Caucaso

Il prezzo della lealtà

27 07 2005 - 14:23 · Flavio Grassi

Datemi retta, il Dagestan è un guaio grosso. E se non credete a me lasciatevelo dire da Boris Kagarlitsky, uno che di come vanno le cose in Russia se ne intende:

Se il Dagestan esplode, la Cecenia sembrerà una barzelletta educata. Il Dagestan è molto più grande ed è abitato da una moltitudine di gruppi etnici solitamente poco amichevoli gli uni con gli altri. Fu in Dagestan, non in Cecenia, che le truppe russe trovarono le maggiori difficoltà e soffrirono più perdite durante la guerra del Caucaso del diciannovesimo secolo. Fu in Dagestan che scoppiò la seconda guerra cecena. Quando accadde gli abitanti del Dagestan si unirono alle truppe russe e sconfissero gli invasori ceceni. Ma ora il problema non sono i ceceni. Le autorità locali sono sempre più odiate da tutti. Per ora il Dagestan appare ancora sotto controllo, ma è ogni giorno più instabile.
...
Dopo la visita di Putin e del suo enorme entourage la vita nella repubblica caucasica è tornata alla normalità: sparatorie, uccisioni e rapimenti.
La situazione del Dagestan va bene al Cremlino. Tanto più le autorità locali diventano impopolari e incapaci di agire, tanto più si diffondono i dubbi sulla loro integrità, e tanto più questi leader dipendono dal Cremlino per la loro sopravvivenza. E la lealtà è la qualità principale che il Cremlino desidera vedere in ogni amministratore.
Il prezzo di questa lealtà potrebbe essere un’altra guerra.

Il bollettino di guerra di oggi: questa mattina, a Khasavyurt, i ribelli hanno fatto saltare una camionetta della polizia all’ingresso della caserma, sei poliziotti feriti; poche ore prima avevano sparato colpi di lanciagranate contro una centrale elettrica appena fuori città; sempre la notte scorsa, in un’altra provincia, quella di Kayakent, è stato ucciso il capo della polizia stradale e un altro ufficiale di polizia è stato ferito; nelle vicinanze di un ponte autostradale è stata scoperta una bomba fatta in casa, con il potenziale di 10 chili di tritolo e pronta per essere azionata. Domenica mattina è saltato per aria un treno. La bomba è esplosa sotto la motrice provocando un morto e quattro feriti. Se fosse scoppiata qualche secondo più tardi, mentre passavano le carrozze passeggeri, sarebbe stata una strage. Ma per ora sembra che i guerriglieri concentrino le loro azioni su autorità e infrastrutture statali.

E queste sono solo le notizie che arrivano ai notiziari russi in inglese.

ZNet, Ria Novosti, Interfax

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Commenti

  1. E non si è ancora svegliata la Cina. C’è davvero da chiedersi per quanto tempo la miopia politica impedirà ai leader cinesi di comprendere la vera direzione verso cui marcia la cricca di Washington: accerchiare il gigante cinese con una stretta militare su tutta l’Asia.

    Temo che l’ubriacatura da libero mercato stia facendo perdere lucidità ai vertici del Partito Comunista Cinese e senso della prospettiva storica. Non mi pare abbiano compreso che la premessa per un’economia forte è il controllo militare sul pianeta e che se l’economia USA ha potuto essere quella che è, è stato perché essa è riuscita progressivamente a garantirsi una capacità di intervento e condizionamento politico e militare in tutto il globo, e a garantirsi accesso immediato alle risorse, a partire dalla seconda metà del XX secolo.

    Pure è evidente che, quando gli USA colpiranno anche l’Iran – inutile farsi ilusioni: l’appetito di Bush è pari solo alla fame espansionistica della Germania dopo il Trattato di Monaco – giugerà il tempo delle scelte che decideranno per l’Asia.

    Illudersi di continuare la crescita economica, finendo poi per essere circondati dagli USA, potenza egemone in Asia, o reagire e conquistare una possibilità per il predominio cinese sul continente (e in futuro sull’Eurasia).

    Senza contare che, se questa decisione non la prenderanno i governanti cinesi potrebbero prenderla i fondamentalisti islamici. Ma naturalmente la loro capacità di intervento non proidurrà che i danni di una logorante guerra asimmetrica: eserciti invasori da un lato e kamikaze dall’altro.

    Forse l’alternativa migliore resta persino l’opzione cinese.

    Il Giappone, l’altro gigante economico, sembra essere invece sulla strada del declino. Mi ha fatto senso vedere Koizumi parlare a Hiroshima giorni fa. Dovrebbe almeno avere la dignità di tacere, dal momento che la sua politica è quella di scondinzolare servilmente dietro le stesse elites che gli hanno nuclearizzato il paese! Come al solito i Giapponesi cadono vittima del loro (per altri versi ammirevole) autocontrollo, titanico se ha impedito loro di sommergerlo di fischi. Come avrebbero dovuto fare.
    Furio Detti    8 08 2005 - 12:47    #

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