Guerra e terrorismo

La civiltà dei bounty killer

23 07 2004 - 04:45 · Flavio Grassi

C’è in giro chi ancora si affanna a giustificare l’ingiustificabile, a cercare le sfumature semantiche più bizantine per sostenere che sì, forse Bush e Blair hanno un po’ esagerato, ma bugie vere e proprie non ne hanno dette. E poi forse qualche iracheno qualche contatto con il Niger l’aveva avuto e bla e bla. Patetico.

Perché il problema—da molto tempo—non è più se l’attacco fosse giustificato o no. Il problema è quello che si è fatto dopo l’invasione. In Iraq e anche in Afghanistan, dove giustificare l’intervento militare non è mai stato un problema.

Adesso il Pentagono ammette di aver accettato la consegna di un prigioniero da parte di un bel personaggio come Jack Idema. Un criminale psicopatico che gestisce un’agenzia antiterrorismo privata. In pratica una milizia di cacciatori di taglie. A occhio e croce dovrebbe funzionare circa così: il tipo e i suoi sgherri vanno in giro per l’Afghanistan a rapire gente da sottoporre a interrogatorio in una bella sala di tortura privata. Se i poveri disgraziati valgono qualcosa finiscono alla base di Bagram.

Ma è davvero questo far west di assassini freelance la civiltà superiore che vogliamo esportare nel barbaro mondo islamico?

New York Times, Guardian, et al.

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