Dalla luna tutto appare diverso
28 10 2003 - 09:51 · Flavio Grassi
L’accelerazione della guerra in Iraq (è chiaro a tutti, ora, che è lontanissima dall’essere finita, vero? Lo ammette persino Andrew Sullivan) rende penoso parlarne. Troppo facile mettersi in piedi sulla sedia e dire: “Sta succedendo quello che avevamo previsto da mesi”. Non c’è voglia di rivendicare una facile preveggenza quando gli eventi mettono fuori corso una di quelle espressioni tanto consumate dall’uso che le si adopera senza nemmeno pensarci sopra. Adesso non si potrà più dire. Non dopo che la Croce Rossa è stata bombardata davvero.
Bush e i suoi affermano risolutamente che non scapperanno. E ci mancherebbe. È già gravissimo che sentano il bisogno di affermare una cosa tanto ovvia e banale.
C’era un popolo, quello iracheno, che era un po’ come una donna quotidianamente brutalizzata da un marito criminale. Un giorno un gruppo di vigilantes decide che è ora di farla finita con quel delinquente, si inventa che lui sta per dare fuoco a tutto il condominio e prepara un attacco in grande stile. Buttano giù la porta di casa, sfondano le finestre, sfasciano tutto quello che c’è dentro. Il marito scappa. La donna è libera. Contenta? Insomma, così così: non ha più il marito che la picchiava, e questo è bene, ma non ha più neanche i pur pochi soldi che lui le passava per campare. La sua casa è distrutta. E poi ci sono gli amici del marito. E i suoi nemici. E un sacco di gente poco raccomandabile che ronza intorno e vorrebbe prendere il posto del marito. I vigilantes non ci avevano pensato. Fanno gli eroi dicendo resteremo finché la situazione non sarà migliorata. Ma non è che la situazione possa migliorare da sola. E i vigilantes non sono capaci, perché sono andati a sfasciare tutto senza nemmeno preoccuparsi di imparare prima la lingua della povera disgraziata. Adesso sono lì e non riescono nemmeno a parlarci. E ogni tanto si spazientiscono e le mollano anche una sberla. Certo niente di paragonabile alle botte che le dava il marito, ma abbastanza per confondere la poveretta. È il caso che i vigilantes si arrendano all’evidenza e chiedano aiuto ai condomini, quelli che loro che disprezzavano perché non erano tanto sicuri che sfasciare la casa fosse il modo migliore per risolvere i problemi del condominio, e tantomeno quelli della povera donna. Cioè, l’aiuto l’avrebbero sempre voluto, i vigilantes: a patto che tutti obbedissero ai loro ordini. Ma non si può: per quanto litigiosa e spesso inconcludente, alla fine l’assemblea di condominio prende decisioni migliori. O almeno non combina disastri irrimediabili. Adesso la priorità assoluta è rimettere un po’ in ordine la casa e soprattutto evitare che diventi un covo di banditi peggiori di quello scappato.
Fine della paraboletta. Lo ripeterò finché avrò dita per battere su una tastiera: montare una guerra pretestuosa come quella in Iraq è stato un atto criminale. La comune decenza vorrebbe che Bush e tutta la banda che è stata con lui in questa avventura irresponsabile si ritirassero a grigliare hamburger in giardino. Non lo faranno, perché se conoscessero la comune decenza non avrebbero dato il via a questo macello. Come ho già scritto altre volte, ora le persone mature devono farsi carico del problema anche se a crearlo sono stati altri.
La strategia dei guerriglieri iracheni è chiara: costringere al ritiro l’Onu, la Croce Rossa, e tutti quelli che potrebbero aiutare la popolazione a vivere un po’ meglio. Dopo resterebbero solo i militari occupanti. Sempre più stanchi, sempre più esasperati, sempre più spaventati. Di conseguenza sempre più violenti e più avversati da tutta la popolazione. Se i costi—soprattutto politici—dell’operazione diventassero troppo alti, alla fine Bush potrebbe anche essere tentato di dichiarare la vittoria e andarsene. E l’Iraq diventerebbe una Somalia moltiplicata per cento.
È duro rischiare la pelle per risolvere i guai creati da una banda di apprendisti stregoni sessantenni. Ma non se ne può fare a meno. Io vorrei che l’Ulivo—dove ci sono persone magari non terribilmente carismatiche ma responsabili—si facesse sentire per dire che adesso non si possono abbandonare gli iracheni in balia dei signori della guerra che—è fin troppo evidente—si stanno organizzando nel vuoto di potere lasciato dall’occupazione. Bisogna andare a fare un lavoro sporco e ingrato, ma indispensabile. Un contingente italiano rafforzato non risolverà certo i tutti i problemi, ma sarebbe qualcosa.
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