Scienza

Narcisismo genetico

19 06 2003 - 12:54 · Flavio Grassi

Dunque, come la racconto. La notizia è che un gruppo di biologi ha fatto una scoperta fondamentale a proposito del cromosoma Y, quello che differenzia i maschietti dalle femminucce. La scoperta è questa: il povero Y passa la vita a cercare disperatamente di non estinguersi, mentre le X prosperano sane e felici.

E non è che la lotta per la sopravvivenza stia andando proprio benissimo. Pare che un tempo X e Y avessero più o meno le stesse dimensioni: contenevano ciascuno un migliaio di geni. Ma col passare del tempo, mentre X è rimasto bello e florido, il povero Y si è ridotto al lumicino: oggi siamo intorno a 100 miseri geni: dieci volte meno dell’originale. Di questo passo, i geni di Y finiranno come la particella di sodio della pubblicità.

Sentite, è già abbastanza difficile così. Le signore lettrici sono pregate di astenersi da fantasie nostalgiche riguardanti gli uomini dei millenni andati. Fatevene una ragione, non ci sono più, ok?

Andiamo avanti. Il fatto è che le due X appaiate nelle cellule femminili si scambiano allegramente geni: «ma ha visto come mi è venuto bene questo, signora?», «bello davvero, signora, me ne presterebbe uno che lo voglio copiare anch’io? Sa, sostituirei tanto volentieri questo qui che mi sta dando un sacco di problemi. Non le dispiace?», «ma s’immagini, signora, le amiche servono a questo…» Avete capito, no? Le due X, nella migliore tradizione femminile, si tengono continuamente in contatto, si scambiano geni, scartano quelli difettosi e tengono quelli migliori. Tutta un’attività di giardinaggio genetico che li mantiene sani e forti.

Il povero Y invece è solo. Lui e la sua compagna X vivono come in un matrimonio medio: condividono a malapena un posto dove vivere, per il resto fanno vite separate, nessuna comunicazione fra loro è possibile. Certo, anche X quando si trova a nascere in compagnia di un Y, ha un’esistenza grama. Pensa alla fortuna delle sue amiche nate in coppia, probabilmente intuisce qualcosa della loro attività di scambio, invidia tutti i loro rapporti. Lei si intristisce un po’ in compagnia di quello sgorbietto scontroso di Y, ma si consola pensando alla prole: per il bene dei figli questo e altro, ecc.

La vera tragedia è quella di Y. Che non incontrerà mai un amico con cui scambiarsi un po’ di materiale. Niente, mai, nei secoli, per proibizione genetica. Con l’andare del tempo, si sa, tutto si guasta, e i geni non fanno mica eccezione. Così, scarta oggi, scarta domani, Y si è ridotto al fantasma di se stesso, appunto. E non è ancora tutto.

Perché Y si sarebbe gia bello che dissolto nel nulla se a un certo momento non avesse cominciato a cercare di fare qualcosa per contenere l’emorragia.

E, signori, è lì nel profondo della solitudine genetica che nasce (oltre all’istintiva attrazione per certe pratiche adolescenziali) la vocazione maschile all’epopea del lupo solitario, del pistolero dagli occhi di ghiaccio, dell’eroe solo contro tutto e contro tutti. Perché solo in questo modo Y può, sia pur stentatamente, restare aggrappato alla sua esistenza. Presente Rambo ferito che si cura da solo con la baionetta? Ecco, così, all’estremo. Y sa di poter contare unicamente sulle proprie forze e passa la vita a rattopparsi da solo prendo dai suoi stessi geni pezzi di Dna buono da una parte per sostituire quelli guasti dall’altra. Una fatica immane e senza gioia. Per ora pare che stia funzionando, ma quanto a lungo potremo sopportare tutto ciò?

Signore, dateci una mano, è anche nel vostro interesse. Sopportateci, non fateci pesare il narcisismo maschile, non lamentatevi quando sembra che il vostro compagno sia preso solo da se stesso e non si accorge nemmeno di voi. È vero, ma lo vedete bene, non è cattiva volontà: è una questione di sopravvivenza della specie.

New York Times

Passaparola |   

Cerca nel sito

Search