Perché Pfaall

30 May, 12:17 · Flavio Grassi

Mi arrendo. Volevo costringere chi fosse incuriosito dal nome di questo web log a fare una ricerca in rete. Per merito mio avrebbe così scoperto siti interessanti e imparato tante belle cose. Dalle email dei miei amici deduco che questo programma pedagogico è fallito. Ne prendo atto e vi scodello la pappa.


Pfaall è il nome (anzi, il cognome) del protagonista di un racconto di Edgar Allan Poe: Le incomparabili avventure di un certo Hans Pfaall.


Il racconto è costruito con l’espediente classico del manoscritto trovato. Solo che questo manoscritto è lanciato dallo stranissimo pilota di uno stranissimo pallone aerostatico che compare nel cielo di Rotterdam. Il pallone è fatto di giornali (anzi: giornalacci) incollati insieme e ha la forma di un cappello da somaro rovesciato. Il pilota, che sta dentro un cappello a larga tesa che fa da navicella, è una strana creatura tonda e priva di orecchie.


Il manoscritto, di pugno dello stesso Hans Pfaall, racconta con grande precisione come questo povero artigiano (un riparatore di soffietti fallito) sia riuscito a costruirsi un pallone che lo ha portato sulla Luna, la cui faccia nascosta è abitata da creature simili al messaggero inviato sulla Terra con il resoconto.


Tutta la parte centrale della storia è dedicata alla costruzione del pallone e al viaggio con dettagli tecnici e considerazioni teoriche. Finito il manoscritto, Poe sornione fa capire che era tutto uno scherzo.


Alcuni autori considerano Pfaall, che è del 1835, il primo vero racconto di fantascienza della storia. Il fatto che sia spesso stato trascurato anche dai molti che attribuiscono a Poe l’invenzione della fantascienza moderna dipende forse dal tono satirico della parte iniziale e, soprattutto, della conclusione. La fantascienza si è sempre presa molto sul serio, e i cultori hanno guardato con un certo fastidio l’introduzione di elementi comici al di là di occasionali pennellate di colore.


Dopo lo strepitoso Douglas Adams, ora è arrivato il momento di metter fine all’esilio letterario del vecchio Pfaall. Visto che nessuno aveva ancora pensato di registrare un dominio con il suo nome, me lo sono preso io.


Spiegare per spiegare, facciamolo fino in fondo. Una volta concepito, il nome è diventato irresistibile per i seguenti motivi:


  1. non lo conosce nessuno, o quasi;

  2. Pfaall è un grande filosofo, come dimostra la frase che ho messo in epigrafe;

  3. vivendo sulla Luna, Pfaall ha accesso a una riserva illimitata di senno perduto;

  4. Pfaall si chiama Hans ed è basso di statura, quindi è un Piccolo Hans, che per me non è tanto il famoso caso clinico descritto da Freud, quanto la rivista che per pura ostinazione mi sforzavo di leggere dalla prima all’ultima pagina in anni in cui avrei dovuto impiegare le mie energie in maniera più costruttiva (giocando a calcetto, per esempio). Al blog il compito di lavare la mia memoria da tali incubi;

  5. il «pallone di Hans» richiama invece alla mia mente La carrozza di Hans e i ben più felici momenti dei concerti della PFM, consegnati ormai all’eterno presente del tempo del sogno;

  6. quando ho fatto il militare si usava ancora un fucile chiamato Fal, e il mio referente totemico avrebbe potuto chiedermi di passargli il pFal;

  7. scrivete pfaall al contrario e leggete in fretta ad alta voce, poi eseguite l’ordine che vi siete appena dati in inglese.

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