Sudan

Non dite genocidio, per carità

1 07 2004 - 04:23 · Flavio Grassi

Certe volte uno si trova ad aver avuto ragione quando vorrebbe tanto essere smentito.

Ieri Colin Powell è uscito dagli incontri con il governo sudanese tutto soddisfatto di aver ottenuto la promessa che saranno rilasciati i visti agli operatori umanitari finora bloccati.

Powell, il più alto esponente del governo Usa che abbia visitato il Sudan in oltre 25 anni, è uscito dagli incontri con il [presidente sudanese] Bashir e altri leader sudanesi riferendo di aver ricevuto una “dichiarazione molto esplicita” da Bashir che saranno “rimossi gli ostacoli burocratici” che stanno bloccando l’afflusso degli aiuti.

Grande successo, non c’è che dire, soprattutto considerando che i sudanesi hanno la sfrontatezza di continuare a dire, lui presente, che non sta succedendo niente di così terribile:

Il ministro degli Esteri Mustafa Osman Ismail, in piedi accanto a Powell, ha insistito che non c’è “alcuna emergenza alimentare… nessuna epidemia”. Ma ha ammesso che “dobbiamo fare di più” in vista della stagione delle piogge in Darfur. Gli esponenti sudanesi hanno argomentato che i media stranieri stanno esagerando le condizioni nella regione.

Mentre Powell balbetta di “punizioni” come il divieto di viaggiare all’estero: solo per i capi delle milizie, però, non per i membri del governo sudanese—e sai che paura—Kofi Annan sta facendo quello che può per convincere gli americani a prendere una posizione più seria, ma l’amministrazione Bush non ci vuole sentire:

Annan ha suggerito che una forza di pace internazionale potrebbe essere un’opzione per il Darfur ma Powell ha dichiarato che l’idea è “molto problematica”, parlando delle dimensioni del Darfur e delle difficoltà a operare nella regione. Una soluzione migliore secondo lui sarebbe che il governo sudanese trattenesse le milizie.

E soprattutto, calma prima di parlare di genocidio:

Powell ha detto che il governo Usa sta valutando se designare ufficialmente quanto è successo nella regione del Darfur come genocidio, ma ha aggiunto: “Quello a cui stiamo assistendo è un disastro, una catastrofe, l’etichetta giusta la possiamo trovare in seguito. Ora dobbiamo occuparcene”.

Peccato che la questione genocidio/non genocidio non sia per niente scolastica come cerca di minimizzare Powell: se una situazione è ufficialmente classificata come a rischio di genocidio, l’intervento internazionale è praticamente obbligatorio. E il governo Bush, come ha appena dimostrato Powell, non ha la minima intenzione di sporcarsi le mani nel fango del Darfur.

Poi, quando il genocidio sarà consumato e ufficialmente riconosciuto, si faranno convegni e si scriveranno libri bianchi su come lo si sarebbe potuto prevenire. E quelli con una vescica di bile al posto del cervello diranno che è tutta colpa dell’Onu.

Washington Post

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Commenti

  1. sarebbe interessante, una volta (una !) leggere uno scritto sul perchè non si è potuto (potuto…) prevenire
    sapu    1 07 2004 - 05:51    #

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