Bolivia

Gli elettori chiedono più stato nel gas naturale

19 07 2004 - 09:25 · Flavio Grassi

Carlos Mesa ce l’ha fatta. I boliviani hanno votato a larghissima maggioranza sì su tutti i cinque quesiti referendari proposti dall’ex vicepresidente diventato presidente dopo le dimissioni di Gonzalo Sanchez de Lozada in seguito ai tumulti scatenati dalla decisione di permettere alle compagnie di estrazione straniere di esportare tutto il gas naturale boliviano.

Formalmente si trattava di un referendum consultivo, ma i risultati hanno un forte valore politico perché danno una legittimazione popolare alla presidenza di Mesa. Ora il parlamento dovrà tradurre le indicazioni referendarie in leggi.

I boliviani hanno detto che lo stato deve riprendere il controllo delle riserve naturali che dal 1996 erano appaltate per intero alle multinazionali estrattive, le quali ora dovranno anche pagare tasse molto più alte. E hanno detto che va bene continuare a esportare il gas naturale, ma subordinando le esportazioni alle esigenze energetiche nazionali.

È la vittoria di una linea progressista moderata, osteggiata dai gruppi indios più intransigenti che avrebbero voluto bloccare del tutto le esportazioni e nazionalizzare i pozzi. Le multinazionali fanno buon viso a cattivo gioco: il cambiamento di politica gli costerà, ma è il meno peggio. L’alternativa era il rischio che il paese precipitasse in un qualcosa di molto somigliante a una guerra civile. E comunque l’hanno avuta tanto grassa finora che non possono proprio permettersi di protestare se ora i boliviani vogliono qualche fettina di una torta che gli appartiene.

Sarà interessante vedere le conseguenze che questo voto che qualcuno definisce già “storico” avrà negli altri paesi del Sud America. A partire dal Venezuela.

Knight Ridder, Reuters, et al.

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