Venezuela

I pifferai suonano Chavez

21 05 2004 - 11:49 · Flavio Grassi

Il passaggio che più mi ha colpito è questo:

State Department officials say they are talking with U.S. editorial writers, hoping to send a clear message to Chavez through the press: let the recall referendum happen or face the consequences.

Cioè: “Funzionari del Dipartimento di Stato riferiscono che stanno parlando con gli editorialisti americani nella speranza di mandare un messaggio chiaro a Chavez attraverso la stampa: lascia che il referendum di revoca segua il suo corso o dovrai subirne le conseguenze.”

Capito? Gli editorialisti come portavoce del Dipartimento di Stato. Anzi, come picciotti incaricati di mandare messaggi a chi deve capire.

Per il resto, l’articolo di Marcela Sanchez conferma quello che ho cominciato a riferirvi da una decina di giorni. La musica nell’aria dice Venezuela:

Dopo aver pubblicamente appoggiato un effimero colpo di stato contro Chavez due anni fa—un passo falso iniziale—Washington aveva preferito restare in silenzio o discretamente incoraggiare il lavoro di altri leader vicini. Ora l’atteggiamento di Washington è di sfida aperta. Nelle parole del diplomatico, che ha posto l’anonimato a condizione del nostro colloquio: “Se le cose non si sviluppano nella direzione giusta… Vedrai gli Stati Uniti assumere un ruolo più attivo.”

Poi resta da vedere cosa potranno fare davvero. Il Venezuela non è Cuba, non si può mica mettere sotto embargo uno dei tuoi primi quattro fornitori di petrolio. E, con tutto il male che si può dire del suo populismo da arruffapopolo, Chavez non è certo Saddam. Resterebbe la tradizionale opzione sudamericana del golpe, ma non siamo più nemmeno negli anni Settanta, come appunto si è già dovuto constatare due anni fa.

Per ora, prepariamoci a veder sbocciare una fioritura di editoriali. E dietro alle loro dolci note (ma c’è bisogno di dirlo?), torme di post traboccanti indignazione sui blog. Sarà divertente.

Washington Post

Passaparola |   

Cerca nel sito

Search