Nepal

Lo stallo e la catastrofe

19 05 2004 - 09:42 · Flavio Grassi

Mentre il re Gyanendra prende tempo, la situazione nel regno himalaiano è sempre più caotica.

Di fatto ormai i ribelli maoisti controllano gran parte delle campagne. Le amministrazioni locali continuano a liquefarsi, con funzionai che si dimettono o semplicemente abbandonano il loro posto per paura. Nelle città cominciano a scarseggiare i viveri, in parte per gli scioperi imposti dai guerriglieri e in parte perché le strade insicure scoraggiano i trasporti e hanno quasi azzerato le importazioni.

Però i guerriglieri non sono in grado di lanciare un’offensiva in grande stile e conquistare il potere centrale. Nelle aree urbane la loro penetrazione è insignificante. Quindi su questo fronte lo stallo è totale.

Il paese è senza governo centrale da due settimane e il re non ha nemmeno cominciato le consultazioni. Lui vorrebbe incontrare i leader politici separatamente, mentre la coalizione dei cinque partiti più rappresentativi vuole parlare con una voce sola e chiede la nomina di un governo di garanzia che ristabilisca le condizioni minime per poter tenere le elezioni, prima di tutto liberando le campagne dai ribelli. Stallo anche su questo fronte.

A questo punto i maoisti chiedono l’intervento dell’Onu per organizzare un tavolo di trattative. Pare che Stati Uniti e Unione Europea abbiano fatto capire che se ne può parlare. L’India però è nettamente contraria.

Per quel che vale, anch’io penso che proprio non sarebbe una gran mossa. Per quanto possa essere attraente, l’intervento internazionale in questo caso sarebbe solo un modo per mettersi la coscienza a posto facendo finta di aver trovato una soluzione. Ma, come sempre quando ci si vuole liberare in fretta di un problema complicato, i risultati sarebbero orribili. Una trattativa con il re benedetta dall’Onu di fatto legittimerebbe i ribelli maoisti come forza politica rendendo permanente la loro presa su almeno una parte del paese. Il re assolutista-decadente e i nipotini di Pol Pot finirebbero per spartirsi il potere mettendo fuori gioco i partiti democratici. Una catastrofe.

AFP, Times of India, Telegraph Calcutta

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