Sudan

La risoluzioncina

8 07 2004 - 06:15 · Flavio Grassi

Oggi il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunisce a porte chiuse per discutere della situazione in Darfur. Sul tavolo c’è la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti secondo quanto anticipato la settimana scorsa da Powell durante la sua sosta in Sudan.

La bozza prevede sanzioni (blocco della vendita di armi e divieto di viaggi all’estero) per le milizie janjaweed, ma nemmeno una tirata d’orecchi per il governo sudanese che le ha armate e mandate a fare il lavoro sporco.

La Human Rights Watch ha scritto una lettera ai membri del Consiglio chiedendo sanzioni anche a carico dei governanti del Sudan.

Intanto in Darfur si muore mentre Kofi Annan fa l’unica cosa che gli è concessa: parla, e cerca di spiegare a chi lo ascolta che il Sudan è una polveriera che può destabilizzare tutta l’Africa orientale.

Human Rights Watch, Reuters, Los Angeles Times

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Sudan

Il governo sudanese parla bene e razzola male

16 06 2004 - 08:15 · Flavio Grassi

Il coordinatore per gli aiuti d’emergenza dell’Onu Jan Egeland ha rivelato che nonostante le dichiarazioni di disponibilità il governo sudanese continua a ostacolare in tutti i modi l’arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione del Darfur. E intanto che i funzionari tirano in lungo per rilasciare visti ai medici la gente muore.

Reuters

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Sudan

A qualcosa serve

12 06 2004 - 06:01 · Flavio Grassi

La missione dell’Unione Africana in Darfur sarà finanziata dall’Unione Europea e, oltre ai 120 osservatori inizialmente previsti comprenderà un contingente di 270 soldati incaricati di vegliare sul rispetto della tregua.

Financial Times

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Africa

Fondamentalisti cristiani distruggono una moschea

12 06 2004 - 04:33 · Flavio Grassi

A Numan, nella Nigeria orientale, bande di fondamentalisti cristiani hanno distrutto una moschea e attaccato la minoranza musulmana. Secondo la polizia negli scontri sono morte nove persone, secondo gli abitanti almeno cinquanta. I cristiani non tolleravano che il minareto della moschea fosse più alto del vicino palazzo del loro capo tribale. I i musulmani sarebbero anche stati disposti ad abbattere la moschea e ricostruirla altrove se gli avessero rimborsato le spese ma i cristiani hanno preferito andare per le spicce. Ora è stato imposto il coprifuoco.

AP

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Africa

Medioevo quotidiano

15 05 2004 - 14:48 · Flavio Grassi

In Somalia sono morte più di 60 persone in quattro giorni di combattimenti scoppiati perché le milizie di due clan rivali non sono riuscite a mettersi d’accordo su chi dovesse fare la guardia a un albergo di Mogadiscio. La battaglia per le strade della capitale continua.

AllAfrica.com

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Africa

Mal d’acqua

21 02 2004 - 09:24 · Flavio Grassi

Quando andate in Africa se appena vi prendete la briga di notare la gente che si agita intorno a voi vi accorgete che procurarsi un po’ d’acqua è l’attività centrale nella giornata di gran parte della popolazione.

Le taniche per l’acqua sono fra i più preziosi cespiti familiari. Taniche rettangolari o tonde a barile, di plastica blu, bianca o gialla: guardatevi intorno e vedrete taniche dappertutto. Bambine vanno e vengono per i sentieri con barilotti sulla testa, vecchi con grappoli di taniche appesi alla bicicletta arrancano ai lati delle strade, ragazzini trascinano carretti carichi di taniche e recipienti assortiti, i più fortunati fanno lo slalom fra le buche nell’asfalto con il furgoncino carico d’acqua.

Due giorni fa il governo keniano ha per la prima volta ammesso quello che è sotto gli occhi di chiunque lo voglia vedere: dei 31 milioni di abitanti del Kenya, solo un milione ha accesso a fonti di acqua potabile. Gli altri 30 milioni bevono acqua sporca. E siccome il governo non ha le risorse per migliorare la situazione, quelli che come premio della loro fatica quotidiana rischiano di portarsi a casa una infezione intestinale aumentano di un migliaio al giorno.

E fra i paesi africani il Kenya è uno di quelli messi meno peggio. Pensate gli altri.

East African Standard/AllAfrica.com

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Africa

Mal d’acqua

21 02 2004 - 09:24 · Flavio Grassi

Quando andate in Africa se appena vi prendete la briga di notare la gente che si agita intorno a voi vi accorgete che procurarsi un po’ d’acqua è l’attività centrale nella giornata di gran parte della popolazione.

Le taniche per l’acqua sono fra i più preziosi cespiti familiari. Taniche rettangolari o tonde a barile, di plastica blu o gialla: guardatevi intorno e vedrete taniche dappertutto. Bambine vanno e vengono per i sentieri con barilotti sulla testa, vecchi con grappoli di taniche appesi alla bicicletta arrancano ai lati delle strade, ragazzini trascinano carretti carichi di taniche e recipienti assortiti, i più fortunati fanno lo slalom fra le buche nell’asfalto con il furgoncino carico d’acqua.

Due giorni fa il governo keniano ha per la prima volta ammesso quello che è sotto gli occhi di chiunque lo voglia vedere: dei 31 milioni di abitanti del Kenya, solo un milione ha accesso a fonti di acqua potabile. Gli altri 30 milioni bevono acqua sporca. E siccome il governo non ha le risorse per migliorare la situazione, quelli che come premio della loro fatica quotidiana rischiano di portarsi a casa una infezione intestinale aumentano di un migliaio al giorno.

E fra i paesi africani il Kenya è uno di quelli messi meno peggio. Pensate gli altri.

East African Standard/AllAfrica.com

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Africa

Il tramonto e l’alba

11 02 2004 - 09:16 · Flavio Grassi

Dietro la scenografia della gita presidenziale dello scorso luglio, l’America di Bush abbandona l’Africa al suo destino. Nel 2002 il volume totale degli scambi commerciali fra gli Stati Uniti e l’Africa subsahariana è diminuito del 13,3%, superando di poco i 24 miliardi di dollari, contro i quasi 28 miliardi del 2001.

Nel frattempo si aprono nuove strade: dal 1994 a oggi l’interscambio commerciale fra Sud Africa e India è passato da zero a un miliardo di dollari.

AllAfrica, Business Report

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Africa

Fantasmi aat-tenti!

6 02 2004 - 09:13 · Flavio Grassi

In Uganda una commissione d’inchiesta ha scoperto che almeno 10.000 soldati inseriti nei ruoli dell’esercito non esistono. Soldati fantasma inventati dagli ufficiali che ne intascano il soldo.

The Monitor, Kampala>

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Africa

Parole di distruzione di massa

5 12 2003 - 11:24 · Flavio Grassi

Dopo anni con molto lavoro e scarsissimi risultati, il Tribunale internazionale per i crimini di guerra in Ruanda ha battuto un colpo forte. Ieri la corte di Arusha ha emesso tre condanne all’ergastolo. I condannati sono un editore e due giornalisti accusati non di aver partecipato di persona agli stermini del 1994 ma di aver incitato all’odio etnico e alla violenza per mezzo di giornali e radio.

È la prima volta dai tempi del tribunale di Norimberga che esponenti del mondo dell’informazione vengono condannati per crimini contro l’umanità commessi facendo il loro lavoro, ed è una sentenza su cui bisognerà riflettere con molta cautela.

I difensori dei condannati hanno detto che si tratta di condanne mostruose che stabiliscono un precedente pericolosissimo per la libertà di informazione e di espressione in tutto il mondo. I giudici hanno motivato la sentenza sostenendo che la libertà deve essere accompagnata da responsabilità e che i proclami che i condannati diffondevano incitando apertamente allo sterminio dei tutsi non c’entrano nulla con la libertà di parola.

Ci sono buoni motivi per pensarla in entrambi i modi, e per il momento io non mi sento in grado di decidere chi abbia ragione, anche se in questo caso mi sento più vicino ai giudici. È vero che imprigionare qualcuno per ciò che ha detto o scritto può provocare conseguenze terribili sulla libertà di parola e quindi sulla libertà tutta. D’altra parte è altrettanto vero che, oggi più che mai nella storia umana, i media hanno un enorme potere di orientamento dei comportamenti. E in questo forse correggerei quanto hanno detto i giudici: non è la libertà a portare necessariamente con sé una responsabilità, è il potere. Chiunque eserciti un potere è responsabile di come lo usa, media compresi. Il problema diventa poi come stabilire il confine fra la libera espressione di un pensiero e l’esercizio responsabile di un potere. Non so, bisognerà riflettere.

Washington Post, New York Times>

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Africa

A colpi di machete in nome di Dio

20 11 2003 - 13:03 · Flavio Grassi

Ieri ho riferito del record di donne nel nuovo parlamento ruandese. Oggi tocca tornare a parlare dell’Africa dove si massacrano uomini, donne e bambini.

In Uganda il gruppo ribelle Lra è di nuovo tornato a farsi notare con l’uccisione, senza sparare un solo colpo di armi da fuoco, di più di cinquanta abitanti di un villaggio.

Questa “Lord’s resistance Army” è un esempio perfetto di come i criminali siano criminali, punto, anche se spesso trovano comodo dichiararsi ispirati da una religione. Musulmani come quelli più noti alle cronache, o cristiani come questi (che vorrebbero, secondo loro, stabilire un governo “basato sui Dieci Comandamenti), fa lo stesso. Sono criminali. Non pazzi: criminali responsabili.

Mail & Guardian>

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Africa

L’altra metà scende a terra

19 11 2003 - 10:51 · Flavio Grassi

Il mondo è un posto complicato e chi si sdraia su quello che sapeva ieri finisce sempre per guardare un vecchio film invece della realtà. Prendete il Ruanda. Cosa vi viene in mente se uno vi dice il nome così, all’improvviso? Guerra etnica, massacri inconcepibili, miseria, genocidio, giusto? Tutto vero, naturalmente. In Ruanda si è consumata una delle più grandi tragedie dell’umanità. E ancora oggi il governo ruandese partecipa attivamente alla danza macabra nella confinante Repubblica Democratica del Congo. Eppure.

Eppure ci sono state le elezioni e ne è risultato un parlamento composto per il 45% di donne. Un livello di rappresentanza femminile vicino a questo fino a ieri esisteva solo in Svezia. Oggi gli scandinavi sono passati al secondo posto (e in Italia siamo sotto il 10%).

allAfrica.com>

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Africa

Cravattari di rango

8 11 2003 - 12:40 · Flavio Grassi

Nel 2002, per il sesto anno consecutivo, i paesi poveri hanno subito un’emorragia finanziaria netta di 200 miliardi di dollari. Bisogna esser bravi per riuscire a cavare soldi da certi paesi. Davvero usurai magnifici.

allAfrica.com>

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Africa

Incubi biblici

22 10 2003 - 09:22 · Flavio Grassi

Dopo anni di siccità, in Mauritania, Niger e Sudan è tornato a piovere. E ora si teme un’invasione di locuste che potrebbe essere devastante per i raccolti.

AllAfrica>

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Africa

Purché si sbrighino

21 09 2003 - 10:10 · Flavio Grassi

Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione presentata dagli Usa che prevede l’invio in Liberia di una forza internazionale di 15.000 militari. La maggior parte sarà probabilmente africana, con contributi importanti da paesi asiatici, dalla Russia, e qualcosa dall’Europa. Il governo americano forse lascerà qualche tecnico e contribuirà al finanziamento.

È un po’ un armiamoci e partite, ma non ci si poteva aspettare di più, e comunque l’importante è che arrivino in fretta, perché non se ne parla più, ma fuori da Monrovia la situazione non è che sia migliorata dopo che Taylor ha mollato: adesso ci sono tutti gli ex soldati sbandati che girano per le campagne razziando di tutto e violentando le donne che gli capitano a tiro.

Reuters>

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Africa

Trovati i soldi, si può andare in Liberia

1 08 2003 - 09:29 · Flavio Grassi

Mentre a Monrovia si continua a sparare per strada, gli Stati Uniti hanno presentato al consiglio di Sicurezza dell’Onu una bozza di risoluzione che prevede il dispiegamento di una forza internazionale di pace in Liberia. Con un espediente contabile si dovrebbe essere risolto uno dei problemi che fermavano le truppe dell’Ecowas. La Nigeria, che fornisce la maggior parte degli uomini, non voleva sopportare da sola i costi dell’operazione. Gli Usa non volevano essere loro a pagare. Ora la spedizione sarà finanziata spostando fondi precedentemente stanziati per la missione Onu in Sierra Leone. Così i nigeriani potrebbero cominciare a mandare truppe fra una settimana.

Mai troppo presto.

Washington Post

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Congo RD

Aumentano le truppe Onu in Congo

30 07 2003 - 09:22 · Flavio Grassi

Ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità l’incremento da 8700 a 10800 dei caschi blu presenti nella Repubblica democratica del Congo. Al di là del maggior numero di militari, è importante l’allargamento delle regole di ingaggio: ora le truppe Onu sono autorizzate a usare la forza anche per proteggere la popolazione civile e i volontari delle organizzazioni umanitarie, oltre che per autodifesa.

I nuovi contingenti rimpiazzeranno la forza di emergenza europea, a guida francese, partita il mese scorso quando l’amministrazione Bush, che ora ha dato il via libera, osteggiava un allargamento della forza Onu.

Canadian Press>

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Africa

La gente non sa più dove scappare

29 07 2003 - 11:36 · Flavio Grassi

A Monrovia si continua a combattere. La gente non sa più dove rifugiarsi. Se la situazione resta così, fra una settimana in città si comincerà a morire di fame.

Misna>

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Africa

Forse si muove qualcosa per la Liberia

27 07 2003 - 14:10 · Flavio Grassi

Per il momento sono partite tre navi con 2200 marines a bordo. Ma dal Pentagono fanno sapere che questo non vuol dire che sbarcheranno tutti, e forse non saranno nemmeno la maggior parte quelli che toccheranno terra. E comunque staranno sulle navi finché non saranno dispiegate le forze dell’Ecowas e vogiono andarsene subito.

Si poteva preferire una mossa meno micragnosa, ma diciamo che è già qualcosa. Poi magari quando sono lì sbarcano lo stesso.

Washington Post>

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Africa

Intervenire in Liberia è un obbligo di legge

26 07 2003 - 11:54 · Flavio Grassi

Un avvocato analizza, sulla base del diritto contrattuale americano, l’obbligo per gli Stati Uniti di intervenire immediatamente in LIberia.

Le conclusioni:

Le basi dell’obbligo di un intervento Usa in Liberia sono di due ordini.

Primo, per tutta la storia della Liberia, il suo continuo rapporto con gli Usa ha portato i liberiani a contare sugli Stati Uniti per avere appoggio finanziario e sicurezza. Ed è un’aspettativa equa: gli Usa non solo sono intervenuti nella politica liberiana, ma hanno a loro volta ottenuto vantaggi finanziari e di sicurezza dal rapporto con la Liberia.

In circostanze analoghe, la Francia e la Gran Bretagna si sono fatte avanti per riportare la pace quando nelle loro ex-colonie, Costa d’Avorio e Sierra Leone sono scoppiati disordini. Gli Usa dovrebbero agire nello stesso modo.

Secondo, in questo momento i liberiani—e insieme a loro le nazioni dell’Africa occidentale e la stessa Onu—stanno incorrendo nel rischio di essersi affidati alle specifice promesse di invio di truppe da parte degli Usa, promesse che non sono ancora state mantenute. Questo affido provoca un danno che cresce ogni giorno e si misura in vite umane.

È tempo per gli Usa di intervenire immediatamente e aiutare un paese che si è per tanto tempo affidato al suo rapporto reciproco con gli Usa e alle promesse da parte degli Usa. Se gli Usa mancheranno al loro dovere il caos rapidamente crescente in Liberia può facilmente crescere fino a diventare un disastro nazionale. E quel disastro potrebbe espandersi ulteriormente fino a diventare una catastrofe umanitaria regionale.

FindLaw / allAfrica.com

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Africa

Email dall’inferno

25 07 2003 - 08:59 · Flavio Grassi

Il messaggio di un intellettuale di Monrovia:

L’assurda verità della guerra consiste nello smascheramento di coloro che sono gli attori del suo dramma. Le menzogne di un regime che su di esse ha fondato la sua forza e quelle dei gruppi ribelli che prendono il popolo a pretesto per giustificare le stesse atrocità delle quali accusano il potere.

Gli attori di questa tragedia sono anzitutto loro: le centinaia di innocenti dilaniati dalle bombe, le migliaia di persone costrette a cercare rifugio in ogni spazio disponibile lontano dai combattimenti e che ritardano il cammino della morte… fame, ferite, malattie e stenti

MISNA

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Africa

A Monrovia si muore aspettando la missione di pace

23 07 2003 - 08:38 · Flavio Grassi

Mentre da Monrovia arrivano notizie di pesantissimi combattimenti, la Comunità internazionale continua a perdere tempo, nonostante i ripetuti appelli del segretario generale dell’Onu Kofi Annan. È davvero inquietante l’atteggiamento dell’Ecowas, la Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale, che sembra debba allestire una ‘Crociata’ d’altri tempi, per non parlare degli Stati Uniti che appaiono a dir poco timorosi, come se facesse loro paura sbarcare in terra africana. Questi signori sapevano bene che in Liberia la tregua tra governo e ribelli era appesa da giorni ad un esile filo, eppure continuano a temporeggiare in attesa del peggio a tutti i costi, secondo una sorta di cinico copione, prima del loro fatidico intervento… ammesso e non concesso che ci sarà mai. Intanto il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dal suo ranch di Crawford, nel Texas, assicura che la sua amministrazione sta lavorando con i Paesi dell’Ecowas per stabilire quando le truppe di pace africane saranno in grado di entrare in Liberia. Bush, nella conferenza stampa al termine del suo incontro con il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, ha aggiunto, con un tono, oseremmo dire, poco convincente, che gli Usa sono in contatto anche con le Nazioni Unite per tentare di ottenere un nuovo ‘cessate-il-fuoco’ tra le parti belligeranti in Liberia. Eppure, a pensarci bene, si tratta semplicemente di spedire poche migliaia di soldati per una missione d’interposizione che anche le Chiese chiedono a gran voce, non foss’altro perché di questo passo, con tutte le bombe che piovono dal cielo, sarà davvero un’ecatombe umanitaria. Intanto, tra quella povera umanità dolente ci sono tanti bravi missionari e missionarie, oltre che a generosi volontari. Uomini e donne che fanno il loro dovere, in nome della solidarietà fattiva, rischiando la pelle a fianco degli ultimi. A loro il nostro plauso e la nostra umile preghiera. (di padre Giulio Albanese)

MISNA

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Africa

Non si è parlato dell’uscita di scena di Mugabe

19 07 2003 - 09:57 · Flavio Grassi

Il presidente sudafricano Mbeki ha smentito di aver assicurato a Bush che Mugabe lascerà la presidenza dello Zimbabwe entro l’anno. Non se ne è parlato.

La storia di un accordo segreto per l’uscita di scena di Mugabe che sarebbe stato raggiunto durante la visita di Bush in Sud Africa era stata lanciata tre giorni fa dall’Independent e immediatamente ripresa in tutto il mondo.

AllAfrica.com/Bua News

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Africa

Colpo di stato a Sao Tome e Principe

18 07 2003 - 09:32 · Flavio Grassi

Mentre da noi si consumano drammi politici su chi debba condurre la Domenica Sportiva, in in angoli di mondo di cui nove su dieci ignorano l’esistenza capitano drammi veri. Ieri mattina un maggiore dell’esercito al comando di una pattuglia di ufficiali ha preso il controllo di Sao Tome e Principe, un minuscolo stato di due isole al largo del Gabon.

I ribelli hanno approfittato dell’assenza del presidente Menezes, eletto nel 2000 che è in Nigeria per un summit dei capi di stato africani. Sao Tome e Principe è uno dei paesi più poveri del mondo, con un reddito pro-capite di 280 dollari l’anno che viene soprattutto dalle esportazioni di cacao.

Ma recentemente è stato trovato il petrolio. Tanto petrolio. E pare che Menzes stesse tirando un po’ troppo la corda con le richieste di mazzette alle compagnie petrolifere in gara per ottenere i diritti di sfruttamento (Exxon e Shell).

UN Regional Information Networks/AllAfrica.com

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Africa

Sulla Liberia, Bush prende ancora tempo

16 07 2003 - 09:00 · Flavio Grassi

Kofi Annan è andato a trovare Bush nello Studio ovale per cercare di avere una decisione sull’invio di truppe in Liberia. Bush continua a dire che qualcosa si farà ma intanto non decide.

AllAfrica.com

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