Dalla luna tutto appare diverso
3 02 2004 - 08:18 · Flavio Grassi
Due nuovi sondaggi mostrano che per Bush le cose vanno di male in peggio. Se continua così le primarie serviranno per nominare il candidato vice, non quello alla presidenza. Perché il candidato che uscirà dalla convention di Boston sarà quello che non sta partecipando alle primarie. L’unico vero leader carismatico in grado di compattare e trascinare gli elettori democratici e di portare alle cabine molti non elettori.
Hillary Clinton aspetta e osserva. Come tutti, un anno fa pensava che Bush sarebbe stato imbattibile. La durata “normale” di un presidente americano è in realtà otto anni. La rielezione è una specie di esame di mezzo termine, un modo per mandare a casa un presidente troppo manifestamente incapace. Senza scandali colossali o pasticci troppo evidenti, il presidente in carica di solito è riconfermato. Bush padre fu uno di quelli trombati dopo un solo mandato. Perché era un incapace e dopo 12 anni di reaganomics l’America non poteva più permettersi uno come lui. Allora: fino a qualche mese fa sembrava che l’elezione sarebbe stata una formalità per riconfermare Bush, e in queste condizioni Hillary Clinton non avrebbe mai accettato di bruciare il suo carisma correndo per perdere. Avrebbe aspettato il 2008, con la vittoria democratica, quindi sua, praticamente certa.
Ma ora, se i suoi neocon non si inventano di corsa un’altra guerra per ricompattare la nazione dietro al capo (eventualià sempre possibile, ma non più molto probabile dopo le magre sulle armi irachene), Bush diventa battibile, battibilissimo.
D’altra parte, finora le primarie non stanno mostrando un chiaro vincitore. Forse è in vantaggio Kerry, ma forse Dean ha ancora qualche delegato in più, e anche qualcun altro è ancora in gioco. Se si arrivasse alla convention con un Bush sempre più suonato e due o tre candidati che per mesi se le sono date di santa ragione fra di loro senza riuscire a mandarsi al tappeto, la nomina di Hillary per acclamazione diventerebbe probabilissima, e il primo classificato nelle primarie diventerebbe il numero due del ticket (anzi, il numero tre, dato che i Clinton sono sempre due). Perché non si tratterebbe più di nominare uno che picchi duro e poi perda, ma quello che corre per diventare il presidente, possibilmente per i prossimi otto anni. E con i bilanci collecchiani che sta sfornando Bush l’America comincia ad avere molta, molta nostalgia del duumvirato Clinton. Come il suo papà, Giorgino ha puntato sulla guerra per salvarsi il posto ma alla fine, come sempre, “It’s the economy, stupid”.
non è più possible commentare questo articolo
Cerca nel sito
Argomenti