Cronache del marciapiede

Lucciole di guardia

4 07 2003 - 14:37 · Flavio Grassi

Ariana √® una bella donna con un sorriso accattivante e l’intelligenza negli occhi. Per mesi ci siamo incrociati quasi ogni giorno. Dopo un po’ le persone che vedi spesso ti sembra sempre di conoscerle anche se non sai niente di loro. Cos√¨, un giorno Ariana e io abbiamo cominciato a salutarci quando ci vedevamo. A volte era un buongiorno se ci trovavamo vicini, a volte un cenno con la mano da lontano. Poi il buongiorno √® diventato ciao. E alla fine abbiamo cominciato a scambiarci qualche parola.

Oggi Ariana mi ha presentato la sua amica Ilaria. Avevo gi√† visto anche lei, qualche volta, ma non ci eravamo mai parlati. Lavorano insieme, Ariana e Ilaria. √ą sul loro posto di lavoro che le vedo quando passo. Ariana e Ilaria lavorano sul marciapiede. Sono due prostitute albanesi.

In Albania, Ariana lavorava in una fabbrica di armi. Quando √® crollato il regime, la fabbrica √® stata chiusa e lei √® rimasta senza lavoro con due figli da mantenere. Cos√¨ √® venuta in Italia, sette anni fa. Ovviamente, come tutte, credendo di trovare un lavoro ben diverso da quello che le √® toccato. Ogni tanto, quando non ne pu√≤ pi√Ļ, si prende una piccola vacanza e passa qualche giorno a rilassarsi in piscina. Non riesce a staccare proprio del tutto perch√©, non vedendola, i suoi clienti abituali le telefonano per sapere dove si trovi e quando potranno incontrarla. Ma nonostante queste intrusioni telefoniche, la vacanza la rilassa e dopo √® pronta a riprendere come sempre.

Anche Ilaria ogni tanto ha una crisi di sconforto. Pensa ai figli, rimasti in Albania come quelli della sua amica, al futuro che può dargli con i soldi che sta guadagnando, e le passa.

Entrambe si ritengono tutto sommato fortunate. Non hanno sfruttatori sulle spalle, quello che guadagnano è tutto per le loro famiglie e per loro stesse. Cercano di trattarsi meglio che possono, perché il mestiere non piace a nessuna delle due e vivere bene aiuta a sopportarlo. Anche il fatto di lavorare durante il giorno è un vantaggio, perché i loro clienti sono persone normali che di solito non creano problemi particolari. Pare che quelli pericolosi escano di sera, quando loro sono in casa tranquille davanti alla televisione.

Sono orgogliose per gli ottimi rapporti che hanno con gli abitanti del quartiere. Mentre chiacchieravamo, ho visto passare una signora distinta che spingeva una carrozzina costosa: una tipica abitante di questa zona medioborghese. Le ha salutate, loro hanno risposto al saluto e si sono informate sulla salute del piccino. Poco dopo hanno scambiato un saluto anche con un anziano signore.

Mi hanno raccontato che nei primi tempi, anni fa, c’era qualcuno che storceva il naso, ma alla fine anche quelli si sono ricreduti. Sono discrete, si vestono come qualsiasi signora perbene, e cos√¨ nessuno pu√≤ trovare da ridire sul loro conto. Anche perch√©, insieme al drappello di loro connazionali che lavorano nei dintorni, sono diventate addirittura una presenza rassicurante.

Diverse famiglie hanno lasciato i numeri di cellulare alle donne che lavorano sotto casa. Cos√¨ se una nota qualcosa di strano mentre i proprietari sono assenti, telefona. √ą successo anche la settimana scorsa. Una loro collega che staziona sul marciapiede di fronte ha sentito rumori strani provenire da un appartamento e ha chiamato. Questa volta era solo il gatto che aveva fatto cadere un vaso, ma l’episodio ha mostrato quanto sia efficiente la sorveglianza. Certo, non hanno il numero di tutti, ma in caso di necessit√† possono sempre chiamare la polizia.

Il loro problema principale in questi giorni √® il caldo. Stare in piedi per ore cercando un triangolo d’ombra per ripararsi dal sole √® faticoso. Gli abbassamenti di pressione sono debilitanti. Per fortuna, in un ufficio l√¨ vicino ci sono due impiegate che le riforniscono di acqua minerale, altrimenti nelle giornate pi√Ļ afose sarebbe veramente difficile tirare avanti.

Come tutti, aspettano con ansia che arrivi agosto. Quando potranno prendersi le ferie e passare un po’ di tempo in Albania con i loro bambini. Per poi tornare e continuare a sperare che sia la volta buona, che questo sar√† l’autunno in cui si riesce a trovare un lavoro vero.

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Commenti

  1. Bella storia, ben raccontata: è difficile ma anche su un tema che abusato è dir poco si può raccontare con altri punti di vista e altri stili. Complimenti.
    antonio    5 07 2003 - 13:12    #

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