la lingua, ed è un po’ poco per parlare di conflitto razziale.

Il Darfur è una catastrofe immane. Anch’io ho parlato di genocidio e resto convinto che senza un intervento internazionale urgente conteremo morti per i prossimi dieci anni. Penso che il governo americano e quelli europei se la stiano prendendo troppo comoda. Però è vero che prima di lanciarsi nella mischia bisogna almeno cercare di capire dove si sta andando. Se no invece di aiutare si combinano solo disastri peggiori.

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