Politica

Il fattore B(ertoldino)

2 08 2003 - 17:23 · Flavio Grassi

Perché l’Economist ce l’ha tanto con Berlusconi? Provo a dare una spiegazione partendo dal racconto di due modesti aneddoti della mia esperienza personale. Due episodi in sé molto piccoli che risalgono al mio primo incontro diretto con la cultura anglosassone e che negli anni hanno avuto per me il valore di punti di snodo fondamentali, quei momenti su cui si costruisce la visione del mondo e che poi per tutta la vita racconti e riracconti a tutti quelli che sono disposti a starti a sentire. Adesso tocca a voi.

Avevo 17 anni e per tutta la mia carriera scolastica fino ad allora ero stato uno studente abbastanza brillante e molto cialtrone: leggevo molto, ma non i libri di testo, che aprivo all’ultimissimo momento se proprio diventava indispensabile, fuori da scuola avevo ben altro da fare che studiare e—assistito da un aspetto da bravo ragazzo, aspetto assai bugiardo che sfruttavo senza vergogna—ero abituato a cavarmela improvvisando e inventando scuse ineccepibili sui motivi per cui mi presentavo senza aver fatto i compiti a casa. In alcune materie la tecnica funzionava meglio che in altre: in matematica incassavo lunghe serie di voti umilianti, per poi salvare l’anno l’ultimo giorno. All’improvviso mi trovai immerso in una scuola americana. Una scuola privilegiata, devo aggiungere, che non aveva nulla a vedere con il mondo di adolescenza violenta che si vede spesso al cinema. La mia era la scuola di una cittadina del New England con un’alta concentrazione di professionisti laureati a Yale, Harvard e via dicendo. Gente che conosceva il potere dell’istruzione, così il comitato scolastico cittadino non lesinava i fondi e la nostra high school assomigliava a un piccolo campus universitario.

Appena un paio di settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico, mi ritrovai con una tesina piuttosto ponderosa da scrivere durante il fine settimana. Era settembre, intorno a me c’era un mondo bellissimo e popolato di ragazze ancora più belle e pronte a dire sì prima ancora che il new kid in town italiano finisse di chiedere se volevano uscire con lui. A tutto pensavo tranne che a scrivere il mio paper. Lunedì mattina trovai il modo di saltare la lezione in cui bisognava consegnare il compito. Il giorno dopo entrai in aula, ovviamente ancora senza tesina, pronto ad affrontare la tempesta. Nulla. L’insegnante non fece parola del compito, tutti gli altri l’avevano consegnato, era una cosa archiviata e si passava oltre. Non riuscivo a credere alla mia fortuna, me l’ero cavata gratis, e non ci pensai più. Fino al giorno in cui arrivò il quarterly report, la pagella, sulla quale spiccava come un marchio d’infamia una vistosa «I» in corrispondenza di quel corso, che mi piaceva moltissimo e nel quale ero considerato fra i migliori. I sta per incomplete, l’equivalente del nostro «non classificato». Capii, vergognandomi profondamente, quanto fossi stato ingenuo e andai a parlare con l’insegnante. Nel colloquio, come fino a quel momento, non ci fu nessun dramma e nessun rimprovero. L’insegnante consultò le sue cartellette e disse «Ah, sì, ecco, manca un compito». Mi arrabattai come sapevo, cercando di inventare una spiegazione, invero un po’ cervellottica, su come potesse essere accaduto che lui non l’avesse ricevuto nonostante che io l’avessi preparato per tempo eccetera. Nessun problema: «Fammi avere il paper, così potrò darti il voto che meriti».

Secondo episodio. Erano gli anni Settanta. Già allora, in Italia la legge vietava il fumo all’interno degli edifici scolastici. Un divieto totale a cui non faceva caso nessuno, la maggior parte non sapeva nemmeno che esistesse: si fumava nei corridoi e nelle aule, anche durante le lezioni. In America si cominciava a scrivere sui pacchetti delle sigarette che «il fumo è pericoloso per la salute», ma le campagne proibizioniste contro il tabacco erano ancora lontane. E all’interno della scuola era esplicitamente consentito fumare negli spazi ricreativi: la mensa, i cortili interni, alcune aule dove ci si parcheggiava nelle ore buche quando pioveva o faceva troppo freddo per stare all’aperto (per chi non lo sapesse, la scuola superiore americana è organizzata come l’università: ciascun insegnante ha la sua aula e gli studenti si spostano da una lezione all’altra componendo l’orario in base al loro piano di studio individuale). Formalmente, quindi, la situazione era molto più permissiva di quella italiana. Con il piccolo dettaglio che negli spazi in cui fumare era vietato (corridoi, aule e bagni), il divieto veniva fatto rispettare davvero. Un giorno io e un mio amico decidemmo di esibirci nella spacconata di fumare camminando per i corridoi. Alla prima svolta ci imbattemmo nel vicepreside. Che sembrava la caricatura di un americano da commedia: era alto, enormemente grasso, con capelli tenuti sempre lucidi e incollati al cranio da dosi enormi di brillantina, portava inverosimili camicie blu scuro a pois bianchi, calzoni a righe, scarpe bicolori, e mi chiamava Fléivioh. «Fléivioh, Jeff!» esclamò sorridente quando ci vide, «come with me, boys». Ci accompagnò nel suo ufficio tenendo un braccio enorme sulle spalle di ciascuno di noi, e chiacchierando del più e del meno come se stessimo andando a berci una birra insieme (cosa che, fuori dalla scuola, sarebbe in seguito successa davvero, rubando qualche mese sull’età). Arrivati nella sua stanza ci liberò dalle sigarette che ci pendevano ancora dalle labbra e le spense nel portacenere sulla sua scrivania (fumava anche lui). Mentre io continuavo ad aspettare la lavata di capo che non arrivava, si sedette, prese un blocchetto di moduli e, senza mai smettere di parlarci cordialmente del più e del meno, ci affibbiò un giorno di sospensione a testa. Io credevo di morire. Una punizione del genere non mi era mai capitata nella vita. E lui non era nemmeno arrabbiato. Provai ad abbozzare una debolissima protesta, che si spense subito sotto il peso della constatazione che in effetti il divieto di fumare nei corridoi c’era, la sanzione prevista era un giorno di sospensione, noi eravamo stati sorpresi a fumare in corridoio, quindi ci toccava la punizione. Punto e ci rivediamo dopodomani con il foglio di sospensione firmato da genitori, ragazzi. Take care.

Quei due episodi mi hanno fatto capire come nessun libro avrebbe mai potuto quanto sia incisa a fondo nel senso comune anglosassone l’idea di una giustizia meccanicamente implacabile. Non ci sono scoppi emotivi, non è detto che ci si arrabbi con chi ha fatto qualcosa di sbagliato, magari lo trovi anche simpatico. Ma ad ogni azione corrispondono sempre delle conseguenze. Le regole sono ragionevoli ma inflessibili.

Se hai omesso di fare un compito rimedi e quando hai rimediato ottieni il riconoscimento per le altre cose che hai fatto: ma guai a pensare che siccome «sei bravo» ti spetta un qualche tipo di speciale indulgenza. Ti si permette di fumare nel refettorio, ma se fumi in corridoio sarai sospeso come dice il regolamento, anche se è la prima volta, anche se eri appena rientrato dal cortile, anche se prometti di non farlo mai più e via recitando tutto il repertorio difensivo adolescenziale. Hai sbagliato, ti fai il tuo giorno di sospensione e dopo sei a posto come prima.

L’America è nata dai Pilgrim Fathers calvinisti e conserva il ricordo di questa origine nel proprio Dna culturale. I puritani che hanno fatto l’America venivano dalla Gran Bretagna, e anche nella cultura inglese l’impronta della rigida morale protestante è fortissima. Noi siamo nati dalla spettacolarità barocca della Controriforma cattolica e dall’abitudine a servire i padroni che si litigavano il nostro territorio.

Tra il Seicento e il Settecento in Italia usciva un’edizione dopo l’altra del Bertoldo Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce e Adriano Banchieri. Insieme ai personaggi della commedia dell’arte, il picaro furbo Bertoldo con la sua disgraziata prole è la bandiera più autentica di una vasta parte del nostro spirito nazionale. Nello stesso periodo, e anche dopo, il popolo anglosassone leggeva The Pilgrim’s Progress di John Bunyan. Se non l’avete mai letto, vi consiglio di approfittare dell’estate per colmare la lacuna. Perché se no non potrete mai capire niente né dell’America né della Gran Bretagna. E già che ci siete, fareste bene ad aggiungere i manuali pedagogici di Cotton Mather, l’autobiografia di Benjamin Franklin e i sermoni di Jonathan Edwards. Per cominciare.

Un personaggio come Silvio Berlusconi è quasi geneticamente incompatibile con l’etica severa del protestantesimo da cui è nato il capitalismo moderno. L’etica del lavoro umile, dell’accumulazione paziente, del sacrificio. Questo dice l’Economist quando scrive che «Lungi dall’essere, come sostiene, l’uomo che sta creando una nuova Italia, egli è il campione e continuatore del peggio della vecchia Italia». Il peggio della vecchia Italia è la furbizia bertoldesca che il mondo anglosassone trova pittoresca quando è in vacanza ma non capisce e disprezza quando è applicata al lavoro.

Il mondo anglosassone non riesce a concepire che i politici accusati se la cavino con espedienti furbetti. Quelli che si lamentano della «persecuzione» di Berlusconi da parte di Colombo e Boccassini non hanno (o fingono di non avere) idea di quale incubo siano gli special prosecutor americani. Il repubblicano Nixon fu costretto alle dimissioni da un pubblico ministero appositamente nominato dallo stesso presidente per indagare sul caso Watergate: un pubblico ministero dichiaratamente democratico e ostile al presidente. Clinton incaricò il repubblicano Starr—amico e consulente delle lobbies che si erano battute per impedire la sua elezione—di indagare sul caso Whitewater in cui era stato implicato. E siccome non trovò nulla per inchiodarlo su quella storia, il mastino andò avanti rivoltando tutti i sassi che trovava finché riuscì a tirar fuori il vestitino macchiato di Monica. Da quelle parti si fa così: se un presidente è sospettato di qualcosa, lui è costretto ad affidare le indagini a qualcuno che gli sia dichiaratamente e apertamente nemico. Perché a loro importa solo sapere se uno ha fatto quello di cui è accusato o no, e un avversario offre maggiori garanzie di andare fino in fondo nella ricerca della verità. Se poi uno è innocente, non c’è persecuzione indagatoria che tenga, alla fine le cose si chiariscono.

Andate a rileggervi anche le dichiarazioni del pubblico ministero americano che ha fatto arrestare la grande imprenditrice Martha Stewart. Per i pubblici accusatori americani è ovvio naturale e giusto accanirsi in maniera particolare contro i personaggi importanti: l’azione penale è anche pedagogica e preventiva. Arrestare un poverocristo toglie solo lui dalla circolazione, mettere in galera uno ricco e famoso insegna a tutti che il crimine non paga, che la legge è davvero uguale per tutti.

Per questo il mondo liberale e capitalista anglosassone considera Berlusconi un corpo estraneo, un mostro inguardabile: perché lui strepita e fa la vittima e si sottrae ai processi e dice una volta una cosa e una volta un’altra. Perché cerca di cavarsela parlando d’altro quando c’è solo da vedere se ha fatto quello di cui è accusato. Questo e solo questo conta nel mondo anglosassone. Non chi sia ad accusarlo, non i motivi per cui lo si accusa, non il sospetto che anche altri possano essere altrettanto colpevoli. Conta sapere se lui ha fatto quello di cui è accusato. E se lo ha fatto non c’è contesto che tenga. Subisce la pena prevista, e dopo amici come prima.

Conosco l’obiezione standard dei berlusconiani in servizio permanente: non è vero che tutto l’establishment giornalistico-finanziario sia contro Berlusconi, l’opposizione cita sempre l’Economist e il Financial Times che lo odiano e dimentica per esempio il Wall Street Journal che lo difende, per non parlare di riviste ultrareazionarie come la National Review.

Benissimo, parliamone di come lo difendono e perché. Per chi appoggia la politica estera ormai apertamente imperiale di Bush, Berlusconi è un perfetto satrapo periferico. Come hanno sempre saputo gli imperatori che tolleravano e incoraggiavano la corruzione dei servi a cui delegavano il potere nelle terre lontane, l’indecente corruzione del satrapo era una garanzia di fedeltà assoluta. Perché un corrotto è privo di alternative. Non potrà mai avere la velleità di contraddire l’imperatore. E all’imperatore non importa nulla del buon governo nelle provincie periferiche, basta che arrivino puntualmente i tributi. L’imperatore non ha bisogno di stimare i satrapi, li disprezza ma gli consente di arricchirsi perché gli sono utili. Fuori dalla sua sudditanza nei confronti di Bush, Berlusconi non ha alcun futuro politico internazionale. Di sicuro non ne ha in Europa. Quindi è perfetto per il ruolo.

Dico, ma voi che considerate Berlusconi un piccolo dio, fate finta o davvero non vi rendete conto di cosa vuol dire che Bush riceve Blair o Sharon a Washington, durante la settimana, mentre Berlusconi si deve accontentare di un week-end nel ranch privato? Davvero pensate che un barbecue in Texas sia come un discorso davanti al Congresso? Davvero non capite che quella che riceve Berlusconi è come la gratifica riservata a un servo utile ma troppo sciocco e impresentabile per essere portato in ufficio?

Tempo fa sul New York Times è uscito un articolo di Frank Bruni che metteva a contrasto Berlusconi e Prodi. Vi si parlava, fra l’altro, di come nel passato di Prodi ci sia la docenza ad Harvard e in quello di Berlusconi la carriera di pianista di piano bar sulle navi da crociera. Un articolo che Christian Rocca citava come esempio di analisi equilibrata e riassumeva così:

...le due opposte visioni del mondo del Cav. e di Prodi. La prima liberista-cazzara e la seconda quella austero-cattolica.

Perfetto. Quasi perfetto. Perché a Rocca si sono incrociate le dita scrivendo i binomi aggettivali: le visioni che si confrontano sono da un lato quella cazzara-cattolica e dall’altro quella austera-liberale. Da un lato quella di Bertoldo, Arlecchino, Pulcinella, Lucignolo e Masaniello. Dall’altro quella di Galileo, Beccaria, Cattaneo, Mazzini, Sella, Einaudi.

Contrariamente a quello che pensano Rocca e compagni, l’Italia cazzara di Berlusconi non è affatto nuova. È proprio la vecchia, intollerabile Italia dei servi divertenti e imbroglioni. Che sarebbe ora venisse archiviata per sempre nella letteratura e nella storia e lasciasse spazio all’Italia che lavora per costruire cose piuttosto che per portarle via agli altri. Quella austera, liberale, moderna: meno divertente, forse, ma infinitamente più affidabile.

Dopo, l’Italia moderna si può rimescolare e dividere fra destra e sinistra. Dopo. Prima bisogna liberarsi del governo di Bertoldino e Cacasenno.

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Commenti

  1. vorrei averlo scritto io.
    emanuele    3 08 2003 - 13:59    #
  2. Una lettura che arricchisce lo spirito e la cultura.

    Francesco    4 08 2003 - 11:50    #
  3. well well well, certamente moltom piacevole la lettura e condivisibili molti fatti, ma il master britannico ha tuttavia qualche problema: come dovrebbero reagire le due comunita' inglesi (USa UK) dopo la verifica delle bugie dei servizi speciali dei loro governi con enfatizzata pressione al congresso ONU?
    Come si spiega che l'ONU non ha applicato alcuna azione "punitiva" a coloro che non hanno rispettato le sue regole?
    Come sempre il soldo (alias potere) ha l'ultima parola ed i principi si adattano ad esso.
    Buon lavoro Flavio!
    ernesto    4 08 2003 - 13:51    #
  4. le visioni che si confrontano sono da un lato quella cazzara-cattolica e dall'altro quella austera-liberale
    Non ho capito Prodi Fassino D'Alema Bertinotti ecc. di quale di questi due schieramenti farebbero parte.
    A me difetta l'ottimismo di credere che si trovino nel secondo..
    Comunque un bellissimo post non c'è che dire :-)
    mim*    4 08 2003 - 15:12    #
  5. Bello bello bello. Grazie.
    stefangeorge    4 08 2003 - 16:31    #
  6. Davvero bello, mi unisco ai ringraziamenti
    userunfriendly    5 08 2003 - 14:48    #
  7. Bell'articolo, ma il fatto per me sta che Berlusconi solo da quando si è messo in politica è sotto i riflettori della giustizia in maniera cosi' pervasiva e assoluta. E' questo peccato originale che per me inficia tutto il lavoro svolto da questi ottimi pm, perche' che siano bravi è innegabile, ma io li vorrei oltre che inflessibili anche corretti.
    antonio    5 08 2003 - 15:18    #
  8. Bell'articolo, ma il fatto per me sta che Berlusconi solo da quando si è messo in politica è sotto i riflettori della giustizia in maniera cosi' pervasiva e assoluta. E' questo peccato originale che per me inficia tutto il lavoro svolto da questi ottimi pm, perche' che siano bravi è innegabile, ma io li vorrei oltre che inflessibili anche corretti.
    antonio    5 08 2003 - 15:19    #
  9. ottimo articolo
    anche se non vorrei passasse l'immagine di una cultura anglosassone priva di qualunque macchia...
    PL2    6 08 2003 - 05:31    #
  10. Mi piace soprattutto laparte di mezzo, quella che richiama lo Spirito dei Padri Pellegrini. Non hai citato Weber. Rispetto al Luteranesimo o al Calvinismo, Weber assegnava proprio ai Padri Pellegrini, alle comunità americane, un ruolo trainante nello sviluppo del moderno capitalismo. Sviluppatosi - badate bene - non già grazie a tycoon con villa a Portofino, ma grazie alla laboriosità di uomini pii. Ora, non è detto che quel modello sia il migliore. Weber tra l'altro afferma che - attualmente (quando scriveva lui, ma il suo pensiero è valido a maggior ragione oggi) - questo processo è arrivato ad un vicolo cieco. Quel fervore, quel senso civico, ora sono soltanto una gabbia di acciaio. Ma il problema degli italiani è che con la scusa della "gabbia d'acciaio" possono continuare a fare i - come li chiami? - barocchi, i servi che cercano di mangiare alla mensa del padrone. E questa Italia a me non piace affatto.
    ATTENTIALCANE    6 08 2003 - 08:39    #
  11. Una perfetta analisi storico culturale del divenire dei valori nelle diverse culture: protestantesimo e cattolicesimo a confronto. Se allarghiamo l'orizzonte, ritroviamo nel taoismo e nelle culture orientali molte analogie con il protestantesimo. Ricordo un bellissimo inserto illustrato da Oliviero Toscani sulla rivista Linus, nel quale venivano rappresentati i diversi valori di molte religioni e culture del mondo.
    Una annotazione al pregevole articolo: le contaminazioni.
    Vincenzo    6 08 2003 - 08:43    #
  12. Complimenti Flavio, concordo pienamente.
    Piccolo aneddoto personale. Durante l'università condividevo la casa a Brighton (GB) con un gruppo di inglesi piuttosto "grunge" o Punk. O semplicemente "zozzi e simpatici", come li definiva mia zia. Da quella casetta alla facoltà c'erano solo due fermate di treno. Troppo poche perché il bigliettaio riuscisse a effettuare un controllo completo. Avendolo scoperto non pagavo mai il biglietto e durante una cena, mi feci bello della mia furbizia con simpatia tutta... "bertoldesca".

    Non mi presi una lavata di testa, né alcun rimbrotto. Semplicemente scese un silenzio perplesso. Poi tutti - ma proprio tutti - fecero alcune riflessioni molto pacate sull'erroneità del mio comportamento. Alcune riflessioni erano semplici "se tutti facessero così, cosa succederebbe...", altre pratiche "personalmente non ho nulla contro i servizi ferroviari inglesi" e così via. Ma nella sostanza i miei colleghi-studenti non capivano perché non volessi pagare il prezzo di un servizio che usufruivo. Un servizio pubblico.

    Nella mia bella Lacost stirata e nei miei jeans Levis, mi sentii una vera merda.
    Questo mi fece riflettere.

    La sera successiva uscimmo al pub. Una bella festa per il saint Patrick Day. In realtà un'occasione per darci dentro. Tutti eccetto uno: la persona che guidava. Uno dei ragazzi non bevve e accompagnò gli altri - fradici - a casa.
    "It's the law", non c'è nulla da discutere.
    La legge deve essere rispettata perché è l'unico metro di dignità di una società.

    Per questa ragione oggi non posso credere che tanti politici - per convenienza - e tante persone accettino un governante che basa il suo potere sulla discussione di questa premessa.
    Andrea
    Andrea    6 08 2003 - 14:53    #
  13. Forse lo spirito puritano e anglosassone si attaglia meglio a 2 pubblici ministeri che proibiscono alla difesa di un imputato l'accesso a un fascicolo solo perchè contiene elementi probatori a discapito? Forse negli USA un Berlusconi non sarebbe un politico, ma di certo la Boccassini non sarebbe un PM. Un presidente corrotto deve essere condannato per corruzione, non per le balle raccontate per nascondere le fellatio galeotte. Al Capone doveva marcire in galera perchè mafioso, non perchè evasore fiscale. L'azione giudiziaria o sa dimostrare e perseguire un reato o è niente del tutto.
    L'approccio austero-cattolico ha caratterizzato in qualche modo la condotta di Prodi nell'affare IMI-SIR, Nomisma ecc.? Mi pare che al di là degli approcci, si tratti sempre di malcostume politico.
    Caro Grassi, il suo è un bell'articolo e l'argomentare è piacevole. Ma diciamocela tutta a microfoni spenti e penna posata: il problema Berlusconi esiste da quando Berlusconi è vincente. Quando smetterà di essere vincente, tornerà ad essere folklore italico.

    Alessandro    7 08 2003 - 11:34    #
  14. Davvero un articolo meraviglioso. Molto istruttivo. Saluti, d.
    Damiano    7 08 2003 - 11:45    #
  15. OK, niente da eccepire. Belle storie. E scrivi pure bene. Hai finito il repertorio o puoi presentarci storie analoghe anche su altri politici e "mecenati" italiani? Dimenticavo: i "mastini" incaricati statunitensi si muovono solo per dollari, e molti. Anzi, scusa: moltissimi. Non so se riesco a spiegarmi: Berlusconi non è chiaramente un Dio, anzi, ma è la montematicità del bersaglio di questi anni che preoccupa. Ok, mettiamlo in prigione. Benissimo. Poi? Ok, è l'unico pirla d'Italia. E poi?
    angelocesare    7 08 2003 - 17:38    #
  16. Il mio Professore di Lettere (nazionalità italiana), al Liceo Statale (in Italia), all'inizio dell'anno diceva con "voce normale" che avrebbe messo un "3" (in decimi) nel trimestre a chi non recuperava un compito in classe o un'interrogazione saltata (anche se giustificata da un genitore). E dava un termine ben preciso per poter recuperare la mancanza. Non si poteva fumare in nessun posto se non nel bagno. E così accadeva. Altrimenti multa e mezzo voto meno in condotta. Con sette in condotta (in decimi) si veniva rimandati a settembre in tutte le materie.

    angelocesare    7 08 2003 - 18:56    #
  17. montematicità = monotematicità; mettiamlo = mettiamolo (se leggesse il mio povero Prof. di lettere!) :-)
    angelocesare    7 08 2003 - 21:51    #
  18. articolo divertente , analisi impietosa e ahi noi, realistica. grazie || p.s.. non condivido solo le regole generali del tuo sito, quello di cancellare commenti volgari etc., in quanto anche il lessico utilizzato veicolerebbe "contenuto" (la classe e la cultura di chi ha lasciato il commento, in pratica è una censura preventiva ed elitaria la tua, a mio modesto avviso... deriva dal fatto che hai studiato in college prestigiosi, elettivi e selettivi;)?||
    malacarne    8 08 2003 - 15:16    #
  19. Non esageriamo: Berlusconi e' sicuramente il rappresentante dell'Italia cazzara-cattolica, ma la definizione di Prodi come il simbolo dell'Italia austero-cattolica mi sembra giusta. L'unico nome che metterei accanto a quello di Cattaneo, Einaudi ecc. come continuatore della tradizione austero-liberista e' quello di Marco Pannella.
    Stefano    8 08 2003 - 15:43    #
  20. Sono d'accordo con MIM quando afferma che all'Italia di Bertoldo appartiene anche D'Alema e Bertinotti; sono d'accordo anche con tutti i complimenti che ti sono stati rivolti, davvero un intervento molto ben articolato.

    Vorrei però ricordare ad Alessandro che il problema si è RIDOTTO alla Bocassini, perché tutto il resto è caduto o si tenta di farlo cadere in prescrizione. Forse una sorta di inconscio collettivo rimuove Dell'Utri, lo stalliere, il primo ingente prestito che è stato concesso all'allora squattrinato Berlusconi - dalla banca Rasini di Milano, di cui il padre Luigi era procuratore - rimuove questi fatti perché altrimenti, come dopo una tragedia o una tragica consapevolezza, non può continuare.

    Ma l'uomo in questione è stato premiato in buona parte per la sua capacità di trasmettere l'immagine dell'homo faber. Un self made man in salsa italiana, che "arriva" nonostante tutte le difficoltà che lo Stato Italiano oppone a chi "vuole fare" - ricordiamo che lo Stato Italiano in Italia è sempre di nessuno.

    E allora sfrutto la tua argomentazione Flavio e aggiungo l'osservazione di un amico. C'è una pratica religiosa prettamente cattolica che i protestanti proprio non riescono a digerire: la confessione. Nel cattolicesimo tu puoi consumare carnalmente un rapporto edipico (per non venir censurato la metto in questi termini), ma se vai a confessarti, puoi ricevere comunque l'Eucarestia. I protestanti no! Non vengono assolti e si portano il peccato fin nella tomba.

    Questo governo va avanti a confessioni e assoluzioni che, secolarizzate, prendono il nome di CONDONI. Puoi trasgredire, ma alla fine di tutto c'è sempre un condono. Il lume che l'italiano intravede sempre in fondo al tunnel del mancato senso civico.

    L'avevano votato anche per il rinnovamento, ma penso che i più soddisfatti sono quelli che stanno bene se non cambia nulla, e nulla infatti cambia.
    Ludwig    8 08 2003 - 18:22    #
  21. Ottimo articolo,ma Clinton richiò l' impeachment perchè aveva mentito negando la sua relazione sessuale con Monica, relazione che l'America puritana non poteva, e non voleva, accettare.
    fulvia    8 08 2003 - 21:26    #
  22. Alcune personalissime osservazioni alla rinfusa, circa il pezzo "il fattore B(ertoldino)". Alla libera(L) discussione:

    Belli e significativi gli aneddoti americani: è tutto vero...ma a proposito del fumo, (sempre per esempio)il governo Berlusconi mi sembra che stia andando in quella direzione fattiva e culturale. A proposito del "siccome sei bravo ti spetta una qualche indulgenza speciale" mi sembra che sia stata questa una cultura - forse ma forse - della cosiddetta prima repubblica dove le indulgenze si davano anche e soprattutto a chi non era bravo. Ora mi pare che (sempre per esempio) Berlusconi stia andando nella direzione fattiva e culturale del "siccome sei bravo ti do quello che ti spetta". Lavori bene? Ti promuovo. Non fai un
    cavolo dalla mattina alla sera? Ti cerchi un altro posto di lavoro, per favore, e fai spazio a chi ha voglia di fare. Anzi l'esempio della tesina è contraddittorio: non consegnandola per tempo come tutti gli altri lo studente ha trasgredito una norma e nonostante questo ha avuto identici diritti degli altri che si erano fatti il mazzo per tempo. Pensateci, non vi
    darebbe fastidio? Altro discorso è quello della apertura mentale nell'applicare le norme, con "misericordia", direi.

    Ridurre il '600 e '700 italiano a Bertoldo Bertoldino e Cacasenno, come se fosse il best-seller di quei secoli, in grado di condizionare la mentalità comune come oggi può fare un qualsiasi Professor Eco o un Lorenzo Jovanotti, è
    per lo meno limitante per chi abbia una vaga idea della storia del pensiero, della cultura, dell'arte italiana ed europea. E chi conosce veramente l'arguzia umanissima di Bertoldo può capire quanto essa sia irriducibile al potere costituito e illiberale, cioè quanto essa
    sia di fatto metafora di quanto il potere non riesca ad averla vinta sulla libertà del pensiero e della coscienza dell'individuo.

    E poi, detto fra noi, chi non ha mai voluto essere, o fare il furbo, con tale intelligenza almeno una volta nella vita?! Scagli la prima pietra. Quindi gettare "caca su Bertoldo-senno", secondo me, non paga!

    Ricordo che l'etica protestante, se fosse realmente come viene descritta, sarebbe la panacea di tutti i mali del mondo: forse che serve qui un elenco delle malefatte storiche dei "santissimi paesi anglosassoni"? Non che siano i soli ad averle fatte, anzi: ma almeno non li si descriva come dei perfetti emanatori di una giustizia assoluta e perfetta, senza sbavature, errori e corruzioni. Per favore! Magari, poi, da
    parte degli stessi che li attaccano come nazisti quando fanno la guerra ad un pazzo sanguinario sterminatore di uomini donne e bambini.

    Cito: "...perchè a loro importa solo sapere se uno ha fatto quello di cui è accusato o no, e un avversario offre maggiori garanzie di andare fino in fondo nella ricerca della verità...": infatti Starr fu così onesto e disinteressato che non trovando nulla contro il presidente Clinton pensò
    bene di additarlo al suo paese e al mondo intero per una "fellatio non clarata". Bella roba il moralismo protestante...E comunque non mi pare che
    in Italia le indagini su Berlusconi e Co. siano state affidate al Fedele Confalonieri o a Stefania Craxi, come sembra dare per scontato l'autore.

    Bellissimo poi il "l'azione penale è anche pedagogica e preventiva" (che bello vedere i suicidi di Mani Pulite ehhh???!!...che bello stato liberale e democratico alla Robespierre) e "mettere in galera un ricco e famoso insegna
    a tutti che il crimine non paga..." (quindi in gattabuia, a estrazione, un potente al mese, almeno i poveri smetteranno di fare i cattivi!!!??). Per favore !!!!! Un giacobino o un funzionario del Kgb in confronto...delle
    educande!

    Parlare di Berlusconi come di un "satrapo" servo di Bush è come dire che Prodi è la longa manus della finanza ebraica nella UE. Cioè una gran cazzata (sicuri????). Intanto: se Berlusconi è un "satrapo", Saddam e compagni cosa erano o cosa sono? Per quanti decenni la sinistra italiana è stata la "satrapa" delle dittature assassine del comunismo reale. De Gasperi era un "satrapo" perchè ha accettato il piano Marshall? Tony Blair è un "satrapo" perchè ha una politica estera sempre appiattita su quella americana? Che
    tipo di tasse paga l'Italia agli USA, che non paghino anche gli altri governanti della UE? L'Italia partecipa con l'Unione Europea ai
    finanziamenti/investimenti per lo sviluppo della Russia post-comunista. Putin per riconoscenza e sudditanza psicologica è quindi "satrapo" di
    Berlusconi? Forse i fatti geopolitici ed economici vanno letti tenendo conto di fattori un po' più sfumati e complessi.

    Che Prodi non sia un austero cattolico siamo invece d'accordissimo: ma ragazzi austero liberale mi pare troppo per uno che continua ad essere catto-post-comunista e che riceve il voto di milioni di parrocchiani d'Italia e di decine di Vescovi. Ma non si preferiva l'etica protestante? Chiarirsi le idee: o Prodi non è
    cattolico o la Chiesa cattolica si è protestantizzata (vere tutte e due, forse!!!!).

    Io preferisco essere un "cazzaro-cattolico", cioè uno che sbaglia continuamente, che non si crede integerrimo per il passato e per il futuro,
    che se addita la moralità degli altri un secondo dopo se ne vergogna, che non pensa ad un mondo di giusti e di puri perchè sperimenta innanzitutto la
    fonte dell'ingistizia e del male in se stesso, ogni giorno. Se non si parte
    da qui, ogni giudizio sulla realtà (anche politica) diventa moralista,
    parziale e irrealista e si arriva perfino a preferire il calvinismo della
    Enron, quello di un Perry Mason che ti controlla le macchie sulle mutande, o quello di un Bush che (pare..pare..) riceva i peccatori nella bella
    fattoria-ia-ia-o e i farisei alla Casa Colomba Bianca Vola, alla "misera" umanità di un Berlusconi-Cacasenno che - fino a prova contraria - a me, ai miei famigliari a ai miei amici - non ha ancora levato una goccia di libertà
    reale. E non sono suo cugino.

    alberto gili

    Milano

    alberto    9 08 2003 - 11:57    #
  23. Almeno a grandi linee il confronto tra i paesi di cultura cattolica e quelli di cultura protestante dà ragione alla tua analisi. Basta guardare il continente americano dopo 5 secoli di colonizzazione europea: il confronto tra l'America latina e il Nord America dice tutto.
    Però io mi sono sempre domandata una cosa: è il protestantesimo che ha creato la mentalità protestante o è una mentalità 'protestante' preesistente al protestantesimo che ha portato a non riconoscersi più nella Chiesa romana e a far nascere il protestantesimo.
    E, altrettanto: è la Chiesa cattolica che ha formato la mentalità degli italiani o sono gli italiani che hanno plasmato il cattolicesimo a loro immagine e somiglianza?
    Cioè, non c'è forse un dato antropologico e culturale che precede? Forse certe differenze vanno cercate nella natura delle culture nordiche e barbariche rispetto a quelle mediterranee... Però non ho gli strumenti per queste analisi. Solo un mezzo sospetto.


    mez    9 08 2003 - 21:44    #
  24. Curioso popolo, quello statunitense ...
    Condanna Clinton per uno o più rapporti orali con una stagista neanche poi tanto bella e non si sogna di (almeno fingere) scandalizzarsi per il tiro a tre dei Kennedy con la bellissima Marylin Monroe. Forse é solo una questione di sex appeal ? Od ai belli e ricchi si perdona tutto ?
    Comanche    10 08 2003 - 09:11    #
  25. mi verrebbe da dirti " senti, ma non ce la fai proprio ad essere più sintetico ?" :-) scherzo.
    ben scritto. ben argomentato. condivido. non ho capito però perchè si parla di berlusconi e non della gente italica tutta. joseph de maistre diceva che ogi paese ha il governo che si merita. noi oggi ci meritiamo berlusconi (poveri noi), ma negli anni passati ci siamo meritati d'alema, amato, prodi, dini, ciampi e tutta la dc e craxi (poveri noi). per parte mia, io sono convinto che fra qualche anno, o più probabilmente qualche decennio, ci sarà un grande movimento di opinione e di media che si chiederà come sia stato possibile attraversare gli anni '70, gli '80, i '90 e gli anni di oggi facendo finta di non vedere che quello che dicevano i radicali con anni di anticipo poi si verificava puntualmente trovando impreparata tutta la classe politica di questo paese che tira tutto a tarallucci e vino. concordo con un commento che mi ha preceduto nell'indicare Pannella come unico erede del liberalismo da troppo tempo assente in questa povera provincia del mondo. complimenti per il tuo post. ciao.
    Umberto    10 08 2003 - 11:04    #
  26. Bello l'articolo.

    Per quanto riguarda l'ultima domanda di mez, credo sia interessante vedere la cosa anche in prospettiva nord/sud. Al nord inverni gelidi hanno costretto la gente a diventare "razionale", cioè se per esempio non si pianificava bene il cibo e la legna per l'inverno, si moriva. Qui da noi, tutti liberi di improvvisare soluzioni veloci ai problemi di ogni giorno.

    Non so quanto ci sia di culturale e quanto di genetico in ciò, ma vedo che così facciamo ancora oggi con regole e leggi. Siamo famosi per creatività ed espressione, un po' meno per il rispetto delle regole e la pianificazione a lungo termine. Siamo bravi a fare le leggi, ma ancora più bravi ad aggirarle. In Germania dove sai che tutti si attengono alle regole può tranquillamente esistere un'autostrada senza limiti di velocità, tanto sai che se uno esce mette la freccia. Qui invece vedi per esempio con la patente a punti (a mio avviso un interessante esempio di idea nordica applicata al sud - vediamo come si evolve), che se in certe città si mettessero a controllare anche solo le cinture di sicurezza davanti (per non dire quelle dietro), chi non si ferma sulle strisce pedonali (per non dire al rosso), il casco sui motorini (per non dire in due o più su un motorino) e automobilisti con cellulare all'orecchio (per non dire autisti di autobus, camion, ambulanze, ecc.)... di cinque punti in cinque punti in due giorni sarebbero quasi tutti senza patente.

    E così il vigile/poliziotto italiano ha l'enorme responsabilità e potere di fermare chi gli pare, e di applicare quello che gli pare, ma non a tutti, perché altrimenti nulla funzionerebbe più. E da queste piccole cose arriviamo a una giustizia più grande, in cui se si applicassero alla lettera tutte le leggi non funzionerebbe più niente (per un po' almeno, ma chi avrebbe il coraggio di farlo, o forse è di questo che l'Economist indirettamente accusa?) In questo contesto non stupisce che come il vigile urbano anche il giudice sia libero di chiudere gli occhi di fronte alle tante cose che pur accadono e tutti vedono, e di applicare le leggi che vuole con chi vuole, e poi di dire che ha "solo fatto rispettare le leggi". In questa discrezionalità che pare divenire tanto più smisurata quanto più nord e sud si mescolano, vedo uno dei nostri grandi mali.

    Questo scontro "nord-sud" non è nuovo (non ero bravo in storia: era in Alsazia che leggi francesi sono state per un certo periodo applicate da zelanti poliziotti e giudici tedeschi, e nulla più funzionava? o forse era Udine in tempi di tangentopoli? o sarà l'applicazione della patente a punti a Napoli?), e credo sia molto interessante la sua evoluzione in tempi di globalizzazione, vedere come tutto eventualmente si assesterà su un eventuale piano comune etico e legale.

    Michele C. Battilana


    mic    11 08 2003 - 10:41    #
  27. "Noi siamo nati dalla spettacolarità barocca della Controriforma cattolica": ma prima ci sono stati Dante, Petrarca e Boccaccio. E la straordinaria bellezza del Rinascimento. Io preferisco vederle qui le mie origini. Il barocco, in fondo, è durato poco. E quanto alla Controriforma, anche i cattolici, nella vita di tutti i giorni, si sono sempre arrangiati. Certo: questo deriva dall'abitudine a servire i vari padroni eccetera eccetera. Gli anglosassoni, nel loro splendido isolamento, non hanno avuto di questi problemi.
    Va bene, "gli anglosassoni non tollerano chi cerca di cavarsela con espedienti furbetti". Ma perché il presidente degli Stati Uniti, "l'uomo più potente del mondo", vanta così spesso un passato privato piuttosto... "inglorioso". Davvero non si trova di meglio? Forse l'alcolismo, qualche spinello di troppo, un paio di figlie esagitate, un'esuberanza sessuale non del tutto sotto controllo o qualche altro scheletrino nell'armadio possono sempre far comodo a una lobby insoddisfatta dei risultati.... Per altro, se è vero che l’etica americana non tollera un privato “sgangherato” (perché se uno non è capace di gestire correttamente la sua vita, non si capisce come potrebbe gestire una nazione), l’empeachment di Bill Clinton non è dipeso dal fatto che ha avuto una relazione con la procace stagista. Ma dal fatto che ha detto le bugie: negando la stessa relazione sotto giuramento.
    Ancora. “L'azione penale è anche pedagogica e preventiva”. Giusto. Non molto
    efficace, visti gli ultimi numeri sulla popolazione carceraria Usa: 2 milioni e passa di americani. “Mettere”in galera uno ricco e famoso insegna”... Già: peccato che le carceri trabocchino di povericristi. Neri, per lo più. O.J. Simpson, a parte, naturalmente. Ma lui - eh, già - era ricco e famoso.

    mteresa    11 08 2003 - 11:15    #
  28. Ho letto attentamente l'articolo e la maggior parte dei commenti.
    Sono meravigliato dalla perspicacia dell'Autore,e lo ringrazio per averci dato la possibilità di riflettere su questo argomento. Aver la presunzione di capire la cultura anglosassone sulla base di alcune esperienze scolastiche e qualche buona lettura, è qualcosa che mi affascina. Mi ricorda molto quelle meravigliose diete da 7 chili in 7 giorni, davanti alle quali Noi, della comunità dei deboli italioti goderecci, rimaniamo estasiati come una donna davanti all'elisir di lunga vita.
    Questa capacità di generalizzare, di cercare la verità a tutti i costi e poi zipparla in articoli di poche pagine, non riesco proprio ad apprezzarla.
    E vi assicuro non difendo nessun politico, e nessuna ideologia politica. Difendo la ratio, quella magnifica dote che troppo spesso lasciamo da parte perchè ansiosi di dire la nostra.
    Definire gli italiani "cazzoni-cattolici" o "austeri-liberi" la trovo una cosa insensata, non certamente superiore per dignità alle sfide presentate in "Ciao Darwin"-il programma televisivo presentato da Bonolis e De Laurentis- dove per lo meno le generalizzazioni e semplificazioni sono fatte con finalità ironica e non certo saggistica!
    Non mi voglio esprimere sulla veridicità delle affermazioni fatte dall'Autore riguardo a Berlusconi e al suo essere accondiscente e sudditante nei confronti del leader americano Bush, perchè non mi interessa! Non mi interessa capire chi ha ragione tra palestinesi e israeliani, come non mi interessa esser certo che Trapattoni sia meglio Zoff. Non ricerco la verità ma soluzioni, desidero che il conflitto medio-oreintale termini e, seppur meno ardentemente che l'Italia vinca!"Non mi interessa che il gatto sia nero o bianco ,ma semplicemente che prenda i topi"(sono certo che l'Autore riconoscerà il padre di questa massima).
    Perdiamo tempo e parole nel ricercare una verità che non avremo mai senza cercare la soluzione al problema, e in questo sì che Noi Italiani siamo specialisti!!!!!!!!
    BASTA rinfacciarci il passato, il presente e il futuro. BASTA disprezzare persone che rappresentano il nostro Paese all'estero etichettandoli con soprannomi ridicoli o peggio ancora, calunnie!E BASTA lodare i giornali stranieri che puntualmente gettano m....a sull'Italia
    Iniziamo a rispettare il Nostro Stato, i nostri Politici -democraticamente eletti- e soprattutto Noi stessi, Noi Italiani, con tutti i nostri difetti e debolezze, ma che in passato, e ancora oggi in moltissimi campi,hanno dimostrato e dimostrano al mondo intero di cosa siamo capaci!
    NG
    NG    12 08 2003 - 15:55    #
  29. ok ok ma siamo sempre alle solite storie..in questo paese si tende sempre a considerare lo straniero se non proprio puro privo di difetti sicuramente migliore di noi. a chi crede che l'america sia priva di difetti un luogo dove le regole si rispettano gli errori si pagano e poi tutti amici come prima consiglio di leggere libri come "educazione di una canaglia" di edward bunker o "american tabloid" di james ellroy.. per quanto calvinista l'america che ne viene fuori di certo non è puritana.

    dix    13 08 2003 - 16:59    #
  30. L'articolo - se è un articolo - è molto interessante. Ci sarebbero milioni di cose da dire. Berlusconi appartiene sia alla vecchia che alla nuova Italia, ma ciò che tende a espellerlo, in Italia, è la vecchia. Tutto molto interessante, dicevo, ma il quesito, il punto, per intanto è uno solo: se nell'insieme valga la pena di sostenerlo o di combatterlo in relazione a chi potrebbe prenderne il posto. Secondo me va sostenuto. Per ora, almeno. L'unica cosa dell'articolo che davvero non posso lasciar passare (ora, intendo) è che Berlusconi non sia uno che fa e che costruisce. E' davvero falso. Il potere si esercita togliendoti qualcosa o dandotela. Berlusconi appartiene a quest'ultima categoria, è "positivo", forse semplicistico, ma vuole darti perchè ritiene che al mondo non ci sia niente di meglio da fare per gli interessi di entrambi, e poi perchè sotto sotto - ridete pure, ma ha la sua importanza - è una persona buona. Il resto del suo partito è da prendere a calci nel culo.
    Filippo Facci    15 08 2003 - 12:09    #
  31. Mi sa che ultimamente i pellegrini si stanno picciottizzando.
    Massimo Morelli    16 08 2003 - 13:35    #
  32. Complimenti. Solo complimenti. E una piccola notazione: alcuni italiani hanno comunque ricevuto una educazione simile anche qui, che poi si può riassumere in una frase: ognuno è responsabile delle proprie azioni. Sempre. E soprattutto non di fronte agli altri, ma di fronte a se stesso. Si può chiamare Dignità, od Onore, o Onestà ( che parole desuete, non è vero?). In quest'ottica si può essere poveri e autentici signori, oppure miliardari e Presidenti ed autentici miserabili.

    marco ceruti    22 08 2003 - 10:55    #

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