Giornalismo e comunicazione

È un genio della propaganda, altro che analfabeta

12 06 2003 - 12:55 · Flavio Grassi

Bush si è fatto la fama di uno che non sa la grammatica e infila continuamente strafalcioni nei suoi discorsi, e ci marcia. È abilissimo nel confezionare pastoni di affermazioni vere se prese una per una, mescolandole in maniera tale che si capisca benissimo quello che lui vuole lasciar intendere. Senza che essuno possa accusarlo di aver dichiarato il falso. E, per la verità, la stampa americana non ha molta voglia di stare a fargli le pulci. Però dovrebbe.

Le recenti affermazioni del presidente Bush circa il ritrovamento di armi di distruzione di massa in Iraq evidenziano due preoccupanti tendenze della retorica presidenziale. La prima si manifesta nella serie di dichiarazioni infondate e di distorsioni dei fatti da parte dell’amministrazione Bush. La seconda è la frequenza con cui l’amministrazione—e soprattutto il presidente Bush—usa affermazioni strategicamente ambigue, tecnicamente vere o comunque difendibili ma enunciate in modo da lasciar intendere l’esistenza di collegamenti indimostrabili.

Bush è diventato un maestro nel fare dichiarazioni vere nei fatti ma esposte in maniere fuorvianti, ed è riuscito a sfuggire alle critiche della stampa per questi comportamenti. Questo in parte è dovuto alla deferenza generalmente accordata al presidente. Grazie alla reputazione di imprecisione linguistica che Bush si è creato, i giornalisti possono essere riluttanti a esaminare troppo analiticamente le sue parole. Oltretutto, con affermazioni come le sue, spesso esposte in maniera complicata e confusa, è difficile per la stampa contestarlo in maniera diretta. Tuttavia, è necessario che le implicazioni delle affermazioni strategicamente ambigue del presidente siano affrontate.

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