Sudan

L'Onu batte un colpo

27 05 2004 - 08:36 · Flavio Grassi

Nell’ultima riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu si è finalmente parlato anche della situazione nel Darfur:

Rilevando che migliaia di persone sono state uccise nella regione sudanese del Darfur e che altre centinaia di migliaia rischiano di morire nei prossimi mesi, il Consiglio di sicurezza questa sera ha espresso la sua grave preoccupazione circa il deteriorarsi della situazione in quell’area e ha fortemente condannato gli atti che hanno messo in pericolo la possibilità di arrivare a una soluzione pacifica della crisi.
...
Il Consiglio ha inoltre chiamato la comunutà internazionale a rispondere rapidamente e con efficacia all’appello unanime per il Darfur. Ha affermato la necessità di procedere all’immediata nomina e accreditamento di un Coordinatore residente permanente per gli aiuti umanitari che assicuri la gestione quotidiana in modo da risolvere gli impedimenti agli accessi umanitari che sono stati portati all’attenzione delle Nazioni Unite dalla comunità degli aiuti internazionali.

È solo un primo passo: una semplice “dichiarazione presidenziale” e non una risoluzione con valore legale, ma è comunque una vittoria importante. Prima dell’inizio della riunione il Sudan, con l’appoggio della Russia e di alcuni stati africani e arabi aveva fatto di tutto per evitare che la questione fosse messa all’ordine del giorno. Ma la bozza preparata dagli Stati Uniti è stata discussa e alla fine la dichiarazione è stata approvata all’unanimità.

Ora bisogna andare avanti, e bisogna che siano i governi nazionali, forti a questo punto anche della dichiarazione Onu, a fare pressioni decise su Khartoum. Soprattutto dovrebbero darsi da fare in fretta i governi dei paesi che partecipano al processo di pace in Sudan.

Onu, Reuters

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Commenti

  1. Hai visto questo comunicato MISNA delle 17.44? (lo incollo qui sotto, scusa la lunghezza)
    CRESCE L'ATTESA A NAIVASHA PER UNA PACE CHE TARDA AD ARRIVARE
    Politics/Economy, Brief


    Continua a farsi attendere la firma dell'accordo di pace tra il governo sudanese e i ribelli dell'Esercito di liberazione popolare del Sudan (Spla) che dovrebbe segnare la fine di un conflitto, quello del Sud Sudan, durato 20 anni e responsabile direttamente e indirettamente della morte di oltre due milioni di persone. A Naivasha, diplomatici di mezzo mondo, mediatori e personalità africane si erano date appuntamento per la storica intesa che sarebbe dovuta arrivare già alle 13:00 ora locale (le 12:00 in Italia) di quest'oggi. Alcune difficoltà, non meglio precisate, hanno portato poi gli organizzatori a spostare l'appuntamento alle 17:00. Fonti della MISNA, contattate in Kenya poco fa, confermano che alle 18.30 locali, della storica firma ancora non si riesce ad avere notizia. La firma di un accordo definitivo di pace tra Spla e Khartoum, dato per imminente da mesi, continua a slittare dalla fine del 2003. Con cadenza periodica, nuove questioni sono finite sul tavolo del negoziato proprio quando i mediatori annunciavano il raggiungimento di un'intesa. Ma ieri un portavoce del ministero degli Esteri del Kenya, che ospita i colloqui di pace nella località di Naivasha, a una novantina di chilometri da Nairobi, ha annunciato la firma di una serie di protocolli. La guerra iniziò nel 1983 contrapponendo il nord arabo e musulmano alle popolazioni nere del Sud, in prevalenza animiste e cristiane; il fattore etnico-religioso è in realtà soltanto uno degli aspetti di un conflitto complesso, motivato anche e soprattutto dalla lotta per la spartizione del petrolio di cui è ricco il Sudan, che con due milioni e mezzo di chilometri quadrati è il Paese più grande dell’Africa, dove vivono circa 30 milioni di abitanti. Gli attuali colloqui di pace hanno preso il via nel giugno 2002 sotto forte pressione internazionale; il governo del presidente Omar el Bashir e lo Spla guidato da John Garang hanno già raggiunto una prima intesa relativa alla spartizione dei proventi petroliferi, alla non applicabilità della sharia (legge islamica) nel Sud, al dispiegamento delle forze armate (anche se non sarà un vero e proprio esercito congiunto) e alla possibilità per il Sud di tenere un referendum sulla propria indipendenza entro sei anni. Attualmente il Sudan produce circa 300.000 barili di petrolio al giorno, che garantiscono un introito di due miliardi di dollari alle casse statali, ma la popolazione continua a vivere in estrema povertà, soprattutto nelle aree meridionali del Paese.



    Enrica    27 05 2004 - 19:43    #
  2. Grazie, Enrica.

    Questi comportamenti sono esattamente quelli che gli osservatori, di cui fa parte l'Italia, non dovrebbero più lasciar passare. I sudanesi stanno facendo melina da mesi e bisogna fargli capire che adesso basta.

    Pfaall    27 05 2004 - 20:01    #

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