Dalla luna tutto appare diverso
17 12 2003 - 09:22 · Flavio Grassi
Il berlusconismo è la negazione radicale del liberalismo; ne indossa la maschera, ma la stessa maschera non è che una caricatura grottesca di quel che vorrebbe rappresentare. Questo è il semplice motivo per cui, con il fanatismo liberale che professo, trovo che l’antiberlusconismo sia del tutto legittimo. E necessario.
Detto questo, penso che la sinistra liberale farebbe bene ad attrezzarsi di corsa con motivi di unità che vadano oltre l’antiberlusconismo. Perché Berlusconi è finito. So che sembra forte detta così: ma così è e così la dico. Come accade per tutti i capi carismatici, Berlusconi vive di vittorie. Il successo continuo è condizione indispensabile per la sua sopravvivenza politica. Quando il re guerriero perde la sua invincibilità, nel bosco di Nemi si scatena la caccia per ucciderlo e prenderne il posto.
Non mi obiettate che dopo la caduta del suo primo governo Berlusconi è diventato più forte di prima: il ribaltone fu il più grande regalo che uno come lui potesse ricevere. È perfettamente dentro lo schema consolidato della parabola eroica: il re tradito cade, ma la caduta provocata dal tradimento non è una sconfitta. È una fermata temporanea durante la quale l’Eroe raccoglie le forze per lanciare il suo attacco finale contro i Malvagi.
Adesso non c’è in vista alcun tradimento del selvaggio domato Bossi. Solo uno stillicidio di sconfitte piccole e grandi che stanno spiegazzando l’immagine del Capo e trasfigurando l’aquila in anatra zoppa. Non importa che lui prosegua nella sua sfrontata autoglorificazione: il confine fra ritratto oleografico e caricatura grottesca a volte è sottilissimo, e se sono troppo lontani dalla realtà evidente—come quando si dice che il vertice di Bruxelles è stato “un trionfo”—i proclami diventano satira di se stessi.
Nella sua irrefrenabile hubris, Berlusconi non poteva concepire che Ciampi—lo stesso Ciampi che gli aveva lasciato passare la legge sulle rogatorie, la Cirami e tutta la nuvolaglia di leggi e leggine che si è cucito addosso da quando è al governo—stendesse una banda chiodata sulla strada della legge Gasparri: proprio la legge per lui più importante dopo quella che lo ha salvato dai processi. E ora ha incaricato Fini di firmare il decreto che deve impedire la scomparsa dall’etere delle omelie berlusconiane di Fede. Fini farà il decreto. Ma sarà l’ultima concessione al re vecchio e stanco prima di abbatterlo.
Aggiornamento:
Fini non ci pensa nemmeno a essere così generoso.
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