America

Nelle case non scorre il miele

18 11 2003 - 09:16 · Flavio Grassi

David Broder, uno dei decani del giornalismo politico americano, fa un giro virtuale di stato in stato cercando di capire come il più 7,2 per cento sul Pil abbia migliorato la vita delle famiglie. Parte dall’Alaska e, arrivato al Michigan senza aver trovato niente che giustifichi l’entusiasmo:

Sono appena a metà dell’alfabeto ma ho esaurito lo spazio. Un ultimo esempio: lo “Houston Chronicle” scrive che nel Texas, lo stato del presidente Bush, in seguito a una nuova direttiva statale 54.000 bambini sono stati esclusi dall’assistenza sanitaria pubblica.

Questo è solo un campione parziale, ma fa pensare che le celebrazioni della ripresa economica da parte di Washington possano essere tanto premature quanto quello striscione “Missione Compiuta” appeso dietro a Bush sulla portaerei Abraham Lincoln per salutare la fine dei combattimenti in Iraq.

The Modesto Bee>

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Commenti

  1. Quando un paio di settimane fa la BEA [Bureau of Economic Analysis] ha
    reso note le *stime* *preliminari* relative al dato del terzo
    trimestre del GDP US, collocate ad uno stellare 7.2%, le basite anitre
    neoliberalesiche hanno ricomnicato timidamente a starnazzare. Lo
    starnazzio si e' fatto assordante quando il BLS (Buereau of Labour
    Statistics) ha reso noti i dati definitivi di ottobre 2003 sulla
    disoccupazione US[2] annunciando la creazione di 126.000 nuovi posti
    di lavoro per la prima volta dopo mesi. Nel post che segue
    analizzero' con rigore scientifico perche' le anatre neoliberalesiche
    hanno poco da starnazzare. Cominciamo con una puntualizzazione
    metodologica.

    * * *

    Credo che tutti convengano sul fatto che i sistemi economici siano
    sistemi caotici. I sistemi caotici oltre ad essere per definizione
    resistenti alle previsioni (figuriamoci poi a quelle di quei
    cialtrini degli economisti) sono caratterizzati da "fluttuazioni". Per
    esempio se disponessimo di un calorimetro infinitamente preciso
    scopriremmo che la capacita' termica di un bicchiere d'acqua oscilla
    caoticamente attorno ad un valore medio. Le fluttuazioni non sarebbero
    soppresse neppure se la misura cui siamo interessati evolvesse nel
    tempo. Cosi', se noi aumentassimo gradualmente la temperatura
    dell'acqua di quel bicchiere e misurassimo la densita' con un
    picnometro infinitamente preciso vedremmo che essa *tende* a scendere
    ma sempre con fluttuazioni attorno ad un trend "medio" di
    decrescita. Dunque potremmo osservare un occasionale aumento della
    densita' anche in presenza di un riscaldamento e questa osservazione
    sarebbe tanto piu' probabile quanto piu' le misure di densita' sono
    ravvicinate rispetto alla scala temporale dell'evoluzione del
    sistema. Ora le dinamiche del GDP hanno tempi caratteristici
    dell'ordine dei lustri. Un dato trimestrale (cioe' una rilevazione
    fatta ogni tre mesi) ha un fortissimo carattere di fluttuazione. Il
    fatto che il GDP sia "su" non implica affatto che il "trend" sia
    invertito se la rilevazione precedente era "in giu'". Per essere piu'
    precisi usando una terminologia piu' scientifica, una misura
    trimestrale del GDP, anche se destagionalizzata, cucinata e
    revisionata, puo' non voler dire un cazzo di niente.

    * * *

    Fatta questa necessaria premessa metodologica per i decerebrati
    neoliberalesici che stanno con il fiato sospeso a guardare ogni
    piccola oscillazione del picnometro, analizziamo questo dato, 7.2% di
    crescita su base annua del GDP US nel terzo quarto del 2003. L'analisi
    che segue si basa sui dati rilasciati dal BEA[1]. Tale aumento si deve
    a due cause principali, una causa occasionale ed una congiunturale: 1)
    la effimera anfetamina economica del bonus fiscale concesso da Bush
    (perlopiu' ai ricchi e alle aziende) e 2) il perdurante senso di
    ansieta' e di insicurezza dei cittadini US. Gran parte della crescita
    si deve infatti all'acquisto di beni durevoli (25.4%) e al
    rifinanziamento dei mutui e/o ristrutturazioni (20.4%). La sensazione
    e' che la pseudo-festa dei tassi bassi stia finendo e dunque i
    cittadini si affrettano a cogliere l'ultima occasione loro rimasta,
    utilizzando rapidamente il piccolo gruzzolo elargito da Bush. Anche
    per le imprese vale lo stesso discorso: sostanziale sfiducia in un
    effimero regime di detassazione. Dunque si acquistano nuovi computer
    e (costosissimo) software ma non si costruiscono ne' si ammodernano
    fabbriche o uffici (-2.4%). Nel futuro, le preoccupazioni circa le
    sempre piu' incerte pensioni, la retta del college dei figli, i costi
    della sanita' indurranno gli ex consumatori US a tenere i soldi in
    banca anche se rendono poco. Le imprese, per parte loro, hanno
    imparato la lezione dei 90 sul "Biotech", su Ginger e sul "the next
    thing informazionale". Sono caxxate inverosimili senza futuro. Almeno
    per il prossimo decennio, nessuno investira' se non in marketing e/o
    lobbismo. La Fed terra' i tassi bassi ancora per un po', ma siamo
    arrivati al redde rationem...

    * * *

    E veniamo al lavoro. Le anatre neoliberalesiche si sono attaccate come
    al solito al dato che le faceva starnazzare di piu' e cioe' al dato
    basato sul "houshold survey" a cura del Census Bureau. In realta' il
    dato *serio* e' quello relativo al "Established Survey", basato sulle
    *paghe* rilasciate dalle aziende, in numero di circa 400.000
    rappresentative del panormana lavorativo dell'intera nazione. In
    ottobre sono stati creati 126.000 nuovi posti di lavoro in US
    (Established Survey) per un totale di 130.1 milioni di persone
    occupate. Anche qui siamo in presenza di una fluttuazione. L'analisi
    disaggregata dei dati mostra infatti che si continuano a perdere
    lavori nel mafatturiero e nei servizi avanzati, mentre si guadagnano
    posti in "temporary help service", "helth care", "social assistents"
    "Restaurant employment" etc., cioe' si guadagna nei servizi di basso
    livello. Operai specializzati non restano piu' oggi senza lavoro ma si
    mettono a fare gli sguatteri nei ristoranti. Non mi sembra un gran
    segnale. Veniamo all'analisi del trend. Punto 1: Cominciamo col dire
    che questo e' il piu' lungo periodo post recessione senza un *vero*
    recupero dell'occupazione. Per la precisione sono gia' 31 mesi che non
    si raggiungono i livelli di occupazione pre recessione (marzo 2001),
    un periodo mai registrato per le recessioni del passato, comprese
    quelle Reaganiana dell'82 e quella di Bush Senior del 1990 dove si
    dovettero aspettare rispettivamente 27 e 31 mesi per vedere l'economia
    US riguadagnare i lavori persi.[3] Oggi il tasso di occupazione deve
    recuperare ancora un 1.8% per ritornare ai livelli del febbario 2001 e
    dunque molti mesi devono essere aggiunti a quei 31. Punto 2: La
    popolazione US in eta' lavorativa e' cresciuta del 3.4% da Marzo 2001
    ad Ottobre del 2003. Oggi gli americani in eta' attiva raggiungono i
    222.0 Milioni. Quelli effettivamente al lavoro sono, come detto,
    130.1 Ml inclusi quelli relativi allo spettacolare aumento di 126.000
    unita' tra sguatteri e badanti, aumento che tanto ha entusiasmato i
    nostri decerebrati neoliberalesici che Dio li strafulmini. Se la
    creazione di lavoro avesse tenuto il passo con la crescita della
    popolazione attiva si sarebbero dovuti creare dal Marzo 2001 ad oggi
    circa 3.4 *milioni* di nuovi posti di lavoro, questo solo -ripeto -
    per mantenere costante il rapporto tra coloro che sono effettivamente
    al lavoro e coloro che potrebbero esserlo. In realta' da Marzo del
    2001 si sono persi 2.4 milioni di posti di lavoro, il che significa
    che i lavori effettivamente persi nella presente recessione sono stati
    5.8 milioni, come Roma e Milano messe insieme. Punto 3: Il dato di
    crescita in ottobre di 126.000 unita' diventa ancora meno
    entusiasmante se consideriamo i "rientri" di quelli che il BLS ha
    scorporato dalla forza lavoro effettiva perche' da tempo avevano
    smesso si cercare lavoro. La forza lavoro effettiva e' infatti minore
    in Ottobre 2003 (146.1 Ml) rispetto al Marzo 2001 (149.1) nonostante
    l'aumento di popolazione in eta' attiva (ved punto 2). Punto 4: Le
    anatre neoliberalesiche hanno elevato alto il loro insopportabile
    starnazzio quando hanno appreso dal BLS che in ottobre 2003 si e'
    finalmente registrata una crescita del salario *orario* medio dopo
    mesi di stagnazione. Peccato che il salario mensile sia una funzione
    non solo della paga oraria ma anche del numero di ore lavorate al mese;
    queste sono ahime' scese e di parecchio, con il risultato che i salari
    medi mensili si sono ridotti. Da Marzo 2001 i salari medi si sono
    contratti dell 1.2 %.

    * * *

    Detto questo, occorre dire che vi sono varie ragioni strutturali e
    politiche per ritenere che l'economia US non creera' piu' posti di
    lavoro nel prossimo futuro e si polarizzera' sempre piu' nella
    produzione di missili e di cazzate guerresche, ovvero cruise e Fox
    News. Vediamo. In America, i tassi tra un poco torneranno a salire
    vista la temperatura caldina dell'inflazione e le tensioni sul
    dollaro. Come e' noto, ai banchieri ed ai creditori (soprattutto ai
    moltissimi creditori non US) non gliene frega un cazzo se qualcuno in
    America perde il lavoro. A loro importa solo dei loro soldi. La
    discoccupazione restera' pertanto a livelli alti, forse anche piu'
    alti dei livelli attuali. D'altra parte, l'economia Bushista e'
    indifferente alla bassa occupazione. Bush (la cui rielezione e'
    *certissima* ) e' sostenuto infatti da petrolieri, giganti
    farmaceutici, complesso militare-industriale, industrie dei media et
    similia. Questi potentati campano sul "market power" degli oligopoli,
    sui brevetti, sui "diritti in esclusiva", sulle royalties, sulle
    commesse governative, sinecure varie, Costoro se ne sbattono
    tranquillamente se qualcuno la fuori e' senza lavoro. Il biennio di
    "recessione" US e' stato in realta' da champagne per questa gente. Mai
    visti anni migliori! Tutte gli altri gingilli che non siano missili,
    o finanza, o stronxate televisive e/o cinematografiche, chat
    allarmistiche, farmaci antidepressivi o anti-carbonchio, gli US
    continueranno a comprarsele in Cina, in Giappone, in America Latina
    Canada e messico, o (in misura molto minore) nella UE.[4] Il deficit
    commerciale non e' pertanto destinato a scendere nonostante la
    fluttuazione in controtendenza del terzo quarto (come e' detto, e'
    nella natura delle fluttuazioni essere- talvolta - in
    controtendenza). Contestualmente il solco tra le due macroaree
    monetarie, quella dell'Euro (UE, Russia, Africa) e quella del dollaro
    (America, MO, Asia Orientale) si allarghera'. Perche' questo sistema
    debitorio (estero, commerciale, federale) incredibilmente sbilanciato
    regga[5], deve essere mantenuto precariamente in piedi da una cosa
    che: a) mantenga i prezzi del greggio al livello desiderato dagli
    oligopoli (ne' troppo alto ne' troppo basso, diciamo 25-30 $); b)
    mantenga alte le spese militari; c) generi incertezza sul futuro
    "extra US" inducendo i capitali non US a restare in US e dunque
    sostenendo il $; d) mantenga alta la tensione e la paura interna
    (verso attacchi batterici, chimici, nucleari, cavalette, api assassine
    etc. ) valorizzando politicamente ed economicamente il ruolo dei media
    sostenitori o complici (il 95 % in US), nonche' promuovendo la sforzo
    dell'industria bellica e farmaceutica contro il terrore
    batteriologico-chimico binladista. Questa cosa e' - naturalmente- la
    guerra. Gli US ci vogliono imporre una guerra permanente contro un
    nemico globale sostanzialmente inesistente al solo scopo di salvare se
    stessi da un naturalissimo declino. Bisogna fermarli. O almeno non
    collaborare anche a costo di farli collassare. Meglio un crollo
    anche traumatico-rigenerante degli US che un lungo lugubre futuro di
    buio e paura globale.

    [1] http://www.bea.gov

    [2] http://www.bls.gov/news.release/empsit.nr0.htm

    [3] http://www.epinet.org/content.cfm/briefingpapers_bp146

    [4] http://www.epinet.org/content.cfm/webfeatures_econindicators_tradepict

    [5] La situazione finanziaria dell'"azienda" US potrebbe essere
    paragonata, per il livello di esposizione, a quella della Lazio o
    dell'Udinese.

    Phoolan Devi    19 11 2003 - 00:08    #

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