Sudan

Darfur: facciamo noi qualcosa

24 05 2004 - 18:26 · Flavio Grassi

In Sudan sta per arrivare la stagione delle piogge, e se il governo non viene costretto a frenare una volta per tutte le bande armate che hanno ormai distrutto tutti i villaggi del Darfur e a permettere un reale accesso di massicci aiuti umanitari si va verso una catastrofe che fra dieci anni celebreremo promettendo “mai più” come per il Ruanda.

La questione riguarda molto direttamente anche il nostro governo. Insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia, l’Italia è membro del quartetto di osservatori internazionali ai colloqui di pace di Naivasha fra il governo sudanese e i rappresentanti del Sudan People’s Liberation Army.

Sia il governo sia l’Spla stanno trascinando i piedi sugli accordi di pace già abbozzati, e il governo sta usando la trattativa come arma di ricatto per essere lasciato in pace mentre le milizie fanno il lavoro sporco nel Darfur. Le diplomazie occidentali temono il collasso dei colloqui che sono così vicini a mettere fine a una guerra civile ventennale e non osano fare pressioni troppo forti su Khartoum.

È una strategia di appeasement che non funziona. L’emergenza ora non sono i colloqui di Naivasha ma la situazione dei profughi nel Darfur e i rappresentanti italiani, insieme agli altri colleghi del quartetto dovrebbero dire chiaramente ai sudanesi che la pazienza è esaurita.

Questa è solo una delle raccomandazioni formulate dall’International Crisis Group per un’azione immediata da parte dei governi occidentali, dell’Unione Europea e dell’Onu. Le prime quattro. Le più urgenti per prevenire le morti per fame e l’insorgere di epidemie sono:

  1. Lanciare un’aggressiva campagna diplomatica ai massimi livelli nei confronti del Sudan;
  2. Coinvolgere Ciad, Libia e altri paesi della regione per creare corridoi umanitari sottratti ai divieti di Khartoum;
  3. Trattare con gli insorti del Darfur l’autorizzazione all’accesso disarmato di aiuti umanitari anche provenienti dalle aree controllate dall’esercito;
  4. Approvare nel Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione pre autorizzare la preparazione di un intervento militare per proteggere i rifugiati.

Mi sono già occupato del Sudan e so che ne hanno parlato anche molti altri. Per una volta, possiamo mettere da parte le indignazioni, le polemiche e tutto l’armamentario della litigiosità dei blog e provare a lanciare una campagna per premere sui politici di tutti gli schieramenti perché si faccia qualcosa di concreto, subito? C’è davvero poco, pochissimo tempo per fare la differenza fra la vita e la morte per centinaia di migliaia di persone.

Ci complimentiamo continuamente con noi stessi per quanto grandi e belli e forti sono i blog. Vediamo se siamo capaci di provare a fare una cosa grande e giusta.

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Commenti

  1. Flavio,

    che si dovrebbe fare, in pratica?

    Roberto
    Roberto Medri    25 05 2004 - 13:50    #
  2. Rumore. Questa è una tragedia che non riesce a bucare l'informazione perché non c'è niente di spettacolare da riferire e soprattutto non ci sono immagini da trasmettere in televisione. E siccome non trova spazio in televisione ne trova pochissimo anche sui giornali. Di conseguenza non interessa ai politici. Eppure basterebbero un po' di pressioni diplomatiche decise per cambiare la sutuazione.

    Bisogna metterla sull'agenda dei politici. Per esempio: abbiamo tirato la giacchetta al presidente per molte cose. Secondo me ora a Ciampi non dispiacerebbe sentirsela tirare anche per chiedergli di far presente questa situazione a chi può agire.
    Pfaall    25 05 2004 - 14:07    #
  3. Incomincio a copiare-incollare il tuo post nel mio.
    Enrica    25 05 2004 - 19:33    #
  4. Dimenticato l'ultima parola del commento precedente: "blog". Vi ho incollato il tuo post. Ti incollo qui il suo indirizzo (è una ciofechina virgiliana perché è solo un'appendice del sito, ma non ho altro per aiutarti) :-(
    Enrica    25 05 2004 - 20:31    #
  5. Ain, Nith e 41
    http://blog.virgilio.it/ain_nith41

    Devo decidermi a far qualcosa per il mio povero neurone...
    Enrica    25 05 2004 - 20:33    #
  6. ciao a tutti, questo è quello che sto facendo io da qualche giorno,cercando i fare circolare queste informazioni. ciao
    Ciao a tutti,
    nei prossimi giorni parteciperò ad una missione umanitaria organizzata
    dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Mi
    recherò in Ciad e più precisamente nel campo Profughi nei pressi di Abéché.
    Si sta cercando di dare assistenza ai Profughi Sudanesi in fuga dalla
    regione del Darfur.

    Dopo avere superato un iniziale imbarazzo nel sottoporvi questo memo, mi
    sono deciso a scrivervi, spero comprendiate. Vi chiedo di leggere con
    attenzione le poche righe allegate e di condiverderne il contenuto con le
    persone a voi care. Io per quanto mi riguarda, ho deciso di toccare con
    mano e di testimoniare che un nostro piccolo contributo può in questo
    particolare momento essere determinante per la sopravvivenza di tante vite
    umane.

    Un affettuoso saluto e grazie per la pazienza.
    Massimiliano

    Lo scenario:
    Al confine tra il Sudan e il Ciad è in corso una drammatica emergenza umanitaria.
    Nella regione sudanese del Darfur, al confine con il Ciad, dopo anni di discriminazioni da parte del governo centrale, la rabbia della popolazione locale è esplosa in un vero e proprio conflitto civile. Questi scontri hanno costretto più di 1 milione di persone a fuggire dalle proprie case, oltre 120 mila delle quali hanno cercato rifugio nel vicino Ciad, dopo le pesanti offensive sferrate dai miliziani del Janjaweed e i bombardamenti aerei da parte delle forze governative.
    A ormai poche settimane dall'inizio della stagione delle piogge, che renderà impossibile la viabilità stradale e l'accesso ai rifugiati, è necessario trasferire tutti i rifugiati in campi più sicuri e lontani dalla zona di confine, dove le incursioni dei miliziani sudanesi, che si spingono anche fino a 70 chilometri all'interno del territorio del Ciad, minacciano seriamente i rifugiati. Il finanziamento di queste operazioni è stato, purtroppo, fin ora scarsissimo. Dei 21 milioni di dollari, che si stima siano necessari per assistere i sudanesi affluiti fino ad oggi lungo la frontiera che divide Sudan e Ciad, l'UNHCR ne ha ricevuti solo 14 e l'emergenza si fa ogni giorno più pressante.
    Nelle località di frontiera, l'UNHCR ha da tempo avviato le operazioni di trasferimento verso i campi di Farchana, Touloum, Iridimi, Kounoungo e Goz-Amer. Alla fine della scorsa settimana, l'UNHCR ha aperto nell'entroterra ciadiano un nuovo campo, il sesto, mentre altri 2 nuovi campi saranno aperti a breve per accogliere l'incessante ondata di rifugiati. Ad oggi, oltre 68 mila rifugiati sono già stati accolti, alloggiati ed assistiti nei nostri campi.
    Durante questa e la prossima settimana l'UNHCR distribuirà, a circa 27 mila rifugiati sudanesi nel Ciad nord-orientale, taniche per l'acqua, secchi e teli di plastica, per cercare di facilitare la loro difficile e precaria esistenza nel deserto. Contiamo inoltre di distribuire razioni per 15 giorni di farina di mais, sorgo, miscela di mais e soia, legumi e olio, fornite dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (World Food Programme, WFP).

    cos'è l'UNHCR:
    L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fu istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1950 e attualmente assiste oltre 20 milioni di persone in circa 120 paesi. Il suo compito principale è quello di assicurare protezione ai rifugiati e cercare soluzioni durature alla loro condizione. A tale scopo collabora anche con gli Stati, cui spetta la responsabilità primaria di fornire protezione ai rifugiati, in base ai principi contenuti nella Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati.
    L’UNHCR è impegnato nel garantire il rispetto dei diritti umani dei rifugiati, il loro diritto a cercare e ottenere protezione internazionale e a non essere inviati contro la propria volontà in un paese nel quale la vita o la libertà siano minacciate. Attraverso la collaborazione con diversi partner governativi e non governativi e grazie a donazioni volontarie, l’UNHCR attua i suoi programmi mirati a perseguire soluzioni durevoli per i rifugiati. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, l’agenzia ha assistito oltre 50 milioni di persone, ricevendo per questa sua attività anche due Premi Nobel per la Pace nel 1954 e nel 1981.

    Per un aiuto concreto:
    Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
    Via A. Caroncini 19 - 00197 Roma
    Tel. +39 06 80.21.23.14 Fax +39 06 80.21.23.25
    e-mail: itaro@unhcr.ch

    Per fare una donazione: http://www.unhcr.it/donazione_new.html
    Per gli ultimissimi sviluppi sull'emergenza Ciad consultare la pagina: http://www.unhcr.it/Web/donazioni/pag_aiuti_001.asp
    Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale dell'UNHCR Italia: www.unhcr.it




    max    27 05 2004 - 21:04    #

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