Viaggi

Lowcost e lusso

24 05 2003 - 14:13 · Flavio Grassi

A proposito della strada lowcost imboccata dalla American Airlines, proprietaria del marchio «Luxury Liner», Céline mi fa osservare che la decisione era nell’aria, dato lo stato disastroso delle finanze della più importante compagnia aerea del mondo.

Certo che lo era. L’aspetto più interessante, almeno per uno che ha frequentato il mondo aeronautico, è quello che c’è dietro la notizia: una crisi strutturale che va molto al di là dei danni post-11 settembre.

Senza entrare in tecnicismi che c’entrano poco, ricordo l’osservazione del docente di un corso di marketing frequentato molti anni fa. Parlava del declino delle ferrovie americane nei primi decenni del Novecento. Erano potentissime, avevano costruito il West, e fallirono. Per un problema di semantica. Pensavano che il loro business fosse la ferrovia, mentre invece era il trasporto, e l’arrivo dell’automobile fece evaporare il loro mercato.

Con la crudele ironia della storia, le compagnie aeree tradizionali stanno seguendo un percorso simile a quello delle ferrovie di un secolo fa. Oggi non è un nuovo concorrente come l’automobile a tagliargli le ali, ma il loro essere rimaste intrappolate in una posizione di mercato che non ha più senso.

Nel 1976 gli uomini d’affari (e le amanti dei ricchi) viaggiavano in prima classe. Un biglietto di sola andata Milano-Londra costava (cito a memoria) circa 915.000 lire. Attualizzato con gli indici Istat, sarebbe intorno ai sette milioni e mezzo, poco meno di 4000 euro.

Con quei soldi o poco più oggi si nolegga un aerotaxi. Le poche persone che trent’anni fa viaggiavano a quelle tariffe e mantenevano le compagnie aeree, oggi vanno in giro in Learjet. Per gli altri, la massa che negli anni Settanta non viaggiava (oppure per andare a Londra si faceva venti ore in treno e traghetto) ci sono le compagnie a basso costo e i charter.

Le grandi compagnie aeree sono rimaste in mezzo: troppo costose per reggere la concorrenza lowcost, troppo rigide per soddisfare le esigenze dei grandi manager (e probabilmente troppo pubbliche per le amanti dei ricchi). Abbiamo visto fallire miseramente miti come Swissair e, molto prima dell’11 settembre, Pan Am. Dal cielo cadranno altre divinità del passato.

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