Cronache del marciapiede

Tra Enver Oxa e l’Unione Europea

8 07 2003 - 13:04 · Flavio Grassi

Ieri la mia amica Ariana non era al suo posto. Mi ha spiegato che era rimasta a casa perch√© non se la sentiva di mettersi al lavoro. «Certi giorni proprio non ce la fai», mi ha spiegato. Non fatico a crederle.

Peraltro, non ha sprecato la giornata. Aveva una montagna di biancheria da lavare e altri lavori domestici arretrati. Cos√¨ ha chiamato un’amica e si √® fatta aiutare. Che era anche un modo per stare un po’ insieme e fare due chiacchiere in pace.

Fra due settimane va in vacanza. Un mese in Albania. Sta un po’ con i genitori, poi porta i figli al mare. √ą orgogliosissima dei suoi figli: hanno 14 e 12 anni, e sono bravissimi a scuola. Li far√† studiare. Cos√¨ poi potranno venire in Italia e fare un lavoro vero. Perch√© in Albania lavoro proprio non ce n’√®. L√¨ rimangono solo i vecchi e i bambini. Senza i soldi che manda lei a casa, i suoi dovrebbero tirare avanti con 50 euro al mese: «compri il caff√® e lo zucchero e sono finiti».

Anche tornare a casa la aiuta a ricaricare le batterie per sopportare la strada. Questa vita le costa davvero molto. Ma quando torna a vedere l’alternativa, trova la forza di tirare avanti. Dice che laggi√Ļ sono in molti a rimpiangere il vecchio regime: «Ti controllavano anche quando facevi pip√¨, ma almeno c’era lavoro e si mangiava. Oggi ci sono i delinquenti ricchi e per gli altri c’√® solo la miseria, il lavoro non esiste proprio».

Per√≤ c’√® anche chi guarda pi√Ļ al futuro che al passato. La speranza oggi si chiama Unione Europea. Alcuni danno addirittura per certa l’adesione dell’Albania entro pochi anni. Comunque la gente ne parla e lo spera: se il lavoro non arriva dall’Europa, i giovani continueranno a non avere altra scelta che emigrare per vivere.

E le donne continueranno a pensare che prostituirsi a Milano è brutto, ma fare la fame al paese è peggio.

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