Nepal

La brace

2 09 2004 - 05:22 · Flavio Grassi

Vedo che sta girando su qualche giornale l’espressione «buddisti nepalesi». Nasce dal prendere per buono il proclama dei criminali che hanno ammazzato i dodici poveracci. I quali non credo proprio fossero buddisti. È vero che la tradizione assegna alla città di Lumbini, appunto in Nepal, la nascita del Budda Siddharta Gautama, ed è anche vero che quest’anno il Nepal ospiterà la conferenza mondiale dei buddisti. Ma il fatto è che i buddisti in Nepal sono poco più del 7% della popolazione, appena il doppio dei musulmani. Tutti gli altri sono induisti e il Nepal è fra l’altro l’unico paese al mondo in cui l’induismo sia religione di stato.

È quasi sicuro che i poveracci andati a lavorare in Iraq per scappare dalla fame e dalla guerra civile nei loro villaggi fossero tutti induisti, come di certo lo era la stragrande maggioranza dei manifestanti che ieri hanno assaltato la moschea di Kathmandu, l’ambasciata egiziana e qualsiasi cosa avesse una scritta in arabo.

Anche se comunque con quelle religioni lì è tutto un po’ complicato per noi cresciuti col catechismo cattolico e pare che qualcuno fra i dimostranti sventolasse bandiere buddiste, la distinzione non è pignoleria gratuita. In mezzo alle guerre e guerriglie roventi di questi tempi, quella fra il laico ma musulmano Pakistan e la laica ma induista India è l’ultima guerra fredda fra potenze nucleari. E le tensioni fra induisti e musulmani sono una delle costanti della vita indiana. Finora in Nepal non se ne era mai avuta traccia. Ma a giudicare dall’esplosione di rabbia collettiva di ieri, c’è una discreta possibilità che la minoranza islamica finisca per diventare il capro espiatorio delle frustrazioni di una popolazione che fra re psicolabile, guerra civile strisciante, politici inetti e condizioni economiche fra le più disperate al mondo non ne può proprio più.

È un terreno su cui ci vuole niente per far esplodere un’altra pessima faida interreligiosa.

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Commenti

  1. Caro Pfall, hai fatto bene a specificare che la maggioranza dei nepalesi è induista, anche se non è da escludere che almeno parte dei poveracci uccisi provenisse dalle zone più povere del paese, quelle di montagna e verso il tiber, che come sai sono a maggioranza buddista. inoltre saprai meglio di me che nella concezione “aperta” della religiosità induista moltiissimi induisti si dicono “both” induisti e buddisti, sicché la distinzione – specialmente in un paese come il Nepal – è abbastanza artificiosa. Quello che mi chiedo è che motivo hanno i terroristi islamici a dare dei “buddisti” ai nepalesi, quando – come giustamente fai notare tu – il loro nemico storico in tutto il subcontinente indiano sono appunto gli induisti.
    sandro    2 09 2004 - 07:38    #
  2. Mah. Non starei a cercare sottigliezze strategiche: forse è solo che per un monoteista è più facile concepire l’esistenza di qualcuno che “adora Budda come suo dio” piuttosto che quella di chi pratica una religione sempre pronta a imbarcare persino qualche santo cristiano fra le divinità locali.
    Pfaall    2 09 2004 - 08:00    #

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