Iraq

Le parole e i mostri

13 11 2003 - 10:55 · Flavio Grassi

Allora. Questa mattina anche nei bar veri si parla di Nassiriya invece che della Nazionale. Va bene. Parlare, sforzarsi di capire, tentare di costruire senso partendo dalle emozioni è il processo che ci rende umani. Anche se l’alluvione di parole porta con sé detriti maleodoranti, crea gorghi spaventosi, travolge le impalcature di pensiero meno solide. Anche così, il bilancio del parlare alla fine è sempre positivo. Il silenzio a volte è necessario, come il sonno. Ma, come il sonno, il silenzio prolungato genera mostri. Le parole non fanno altro che tirarli fuori dalle loro stalle. All’aria aperta del discorso i mostri puzzano forte, ma alla fine risecchiscono e diventano innocui come mummie polverose.

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Commenti

  1. Se fosse veramente cosi' sarebbe perfetto.
    Speriamo.
    marco Schwarz    13 11 2003 - 11:50    #
  2. E' difficile parlare di questa cosa. Perché non è uno scherzo. Perché mi dispiace da morire che siano morte delle persone, come daltronde succedeva quotidianamente dall'inizio della guerra. Odio chi tira la coperta, per coprire gisuto la sua parte, per darsi ragione, per confermare delle scelte o per smentire quelle degli altri Alle volte un silenzio profondo rende l'unica giustizia di qualcosa che va molto oltre le nostre esperienze quotidiane. Tutti sono scossi. Quel qualcosa che accadeva alla televisione o agli altri, ora si è fatto glaciale realtà. Dobbiamo prenerne atto, purtroppo. L'avremmo dovuto fare prima, in realtà. Ed ora non dobbiamo smettere di interrogarci, di capire il senso di questa cosa. Il perché ci sia qualcuno LA', parlare di giusto, di sbagliato. Capire se si tratta di guerra, o meno. Non possiamo fare finta di niente. Spero che il "parlare" serva a questo e non a far tacere quella sofferenza che si è insinuata in noi, quella tristezza, giusto così, per poter andare avanti un altro pò.
    margot    13 11 2003 - 16:38    #
  3. Scusa, ma non posso esimermi dal chiederti qual'è la definizione che dai della parola *COERENZA*.


    Ti sei spiegato perfettamente: credo di aver capito che sei un testa di cazzo affetto da diarrea verbale che si chiama Roberto Bui.

    1) Polemizzate quanto volete ma restate sul tema del post e astenetevi da giudizi sugli interlocutori. A costo di passare per bacchettone linguistico, io consiglio caldamente di impiegare un linguaggio urbano, evitando qualsiasi forma di turpiloquio o l'uso anche indiretto di parole potenzialmente offensive. Tuttavia questo è lasciato alla vostra sensibilità. Per intenderci: io preferisco «egregio signore non condivido il suo punto di vista»; ma «egregio signore lei ha scritto una cazzata» può anche andare, se proprio non riuscite a esprimervi diversamente; «lei è una testa di cazzo» porta alla cancellazione del commento. Se non vi è chiara la differenza, è preferibile che vi asteniate.


    ScimmioneNudo    17 11 2003 - 22:20    #
  4. "C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio." (San Paolo, Lettera ai Romani)
    Pfaall    18 11 2003 - 08:08    #

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