Iraq

Giorni bui

8 09 2004 - 05:36 · Flavio Grassi

Chris Allbritton è uno che l’Iraq lo ama e lo conosce bene. C’è stato prima della guerra, è riuscito a entrare dalla Turchia durante l’attacco americano. Mesi fa è tornato a Bagdad, fa il corrispondente per Time e altri giornali americani. Ultimamente si sente in pericolo come mai prima e non vede l’ora di tornare a casa in ferie. Questo l’ha scritto ieri, poche ore prima del rapimento di Simona Torretta e Simona Pari:

Lavorare qui sta diventando sempre più pericoloso. La sensazione di tensione e minaccia per le strade è palpabile. L’incertezza sul destino dei due giornalisti francesi Georges Malbrunot e Christian Chesnot mantiene viva la paura dei rapimenti. Uno dei motivi per la sensazione di paura è l’arroccamento delle forze americane a Bagdad. Non circolano più molto, non si fanno più vedere in giro come prima. Al loro posto ci sono le forze di sicurezza irachene come la Guardia Nazionale e la polizia.

Dal punto di vista politico il fatto che gli americani tengano un basso profilo è uno sviluppo positivo—almeno spero. Ma spaventa per l’ostilità che la polizia irachena sta mostrando nei confronti degli stranieri. E non sto parlando solo di Najaf [un paio di settimane fa Chris aveva raccontato di una pessima avventura che gli è capitata appunto a Najaf con la polizia locale che aggredisce sistematicamente i giornalisti, ndr]. Ho sentito racconti credibili di poliziotti che puntano pistole alla testa di fotografi e di incursioni della polizia nelle case di stranieri, con bambini picchiati fino a fargli perdere i sensi, oltre al furto di denaro e telefoni. Qui, a Bagdad.

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Iraq

Il macello

31 08 2004 - 09:14 · Flavio Grassi

Dodici. Dodici povericristi nepalesi che avevano lasciato il loro paese dove si fa finta che non ci sia la guerra civile che c’è. Andati in Iraq a bollire riso e pulire cessi per conto di un’impresa giordana. Li hanno presi appena arrivati e oggi li hanno sterminati tutti e dodici senza tante cerimonie e ultimatum. Che tanto, cosa vuoi chiedere al Nepal?

Reuters

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Iraq

Frescone, non bugiardo

15 07 2004 - 02:59 · Flavio Grassi

Fonti inattendibili prese per bocche della verità. Refoli esilissimi trasformati in bufere travolgenti. Avvisi di cautela buttati nel cestino. Giustificazioni cercate dopo aver preso le decisioni.

Ma non è che Blair sia un bugiardo. Magari fida un po’ troppo delle persone che gli dicono quello che vuole sentire. Parola del suo lord Maggiordomo.

BBC News

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Iraq

Il colore del futuro

29 06 2004 - 07:36 · Flavio Grassi

Ma la nuova bandiera bianco-bluette, che fine avrà fatto?

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Iraq

Ecco a voi la nuova jihad irachena

29 06 2004 - 06:28 · Flavio Grassi

La resistenza irachena sta velocemente cambiando pelle. Un raggelante speciale di Time racconta come sotto la guida di al-Zarqawi anche i nazionalisti baatisti si stiano convertendo a una lotta globale nel nome della jihad waabita.

Gli inviati del newsmagazine sono riusciti ad assistere a quello che nessun americano aveva ancora visto: una riunione dei ribelli nei pressi di Falluja:

Gli uomini indossano tutti tuniche bianche, portano la barba lunga e si salutano con solennità. Sono tutti iracheni ma le loro convinzioni sono quelle della rigida corrente wahabita dell’Islam che era stata repressa sotto Saddam Hussein.
...
In fondo alla stanza ci sono alcuni uomini dall’Arabia Saudita che restano in piedi silenziosi mentre uno degli sceicchi, il capo del gruppo, mi parla in arabo e inglese frammentato. In Iraq, dice, è in corso una guerra di liberazione, non solo di un paese, ma di tutte le terre musulmane, dei popoli musulmani, dell’Islam stesso. Non c’è margine di trattativa con il nemico, nessun terreno comune. Tutto ciò che lui e i suoi uomini hanno da offrire è una guerra infinita che parte da una convinzione etica. “Forse questa guerra richiederà molto tempo”, mi dice. “Forse questa è una guerra mondiale”.
...
I militanti stanno trasformando la resistenza in un movimento jihadista internazionale. I combattenti stranieri, precedentemente isolati dai gruppi di guerriglieri interni, sono ora integrati come celle o unità complete insieme agli iracheni. Molti ex ufficiali della polizia segreta e della Guardia nazionale di Saddam che fino a due anni fa bevevano e andavano a donne non osano più nemmeno fumare sigarette. Stanno combattendo per Allah, dicono, e i veri jihadisti rifiutano queste debolezze terrene.
...
[Ora] il timore è che i jihadisti guidati da al-Zarqawi possano ricavarsi feudi in tutto il paese, basi operative per arruolare e addestrare i fanatici disposti a unirsi alla guerra—l’equivalente della provincia nord-occidentale del Pakistan, che al-Qaeda ha trasformato in un rifugio sicuro.

Alla fine forse riusciamo a scatenarlo davvero il famoso scontro di civiltà, l’Iraq diventa la base terrorista che non era e gli iraniani spaventati ammassano truppe lungo la frontiera, mandano al diavolo la diplomazia e corrono a procurarsi l’atomica, che non si sa mai.

Time

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Iraq

Aaand now, ladies! aaand gentlemen: Ahmed Chalabi!

28 06 2004 - 07:01 · Flavio Grassi

Qui l’avete già letto più di un mese fa: la “caduta in disgrazia” di Ahmed Chalabi, con tutti i giochi pirotecnici che ne sono seguiti sui media non era altro che una mossa del gioco delle parti messo in piedi per rifargli una verginità in vista del presunto autogoverno iracheno.

Le dichiarazioni. Lo scandalo. Le perquisizioni. Le indagini. Le rivelazioni sulla sua attività di spia degli iraniani. Intanto però Chalabi era impegnato a scegliere i partecipanti alla Conferenza nazionale che dovrà nominare i componenti del parlamento provvisorio. E soprattutto era impegnato a mettere il veto ai candidati proposti dall’inviato dell’Onu Brahimi: ne ha bocciati più della metà.

Appena ha finito di firmare gli ultimi editti, Bremer ha messo via la Parker e fatto le valigie. Da oggi Allawi è il capo del mezzogoverno provvisorio. Chalabi aspetta il governo vero.

Ah, e naturalmente il suo nipotino e socio in affari Salem Chalabi è sempre a capo del tribunale speciale che sta organizzando il reality show planetario dell’anno, con la partecipazione straordinaria di Saddam Hussein.

Newsday

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Iraq

L'eredità del vicerè

27 06 2004 - 13:31 · Flavio Grassi

“Sovranità” è una parola molto grossa per quello che il popolo iracheno riceverà fra qualche giorno. Prima di lasciare il posto all’ambasciatore John Negroponte, il reggente Paul Bremer ha emanato una raffica di editti che imbragano il governo provvisorio e dettano la linea per il futuro dell’Iraq.

Fra le perle lasciate in eredità da Bremer c’è la legge elettorale, che prevede fra l’altro la costituzione di una commissione investita del potere di escludere dalle elezioni qualsiasi partito politico o candidato. Come il Consiglio per la rivoluzione islamica in Iran.

Bremer ha insediato in ogni ministero un Ispettore generale—scelto dal suo staff—che dovrà restare in carica per cinque anni, così come per cinque anni resteranno in carica il Consigliere per la sicurezza nazionale e il capo dell’intelligence che saranno nominati dal governo provvisorio. Ha costituito commissioni di controllo sulle telecomunicazioni, sulle trasmissioni radiotelevisive, sui mercati finanziari. Ha nominato un commissario all’integrità pubblica con il potere di deferire ai tribunali qualsiasi membro del governo ritenuto corrotto. Cosucce così.

Fra i 97 minuziosi editti promulgati da Bremer e destinati a restare in vigore anche quando lui sarà tornato a casa c’è persino un nuovo codice della strada, leggi su brevetti e diritto d’autore, norme fiscali.

Al confronto, le colonie dell’impero britannico erano stati indipendenti.

Washington Post

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Guerra e terrorismo

Parola di esperto

25 06 2004 - 04:11 · Flavio Grassi

Un alto funzionario della Cia—non un ex, uno in servizio attivo che da 20 anni lavora all’antiterrorismo—ha scritto un libro intitolato “Hubris imperiale” che sarà pubblicato, anonimo, fra un paio di mesi. La Cbs l’ha intervistato e gli ha chiesto se l’America stia vincendo o perdendo nella lotta al terrorismo.

Sono costretto a dire che stiamo perdendo terreno.

A proposito dell’invasione dell’Iraq dice che ha regalato a Bin Laden nuove reclute:

Se Osama fosse cristiano l’avrebbe considerata un regalo di Natale troppo bello per essere vero.

Sull’Afghanistan:

Abbiamo di fronte una ribellione di lungo termine e, come scrivo nel libro, a un certo punto dovremo decidere se lasciare il paese o aumentare enormemente le dimensioni delle forze che abbiamo in campo.

Non che siano grandi novità. Sono cose evidenti tutti tranne agli struzzi più ostinati a seppellire la testa nella sabbia dell’ideologia. È la fonte che fa impressione. Se un funzionario della Cia scrive queste cose in un libro al pubblico vuol dire che l’intelligence non riesce più a farsi ascoltare dal suo governo. E questo è un problema serio. Il governo più potente del mondo è in mano a gente che vuole andare avanti per la sua strada senza essere disturbata dalla realtà dei fatti.

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Iraq

Al-Sadr alza il prezzo

23 06 2004 - 15:06 · Flavio Grassi

Oggi il movimento di Moqtada al-Sadr ha rifiutato l’invito a partecipare alla conferenza nazionale che dovrà nominare un consiglio consultivo per il governo provvisorio. Il portavoce di al-Sadr Ahmed al-Shibani ha motivato il rifiuto con l’aver ricevuto l’offerta di un solo seggio sui 1000 previsti per la conferenza.

Moqtada sta attraversando un momento di notevole popolarità e vuole potere vero, non sarà facile imbrigliarlo con una partecipazione simbolica al processo politico.

Boston Globe/AP

Intanto c’è chi canta le gesta di un generale in vena di smargiassate che si autoproclama vincitore su al-Sadr.

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Iraq

Deliranti ma sinceri

22 06 2004 - 06:35 · Flavio Grassi

Bush non ha mentito sulle connessioni fra Al Qaeda e Saddam Hussein. E nemmeno il suo tutore Cheney lo ha mai fatto. È solo che sono incapaci di distinguere la realtà dal desiderio e così vedono solo quel che vogliono vedere.
Washington Post

Io mi sentirei più tranquillo se il mondo fosse governato da canaglie lucide.

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Iraq

Democrazia negropontiana

21 06 2004 - 07:09 · Flavio Grassi

Alla sua prima conferenza stampa il futuro Primo ministro iracheno Iyad Allawi ha dichiarato che quando entrerà in carica, il governo potrebbe imporre lo stato d’emergenza.
New York Times

Con la sua solida esperienza di coordinatore degli squadroni della morte in Honduras, l’ambasciatore Negroponte saprà dargli ottimi consigli su come gestire la faccenda.

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Iraq

Cuore di tenebra

10 06 2004 - 06:12 · Flavio Grassi

Tornato a Bagdad da tre settimane, Chris Albritton fa un bilancio di quello che sta vivendo oggi e delle differenze rispetto all’anno scorso quando, come ora, era arrivato in Iraq sostenuto solo dai suoi lettori. Non è un quadro allegro. Ne riporto i passaggi essenziali, ma leggetelo tutto se potete.

Bagdad è anche un posto incredibilmente stressante dove vivere e lavorare, soprattutto da occidentali, come ho già accennato. Siamo bersagli, e quando il tuo aspetto è molto occidentale, come il mio, ti senti costantemente addosso gli sguardi, e l’ostilità. Nei ristoranti i camerieri ti sgombrano il tavolo di malavoglia, spesso senza mettere troppo impegno nell’evitare che ti cada addosso un po’ di chai o resti di cibo. La gentilezza che avevo trovato l’anno scorso è svanita: una faccia occidentale incontra un benvenuto svogliato, ridotto al minimo indispensabile.
[...]
Non sei mai lontano dalla violenza.
[...]
Questa sensazione di non potersi fidare di nessuno mi sta sfibrando; è fortissima, e restare costantemente in allarme è estenuante. Il mio umore è nero e mi sento aleggiare vicino una depressione che non si allontana mai.
[...]
Sembra che non riesca più a indignarmi per le storie di iracheni maltrattati. Ce ne sono così tante che ti anestetizzano. Inoltre l’ostilità che percepisco riduce—e me ne vergogno—l’empatia che provo nei loro confronti. Ma non sento molto vicino nemmeno agli americani che mi puntano addosso le armi. La tragedia è che in questa situazione non ce la si può prendere con nessuno. È naturale che gli iracheni detestino un esercito di occupazione. Ed è naturale che i soldati arrivino a odiare la gente che pensavano di essere venuti a liberare ma che continua a tentare di ucciderli.
[...]
Questo ambiente sta uccidendo la nostra capacità di provare interesse per qualsiasi cosa al di là del restare vivi.
[...]
Sono considerazioni come queste che mi fanno pensare che gli americani dovrebbero andarsene prima piuttosto che poi, anche a costo di un disastro. La stragrande maggioranza degli iracheni (curdi a parte) non ci vuole più, ma sa di aver bisogno di aiuto.
[...]
Un tempo pensavo che raccontare la verità, o almeno una piccola parte di essa, potesse aiutare il mondo. Pensavo che potesse aiutare la gente a capire meglio le cose e quindi fare del mondo un posto migliore. Ma questa guerra sfugge a ogni comprensione. È troppo stupida e sembra che non ci sia un senso in niente di quello che succede qui. La gente muore ogni giorno per terrificanti attentati a caso. E per cosa? Libertà? Stabilità? Pace? Non c’è niente di tutto ciò qui e probabilmente non ci sarà dopo che gli americani se ne saranno andati. L’Iraq è stato risucchiato in un gorgo scuro, un posto molto peggiore di quello dove si trovava un anno fa durante la guerra. Non c’è libertà dalla paura alimentata da odio reciproco, delusione e angoscia per il futuro. E cosa importa se una parte ha una potenza di fuoco superiore? Ogni colpo sparato aiuta a uccidere anime su entrambi i fronti, sia che penetri nella carne sia che si disperda senza danni.
Noi—gli iracheni e gli americani che sono qui—siamo prigionieri della paura, ora siamo tutti sconfitti.

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Iraq

L'ho notato anch'io

9 06 2004 - 11:21 · Flavio Grassi

Ho notato che quando un qualsiasi blogger iracheno scrive contro Saddam e i suoi tempi, o contro il partito Baath, gli americani sono molto felici di leggerlo… e se lo stesso blogger comincia a scrivere qualcosa contro la politica americana in Iraq, i medesimi americani si arrabbiano e cominciano a inviare email di insulti e gli dicono che non lo leggeranno più. Beh, questo è davvero triste.
Vuol dire che sono come Saddam… hanno un unico punto di vista e se avanzi un’obiezione… diventi il nemico. A causa di questo, ho cominciato a pensare che la libertà e la democrazia siano bugie… anche per chi vive nei paesi occidentali… anche loro hanno lo stesso modo maleducato di pensare e giudicare le cose…
Questo mi fa sentire triste e delusa…

Faiza, madre di famiglia di Bagdad.

Qui da noi c’è anche gente che ha risolto il problema inventando
un mondo felice di blog iracheni che tutti i giorni lanciano fiori dalle finestre.

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Iraq

Moqtada al-Sadr è sempre più forte

9 06 2004 - 05:27 · Flavio Grassi

Oggi non si parla d’altro che di governo provvisorio e risoluzione Onu. Ma a quanto pare gli iracheni non sono molto interessati ai successi diplomatici di Bush:

Dopo mesi di scontri con i militari Usa in cui ha perso centinaia di uomini, se non addirittura migliaia, la popolarità di Moqtada al-Sadr sembra essere più alta che mai.

Secondo Redha Jawad Taki, portavoce del Consiglio supremo per la rivoluzione islamica, i capi militari e civili americani non hanno capito niente della strategia di Sadr, che non era interessato a prendere le città se non come mezzo per darsi visibilità politica. E ci è riuscito: sabato il ragazzaccio ribelle è stato ricevuto per la prima volta dall’ayatollah Sistani: un incontro che è generalmente interpretato come una legittimazione.

Nei confronti di al-Sadr gli americani hanno sbagliato tutto: quando l’hanno lasciato fuori dal Consiglio di governo, quando hanno scatenato la rivolta con decisioni dissennate come la chiusura del suo giornale, e adesso quando l’hanno escluso dal governo provvisorio.

Non serve esorcizzarlo: al-Sadr è un eroe popolare ed è forte. Se lo si lascia fuori dal potere ufficiale combatte per dimostrare la sua forza. E diventa ancora più forte.

Knight Ridder

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Iraq

Ferma obbligatoria per i militari Usa in missione

3 06 2004 - 04:17 · Flavio Grassi

Non la chiamano draft, “leva”, perché dopo il Vietnam (e a pochi mesi dalle elezioni) la parola è tabù. Ma comunque lo si chiami, di servizio militare obbligatorio si tratta.

Il Pentagono ha deciso che da ora in avanti la ferma di tutti i militari appartenenti a reparti in missione sarà estesa d’ufficio fino a tre mesi dopo il ritorno del reparto. Se il tuo contratto scade mentre sei in missione non puoi più scegliere di lasciare la divisa. Tra l’altro questo provvedimento segue i continui prolungamenti dei tempi di missione annunciati negli scorsi mesi.

Sai quando parti, non sai più quando torni.

Washington Post

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Iraq

Benvenuti nella Repubblica Islamica di Falluja

28 05 2004 - 11:50 · Flavio Grassi

Partiti i Marines, con l’autorità del governo centrale praticamente inesistente, Falluja assomiglia a un mini-stato islamico: chiunque sia sorpreso a vendere alcol viene frustato ed esibito in giro per la città. Gli uomini sono spinti a portare la barba e i barbieri sono diffidati dal fare tagli “occidentali”.
...
Le donne compaiono raramente in pubblico, e quando escono sono coperte dalla testa ai piedi secondo i più rigidi dettami islamici. La vita degli uomini ruota intorno alla tradizione islamica delle cinque preghiere quotidiane.
...
I parrucchieri da donna di Falluja sono chiusi da mesi dopo ripetuti attacchi attribuiti ai militanti islamici.
...
I mujaheddin stanno raccogliendo i frutti della fama di eroi che si sono conquistati in aprile nelle battaglie contro i marines.
Si parla persino di costruire un museo dedicato alla “lotta” contro l’occupazione americana.

Proprio un bel risultato.

CBC News/AP

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Iraq

Ostaggi

27 05 2004 - 18:48 · Flavio Grassi

Uno sviluppo passato inosservato in mezzo allo scandalo degli abusi nelle prigioni, è che i militari americani stanno trattenendo dozzine di iracheni come merce di scambio per persuadere i loro parenti ricercati ad arrendersi, sostengono associazioni per i diritti umani. Questi detenuti non sono accusati di alcun crimine e gli esperti dicono che la loro detenzione viola le convenzioni di Ginevra e altre leggi internazionali. La pratica rischia inoltre di accomunare i comportamenti degli Stati Uniti a quelli dei paesi che gli stessi Stati Uniti criticano da tempo per gli arresti arbitrari.

Avanti così che la democrazia è dietro l’angolo.

Newsday via Political Animal

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Iraq

Sovranità limitata, impunità garantita

23 05 2004 - 16:21 · Flavio Grassi

Dopo il 30 giugno agli iracheni mancherà un diritto fondamentale: non potranno citare in giudizio i militari americani e inglesi colpevoli di violenze e omicidi gratuiti. Cioè, in teoria potrebbero anche farlo: andando a denunciarli di fronte a un tribunale americano o inglese. Praticamente è l’estensione dell’immunità diplomatica a tutti i militari occupanti.

The Observer

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Iraq

Riposizionare il marchio

22 05 2004 - 11:52 · Flavio Grassi

Bob Dreyfuss condivide la mia cautela sull’improvvisa caduta in disgrazia di Chalabi. In questa storia ci sono almeno due elementi fondamentali che non tornano.

Primo: mi viene difficile immaginare un’amministrazione sempre così ostinata nel “tenere la rotta” che d’un tratto si sveglia e scarica il cavallo su cui aveva investito quasi tutto.

Secondo: mi sembra altrettanto improbabile che si dia voce ai megafoni per annunciare a tutto il mondo che l’amico prediletto era una spia degli ayatollah iraniani. Le cose non funzionano così. A Bagdad di questi tempi un’autobomba viene via a buon prezzo e se davvero Chalabi avesse passato all’Iran informazioni vitali staremmo leggendo le litanie sul terrorismo che uccide i leader democratici eccetera.

Dreyfuss ipotizza che l’irruzione plateale e tutto il cancan mediatico su Chalabi antiamericano sia una mossa per dargli la credibilità che oggi non ha. Il ragionamento non fa una grinza. Checché si scaldi Giuliano Ferrara, la cruda realtà è che dopo un anno di occupazione gli iracheni odiano gli americani. Il Consiglio governativo è completamente screditato. Per gli iracheni Chalabi, che la lasciato il paese a dieci anni, non è mai stato nessuno. Ora è qualcosa di peggio: è l’uomo del Pentagono, quello che sa parlare arabo.

Con questa mossa gli americani lo aiutano a crearsi un’immagine di antiamericano amico degli sciiti iraniani. Gli tagliano i fondi, ma cosa volete che siano 350.000 dollari al mese dopo che ha avuto tutto il tempo per organizzare la canalizzazione attraverso lo studio legale di suo nipote di tutti gli investimenti che arriveranno in Iraq?

Lo strattonano un po’ con grande rumore e poco effetto. Hanno fatto irruzione in casa sua e portato via carte e computer. Sai che paura. Avete letto da qualche parte che sia stato sciolto il suo partito? bandita la milizia che “protegge” per suo conto i palazzi del vecchio regime? Non mi risulta.

Brahimi lo taglierà fuori dal governo provvisorio, naturalmente. Magari tra un po’ lo arresteranno pure. Vicino al 30 giugno: l’odiato Bremer lo arresta, il nuovo governo “iracheno” lo libera e lui è nelle condizioni ideali per preparare la sua vittoria elettorale a gennaio. Perché quello che conta è quel governo là, non il governicchio balneare di luglio.

Solo un’ipotesi, per ora. Vedremo gli sviluppi.

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Iraq

C'eravamo tanto amati

21 05 2004 - 10:58 · Flavio Grassi

Il grande amore del Pentagono per Chalabi finisce nel peggiore dei modi. Prima gli hanno tagliato i fondi che mantenevano lui, il suo partito e la sua milizia. E adesso addirittura gli hanno fatto irruzione in casa senza nessun riguardo.

Da notare che, oltre ad essere praticamente l’unica fonte delle bufale sulle armi di distruzione di massa che Powell andò a sventolare all’Onu come giustificazione per la guerra, Chalabi è anche l’unica fonte delle notizie sullo “scandalo” del programma oil-for-food su cui William Safire e seguaci stanno soffiando da mesi per mettere fuori gioco l’Onu.

Non mi è ancora chiaro che razza di partita si stia giocando. Ci vorrà un po’ di tempo: comunicati stampa, dichiarazioni ed editoriali di cui sono pieni i giornali di oggi più che altro fanno polvere.

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Iraq

La coperta corta

18 05 2004 - 09:40 · Flavio Grassi

Nei prossimi mesi 3600 militari americani saranno spostati dalla Corea del Sud all’Iraq. Si tratta della Seconda brigata della Seconda divisione di fanteria, che si trasferirà con tutto il suo armamentario di carri armati pesanti Abrams e veicoli da combattimento Bradley.

Evidentemente al Pentagono non sanno più che pesci pigliare. Hanno già prolungato la durata dei tour iracheni oltre ogni limite di sopportazione (laggiù ci sono ragazzini di vent’anni che si sono già fatti 14 mesi di inferno ininterrotto, dopo essere partiti pensando che fosse questione di qualche settimana) e adesso si passa allo scremare qua e là per mandare un po’ di rinforzi senza ammettere l’ovvio: c’è una guerra in pieno svolgimento e le truppe sul terreno non basterebbero nemmeno se fossero fresche.

A proposito: la Corea del Nord le armi di distruzione di massa le ha.

Washington Post

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Iraq

Evviva, evviva, il sarin

17 05 2004 - 20:53 · Flavio Grassi

Juan Cole lo dice meglio di quanto potrei fare io:

Another bombing in Baghdad near US troops on Saturday had involved the use of sarin gas. Two US soldiers suffered slight reactions to the gas. This was probably just an old 1980s shell of the sort used against the Kurds and Iranians, and nothing suggests many of these remain or are still operative. The insurgents who used it may not even have known what it was. (It was not marked). A couple left-over stray such shells does not prove that there were WMD in Iraq in any signifcant sense. No doubt it will set off a frenzy among the latter-day Juan Ponce de Leones looking vainly for the Fountain of WMDs. It is virtually a non-story.

Ovviamente anche da noi il grido “le armi, le armi finalmente!” corre di blog in blog. In una giornata così poco divertente, è divertente vedere quanto riescano a essere prevedibili gli esseri umani.

Informed Comment

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Iraq

Non solo la Croce Rossa

12 05 2004 - 18:04 · Flavio Grassi

Mentre Blair continua a sostenere che non ne sapeva niente, si scopre che anche la Commissione diritti umani dell’Onu aveva insistentemente scritto alle ambasciate americana e britannica chiedendo spiegazioni su maltrattamenti e decessi di detenuti. Nessuno ha mai risposto.

Ambasciatori melemarce che non informano i loro governi?

BBC News

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Iraq

Senza rancore

12 05 2004 - 10:41 · Flavio Grassi

L’assenza di dolo non può essere salvifica. A testimoniare delle capacità sono i risultati, non la buona volontà. A testimoniare dei fallimenti, idem. Senza rancore, senza gogna, senza caccia all’uomo: se ne vada Rumsfeld, se ne vada Blair, se ne vadano sempre quelli sotto la cui responsabilità è avvenuto il fallimento. Dignitosamente, prendendo atto di come sono andate le cose.

L’anno scorso, a proposito della indigeribilità del Bertoldino Berlusconi per la cultura anglosassone, parlai di come la tranquilla accettazione delle conseguenze delle proprie azioni sia uno dei cardini della visione del mondo che ha fatto nascere l’America che amo e che mi ha formato. L’assunzione di responsabilità a parole, un atto grottesco se non è accompagnato dalle dimissioni, è uno dei tanti aspetti del profondo distacco dell’amministrazione Bush da tutto ciò che l’America rappresenta.

Wittgenstein

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Iraq

Il senso delle proporzioni

12 05 2004 - 09:57 · Flavio Grassi

Pare che 400 (quattrocento) persone a Najaf abbiano fatto un corteo per protestare contro la presenza in città di Al-Sadr. Un po’ pochine per parlare di “resistenza” e “rivolta sciita” contro Moqtada. Anche perché subito dopo c’è stata una contromanifestazione dei suoi sostenitori.

Peraltro, si trovasse a Najaf, Pfaall avrebbe volentieri dato il suo contributo per fare quattrocento e uno alla manifestazione contro il teppistello promosso leader politico grazie alle decisioni assai poco sapienti di Paul Bremer Terzo.

Washington Post

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