Lascio questa Italietta clericale

13 06 2005 - 16:20 · Flavio Grassi

Ok, solo per un po’, ma almeno mi risparmierò il dopo referendum.

Domani la mongolfiera si dirige su Bangkok. Il programma è abbastanza intenso quindi non so se riuscirò a scrivere qualcosa fino al mio ritorno. E poi potrei essere qui giusto il tempo di cambiare valigia e tornare in oriente per un’altra settimana.

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Piccolo bang

12 06 2005 - 09:01 · Flavio Grassi

Questa mattina la scuola elementare dove voto mi ha messo di buon umore. Ho trovato i corridoi tappezzati di grandi poster fatti dai bambini. Tema: la nascita dell’universo e l’evoluzione delle specie.

È un buon segno. Bello anche vedere che all’apertura del seggio insieme a me c’era più gente che alle ultime europee. Una dozzina di mattinieri non fanno quorum, d’accordo. Ma chissà.

Proprio all’ingresso della scuola c’è un cartellone che ricorda: «Tutto cominciò con il big bang». La società laica, democratica e aperta comincia con un colpetto sulla scheda per infilarla nell’urna. Noi che eravamo ad aspettare l’apertura del seggio la nostra parte l’abbiamo fatta. Ora tocca agli altri.

Te compreso. Hai già fatto il tuo dovere?

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Italica

San Benito fammi la guerra

10 06 2005 - 08:10 · Flavio Grassi

10 giugno 1940: l’Italia fascista entra in guerra al fianco della Germania nazista contro Francia e Gran Bretagna.

9 giugno 2005: il TG2 delle 20.30 (ma forse anche altri telegiornali Rai, non so) manda in onda un lungo servizio dedicato all’inizio di quell’avventura tanto strampalata quanto criminale.

O meglio, dedicato a propagandare la fantasiosa tesi secondo la quale sarebbero stati proprio i governi francese e britannico a pregare Mussolini di dichiarargli guerra.

Poveretti, avevano tanta paura dell’invincibile lupo nazista e si affidavano al buon Benito perché era l’unico in grado di tenerlo al guinzaglio. Lo imploravano di affiancare Hitler in modo da poterne contenere la voracità.

Documenti per provare una tesi così ardita? Nessuno: erano tutti in una fantomatica valigia scomparsa dopo la cattura di Mussolini. Ah, ecco.

Nell’orgia di riscritture della storia degli ultimi tempi ne avevo sentite tante di stronzate, ma una idiozia sfrontata come questa, lanciata dal telegiornale del servizio pubblico, non mi era ancora capitata.

Rai

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Mondo

Il gioco dell'accerchiamento

9 06 2005 - 08:04 · Flavio Grassi

Taiwan ha relazioni diplomatiche con solo 25 stati in tutto il mondo. C’è il Vaticano, ci sono isole dei mari del sud come Palau, Kiribati, Tuvalu, le isole Marshall e Solomone, c’è qualche stato africano.

E poi ci sono ben 12 stati caraibici e latinoamericani: Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, Repubblica Dominicana, Haiti, S. Kitts e Vevis, S. Vincent e Grenadine, Paraguay.

La sproporzionata presenza di ambasciate taiwanesi nelle Americhe è sempre stata favorita dal Dipartimento di stato Usa attraverso l’Organizzazione degli stati americani per appoggiare ufficiosamente Taipei, e la stessa Oas mantiene tradizionalmente un atteggiamento amichevole nei confronti di Taiwan, la quale ricambia con aiuti e progetti di cooperazione nel continente.

Ora però nella sua guerra fredda contro la «provincia ribelle» la Cina ha lanciato una grande offensiva diplomatica per convincere gli stati membri dell’Oas a chiudere le ambasciate a Taipei per aprirle a Pechino. E lo fa principalmente con generose elargizioni di dollari.

La manovra ha già registrato alcuni successi concreti: nel 2004 Dominica ha abbandonato Taiwan in cambio di aiuti per 120 milioni di dollari in sei anni. E soprattutto: nello stesso anno la Cina ha ottenuto lo status di Paese osservatore nell’Oas. Status che, con il diritto di presenziare alle riunioni dell’organizzazione, le offre formidabili occasioni di lobby nei confronti di tutti gli stati del continente e le permette di bloccare la partecipazione di Taiwan agli stessi vertici.

Per Taipei si tratta di una minaccia grave, perché perdere le sue pochissime relazioni diplomatiche significative vorrebbe dire restare intrappolati in un isolamento mortale.

Negli anni Settanta, nel mio campus californiano si diceva che gli Stati Uniti avevano perso la guerra del Vietnam perché la loro strategia militare era basata sulla mentalità degli scacchi, mentre i vietcong si muovevano secondo l’antica filosofia del Go.

Quella che la Cina sta giocando con Taiwan è una classica partita strategica di Go: l’avversario non si conquista con assalti frontali, lo si soffoca occupando il territorio e togliendogli spazio vitale.

Pensandoci bene, credo che bisognerebbe cominciare a insegnare il Go nelle scuole, e la Confindustria dovrebbe urgentemente organizzare corsi accelerati per imprenditori. Nel secolo cinese, chi non è in grado di leggere le mosse sul goban è perduto.

Taipei Times, Pfaall

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Bolivia

Il bluff di Mesa non ha funzionato

8 06 2005 - 08:26 · Flavio Grassi

Questa volta l’offerta delle dimissioni non ha calmato le proteste come sperava il presidente boliviano. Anzi, la situazione è peggiorata. I minatori hanno fatto detonare qualche candelotto di dinamite. Senza danni, ma la polizia ha afferrato al volo il pretesto per le prime cariche.

Oggi si dovrebbe riunire il parlamento – a Sucre, 600 km da La Paz, perché la capitale è del tutto bloccata. Nella sessione straordinaria verranno probabilmente accettate le dimissioni di Mesa. Presumibilmente il presidente del parlamento stesso avrà l’incarico di portare a termine il mandato, che scade nel 2007.

Ma gli indigeni non mollano, vogliono le elezioni immediate, la nazionalizzazione del gas naturale e una distribuzione della ricchezza nazionale meno iniqua. Le provincie orientali del paese, bianche e ricche, non ne vogliono sapere: minacciano la secessione e spingono per la repressione violenta dei miserabili che osano alzare la testa. Come è sempre stato.

Intanto pare che si siano svegliati di soprassalto anche i giornali italiani.

Cnn, New York Times, Bbc, Repubblica, Corriere

(Grazie a Paolo, Saverio e Roberto che mi hanno gentilmente segnalato il lapsus ora corretto. Non dovrei mai scrivere prima del secondo caffè.)

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Iraq

Pulizia etnica

7 06 2005 - 08:54 · Flavio Grassi

L’Iraq era uno dei paesi più laici del Medio Oriente, ma i guerrieri santi che l’hanno invaso dopo la guerra e il nuovo potere politico dei partiti religiosi l’hanno trasformato. Donne che non si erano mai coperte ora sono passate all’hijab, il velo imposto dagli islamisti. Bombe hanno colpito negozi di liquori, chiese e parrucchieri che tagliano i capelli in maniere proibite dal Corano.

In questo nuovo Iraq islamico che qualcuno considera un faro di democrazia non c’è più posto per gli zingari. Fino a due anni fa erano una piccola minoranza tollerata e protetta. Ora hanno perso le loro case e tutto quello che avevano. Chi poteva ha lasciato il paese, gli altri sono precipitati in una miseria senza scampo.

Philadelphia Inquirer

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America Latina

Il presidente della Bolivia si è dimesso

7 06 2005 - 08:15 · Flavio Grassi

Ieri il presidente Carlos Mesa si è dimesso. È la seconda volta quest’anno. La prima, lo scorso marzo era stata una mossa politica per fermare le manifestazioni dei gruppi indigeni e ottenere l’appoggio del parlamento.

Anche le nuove dimissioni potrebbero essere state pensate in una chiave simile. Ma non è detto che questa volta la mossa di poker riesca. Sono ormai tre settimane che le proteste bloccano la capitale La Paz e negli ultimi mesi il prestigio personale dell’ex anchorman televisivo si è parecchio logorato.

Forse la cosa più sorprendente di tutta la situazione è che in tre settimane di barricate non ci siano state violenze significative: qualche lancio di sassi, qualche candelotto lacrimogeno, ma tutto senza gravi conseguenze.

Sarà per questo che i giornali italiani non si accorgono di niente: ci vuole qualche centinaio di morti per distrarli dai rutti di Calderoli.

Reuters

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America Latina

In Bolivia la piazza blocca il Parlamento

1 06 2005 - 08:41 · Flavio Grassi

Ieri a La Paz è stata la giornata più convulsa da quando, due settimane fa, sono cominciate le proteste contro il parlamento e il presidente Carlos Mesa.

I dimostranti hanno impedito il passaggio ai deputati e la prevista sessione parlamentare è stata sospesa per mancanza del numero legale.

Ormai non è più solo questione delle tasse sull’estrazione del gas naturale: le proteste di studenti, minatori e campesinos guidati dal barricadero Evo Morales puntano alla dissoluzione del governo e alla formazione di un’assemblea costituente.

Ap, Afp

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America Latina

La guerra del gas continua

31 05 2005 - 17:02 · Flavio Grassi

La situazione in Bolivia è sempre più critica. Da giorni la capitale La Paz è bloccata da manifestazioni di protesta contro le proposte di legge sull’esportazione del gas naturale, considerate ancora troppo favorevoli alle multinazionali straniere.

Il presidente Mesa ha ormai del tutto perso il sostegno popolare e parla di golpe. Difficile prevedere come finirà.

Ansalatina, Diario Hoy

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Asia

Gli Usa abbaiano, Karimov morde

31 05 2005 - 16:28 · Flavio Grassi

C’è in giro questo terzetto di senatori repubblicani che sta facendo un tour nei paesi dell’Asia centrale. Il capodelegazione senatore McCain, dell’Arizona, rilascia dichiarazioni ultimative indirizzate al dittatore alleato Karimov: «Deve cambiare registro! Ci vuole un’inchiesta internazionale!» Cose così.

Domenica McCain e i suoi due compagni di viaggio, Lindsey Graham del South Carolina e John Sununu del New Hampshire, hanno incontrato alcuni rappresentanti dell’opposizione.

Proprio mentre i senatori americani erano impegnati nei loro colloqui a Tashkent, Karimov ha fatto arrestare dozzine di dirigenti e militanti degli stessi partiti di opposizione in giro per il paese. E appena i castigamatti sono saliti sull’aereo per andare in Kirghizistan ha sbattuto in galera anche i leader che avevano parlato con loro.

Proprio tanta paura ha, Karimov.

AP

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Italica

Riduzione delle tasse

30 05 2005 - 18:13 · Flavio Grassi

Lui è uno che rispetta i contratti.

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Mondo

Dunque

30 05 2005 - 09:41 · Flavio Grassi

In Francia ha vinto la più normale che strana alleanza fra fascisti, trotzkisti e luddisti: niente di nuovo, cavalcando paura e pulsioni becere qualcosa si porta sempre a casa.

A Beirut hanno fatto finta di tenere le elezioni e ha vinto chi era già stabilito che vincesse.

In Florida il terrorista (o militante o combattente per la libertà, è sempre questione di punti di vista) Posada Carriles è ancora in attesa delle decisioni di Bush. Il quale non sa cosa farne, ma sa cosa non vuole farne, cioé mandarlo nel paese che ne ha chiesto l’estradizione per aver abbattuto un aereo con 78 persone a bordo.

In Uzbekistan tre senatori Usa tirano le orecchie a Karimov ma il Dipartimento di stato si affretta a offrigli una sponda di giustificazione inserendo un gruppo islamico di Tashkent nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. E tra un po’ della strage di Andizhan non parlerà più nessuno.

Nel lager di Guantanamo va tutto per il meglio, secondo il generale Myers.

In Iraq è partita l’ennesima offensiva finale contro la guerriglia. In attesa della prossima. E intanto chissà dov’è Al-Zarqawi, dopo il tantesimo ferimento e la millantesima quasi cattura.

In Togo si consolida la normalità della successione di padre in figlio. L’Unione africana ha deciso che è ora di rimuovere le sanzioni. In fondo cì sono state le elezioni, no? Elezioni magari un po’ così, ma non si può mica stare a guardare tutto.

In Guinea si cominciano a provare i fucili in attesa che finisca l’interminabile agonia del dittatore Lansanna Conte. Ma chissà quanto ci mette ancora.

A Washington la lunga marcia dei fondamentalisti cristiani antievoluzionisti guadagna le austere scalinate neoclassiche dello Smithsonian.

In Italia—lo sapete meglio di me—il centrosinistra studia attentamente la finale di Champions per essere sicuro di farcela anche questa volta. A perdere una partita giù vinta.

Il mondo si agita sempre parecchio, ma non è che faccia molta strada.

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Portate pazienza

19 05 2005 - 02:55 · Flavio Grassi

Non è che nel mondo ci sia poco da raccontare. È che qui sono giorni piuttosto frenetici. Faremo il possibile.

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Cooperazione Sud-Sud

Airsud

15 05 2005 - 17:20 · Flavio Grassi

India, Brasile e Sud Africa, i tre paesi che l’anno scorso hanno formato l’inedita alleanza tricontinentale Ibsa, stanno studiando la possibilità di unire forze in campo aeronautico per rompere il duopolio Airbus/Boeing producendo autonomamente aerei civili.

Tutti e tre i paesi possiedono già industrie aeronautiche: India e Brasile producono aerei leggeri, mentre il Sud Africa fornisce componenti alla Boeing.

La posta è alta, soprattutto per quanto riguarda il mercato indiano:
attualmente in India volano 200 aerei commerciali per una popolazione di un miliardo di persone, contro i 6000 aerei per 300 milioni di abitanti degli Stati Uniti.

Business Standard

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Iraq

La risata dei pistoleros

15 05 2005 - 10:13 · Flavio Grassi

Il Telegraph è un giornale di destra, sempre in prima linea a giustificare la guerra in Iraq e squalificare i dubbiosi. Ma c’è da scommettere che oggi non lo vedrete citato dai blog sdraiati sulla linea.

Racconta che gli ufficiali inglesi sono preoccupati per le conseguenze disastrose delle regole di ingaggio delle truppe americane.

I soldati americani operano sotto il principio della “force protection”: se si sentono minacciati sono autorizzati ad aprire il fuoco con tutti i mezzi disponibili per proteggersi. E nessuno gli va a contestare nulla: il fatto che si sentissero minacciati è giustificazione sufficiente per aver sparato.

Dice un ufficiale inglese:

L’atteggiamento delle truppe americane è prima sparare poi fare domande. Semplicemente rifiutano di assumersi qualsiasi rischio.

Che sia così l’abbiamo ampiamente visto con il caso Calipari. Con questo atteggiamento i soldati americani stanno facendo strage di civili innocenti. E questo peggiora la situazione, alimentando il risentimento contro gli occidentali e ingrossando le fila della guerriglia.

È l’errore che gli inglesi stessi commisero nel periodo più buio dell’Irlanda del nord, culminato con la strage del Bloody Sunday del 1972. Forti di questa esperienza hanno cercato di spiegare ai colleghi americani che sparando troppo si finisce impantanati per almeno dieci anni.

Ma:

Purtroppo, quando abbiamo spiegato le nostre regole di ingaggio, che sono basate sul principio della minima forza, gli americani si sono semplicemente messi a ridere.

La vedo brutta. Ma brutta brutta.

Telegraph

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Guerra e terrorismo

Un terrorista, ma il nostro terrorista

14 05 2005 - 10:41 · Flavio Grassi

Luis Posada Carriles è un terrorista sanguinario. Specializzato in bombe, ha al suo attivo almeno l’abbattimento di un aereo di linea con 73 passeggeri a bordo, tutti morti, e una serie di attacchi dinamitardi a località turistiche, attacchi che hanno provocato anche la morte di un italiano in vacanza.

Qualche settimana fa Luis Posada Carriles, che ora ha 77 anni, è entrato illegalmente negli Stati Uniti. Pare che si nasconda da qualche parte in Florida. Per il momento, si nasconde: perché il progetto di Posada Carriles sarebbe di trascorrere una tranquilla vecchiaia leggendo e dipingendo al sole della Florida come un qualsiasi pensionato di lusso, così ha chiesto asilo politico e protezione dai suoi nemici.

A Washington non sanno che pesci pigliare. Perché Posada Carriles è sì un terrorista conclamato, un brutale assassino di innocenti. Ma è uno che ha passato la sua vita a cercare di abbattere Castro—a partire dall’avventura della baia dei Porci nel 1961—per molti anni è stato sul libro paga della Cia e in seguito ha fatto parte della rete di Oliver North.

Posada Carriles è nato a Cuba ma è cittadino venezuelano. L’aereo abbattuto nel 1976 era cubano, in volo dalla Guyana a Cuba con scali a Trinidad e Barbados. La bomba della quale è rimasto vittima l’italiano era stata piantata in un albergo cubano.

Negli anni Ottanta Posada Carriles fu arrestato in Venezuela e processato per l’abbattimento dell’aereo di linea. Nel 1985, mentre era in attesa dell’appello riuscì a fuggire dal carcere e si trasferì in Nicaragua dove collaborò con i contras di Oliver North.

In seguito fu arrestato e poi graziato per meriti politici a Panama.

Ieri il Venezuela ha chiesto l’estradizione del suo cittadino ricercato dall’autorità giudiziaria.

Ma la ricca, potente e reazionaria comunità degli emigrati cubani anticastristi in Florida ha preso Posada Carriles sotto la sua protezione. Consegnarlo al Venezuela vorrebbe dire concedere una straordinaria vittoria politica a Chavez e Castro. E fare molto arrabbiare i cubani della Florida, ai quali la famiglia Bush deve molto.

D’altra parte concedere protezione a un terrorista notorio vorrebbe dire contraddire tutta la retorica della tolleranza zero verso i terroristi dovunque si trovino eccetera.

Verrebbe comoda la scappatoia di consegnare Posada al tribunale internazionale dell’Aia. Ma il governo Bush continua a voler fingere che quella corte non esista.

Così per il momento le autorità se la cavano sostenendo di non avere idea di dove si nasconda Posada. E certo è improbabile trovare qualcuno se non lo si cerca. Ma sarà difficile continuare per molto tempo a fingere di non poter trovare qualcuno che ha chiesto asilo politico.

Se avesse un governo, l’Italia potrebbe forse risolvere brillantemente il dilemma dell’alleato americano chiedendo a sua volta l’estradizione del terrorista e processandolo per l’assassinio del nostro connazionale.

Se l’Italia avesse un governo.

Washington Post, Upi, Christian Science Monitor, Bbc News, Reuters, Newsday

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Iraq

I numeri della catastrofe

13 05 2005 - 17:04 · Flavio Grassi

I civili iracheni uccisi dalla guerra sono come minimo un numero compreso fra 18.000 e 29.000. Ma il conteggio non comprende le uccisioni di famiglie intere, impossibili da stimare. Quindi chissà quanti sono davvero i morti, certo molti più di così. E comunque si tratta solo di quelli morti nel primo anno di guerra.

I vivi si trovano in una situazione disperata. Un quarto dei bambini soffre di malnutrizione cronica, manca l’elettricità, manca l’acqua corrente, le fognature non funzionano. Chi ha un lavoro guadagna molto meno di prima, ed è comunque fortunato perché la disoccupazione cresce vertiginosamente. Diminuisce invece la scolarità.

E la situazione potrebbe essere molto peggiore se gli iracheni non dimostrassero un coraggio e una tenacia fuori dal comune.

Lo dice il rapporto più completo sulla situazione irachena dopo l’invasione pubblicato fino a oggi, compilato congiuntamente dall’Onu e dal governo provvisorio.

Ci vorranno intere generazioni per rimettere insieme i pezzi. Prima però bisogna che almeno la situazione smetta di peggiorare perché il rapporto parla del 2004 e nel frattempo le cose sono andate di male in peggio.

Cnn, Onu, Times

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America

Brutta giornata in Connecticut

13 05 2005 - 13:36 · Flavio Grassi

Era dal 17 maggio 1960 che uno stato del New England non uccideva un prigioniero.

Hartford Courant

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Antiscienza

La colpa dell'11 settembre è di Darwin

13 05 2005 - 10:55 · Flavio Grassi

A Topeka è cominciato un processo che sarebbe una commedia surreale se non fosse tragicamente serio.

Il Comitato per l’istruzione ha messo in piedi una serie di udienze per giudicare se sia lecito escludere le teorie creazioniste dai programmi di scienze nelle scuole superiori dello stato.

Cioè per fingere di giudicare, perché la conclusione è scontata: la farsa è stata voluta dai membri di maggioranza del comitato, esponenti della destra cristiana solidamente fedeli alla linea creazionista. Il presidente è uno di quelli convinti che la Bibbia sia da prendere alla lettera e che la creazione risalga a non più di 6000 anni fa.

Sì, avete capito bene: il presidente del comitato che controlla la pubblica istruzione nello stato del Kansas è convinto che la Terra sia stata creata poco prima che in Egitto cominciasse a regnare la Prima dinastia.

Saggiamente, gli scienziati convocati per difendere l’evoluzione si sono rifiutati di partecipare alla recita. Ha invece accolto l’invito del comitato Mustafa Akyol, un opinionista musulmano turco.

Akyol ha spiegato che insegnare l’evoluzionismo in America genera sentimenti antioccidentali nel resto del mondo.

I fondamentalisti cristiani del Kansas ci avevano già provato nel 1999 a introdurre il creazionismo nell’insegnamento scientifico. La cosa era così rozza e ridicola che è durata solo un paio d’anni. Ora si sono fatti più furbi.

I programmi scolastici definiscono la scienza come «l’attività umana volta alla ricerca sistematica di spiegazioni naturali». I creazionisti vorrebbero sostituire questa definizione con una più generica dalla quale sia assente l’espressione «spiegazioni naturali».

Due parole che fanno tutta la differenza fra mondo moderno e medioevo.

Salon, Kansas City Star, Register-Guard, et al.

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Giornalismo e comunicazione

La nave affonda

12 05 2005 - 09:37 · Flavio Grassi

E certi topolini non sanno nemmeno nuotare.

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Italica

Partito unico

10 05 2005 - 08:22 · Flavio Grassi

Se Berlusconi continua così per un anno le prossime elezioni rischiano di essere imbarazzanti.

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Africa

Il Togo è tornato alla normalità

9 05 2005 - 13:22 · Flavio Grassi

La formalità delle elezioni è archiviata. I disordini sono cessati. Il figlio del dittatore è il nuovo dittatore. Le squadre della morte sono tornate al lavoro per schiacciare l’opposizione. Tutto come negli ultimi 40 anni.

Ap

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Africa

In Guinea tira una brutta aria

6 05 2005 - 10:52 · Flavio Grassi

La Guinea potrebbe presto diventare il prossimo focolaio di crisi in Africa.

Secondo David Crane, procuratore generale del tribunale per i crimini di guerra in Sierra Leone, dal suo esilio dorato in Nigeria l’ex presidente liberiano Charles Taylor sta progettando un nuovo tentativo di assassinio del suo arcinemico: il presidente della Guinea Lansana Conté, appunto.

Ci aveva già provato senza successo in gennaio. Ma con tutta probabilità Taylor non avrà la possibilità di riprovarci. Né ne avrà bisogno.

Il presidente Lansana Conté, un generale che prese il potere con un colpo di stato nel 1984 ed è poi stato eletto e rieletto attraverso votazioni di assai dubbia correttezza, sta morendo di diabete.

Che la sua vita finisca per una pallottola di Taylor o per una crisi diabetica più grave delle altre, la morte di Conté lascerà un vuoto di potere del quale si stanno vedendo i segni.

Pare che da tempo il presidente cada in coma sempre più frequenti e prolungati. Nella capitale Conakry non lo si vede da mesi. I colonnelli che gli stanno intorno si stanno già preparando ad arraffare eredità e potere.

Non c’è una linea di successione definita e le garanzie costituzionali sono praticamente inesistenti. In questa situazione la lotta per il potere potrebbe molto facilmente diventare una guerra per bande. Che potrebbe altrettanto facilmente degenerare in uno scontro interetnico.

Sarebbe bello se questa volta ci si muovesse prima di dover dire “mai più”.

The Perspective, Alertnet

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Spore di mongolfiera

6 05 2005 - 07:46 · Flavio Grassi

Oggi sulla prima pagina del Giornale Filippo Facci cita Pfaall.

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Asia

In Turkmenistan è vietato dissentire, e anche leggere

4 05 2005 - 10:05 · Flavio Grassi

Il presidente a vita del Turkmenistan, Saparmurat Niyazov ha vietato le biblioteche pubbliche in tutto il paese.

Ai suoi cinque milioni di sudditi-figli (lui si fa chiamare Turkmenbashi, padre di tutti i turkmeni) erano già vietati praticamente tutti gli spettacoli: opera, balletto, cinema e circo.

Secondo Niyazov non c’è bisogno di biblioteche pubbliche perché tutti i libri che vale la pena di leggere sono già in ogni casa: si tratta delle opere dello stesso Nyazov e delle biografie sua e dei suoi familiari.

Fra gli scritti del presidente, che naturalmente sono anche il fulcro del curriculum scolastico, figurano un ponderoso trattato morale e diversi poemi.

Va da sé che in Turkmenistan vige una rigorosa tolleranza zero: per qualsiasi tipo di dissenso.

Alertnet, Isn

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