Angoli scuri

Quando muore un amico

25 06 2003 - 09:57 · Flavio Grassi

Cosa scrivi quando in un incidente ti muore un amico con tutta la sua famiglia?

Oltre che un buon amico, Valerio Travi era un bravo giornalista, un professionista serio, una persona perbene. Passavamo ore a parlare di come oggi si dovrebbero fare—e poi per mille motivi non si fanno—le riviste di turismo. Silvia era una donna intelligente e dolce che tornava da ognuno dei loro molti viaggi piena di ricordi di persone. Le sue amiche in giro per il mondo erano una folla, e le ricordava tutte una per una con nostalgia. Arianna l’avevo incontrata una sola volta e mi era subito sembrata una figlia degna dei suoi genitori: aveva una ventina d’anni e stava con naturalezza in mezzo a un centinaio di giornalisti e manager, chiacchierando alla pari anche con cinquantenni poco abituati ad ascoltare.

Qualche mese fa Valerio mi aveva convinto a pubblicare due servizi sulla Birmania che, come sempre, lui e Silvia avevano fatto insieme: parlavano di una crociera di lusso e di un viaggio in mezzo alla gente. Io ero pieno di dubbi: bellissimo paese, gente stupenda, ma c’è la giunta militare. Gli avevo detto no, poi sì, poi non se ne fa più niente. E alla fine l’avevo pubblicato perché mi fidavo di Valerio e lui mi aveva spiegato che il turismo stava aiutando le persone a vivere meglio, anche dal punto di vista della situazione politica. Poi mi aveva persuaso che valeva la pena di dedicare spazio sulla mia piccola rivista a una destinazione del tutto sconosciuta come il Lesotho. Ci andranno cinquanta turisti italiani all’anno ma non importa, aveva ragione lui: valeva la pena di occuparsene.

Avevamo tanti progetti per i prossimi mesi. Adesso cosa me ne faccio di tutti quegli appunti?

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