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90 anni luce

4 07 2003 - 09:51 · Flavio Grassi

Non sono poi molti nel contesto dell’universo. È la distanza che ci separa dal sistema solare più simile al nostro tra quelli finora individuati. Per ora sono riusciti a vedere un pianeta che assomiglia a Giove, e la stella intorno a cui ruota si chiama HD70642, un perfetto nome da racconto di fantascienza classico. Mi chiedo che nome daranno al pianeta, ora.

Spaceflight Now

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È matematico: Bush ha bisogno dell’atomica

2 07 2003 - 10:15 · Flavio Grassi

Un matematico ha scoperto la formula che permette di sapere in anticipo chi vincerà le elezioni presidenziali.

Secondo i suoi calcoli il prossimo presidente americano sarà democratico: potrebbero vincere sia Howard Dean sia il generale Wesley Clark. Però se Bush scatenasse una guerra nucleare sarebbe rieletto lui.

HotAIR

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Il cereal killer del Galles

26 06 2003 - 18:03 · Flavio Grassi

È noto che il principe Charles ha una predilezione per la cucina vegetariana.

Pochi però sanno che l’erede al trono britannico ama anche parlarci con le piante. «Le mie conversazioni più interessanti sono state con verdure», dice. Ogni tanto gli capita di farsi due sane risate in compagnia di un cavolfiore. E quando ha bisogno di sfogarsi con qualcuno, per lui non c’è miglior confidente di un bel fagiolo di Spagna.

Se lo chiamate all’ora dell’aperitivo rischiate di sentirvi salutare così: «Vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere un vecchio amico per cena stasera. Addio.»

Ananova

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I matti e Napoleone

25 06 2003 - 13:00 · Flavio Grassi

Ma voi l’avete mai visto un vero matto che si crede Napoleone? Quelli che si mettono in posa con una mano sul petto e l’altra dietro la schiena.

Il fatto è che per quanto lo stereotipo sia diffuso in tutto il mondo, non si riesce a trovare un solo autentico caso di napoleonismo documentato nella letteratura scientifica.

Gli irriverenti secchioni che organizzano i premi Ignobel hanno lanciato un progetto per redigere il catalogo planetario di persone convinte di essere Napoleone. Se siete al corrente di un simile caso clinico documentato nella letteratura medica, all’università di Harvard lo vogliono sapere.

Mini-AIR

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Turismo spaziale

18 06 2003 - 12:18 · Flavio Grassi

Sono riaperte le prenotazioni: dall’anno prossimo si può tornare a provare l’ebbrezza di una vacanza in orbita nella stazione spaziale. Con la rivalutazione dell’euro, i prezzi sono tutto sommato onesti: intorno ai 20 milioni di dollari con trattamento di pensione completa e compresi i voli di andata e ritorno in Soyuz. L’allenamento in palestra è a parte.

Io partirei anche, ma forse aspetto le offerte last minute.

New York Times

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Non abbiamo più il fisico

18 06 2003 - 09:11 · Flavio Grassi

Dice Zeus:

«Su, vai a istillargli in petto nettare e ambrosia deliziosa così non avrà fame.» Con queste parole sollecitò Atena che già era ansiosa di partire. E lei, simile a falco dalle larghe ali e dallo stridulo grido, si lanciava giù dal cielo attraverso il puro sereno. E intanto gli Achei si armavano in gran fretta per tutto il campo. Ed ecco, ad Achille, ella istillò in petto nettare e ambrosia deliziosa, non voleva che l’ingrata fame lo troncasse alle ginocchia.

Dicono i manifesti del comune di Milano:

L’ambrosia ti toglie il respiro. Tagliala!

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Riducono l’uomo in cenere

17 06 2003 - 12:05 · Flavio Grassi

Alcol e fumo sono un’accoppiata micidiale per la salute. Soprattutto se l’alcol è vodka a 96 gradi (per dire, l’alcol denaturato del supermercato non supera i 90).

Un giapponese si è acceso una sigaretta mentre beveva quella roba e a momenti fa la torcia umana.

Ananova

[Così, perché dopo gli ultimi post mi venivano le vertigini.]

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Borges e il Nobel

14 06 2003 - 12:57 · Flavio Grassi

Roberto Cotroneo si chiede perché Borges non abbia mai avuto il Nobel per la letteratura e si risponde che in effetti non lo meritava. Non certo perché i suoi scritti non fossero all’altezza, ma per la sua incomprensibile e insopportabile indifferenza politica.

Volevo lasciargli un commento ma mentre lo scrivevo le dita mi si sono allargate un po’ troppo sulla tastiera. Poi mi dispiaceva buttare via le parole e mi seccava fare un commento a puntate. Perciò a lui ho lasciato un riassunto e il Pfaall-pensiero completo me lo sono portato qui, a casa mia.

Prima di tutto, credo che il problema generale non sia tanto distinguere l’uomo dallo scrittore, quanto distinguere l’opera dall’autore. Poi vado un passo oltre e mi chiedo cosa voglia dire “grande”.

Noi tendiamo ad attribuire a queste parole valutative un contenuto etico. Secondo me questo è un sovraccarico improprio, che i premi forse contribuiscono a perpetuare. Un’opera letteraria (o di qualsiasi genere) è “grande” se segna una tappa cognitiva, se dopo non se ne può più prescindere.

Il meccanismo non è diverso da quello delle invenzioni tecnologiche, su cui è forse più facile essere d’accordo. Chi potrebbe contestare che la ruota (o l’aeroplano o la televisione) siano “grandi” invenzioni? Il mondo di dopo è diverso dal mondo di prima che comparissero.

Mi spingo ancora più pericolosamente in là: il nazismo e lo stalinismo sono stati “grandi” dottrine politiche. Non si può dubitare che abbiano cambiato il mondo e gli schemi di pensiero dell’umanità. Questo vuol forse dire che siano state anche dottrine “buone”? Certo che no. La grandezza e la bontà sono cose diverse.

Più si va indietro nel tempo e più diventa facile accettare questo concetto: nessuno mette in dubbio la grandezza dell’autore dell’Odissea. Ci interessa forse sapere se era una persona perbene o un farabutto? Sì, se lo potessimo sapere ci interesserebbe come curiosità, ma non cambierebbe quello che pensiamo della sua opera.

E saltando qua e là con la macchina del tempo: i percorsi sinaptici da cui è saltato fuori un verso come «Mais où sont les neiges d’antan!» sono grandi o no? Certo che sì, sono immensi. E lo rimangono anche sapendo che l’uomo nella cui testa si sono formati era un balordo ladro e violento.

Allora: le opere di Borges hanno cambiato il mondo almeno un poco? Hanno introdotto nella letteratura qualche cosa che prima non c’era? Credo che siamo tutti d’accordo che la risposta è sì. Quindi le opere di Borges sono grandi, e il loro autore è un grande scrittore. Era anche una persona buona? No. E, attenzione, constatato questo non dico «chissenefrega».

Dico «affascinante». Mi piacerebbe poter scoprire secondo quali meccanismi cognitivi un uomo meschino possa produrre un’opera che magari contribuirà a fare dei suoi lettori persone migliori. Anch’io, come Cotroneo, mi chiedo come si possa essere «così acuti e geniali quando si scrive, e così sordi verso l’umanità quando si parla e si prende posizione». Me lo chiedo, appunto: come materia di indagine.

E mi chiedo anche se il problema non sia all’origine: perché mai dovrebbe essere rilevante il pensiero politico di uno come Borges? Ci interessano forse le opinioni politiche dei fratelli Wright? O quelle del fondatore dell’Ikea Ingvar Kamprad (che ha un imbarazzante passato nazista)? Non ci dovrebbero interessare. Poi finisce che ci interessano perché, per qualche misterioso motivo, crediamo che chi è grande in un aspetto della sua esistenza debba esserlo in tutto. Ma perché? Con tutto il rispetto e l’ammirazione che si può e si deve avere per la neurologa Rita Levi Montalcini, francamente le sue opinioni sulla guerra in Iraq mi interessano perché mi interessano le opinioni di chiunque. Ma non mi sembra che debbano necessariamente avere più peso di quelle della mia barbiera, che è una donna intelligente, bravissima nel suo mestiere, e pensa molto a quello che succede nel mondo.

Tornando alla domanda iniziale di Cotroneo: l’uomo meschino che ha prodotto i grandi scritti di Borges meritava il Nobel? Secondo me, sì. Di sicuro non meritava l’Ambrogino d’oro, ma se il Nobel per la letteratura premia la produzione letteraria, quello sì, lo meritava.

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Meditate gente, meditate

13 06 2003 - 12:18 · Flavio Grassi

È ufficiale: all’università di Princeton hanno le prove che la gente tende a farsi del male—perfino intaccando il sacro portafoglio—per il gusto di far dispetto al prossimo.

Scopro così che un mio lontano parente era un genio incompreso. Lui diceva che spesso uno «evira se stesso per dispiacere alla consorte» (beh, ho tradotto).

Già, il problema è che lui non aveva computer in cluster per elaborare il brain imaging combinando positron emission tomography e functional magnetic resonance imaging. Era solo un cavallante. Andava in giro con il suo baio a erpicare i campi dopo l’aratura.

Reuters

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Gli antenati dei Flintstones

12 06 2003 - 10:17 · Flavio Grassi

Un gruppo di ricercatori ha trovato in Etiopia i più antichi crani di Homo sapiens mai studiati. Sono vecchi di 160.000 anni e, secondo le relazioni pubblicate su Nature, pare che praticassero già riti funebri.

La perenne ricerca dell’«anello mancante» si arricchisce così di un nuovo anello. Questo è stato battezzato Homo sapiens idaltu.

Scientific American

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Gli orfani della Studebaker

10 06 2003 - 17:41 · Flavio Grassi

Per esempio: nella Morte di un commesso viaggiatore la Studebaker è un personaggio importante, anche se spesso trascurato. Ma che razza di animale sarà mai una Studebaker? Sì, certo, intuite che è un’automobile, e magari c’è in giro qualche edizione commentata che vi dirà che era una marca di automobile piuttosto nota negli anni Quaranta. Ma nel dopoguerra la Studebaker era molto più di una marca di automobili. Era un simbolo sociale. Una ex marca di lusso che per salvarsi dal fallimento aveva cominciato a mettere sul mercato modelli economici. Pessimi. Era un po’ il contrario di un simbolo di successo: la macchina di chi l’aveva sognata da piccolo e improvvisamente scopriva di potersela permettere, senza accorgersi che quelli davvero «arrivati» adesso compravano altro. Oggi la Studebaker, come tante altre marche gloriose o meno, non c’è più. Come sono scomparsi i molti modelli nati da idee tanto rivoluzionarie quanto alla prova dei fatti balzane di cui è costellata la storia dell’automobile—senza conoscere la quale non si può capire niente del Ventesimo secolo.

Un altro esempio. Ralph Nader, l’avvocato che ha inventato i movimenti di difesa dei consumatori (e contribuito a far vincere Bush sottraendo da sinistra voti ad Al Gore), è diventato lo spauracchio dell’industria automobilistica, e dopo di tutto l’establishment industriale con una campagna contro la Corvair.

Ma com’è fatta una Studebaker? com’è fatta una Corvair? Per l’infinita varietà dell’umana natura, lo possiamo sapere grazie a persone che si dedicano a conservare ben funzionanti alcune delle peggiori automobili mai costruite.

Si sono dati appuntamento a Ypsilanti, una cittadina del Michgan, dando vita a uno dei più eccentrici e interessanti raduni automobilistici del mondo. È riservato esclusivamente a marche scomparse e modelli fuori produzione.

New York Times

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Crollano tutti i miti

5 06 2003 - 18:57 · Flavio Grassi

Adesso c’è uno che va in giro a dire che i Tyrannosaurus Rex erano solo qualcosa di simile a sciacalli preistorici. Lenti, goffi e puzzolenti, e campavano rubando carogne. Niente a che vedere con feroci dominatori delle praterie giurassiche immaginati fino a ieri.

Marc non sarebbe contento.

Reuters

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Code di paglia in fiamme

4 06 2003 - 17:02 · Flavio Grassi

Un poliziotto di Bombay ha scritto un romanzo che dal titolo («La carneficina degli angeli») e dalla descrizione sembra alquanto pulp.

I suoi superiori non hanno apprezzato. Forse si sono riconosciuti un po’ troppo facilmente nelle storie di corruzione, violenza e sesso che colano dalle pagine del libro.

Ananova

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Visioni marziane

2 06 2003 - 06:22 · Flavio Grassi

La Nasa ha messo in rete oltre undicimila nuove fotografie della superficie di Marte riprese dal Mars Global Surveyor, il satellite che orbita intorno al Pianeta rosso dal 1997.

Le foto originali inviate dal satellite dicono forse poco ai non specialisti, anche se sono comunque affascinanti. Ma nelle vedute d’insieme composte dai tecnici c’è da perdersi.

Guardate questa immagine di Marte in primavera.


o questa veduta dell’orizzonte marziano


E fermatevi qualche istante in reverente silenzio a sognare le avventure di Dan Dare.

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A ovest della Luna

1 06 2003 - 10:38 · Flavio Grassi

C’è sempre una Nuova Frontiera. Adesso pare che sia Marte. Dal 1960 sono stati lanciati 34 veicoli verso il pianeta rosso, in media meno di uno all’anno. Ora ce ne sono tre sui blocchi di partenza tutti insieme.

Domani parte dal Kazakistan il Mars Express europeo. Domenica prossima decollerà da Cape Canaveral il primo dei due Mars Exploration Rovers che la Nasa intende lanciare. In più c’è in giro un veicolo giapponese che sta facendo un po’ di fatica a trovare la strada.

Pfaall si compiace di questa accelerazione perché siamo in grave ritardo sulla tabella di marcia. E si augura che presto ci si dia una mossa anche per le esplorazioni venusiane.

Associated Press

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Pinguini all’assalto

29 05 2003 - 10:12 · Flavio Grassi

Il comune di Monaco fa uno sberleffo alla Microsoft e al suo botolo pestifero SCO che sta cercando di addentare le caviglie di Linux con improbabili assalti giudiziari. Lasciando di stucco il management di Redmond, la città tedesca ha deciso di defenestrare Windows e passare a Linux per i suoi 14.000 computer. L’alleanza fra la distribuzione tedesca SuSE e IBM è ovviamente in pole position per l’assegnazione del succulento contratto.

Pfaall si compiace che le autorità bavaresi abbiano voluto seguire il suo esempio.

Reuters

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Pronto, potrei parlare con Dio?

28 05 2003 - 16:28 · Flavio Grassi

Avrete notato che nei film e telefilm americani i numeri telefonici cominciano tutti per «555»: a parte il 555-1212, che è l’equivalente del nostro 12, e ovviamente non si usa, si tratta di numeri che non esistono in nessuna località americana.

In Bruce Almighty («Una settimana da dio») hanno pensato bene di usare un numero fuori standard, che comincia per 776. È il numero che Dio usa per comunicare con Bruce (Jim Carey).

Ora, c’è sempre qualcuno che esce da un cinema e prova a fare i numeri che ha sentito citare nel film (mah!). E quelli che lo fanno nel North Carolina si trovano una bella sorpresa: gli risponde proprio Bruce. Non Jim Carey ma un Bruce vero.

Pare che uno gli abbia chiesto di parlare con Dio e lui, senza scomporsi, gli ha risposto più o meno «si può fare, figliolo». Già, perché Bruce è un pastore protestante, e quello menzionato nel film è il numero della sua canonica.

Associated Press

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Increspatura spaziotemporale

27 05 2003 - 16:26 · Flavio Grassi

Ho appena sfiorato con queste mani una Ford Torino rossa e bianca parcheggiata sul marciapiede di fronte.

Se non sapete cos’ avete avuto un’infanzia infelice.

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Eclectica

Mars attacks: con il virus

24 05 2003 - 18:22 · Flavio Grassi

Sembra che la competizione per aggiudicarsi un premio IgNobel si stia facendo particolarmente accesa nel mondo accademico britannico. Dopo l’inevitabilità della menzogna politica, abbiamo ora il professor Chandra Wickramasinghe dell’università di Cardiff che si lancia nella mischia con l’origine extraterrestre della Sars.

Giusto per farci capire subito di che pasta è fatto, l’illustre accademico mette sul piatto l’ipotesi che abbiano avuto la medesima origine varie epidemie di peste del mondo antico, nonché la pandemia influenzale che bisognerà seriamente pensare di ribattezzare, visto che i poveri spagnoli non c’entrano niente. Come ipotesi di lavoro proporrei «Altairiana», a meno che si abbiano notizie più precise circa il pianeta d’origine.

Pfaall ha esitato a lungo prima di rilanciare questa notizia. Teme che se la voce della presenza di armi batteriologiche nello spazio giungesse ai neocon, il suo buen retiro ne sarebbe sconvolto per sempre.

The Guardian

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Gratta gratta, salta fuori Bill

20 05 2003 - 16:45 · Flavio Grassi

L’assai donchisciottesco assalto che la SCO sta tentando di muovere contro Linux non è altro che fumo negli occhi. Una campagna di disinformatzia finanziata dalla Microsoft.

CNET News.com

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Ho distrutto un bene dell’Umanità

14 05 2003 - 16:04 · Flavio Grassi

Questa è una confessione.

Per anni ho custodito un pezzo assolutamente unico, una testimonianza culturale il cui valore è difficile da valutare. Poi, preso da un furor di cui ancora oggi non so spiegarmi l’origine, invece di donarlo alla scienza e all’umanità tutta come avrei dovuto, l’ho distrutto.

È andata così. Un mattino di molti anni fa, al risveglio scoprii che i sedici metriquadri del mio monolocale da studente di scarsi mezzi non contenevano altro cibo che una michetta [tipico pane lombardo, da non confondere con la rosetta, colla quale esso presenta solo superficiali somiglianze nda] vecchia di due giorni. Rassegnato, misi il pane a scaldare nella mia antica Petronilla [pentola con coperchio termico circa 1960, atta a sostituire il forno nda] e mi dedicai alle abluzioni mattutine.

Quel pane non era destinato a ritemprare il mio corpo. Terminato ch’ebbi di radermi, me ne uscii pel mondo senza più rivolgergli alcun pensiero. Com’è, come non è, fra lezioni, seminari, birre con gli amici e inconcludenti tentativi di seduzione della detentrice pro tempore del titolo di ragazza-di-cui-non-posso-fare-a-meno, la vita di uno studente prevede ben pochi momenti di veglia fra le pareti domestiche. La mia vita non faceva eccezione. Anche in quel giorno fatidico si erano fatte le ore fonde della notte prima che varcassi di nuovo la soglia del mio rifugio.

Un odore denso e inconfondibile mi rammemorò immediatamente la michetta. Per la verità il primo pensiero corse alla Petronilla accesa da venti ore e al suo effetto sulla bolletta dell’elettricità; poi mi chiesi se i miei libri perderebbero mai l’aroma di pane tostato di cui si erano impregnati sin nelle più intime fibre della carta; poi forse mi preoccupai per le possibili proteste dei vicini. Insomma: dopo alcuni momenti arrivai a pensare anche alla Michetta.

Si era essa transustanziata in una forma di purissimo carbone e qualche cosa trattenne la mia mano che d’impulso l’avrebbe gettata nella pattumiera. Forse l’assenza della pattumiera stessa, non ricordo bene. Comunque sia, la scultura della Michetta giacque abbandonata sopra un ripiano per alcuni giorni. Finché non ne notai la bellezza sublime e l’adottai come fermacarte sul tavolo da studio che occupava metà del mio spazio vitale.

Col tempo mi ci affezionai, anche perché ne scoprii tosto le straordinarie virtù di conversation piece: aiutava, quel carboncino, a stabilire una felice intesa con certe fanciulle che attiravo nella mia tana sperando di poter con esse condividere tanto gli amati studi quanto le sudate—vabbè lasciamo perdere.

Ma tutte le storie finiscono, e alcune finiscono male. Sapete già che questo è il caso della mia Michetta. Un giorno infausto qualche demone malevolo si impossessò di me e mi fece compiere quel gesto che uno spirito benevolo avea inibito anni addietro.

O come vorrei che il grande Cronos togliesse quel giorno dal novero dei giorni attraversati dalla Terra. Senza quella scellerata distruzione, Michetta potrebbe oggi impreziosire la collezione del Museo dei cibi bruciati.

HotAIR

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Qualche milanese non era a San Siro

14 05 2003 - 11:20 · Flavio Grassi

E nemmeno davanti alla televisione.

Il premio per i molti abbonati della Società del Quartetto che hanno scelto di non disertare l’ultimo appuntamento della stagione (e dei numerosi spettatori occasionali che hanno comprato il biglietto), è stata una strepitosa esibizione dei Kings’s Singers.

Nella prima parte il sestetto ha messo tutti in un mood melanconicamente elevato attaccando subito con un Selig sind die Toten, «Beati d’ora in poi i morti» messo in musica dal seicentesco Heinrich Schütz e proseguendo con musiche di Poulenc, Saint-Saëns, Brahms, Shubert, Reger e versi come, per dire:

De grandes cuillers de neige
Ramassent nos pieds glacés
Et d’une dure parole
Nous heurtons l’hiver têtu
Chaque arbre a sa place en l’air
Chaque roc son poids sur terre
Chaque rousseau son eau vive
Nous n’avons pas de feu.
Dopo l’intervallo però hanno attaccato con una stringa di nonsense di Edward Lear letti prima in inglese e poi cantati in italiano con con la musica di Goffredo Petrassi:
C’era una signoria il cui naso
prospera e cresce come mai fu il caso.
Quando ne perse di vista la punta
esclamò tutta compunta
«Dio t’acompagni o punta del mio naso!»
Poi sono arrivate le loro «proposte estemporanee».

È qui che l’austera sala Verdi del Conservatorio ha visto (le poltrone non credevano ai loro occhi) l’ancor più austero pubblico del Quartetto scatenarsi in entusiasmi da concerto rock.

Dico, avete mai sentito un sestetto di voci perfettamente impostate cantare e «suonare» Obladi Oblada o I’ll Follow the Sun? Compunte signore che di sicuro «non amano il jazz» si sono entusiasmate su Creole Love Call di Duke Ellington.

Vedendo che il pubblico—lo stesso che aveva ascoltato i madrigali in un silenzio siderale—li seguiva nel divertimento, i cantanti hanno dato la stura a tutto il loro repertorio gigionesco. Sull’Ouverture del Barbiere di Siviglia la gente cadeva dalle sedie (e loro faticavano a restare seri a sufficienza per cantare. Dopo una filastrocca da bambini come There Was An Old Woman Who Swallowed A Fly c’è mancato davvero poco che si arrivasse alla ola. Alla fine il pubblico si è persuaso a lasciarli andare a dormire solo dopo che loro hanno dato una calmata a tutti con una melanconicissima Plaisir d’amour.

I commenti mentre la gente sfilava verso l’uscita: «Mai visto un entusiasmo simile qui dentro…».

Anche i bravi medici e ingegneri del Quartetto amano divertirsi, quando hanno licenza di farlo.

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Al ladro, al ladro, la mia marijuana!

8 05 2003 - 16:52 · Flavio Grassi

Potrebbe costargli il posto di lavoro come autista di scuolabus, ma la verità è la verità, e a John Randolph hanno insegnato che bisogna sempre raccontarla tutta.

Così quando la polizia si è presentata a casa sua dopo che lui aveva chiamato per denunciare un furto, ha diligentemente elencato la sua riserva di marijuana fra le cose rubate.

Pare che lo stato della Georgia non preveda il reato di «passata detenzione di stupefacenti», quindi Randolph non è stato arrestato. Ma passerà comunque dei guai per la sua sincerità.

Pinocchio parla di noi, mica degli americani.

Associated Press

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Tempo circolare

7 05 2003 - 14:37 · Flavio Grassi

Pong.jpgInfogrames cambia nome e diventa Atari.

pòng…pòng…pòng…pòng…

Reuters

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Robin Zorro

7 05 2003 - 11:26 · Flavio Grassi

In Inghilterra un uomo mascherato e coperto da un mantello si sta facendo notare per i suoi atti in difesa dei deboli e contro i malvagi. Finora ha salvato una donna molestata, messo in fuga un gruppo di teppisti che se la prendevano con un passante e restituito la borsetta a una signora che l’aveva persa.

Entusiasti, aspettiamo di poter narrare le prossime imprese del nuovo eroe.

Yahoo News/Reuters

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