America

Bush si metta d’accordo con se stesso

3 12 2003 - 09:28 · Flavio Grassi

Il politologo Benjamin Barber analizza le contraddizioni logiche fra le dichiarazioni di Bush e i suoi atti.

Sebbene la guerra sia stata vinta, la pace è persa e la dottrina della “guerra preventiva” si è sbriciolata. Gli Stati Uniti non possono ritirarsi onorevolmente—ne deriverebbero probabilmente anarchia, guerra civile e una rinnovata tirannia—né restare e continuare a combattere in una palude stile Vietnam, che è il risultato evidentemente cercato dalla nuova alleanza fra baatisti e terroristi. Il problema di Bush è apparso evidente nella sua visita a Bagdad nel giorno del Ringraziamento: un paio d’ore con le sue truppe arroccate, ma nemmeno un minuto con gli iracheni “liberati”.

L’unica via d’uscita dal dilemma ritiro o impaludamento è il successo della campagna di vera democratizzazione, e questa è l’opzione che il presidente ha scelto. Purtroppo, l’ha fatto senza abbandonare la guerra preventiva e la sottostante logica errata.
...
Il fatto è che gli Usa spesso non vogliono davvero la democrazia: quello che vogliono è l’accettazione delle loro politiche.
...
La democrazia è un ideale elevato. Esige un prezzo altissimo da coloro che la sostengono. Bush può perseguire una politica estera idealistica, che cambi il modo in cui gli Usa spendono il loro denaro, il modo in cui cooperano con gli altri e quello in cui creano alleanze. Oppure può continuare a seguire la dottrina fallita della guerra preventiva puntando a sconfiggere il terrorismo qualunque sia il costo in termini di democrazia a casa propria e all’estero. Ma non può fare entrambe le cose.

Los Angeles Times>

Passaparola |   

Cerca nel sito

Search