America

Congratulations

24 09 2004 - 04:42 · Flavio Grassi

Ho visto un sondaggio dal quale risulta che il rapporto fra le cose che vanno bene e le cose che vanno male in Iraq è meglio che qui in America.

George W. Bush, Presidente degli Stati Uniti d’America

Passaparola |  Commenti [3] 

America

Unfit

3 09 2004 - 05:22 · Flavio Grassi

Dopo gli attacchi di Bush e soprattutto Cheney, che lo aveva bollato «unfit for office», inabile alla carica di presidente, Kerry rimbalza dalle corde e lascia partire una gragnuola di colpi:

Lasciate che vi dica che cosa secondo me rende qualcuno inabile al compito. Portare la nostra nazione in guerra con l’inganno ti rende inabile a guidare questa nazione. Restare inerte mentre questa nazione perde milioni di posti di lavoro ti rende inabile a guidare questa nazione. Lasciare 45 milioni di americani senza servizio sanitario ti rende inabile a guidare questa nazione. Lasciare che la famiglia reale saudita controlli i nostri costi energetici ti rende inabile a guidare questa nazione. Consegnare miliardi alla Halliburton in contratti governativi senza gara mentre sei ancora sul loro libro paga ti rende inabile.

Washington Post

Passaparola |  Commenti [1] 

America

L'ora del petrolio africano

24 07 2004 - 05:38 · Flavio Grassi

cartina golfo di GuineaPuntare sull’Africa per allentare la dipendenza energetica dal Medio Oriente. Questo il senso di due importanti audizioni di fronte al gruppo di lavoro sull’energia della Commissione per le Relazioni Estere del Senato americano.

Stephen Morrison del Center for Strategic and International Studies ha raccomandato fra l’altro la nomina di una figura senza precedenti: un Consigliere speciale per la diplomazia energetica in Africa, un super-ambasciatore che risponderebbe direttamente al Segretario di stato e al Consigliere per la sicurezza nazionale.

Sia l’intervento di Morrison sia quello di David Goldwyn—esperto di petrolio e già Sottosegretario per le questioni energetiche negli affari internazionali—hanno individuato nel golfo di Guinea il nuovo fulcro della politica energetica americana. I giacimenti terrestri e offshore di paesi come Nigeria, Ciad, Guinea Equatoriale, Gabon, Angola e Sao Tome e Principe sono ingenti e solo parzialmente sfruttati. In molti di questi paesi la produzione è solo agli inizi, con prospettive molto promettenti sia dal punto di vista quantitativo sia per la qualità del petrolio: i giacimenti contengono il petrolio leggero a basso tenore di zolfo di cui hanno bisogno le raffinerie occidentali per produrre carburanti che rispettino le norme ambientali attuali. Inoltre nella regione si trovano anche riserve molto importanti del sempre più richiesto gas naturale. Senza contare che il golfo di Guinea è molto più vicino agli Stati Uniti del Medio Oriente.

Ai fattori geologici e geografici si aggiungono quelli politici, che sono forse ancora più importanti: la Nigeria è l’unico paese della regione ad aderire all’Opec e la diplomazia americana avrà fra l’altro il compito di tenere lontani i nuovi produttori dall’organizzazione. Una rete fatta di accordi bilaterali, programmi di cooperazione e indirizzamento degli aiuti internazionali dovrà fare del golfo di Guinea un nuovo backyard oltre Atlantico.

Dipartimento di Stato

Passaparola |  Commenti [1] 

America

Da Bush niente soldi per il controllo delle nascite

17 07 2004 - 14:41 · Flavio Grassi

Per il terzo anno consecutivo Bush ha bloccato l’erogazione del contributo di 34 milioni di dollari dovuti all’Unfpa, il Fondo Onu per la popolazione. Il pretesto è la collaborazione con la Cina e la conseguente accusa di sostenere i programmi di aborto e sterilizzazione coatte del governo cinese. Accusa che un’indagine dello stesso Dipartimento di stato americano ha dimostrato essere falsa. Anzi, il rapporto del Dipartimento di stato sui diritti umani del 2004 riferisce che nelle 32 aree della Cina dove è presente l’Unfpa sterilizzazioni e aborti sono diminuiti, mentre è aumentato l’uso di contraccettivi.

Al di là dei pretesti propagansistici, è proprio l’educazione all’uso di contraccettivi a disturbare un governo bigotto che manda i suoi rappresentanti alla Conferenza di Bangkok a dire che contro l’Aids ci vuole l’astinenza, non i preservativi.

L’ideologismo fondamentalista di Bush è riuscito a isolare e imbarazzare l’America di fronte al mondo due volte nel giro di tre giorni.

New York Times, Guardian

Passaparola |  Commenti  

America

L'onda nera

16 07 2004 - 04:47 · Flavio Grassi

Dopo un periodo di disorientamento in seguito all’Undici settembre, in giro per gli Stati Uniti i gruppi estremisti di destra vanno forte più che mai. Milizie nazistoidi, teorici della supremazia bianca, xenofobi, pseudopatriottardi, un panorama variegato con un minimo comune denominatore: l’odio. L’intolleranza, l’odio per l’Altro, per il Diverso.

I motivi per questa inquietante ondata non sono difficili da trovare:

Il paese è guidato da un gruppo di dissennati spacciatori di paura, i quali non esitano a sventolare la camicia insanguinata del terrorismo per mettere a tacere chi li critica e stigmatizzare chiunque si comporti da “diverso”...

Una variante estremamente superficiale del patriottismo, satura di sciovinismo, di odio per l’Altro e di vacuo simbolismo, è stata propagandata in ogni luogo possibile, dalle televisioni nazionali alla drogheria sotto casa. Questo genere di “americanismo” insensato è al centro di molti crimini d’odio.

Sopra ogni cosa, una nebbia di intolleranza si è sparsa sul paesaggio nazionale nell’ultimo decennio, grazie soprattutto a propagandisti di destra che raggiungono platee vastissime: Rush Limbaugh, Dr. Laura, Bill O’Reilly, Ann Coulter, Sean Hannity, e tutta la falange dei loro imitatori. La spinta del movimento conservatore moderno si è allontanata dagli autentici valori del conservatorismo borghese per trasformarsi in un incessante attacco contro l’idea stessa di tolleranza verso chi non fa parte di quel movimento: la sinistra, gay e lesbiche, altre fedi, altri colori.

Il lungo e documentato intervento di David Neiwert fa svanire il calore dell’estate.

Orcinus

Passaparola |  Commenti [2] 

America

Istigazione a delinquere

13 07 2004 - 04:55 · Flavio Grassi

Il solo fatto che si stia dibattendo una mostruosità come il rinvio delle elezioni mostra in tutto il suo splendore il fallimento senza speranza della politica di Bush. Già con l’uso di una locuzione come “guerra contro il terrorismo” i terroristi sono stati promossi da criminali comuni a controparti di una guerra, cioè interlocutori politici. E ora si ipotizza addirittura di lasciare a loro, ai terroristi, il compito di fissare il calendario elettorale—e quindi la durata in carica dei governanti: un attentato al momento giusto e la presidenza è prorogata. Bin Laden, al-Zarqawi o comunque si faccia chiamare la prossima testa dell’Idra non potrebbero sperare di meglio.

Newsweek, Los Angeles Times, Washington Post et al.

Passaparola |  Commenti [3] 

America

Il no-global della Casa Bianca

7 07 2004 - 04:41 · Flavio Grassi

Le elezioni si avvicinano e nel tentativo di raschiare il barile dei voti l’amministrazione Bush ha deciso di imporre dazi fra il 93% e il 112% ai gamberetti di importazione provenienti da Vietnam e Cina.

Magari vi sembra che il prezzo dei gamberetti sia una questione un po’ specialistica: cosa ce ne importa a noi del dazio sui gamberetti cinesi venduti nel North Dakota? Ci dovrebbe importare, invece. Non tanto per il provvedimento in sé quanto per la formula usata dal Dipartimento del commercio per giustificarlo. Una formula che ridefinisce arbitrariamente il concetto di “dumping”.

Secondo le regole della Wto i dazi di importazione sono vietati tranne, appunto, per contrastare il dumping. Il quale dumping non è altro che la vendita sottocosto. Un paese fa dumping se i suoi produttori rovesciano sul mercato grandi quantità di merce a prezzi inferiori al costo di produzione allo scopo di conquistare quote di mercato espellendo i concorrenti che non sono in grado di sopportare le perdite.

Un paese (o un’azienda) non fa dumping se vende a prezzi inferiori perché i suoi costi di produzione sono più bassi. Anzi, arrivare a queste situazioni sarebbe proprio lo scopo dell’economia di mercato globale: chi è più bravo venga avanti e gli altri cambino mestiere che magari gli viene meglio qualche cosa d’altro. Così i prezzi dei prodotti maturi scendono, si liberano risorse per nuovi consumi, e tutti shoppano felici e contenti.

Secondo quanto riferisce il New York Times il governo Bush è arrivato alla decisione di imporre i dazi perché:

The preliminary investigation determined that Chinese and Vietnamese shrimp were selling at prices well below fair market value.

“L’indagine preliminare ha stabilito che i gamberetti cinesi e vietnamiti sono venduti a prezzi nettamente inferiori al giusto prezzo di mercato”.

Il giusto prezzo? Ma questo concetto è un vecchio arnese da economia dirigista e monopolista! È la cosa più sideralmente lontana dal libero mercato che si possa immaginare: il prezzo dei beni stabilito a partire dal costo per il produttore riconosciuto, invece che dalla libera concorrenza sul mercato. È quel concetto secondo cui una commissione controlla il tuo bilancio, constata che produrre ti è costato 100, ti riconosce il diritto di guadagnare 5 e stabilisce che il “giusto prezzo” di vendita sia 105. Peccato che in questo modo il consumatore finisce poi per doverti pagare anche la scrivania venti metri per trenta con lap dancer incorporata e la serra di orchidee sul tetto del grattacielo: tanto hai messo tutto a bilancio quindi fa parte del costo di produzione.

L’economia di mercato sarebbe quella cosa per cui se tu vuoi usare l’elicottero invece dell’ascensore e ti senti figo distribuendo biglietti da visita fatti a mano da 20 dollari l’uno lo puoi anche fare, ma poi non ti devi lamentare se arriva uno con le pezze al culo che, siccome si accontenta di usare una cassa rovesciata come scrivania e scrive il numero di telefono su pezzi di giornale riesce a vendere il tuo stesso prodotto, magari fatto meglio, a un prezzo che tu non ci paghi neanche le spese generali. È il mercato, bellezza e non ci puoi fare niente.

A meno che tu non abbia un presidente come Bush, che predica libero mercato e razzola protezionismo: se passa il concetto per cui chiunque venda a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori locali fa dumping torniamo all’economia curtense.

Passaparola |  Commenti [1] 

America

Quattro luglio

5 07 2004 - 04:22 · Flavio Grassi

A Charleston, West Virginia, Bush ha celebrato la democrazia americana. A modo suo:

Due oppositori di Bush, che la polizia ha portato via a forza dalla folla, hanno riferito che gli è stato detto che non potevano restare lì perché indossavano magliette contro il presidente.

AP via Eschaton

Passaparola |  Commenti [2] 

America

Bush vuole esami psichiatrici di massa

24 06 2004 - 04:32 · Flavio Grassi

Il governo Bush ha in programma di sottoporre la popolazione americana, partendo dai bambini in età scolare, a uno screening di massa per la diagnosi delle malattie mentali.

L’idea di fondo è individuare i sintomi di disturbi psichici secondo criteri “oggettivi” e curarli con i più recenti (e costosi) psicofarmaci.

Ovviamente, al fondo di tutto cherchez l’argent. Il modello del progetto nasce da un programma sviluppato nel Texas grazie a un’alleanza fra industrie farmaceutiche e politici locali. Con l’inevitabile corredo di pastette sui farmaci da prescrivere eccetera.

Sulla questione dei soldi arrivo a dire chissenefrega, in questo contesto non è la cosa che mi preoccupa di più. E per amore di equità bisogna riconoscere che nel progetto c’è anche qualche aspetto positivo, a partire dal principio che il disagio mentale debba essere affrontato all’interno della comunità e non nei manicomi (perché non vedo ancora vie e piazze del centro intitolate a Franco Basaglia? quanto ci metteremo a capire che è uno degli italiani di cui essere più orgogliosi, lassù insieme a Cesare Beccaria?).

Ma un programma basato su esami psichiatrici di massa e conseguente detenzione chimica dei devianti è un incubo totalitario come se ne sono visti pochi.

BMJ via Best of the Blogs

Passaparola |  Commenti [4] 

Guerra e terrorismo

Chi tortura perde

23 06 2004 - 04:55 · Flavio Grassi

Bush dice di non aver mai ordinato torture. Nello stile di menzogna senza bugie di cui la sua amministrazione e i suoi discepoli hanno fatto un’arte, è certamente un’affermazione corretta. Te lo vedi il Presidente degli Stati Uniti che scrive in un memo “torturate i prigionieri”? Impossibile. Non è così che funzionano le cose. Bush ha invece permesso le torture e Rumsfeld le ha incoraggiate.

Una scorsa ai documenti desecretati è istruttiva. Secondo i legali della Casa Bianca i maltrattamenti non si potevano definire propriamente “tortura” se non inflitti gratuitamente e se non lasciavano segni. Insomma se “in buona fede” un aguzzino ritiene di poter avere informazioni maltrattando un prigioniero, faccia pure: purché stia attento a non lasciare cicatrici i maltrattamenti non saranno tecnicamente “torture”.

La cosa più impressionante è che la corrispondenza mostra che erano i comandanti militari a mostrare segni di disagio per quello che li si autorizzava a fare, mentre Rumsfeld pensava che non bastasse ancora. In calce a un memo che autorizzava, fra l’altro, il tenere i prigionieri in piedi per quattro ore di fila ha annotato: “Ok, ma io sto in piedi anche 8-10 ore al giorno, perché il limite a 4 ore?”

Gli ufficiali invece erano preoccupati. Perché le giustificazioni giuridiche degli azzeccagarbugli dell’amministrazione gli sembravano un po’ tirate per i capelli. Ma soprattutto per le conseguenze più profonde:

Nella valutazione delle tecniche di interrogatorio straordinarie bisognerebbe tener conto dei loro possibili effetti negativi sulla cultura e sull’immagine di sé delle Forze armate americane, le quali in passato possono aver sofferto a causa di azioni percepite come violazioni delle leggi di guerra.

Al di là degli eufemismi e della prosa obliqua, il messaggio di questo rapporto di ufficiali del Pentagono che raccomandavano a Rumsfeld di cancellare le autorizzazioni ai maltrattamenti è chiarissimo: certe soglie non si possono attraversare senza conseguenze gravissime.

Legulei, imbrattacarte e blogger di scorta possono fare tutti i distinguo che vogliono: premere uno straccio bagnato sulla faccia di un prigioniero per indurgli senso di soffocamento e fargli credere che lo ucciderai è tortura. Umiliare i prigionieri denudandoli, spaventarli con i cani, provocargli sofferenza costringendoli a rimanere per ore in posizioni innaturali è tortura. Quando un esercito comincia a ricorrere alla tortura gli succede la cosa peggiore di tutte: muore dentro. E un esercito morto dentro può anche distruggere i nemici, ma non può più vincere.

I soldati che torturano non sono più radicalmente altro dai terroristi che dovrebbero combattere. Diventano una banda di malfattori contrapposta a un’altra banda di malfattori. Non perché lo dica un tribunale o l’opinione pubblica o chiunque altro. Perché lo sentono loro. Uscire dalla legge morale è sempre la peggiore delle disfatte. Questo è il nodo fondamentale che i giustificazionisti trascurano (o si sforzano di ramazzare sotto il tappeto): puoi stare a bondieggiare e schifaniare quanto vuoi, l’essenza delle cose non cambia.

Se cominci a “spaventare” i prigionieri con i doberman, prima o poi uno lo fai azzannare. Se cominci a soffocare gente con gli stracci bagnati prima o poi uno lo fai morire. Ma il peggio è che se cominci a fare queste cose tu diventi uguale al peggiore dei terroristi. Anche se non hai mai messo bombe: diventi uguale perché sai dentro di te che sei sullo stesso piano. Magari con una differenza di grado perché tu non arrivi a decapitare la gente, ma resti sullo stesso piano. E se sei sullo stesso piano hai perso, perché per vincere non basta sapere contro cosa si combatte: è più importante sapere per cosa si combatte.

Nonostante i nobili tentativi di ragionamento degli ufficiali preoccupati, con il relativismo morale di Cheney, Rumsfeld e Bush i militari americani sono diventati zombie da combattimento che sanno chi è il nemico ma non quali siano i valori (i valori, non il governo) da difendere. E questa è la peggiore delle sconfitte.

Washington Post, Los Angeles Times, BBC News, Reuters, et al.

Passaparola |  Commenti [2] 

Iraq

Deliranti ma sinceri

22 06 2004 - 06:35 · Flavio Grassi

Bush non ha mentito sulle connessioni fra Al Qaeda e Saddam Hussein. E nemmeno il suo tutore Cheney lo ha mai fatto. È solo che sono incapaci di distinguere la realtà dal desiderio e così vedono solo quel che vogliono vedere.
Washington Post

Io mi sentirei più tranquillo se il mondo fosse governato da canaglie lucide.

Passaparola |  Commenti [2] 

America

La frana

22 06 2004 - 03:56 · Flavio Grassi

Continua inarrestabile la discesa di Bush nei sondaggi. Adesso ha perso anche l’unico terreno su cui ancora conservava un vantaggio: proprio la lotta al terrorismo: ora più della metà degli americani pensano che non fosse il caso di scatenare la guerra in Iraq. E nella capacità di gestire la lotta al terrorismo è dato alla pari con Kerry, esattamente 50/50. Solo un mese fa questo era ancora il suo punto forte, con un vantaggio di ben 13 punti.

Ora tre americani su quattro sono consapevoli che le azioni dell’amministrazione Bush hanno danneggiato gravemente l’immagine americana nel mondo. E la grande maggioranza (+20%) ritiene che Kerry abbia una migliore comprensione dei problemi.

AbcNews

Passaparola |  Commenti  

America

L'unilateralismo e' punizione di se stesso

27 05 2004 - 21:01 · Flavio Grassi

Silenzio, parla il Presidente degli Stati Uniti:

Una politica fondata sul dominare il resto del mondo non solo crea nemici degli Stati Uniti e crea reclute per Al Qaeda, danneggia la cooperazione internazionale che è essenziale per sconfiggere i terroristi che intendono colpire e intimidire gli americani.
L’unilateralismo, come abbiamo dolorosamente constatato in Iraq, è punizione di se stesso.

Il presidente vero, naturalmente (e scusate per la traduzione di corsa).

Non vi illudete, il danno di Abu Ghraib non tocca solo la reputazione e gli interessi strategici dell’America, tocca lo stesso spirito dell’America. È di cruciale importanza che la nostra nazione riconosca—e riconosca rapidamente—che il danno che la nostra nazione ha sofferto nel mondo è molto, molto più grave di quanto le svogliate risposte del presidente Bush vorrebbero far credere. Ricordate quanto ciascuno di noi sia stato colpito quando abbiamo visto quelle immagini odiose. L’impulso istintivo iniziale è stato quello di respingere le immagini, e poi di pensare che esse rappresentassero una strana e rara aberrazione prodotta da poche menti malate o, come ci assicurava il Pentagono, di “poche mele marce”.
Ma come ancora oggi ci hanno mostrato le ultime sconvolgenti notizie, non era raro. Non era un’aberrazione. [...] No, viene da valori perversi e politiche atroci ai più alti livelli del nostro governo. Questo è stato fatto nel nostro nome, da parte dei nostri governanti.
Questi orrori sono stati il prevedibile risultato di scelte politiche che sono sgorgate direttamente dal disprezzo di questa amministrazione per la legalità. E il dominio che essi hanno cercato davvero è semplicemente indegno dell’America—ed è anche un obiettivo illusorio.

Al Gore. Da leggere tutto, il miglior discorso della sua presidenza. Per sentire una profonda nostalgia per l’America rubata.

via The American Street

Passaparola |  Commenti [3] 

America

L'Italian Style conquista New York

23 05 2004 - 13:10 · Flavio Grassi

Pare che buona parte dei fondi per la ricostruzione di Ground Zero siano stati dirottati su finanziamenti per appartamenti di lusso e palazzi da tutt’altra parte. Come 650 milioni di dollari alla Bank of America per farsi un grattacielo vicino a Times Square e 113 milioni alla Bank of New York per i nuovi uffici a Brooklin. Qualche progetto nelle vicinanze di Ground Zero però c’è: per esempio, Robert De Niro ha preso 39 milioni per costruire un delizioso alberghetto di lusso nel “suo” quartiere di Tribeca, dove fra le altre cose è già proprietario del Tribeca Film Center con il Tribeca Grill.

Washington Post via The Agonist

Passaparola |   

America

Regime change

13 05 2004 - 21:21 · Flavio Grassi

È ora di affrontare questa domanda: abbiamo una qualche possibilità di completare con successo il “regime change” in Iraq senza un regime change qui in patria?
[...]
Lo ammetto, sono un po’ lento. Siccome io tentavo di pensare a questioni così mortalmente serie come l’Iraq e il mondo post-undici settembre in maniera non faziosa [...] davo per scontato che i funzionari di Bush stessero facendo altrettanto. Mi sbagliavo.

Per la gente di Bush è sempre stato più importante vincere sulla sinistra in patria che sui baatisti all’estero. Questo è il motivo per cui hanno studiato più attentamente i sondaggi Usa che la storia irachena.

Tom Friedman ha visto la luce.

New York Times

Passaparola |  Commenti [3] 

America

Fuorilegge internazionale grazie a Bush

10 05 2004 - 12:30 · Flavio Grassi

Fareed Zakaria:

L’atteggiamento basilare di Rumsfeld, Cheney e dei loro capi di gabinetto è stato “Siamo in guerra; ora non possiamo perder tempo con queste moine”. Di conseguenza abbiamo scatenato unilateralmente una guerra, rifiutato la cooperazione internazionale, respinto le Nazioni Unite, umiliato gli alleati, ignorato la necessità di appoggi locali in Iraq e abbiamo dovuto sopportare costi enormi in sangue e denaro. Se in questi tempi pericolosi non ci si può fidare del mondo, ancora meno ci si può fidare di istituzioni chiave come il governo americano e come il Dipartimento di stato. Il Congresso viene a malapena informato, anche su questioni in cui la sua “consultazione e approvazione” sono obblighi costituzionali.

Lasciamo pure da parte i metodi: i risultati sono palesi. Su quasi ogni questione riguardante l’Iraq postbellico—consistenza delle truppe, appoggio internazionale, credibilità degli esuli, de-baatificazione, gestione dell’ayatollah Ali Sistani—le presunzioni e politiche di Washington sono state sbagliate. Ormai la maggior parte di esse sono state rovesciate, spesso troppo tardi per ottenere un qualche risultato. Questa strana combinazione di arroganza e incompetenza ha fatto più che distruggere le speranze di costruire un nuovo Iraq. Ha avuto l’effetto molto più ampio di trasformare gli Stati Uniti in un fuorilegge internazionale agli occhi di gran parte del mondo.

Che vinca o perda in novembre, l’eredità di George W. Bush è già chiara: la creazione di una atmosfera avvelenata di antiamericanismo intorno al globo. Sono sicuro che se ne assume la piena responsabilità.

Definitivo.

Newsweek

Passaparola |  Commenti [1] 

America

La volpe nella tagliola

6 05 2004 - 10:49 · Flavio Grassi

Bush sta disperatamente cercando un modo per salvarsi dalla trappola irachena, che rischia di azzerare le sue speranze di rielezione. Non potendo risolvere l’incredibile disastro creato sul terreno bisogna trovare qualcuno a cui addossare tutte le colpe prima di sacrificarlo. Sembra che Rumsfeld, già trionfatore della stagione shock-and-awe, sia la zampa destinata all’amputazione.

Washington Post, New York Times, MSNBC, Knight Ridder, USA Today, eccetera

Passaparola |   

America

Libertà di autocensura

5 05 2004 - 19:14 · Flavio Grassi

La Disney ha proibito alla Miramax, di cui è proprietaria, di distribuire il film di Michael Moore sull’11 settembre. A quanto pare la Disney teme che la distribuzione di un film critico nei confronti di Bush da parte di un’azienda del gruppo potrebbe voler dire la fine di certi grossi sconti fiscali.

New York Times

Passaparola |   

America

Il Libro fa male

29 03 2004 - 11:28 · Flavio Grassi

In un discorso, accennando al governo senza nominare direttamente Bush, Kerry ha citato un versetto della Bibbia:

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere?
(Giacomo 2:14)

I bushisti l’hanno presa male. Molto male: il portavoce della campagna elettorale repubblicana emula il sommo Bondi parlando di “triste sfruttamento delle Scritture per un attacco politico”. Bisogna capirlo: se a Bush gli portano via anche il monopolio sulla Bibbia non gli rimane proprio altro.

A proposito: il discorso era in una chiesa.

Associated Press via Counterspin Central

Passaparola |  Commenti [4] 

America

Sacrificabarile

29 03 2004 - 08:45 · Flavio Grassi

Ho come il vago sospetto che stiamo per vedere a cosa serva avere una donna nera nel governo.

Time, Reuters

Passaparola |   

America

Buffone in capo

26 03 2004 - 11:24 · Flavio Grassi

Bush interviene alla cena di gala dell’associazione dei giornalisti radiotelevisivi con una proiezione di diapositive intitolata “L’album dell’anno elettorale alla Casa Bianca”. Qualche frecciata a Kerry. Ma poca roba.

Per lo più ha mostrato immagini pagliaccesche di se stesso. Un tema ricorrente comprendeva foto del presidente in posizioni goffe—chinato come se stesse cercando sotto un tavolo, mentre si sporge da una finestra—accompagnate da frasi come “Quelle armi di distruzione di massa devono essere da qualche parte!”, “Naa, lì niente armi!”, “Forse qui sotto!”

Massì, è tutta una barzelletta. E Berlusconi ha ragione a rivendicare l’influenza che esercita sulla politica mondiale.

Washington Post

Passaparola |   

America

Il capo dei parlamentari repubblicani potrebbe dimettersi

25 03 2004 - 10:20 · Flavio Grassi

Tom DeLay è House Majority Leader, il capogruppo repubblicano al Congresso. È un texano potentissimo e grande alleato di Bush (e confrontato a lui il presidente diventa quasi una colomba). Ora è nei guai per una storia di finanziamenti illeciti. Se il gran giurì del Texas procederà all’incriminazione DeLay potrebbe essere costretto a lasciare la carica, almeno fino alla conclusione delle indagini. Con il voto di novembre sempre più vicino sarebbe un altro colpo durissimo per le speranze di Bush.

Political Animal

Passaparola |   

America

Si mette davvero male

22 03 2004 - 18:15 · Flavio Grassi

Ahi ahi ahi: il Wall Street Journal comincia a scaricare Bush. Il presidente punta tutta la campagna elettorale sulla sua reazione pronta ed esemplare agli attentati dell’11 settembre e il giornale della grande finanza pubblica in prima pagina un lungo articolo che mette in evidenza le balle raccontate dal presidente e dai suoi a proposito di come siano andate davvero le cose quel giorno.

Wall Street Journal via Atrios

Passaparola |   

America

Dilettanti allo sbaraglio

12 03 2004 - 12:39 · Flavio Grassi

Ci hanno messo sei mesi. Poi, finalmente, ecco trovato l’uomo giusto per risolvere i problemi della disoccupazione in America. Un industriale, uno che ha “la cultura del fare”, come direbbe il nostro liftato. Uno che sa come evitare l’emorragia di lavoro verso India, Cina e Sud America.

Poi salta fuori che l’anno scorso proprio lui, l’uomo del destino, ha licenziato oltre un sesto dei suoi operai del Nebraska e aperto uno stabilimento in Cina.

Ah, di un’altra cosa non si erano accorti: nel 2000 aveva appoggiato un candidato democratico per l’elezione al senato, e il senatore repubblicano in carica c’era rimasto parecchio male.

Abbiamo scherzato. Cerimonia di insediamento cancellata: prima bisogna trovare un altro sottosegretario. La Corrida continua.

Washington Post

Passaparola |   

America

La vendetta della realtà

5 03 2004 - 18:16 · Flavio Grassi

Nel mese di febbraio i nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti sono stati solo 21.000, contro una media mensile (mai neanche avvicinata) di 300.000 previsti dall’amministrazione Bush.

Ma c’è di peggio: tutti, proprio tutti i 21.000 nuovi assunti di febbraio sono stati nel pubblico impiego. Agricoltura, industria e servizi privati licenziano.

Gli ultimi tre mesi sono stati “il più debole periodo di creazione di posti di lavoro sotto ogni presidenza dopo quella di Herbert Hoover durante la Grande Depressione.” E tutto questo con il buco nero del debito pubblico fuori controllo. Se va avanti così Bush rischia di conquistarselo davvero un posto nella storia. Come il presidente della Grande Bancarotta.

Reuters

Passaparola |   

<<<<      >>>>

Cerca nel sito

Search