Angoli scuri

Il naso rivelatore

10 04 2003 - 16:06 · Flavio Grassi

Chissà quante botte deve aver preso la povera Laura prima di decidersi a farlo. Forse la sera prima lui le aveva assestato un manrovescio di troppo, magari perché la minestra era un po’ salata.

Una volta presa la decisione, ci vuole poco. Nelle vecchie case di pietra di un borgo come Arnad, un barattolo di veleno per topi non manca mai. Al massimo lui si lamenterà per il sapore cattivo del caffelatte: non importa, sarà l’ultimo ceffone che le dà.

Il difficile viene dopo. Portare quel cadavere corpulento fino in cantina deve essere stata una fatica immane. L’avrà fatto rotolare giù per le scale. E poi, l’ultimo sforzo per trascinarlo fino alla “mbosa”, la buca dove una volta si tenevano le patate.

Fatto quello, il resto è facile. Raccattare un po’ di terra e calcinacci sparsi per coprire il corpo in qualche maniera. Tanto chi mai verrà a cercarlo qui? Lui avrà vomitato dappertutto prima di morire, ma a ripulire la casa lei ci è abituata. È la sua vita.

Con calma, lascia passare un paio di giorni poi va dai carabinieri a dire che suo marito è andato ad Aosta con qualcuno e non è più tornato. Come lei aveva previsto, lo cercano dappertutto tranne in casa. Devono essere giornate esilaranti per Laura. Per la prima volta nella sua vita è padrona di sè stessa.

Persino la televisione si occupa di suo marito. Lo cercano a “Chi l’ha visto?” I vicini le dicono poveretta; poi sottovoce le donne aggiungono che sta meglio sola, va là.

Non si accorge dell’odore che comincia a salire dalla cantina. Ci vive in mezzo tutto il giorno, si abitua a poco a poco, non può sentirlo. Al contrario del personaggio di Poe a cui il rimorso fa sentire rumori inesistenti, la sua felicità per la libertà conquistata le impedisce di avvertire la puzza di carogna.

Ma quell’odore di morto intorno alla casa è troppo forte perché non se ne accorgano i vicini. Arrivano i carabinieri, e lei gli racconta tutto.

Deve essergli sembrato fin troppo bello restare libera per otto mesi filati.
La Repubblica

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