Fuffa

Una madeleinette un po’ forte

9 03 2004 - 10:21 · Flavio Grassi

Nel New England e dintorni comincia il disgelo. E fra boschi e backyard suburbani aleggiano gli odori della primavera. Come quello delle puzzole. Chiunque abbia sentito da vicino una volta nella vita l’odore di una puzzola spaventata non lo dimentica più. A me è successo 30 anni fa, e ancora oggi mi basta leggere la parola skunk per sentire nelle narici quell’odore indescrivibile. Non si può nemmeno dire che sia “cattivo”. È potente, ti stordisce.

Era più o meno di questi tempi, forse qualche settimana più avanti. E, come sempre, la prima a sentire gli odori della primavera era stata Alice, la nostra irresistibile basset hound undicenne. Dopo il lungo digiuno invernale poteva finalmente tornare a scorrazzare fra gli aceri del giardino. Si sa che l’estetica olfattiva dei cani non è proprio uguale alla nostra. E Alice amava alla follia le puzzole. Il suo divertimento preferito era stanarle e rincorrerle in modo che, terrorizzati, gli animaletti dessero il meglio di sé. Di solito questo succedeva lontano dalla casa, al margine della ferrovia, e noi capivamo che il cane aveva avuto una delle sue avventure soprattutto per lo sguardo felice nei suoi occhi spioventi e perché appena rientrata in casa si addormentava sul rag rug del soggiorno. Qualche volta, quando l’incontro con la puzzola era stato particolarmente ravvicinato (ma era raro, perché non le toccava mai, si limitava a farle correre), il suo pelo conservava una vaga testimonianza del divertimento.

Un giorno, di mattina presto, Alice trovò una puzzola appena fuori dal patio. Cominciò a rincorrerla. La puzzola in preda al panico si diresse verso la casa. L’ingresso posteriore era aperto per lasciare uscire il cane. La puzzola si infilò in cucina, seguita da una Alice felice. Attraversata la sala da pranzo, la puzzola decise di puntare verso l’alto e infilò la ripida e stretta scala di legno della vecchia casa. Arrivate in cima preda e inseguitrice, come guidate da un istinto infallibile, scelsero il corridoio più stretto, ignorarono le due porte che vi si aprivano e arrivarono in fondo. Dove io stavo meditando sulla necessità di uscire dal letto.

Arrivate nella mia camera non potevano più andare oltre e cominciarono a rincorrersi in tondo con un ritmo da cartoon iniziale di Roger Rabbit. Finché, dopo un po’ di giri, e molta eau de skunk sparsa nell’aria, riuscii ad aprire la finestra e la puzzola, credo grata, con un salto si rifugiò sul ramo più vicino dell’acero che faceva il solletico ai vetri quando c’era vento. Alice restò per qualche istante a guardare ansimante con la lingua di fuori, poi decise che andava bene così e si sdraiò a godersi il meritato riposo lì dov’era.

Avevo 17 anni, non avevo mai usato profumi e non li conoscevo. Quella mattina, uscito di casa dopo una doccia di tre quarti d’ora, prima di arrivare a scuola mi fermai al department store locale e, consigliato dall’enorme commessa, comprai il mio primo (e ultimo) flacone di Old Spice.

New York Times

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