Commenti

  1. Solo una cosa: un conto è riprendere un articolo scritto da un altro giornale per commentarlo… un altro conto è avere una “tastata giornalistca” che vive copiando i contenuti altrui. Inoltre LiberoBlog non cita il nome degli autori (linka solo la fonte, per cui i post potrebbero sembrare scritti dalla redazione), applica modifiche al testo o ai titoli quando lo ritiene opportuno e non esprime nessun commento in merito alla notizia.
    Giorgio Baresi    24 02 2005 - 14:42    #
  2. Parlo per me. Io non ho detto che sia illegale quel che ha fatto Libero. Ma ripeto che è piuttosto scorretto, maleducato e stupido. Intanto è vero quello che ha scritto Giorgio Baresi qui. Ma se ci pensi, Libero Blog non fa una cosa molto diversa da quello che fa il Blog Aggregator di Granieri. la differenza – non da poco – è che al BA partecipano blog che sono stati interpellati, hanno scelto di partecipare, e vengono ricambiati da una corretta segnalazione dei loro post, con autore, permalink eccetera, e pubblicazione di ciò che i partecipanti scelgono di pubblicare. Libero Blog – che oltre tutto sta dentro una cosa piuttosto a fini di lucro e non a un servizio utile e condiviso – sceglie quello che gli pare, non chiede permesso, trascura quello che non gli pare, ignora del tutto l’autore in home page e lo segnala solo in piccolo in fondo al pezzo nella sottopagina.
    Tutto legale. Diciamo che non si rendono esattamente simpatici. L.
    Luca Sofri    24 02 2005 - 14:52    #
  3. Ah sì, io non ho detto che si rendano simpatici. Però siccome mi pareva che alcune discussioni stessero prendendo una deriva legalistica del tutto infondata, ho solo voluto puntualizzare che appunto è tutto perfettamente nei termini della legge, lucro o no. E siccome con l’aumento di popolarità dei blog di operazioni così ne vedremo altre, meglio sapere che non è il caso di sprecare energie.
    Pfaall    24 02 2005 - 15:06    #
  4. Ottima precisazione.
    Però, sbaglia anche almeno in un’altra cosa: non mette il nome ed il cognome della fonte. Nel caso dell’articolo di Luca De Biase, ad esempio: http://liberoblog.libero.it/italia/bl26.phtml
    Stefano    24 02 2005 - 16:05    #
  5. mmm… settolo… non stefano
    settolo    24 02 2005 - 16:05    #
  6. Io non ho ancora capito una cosa… Queste benedette licenze Creative Commons hanno una qualche validità giuridica in Italia? Perché se la hanno è evidente che Libero le infrange, se non la hanno, tutti i discorsi sono inutili, i contenuti se li pappa il più grosso e i piccoli devono tacere…
    Andrea Beggi    24 02 2005 - 16:49    #
  7. “Quando un giornale vuole impedire che altre pubblicazioni riprendano un determinato articolo (come avviene per esempio quando si comprano i diritti da un giornale straniero) deve riservarsi espressamente i diritti in calce a quello specifico articolo, l’indicazione di copyright generale nel colophon non è sufficiente.”
    Qui non mi è chiaro. Ad esempio quelli di Internazionale prendono gratuitamente gli articoli da testate straniere che poi traducono in italiano? Non mi pare che sugli articoli del NY Times, Le Figaro, Le monde etc etc ci sia la dichiarazione di copyright in calce ad ogni articolo, mi sbaglio?
    Frangino    24 02 2005 - 16:56    #
  8. Arrivo qua via link di Gaspar.
    Post davvero valido e discussione interessante.

    Penso la domanda di Andrea Beggi meriti una risposta articolata.

    Tempo fa scrissi un post sul copyleft linkando gli stessi articoli di legge oggi riportati da Pfaal e per farlo mi sono documentato in merito.

    Poco tempo dopo, i Commons Deed sono stati effettivamente localizzati in Italiano, qui volendo, c’è il testo tradotto, che però per le note legali punta tuttora alla versione inglese. Il lavoro di Lawrence Lessig e associati è comunque degno di nota. C’è da dire che benchè sia la licenza più utilizzata non è la sola per una tutela stile opensource delle opere d’ingegno, esiste anche la “Artistic”, anche se per ora è applicata quasi esclusivamente in campo software.

    In sintesi: le restrizioni alla distribuzione espresse Creative Commons Deed, così come formulata ora, non contraddicono la legislazione vigente oggi in materia di diritto d’autore, ergo vanno ritenute vincolanti per chi copia un testo pubblicato su un blog che espone quella licenza, incluso, ma non limitatamente a, il divieto di sfruttamente commerciale senza previ accordi con l’autore.

    Quindi, Flavio, secondo me il fatto di non aver incluso pubblicità in quella sezione non è stato un andare oltre il dovuto per rispetto alle “sensibilità” presenti in rete, ma un evitare possibili noie legali in futuro.

    Giustissimo il rilievo che fai circa l’invalidità del disclaimer, essendo loro una testata registrata con tanto di direttore responsabile.

    I post comunque andrebbero riportati senza alterazioni, sia pure impaginati, intitolati e illustrati come meglio credono, e col nome o il nickname dell’autore ben evidenziato o riconoscibile, non con un semplice link in calce.

    P.S.: mi rendo conto rileggendo il preview che i l’HTML è filtrato dal parser, riporto in calce i due link inseriti come anchor:

    http://gilgamesh.splinder.com/1095679795#2967590

    http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/deed.it

    Saluti,
    Gilgamesh    24 02 2005 - 17:54    #
  9. la legge sul diritto d’autore Flavio temo sia cambiata piu’ volte dal 1941. Per quanto ne so io (che non sono un legale) le cose non stanno come dici. L’unica citazione sempre possibile di articoli o altri testi altrui e’ quella assolutamente parziale e motivata dal contesto…...nessuno puo’ prendere l’articolo di un altro giornale (ne un qualsiasi altro testo che abbia un autore) e ripubblicarlo integralmente…...sarei quasi pronto a scommetterci. E mi pare anche abbastanza ovvio. Questo al di la’ di ogni specificazione sul copyright.
    massimo mantellini    24 02 2005 - 18:16    #
  10. Ecco, stavo scrivendo un post anch’io facendomi la stessa domanda di Andrea Beggi, ma noto che la discussione è già partita, quindi soprassiedo.
    Gilgamesh, mi pare di capire che – quindi – la licenza Creative Commons è VINCOLANTE.
    Mi pare, eh… io il legalese non lo capisco (anzi, se si arrivasse a conclusioni spicciole…).
    Per cui il non aver rispettato le singole licenze dei singoli post dei singoli siti, LiberoBlog si è messo legalmente dalla parte del torto.
    Chiedo, per capire.
    E soprattutto, se così è: perché non intentare causa legale?
    (causa di principio, intendiamoci)
    Gatto Nero    24 02 2005 - 18:17    #
  11. scusate irrompo ancora tornando al discorso di prima. Ultime modifiche sul diritto di riproduzione e citazione:
    http://www.interlex.it/copyright/abruzzo11.htm
    saluti
    massimo mantellini    24 02 2005 - 18:30    #
  12. Prezioso contributo Pfall come si dice in questi casi (l’altra locuzione agghiacciante sul genere è “una risorsa importante” ;), ma secondo me la fai troppo semplice e troppo sbrigativa.
    Non è questione di copyleft o di filosofie esotiche; anzi come dicevo da dotcoma, copyleft è un termine che è meglio lasciar perdere, essendo solo un gioco di parole che ingenera confusione.
    Le CC e qualsiasi altra licenza si voglia applicare al proprio lavoro sono dei contratti tra l’autore e i fruitori e come tali sopravanzano laddove non la contraddicano la normativa vigente. Vanno rispettate.

    Ma a dire il vero pure negli altri casi ho qualche dubbio che le cose siano regolate solamente dall’articolo che indichi.

    ciao
    Antonio    24 02 2005 - 18:41    #
  13. Perfetto Massimo. Secondo me bastava già il primo comma, e come appunto dice Ciccio Abruzzo nell’articolo che citi, il comma aggiunto ne estende, non certo restringe la portata.

    Quindi siamo sempre lì: ognuno di noi può avere le sue opinioni sullo stile dell’operazione, ma in punta di diritto non c’è partita.
    Pfaall    24 02 2005 - 18:43    #
  14. Ottimo punto della situazione, direi.

    Senza stare a questionare sull’equiparazione di un blog a una rivista o giornale (non ci penso nemmeno a imbarcarmi nell’impresa ;-)

    penso allora di essere nel giusto almeno quando chiedo l’ “attribuzione dei brani ai rispettivi autori”, con tanto di firma e data.
    Alberto Puliafito    24 02 2005 - 18:51    #
  15. beh non mi pare proprio (insisto, si tratta di parere da non addetto), per esempio ti farei notare questa frase:
    “”sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini”
    e’ ovvio che la testata giornalistica in questione non fa nessuna di queste due cose….
    massimo mantellini    24 02 2005 - 19:21    #
  16. assolutamente d’accordo con Massimo. si dice anche > E’ vietato, comunque, agire senza consenso quando l’utilizzazione dell’opera dell’ingegno non è a scopo di critica o di discussione. Quindi… Libero è in errore. Mi pare ovvio.
    Massimo Moruzzi    24 02 2005 - 22:13    #
  17. Rispondo a Gatto Nero ed a Massimo Mantellini, ma penso possa essere di interesse generale.

    La legge n. 633 del 22 aprile 1941 in effetti è stata modificata nel 2000 con l’introduzione di nuovi articoli, e poi integrata dalla legge 22 maggio 2004, n. 128.

    Le citazioni sono lecite per finalità di studio e critica, semprechè sia citato l’autore e la fonte di pubblicazione.

    La Lda non specifica quanto debba essere lungo lo stralcio per essere considerato “citazione” e l’art. 22 del Regolamento (R.d. 18 maggio 1942 n. 1369) si riferisce solo alle antologie scolastiche (e prevede: 12.000 lettere per le opere della letteratura e 180+30 versi per le poesie) mentre per uso personale, a mano o in fotocopia, è lecito riprodurre fino al 15% di un articolo da periodico, stando al comma 3 dell’art. 65.

    La legge però per “pubblicazione” e “periodico” intende solo quella cartacea o anche elettronica ma in forma di prodotto editoriale (art. 5 del D.L. 68, 9 aprile 2003, in attuazione della direttiva CE 2001/29).

    Preciso che nemmeno io parlo (scrivo) da addetto ai lavori, mi avvalgo in buona parte di quanto riportato nei commenti al post che ho citato da Andrea (http://lotrovassi.splinder.com), che invece è un legale e si occupa anche professionalmente di problematiche legate al diritto d’autore.

    Circa la validità della CCDL in Europa, c’è un precedente interessante, una sentenza della Corte di Giustizia di Monaco di Baviera che ha condannato un’azienda per violazione della LGPL, licenza per il software alla quale in parte si rifà la CC, con argomentazioni e motivazioni simili a quelle qui ipotizzate.

    Non credo comunque valga la pena di intentare una causa, se non riunendosi in gruppo e/o trovando un patrocinante pro-bono (forse Andrea Monti o Dario de Judicibus? O qualche legale della FSF Europe?) e solo ed esclusivamente per creare un precedente, per fare giurisprudenza insomma in vista di qualcosa di peggio in futuro.

    Forse però, visto il poco traffico generato al momento dai link di LiberoBlog, it’s really much ado about almost nothing.

    Link utili:

    http://www.interlex.it/testi/l41_633b.htm

    http://www.interlex.it/testi/l04_128.htm

    http://www.dsg.unito.it/

    Greetings,
    Gilgamesh    24 02 2005 - 23:07    #
  18. Massimo e Massimo: secondo me ha ragione Pfaal. Le limitazioni che voi riportate si riferiscono all’articolo 70, che parla di opere dell’ingegno in senso generico. L’articolo 65 parla del diritto di cronaca. La riproduzione di articoli di attualità (e i post non lo sono forse?) o di opere qualunque non ha quelle limitazioni, se è fatta per l’esercizio del diritto di cronanca (come nel caso del Blog di Libero, estensione della testata news2000).
    Direi che Libero sbaglia comunque, perché non riporta nome e cognome dell’autore e perchè non si assume la responsabilità di quanto riporta.
    settolo    24 02 2005 - 23:10    #
  19. Gilgamesh, direi che siamo sul “chiaro andante”.
    Quando parlavo di “causa per principio” era proprio quello che intendevo: creare un caso, giuridico o come volete che sia.
    E soprattutto, dimostrare di essere “gruppo”.
    Sì, forse al momento è inutile, ma il tempo verrà.
    I blogger stanno assumendo sempre maggiore importanza.
    Lo sappiamo, lo sapete…
    Gatto Nero    24 02 2005 - 23:59    #
  20. settolo, deve riportare nome e cognome quando sia possibile. se uno usa il nick è ovvio che basta la fonte o link. sul resto mi pare tu e pfaall abbiate ragione (compresa la responsabilità del direttore). la distinzione tra discussione e informazione mi pare di lana caprina (e quelle citazioni hanno pure i commenti, quindi…).
    che la CC sia superiore alla legge sulla stampa mi pare strano, considerato che tale legge limita persino il diritto d’autore, che è legge dello stato a sua volta (l’esempio di gilga non mi pare pertinente, il software non rientra nel diritto di cronaca).

    a me peraltro non è chiaro il quadro di questo desiderio di limitazione della circolazione dell’informazione. il problema è che introducono il copyright su ciò che non lo ha? ma è un’evidente bufala, dato che chiunque può citare la stessa fonte. o è il fatto che si tratta di un sito commerciale? ritenete che la libera informazione debba soppiantare l’economia dell’informazione? accidenti, non vi facevo così negriani ;-)
    sono con voi, ma mi pare una prospettiva un filo di lungo periodo…
    b.georg    25 02 2005 - 00:44    #
  21. Voglio dire la mia sulla questione Libero Blog. Io credo che chi scriva su un blog lo faccia per essere letto. Lo faccia perchè le proprie idee vengano lette e poi magari anche divulgate. Almeno, io scrivo con quell’intento.

    Immaginate che io scriva una delle mie solite frasi evocative e surreali, e domani mi svegliassi e la trovassi scritta su un muro con un gessetto da un bambino. E chissenefrega se c’è o meno il mio nome. Insomma, io domani mattina sarei la persona più felice del mondo. Ho trasmesso qualche cosa a qualcuno. Ho divulgato quello che sono io, e qualcun’altro l’ha fatto proprio ed a sua volta trasmesso.

    Capisco che in alcuni casi la citazione della fonte è particolarmente dovuta, ma insomma, stiamo parlando di blog. Non atteggiamoci come star. Meno egoismo, meno balli e cocktail, meno pigrizia di sentimenti.

    Punti di vista, eh.
    Alice Avallone    25 02 2005 - 11:09    #
  22. Abbastanza d’accordo con Alice, per quanto riguarda la condivisione. Con una riserva: se una tua frase anzichè un bambino per scriverla sul muro, la copia un famoso opinionista e la inserisce in un testo per il quale viene pagato, spacciandola per sua, e quindi appropriandosene, senza riconoscerti alcunchè, credo che un minimo di fastidio perlomeno potrebbe dartelo.

    B.Georg, la pertinenza nasce dal fatto che i Creative Commons Deeds nascono dallo stesso principio che ha ispirato la Gnu Public License applicato in un contesto più generale, come ottimamente spiegato da Pekka Himmanen nel suo saggio “L’Etica Hacker”, che penso ti potrebbe piacere e interessare come testo (edito in Italia da Feltrinelli, nella collana Universale Economica).

    Il termine copyleft nasce da un semplice gioco di parole – Stallman fu folgorato da un gadget che gli riportarono da un convegno, con su scritto ”(C)opyleft, All Rights reVerSed” – ma il concetto che si nasconde dietro questo calembour è potente: prima che nascessero il movimento Free Software e il concetto di Open Source, l’unica alternativa ai “diritti riservati” era lasciare un’opera d’ingegno nel “pubblico dominio”, il che significava che chiunque poteva poi appropriarsene e derivare da essa un profitto, IMPEDENDO poi ad altri di fruirne, in forza della registrazione dei “diritti”. Un po’ come si vorrebbe fare ora coi brevetti software.

    Il fatto che qualcuno apponga il copyright su qualcosa che io ho dichiarato copyleft o meglio “some rights reserved”, non è affatto trascurabile: viola il principio, fondamentale, del “no derivative works” – “niente opere derivate”, e anche senza utilizzo “commerciale” dell’opera, quale che essa sia, significa che qualcuno appone il proprio marchio (commerciale) su qualcosa di non suo e senza citare in maniera completa ed evidente la fonte.

    Qual’è la “visibilità” data a un blog da un link in calce, che a quanto pare pochissimi seguono? Poca o nessuna, dato che nemmeno viene riportato, anche quando c’è, il nome dell’autore.
    E il fatto che possa essere un nickname e non un nome anagrafico non toglie affatto valore alla cosa.

    Chi può sapere se Alice Avallone, ad esempio, che pure sembra un nome “vero”, non sia un nom-de-plume, solo un po più “realistico” di Gatto Nero? Io potrei firmarmi Saverio Sartori, e sarebbe un nome “di fantasia” e non “vero”, solo lo sembrerebbe.
    Gilgamesh    25 02 2005 - 12:00    #
  23. Concordo con la sostanza del post di Pfaall: (1) la questione legale porta su sabbie mobili e (2) se stravolgono il senso dell’articolo non possono scaricare la responsabilita’ sull’autore originario.

    (1) Chi pubblica sotto CC desidera che sia data la massima circolazione possibile a quello che scrive, fatte salve alcune restrizioni: ben vengano tutti quei contributi, quindi, che discutono i dettagli della riproduzione

    (2) Sappiamo tutti che ritoccando titolo, punteggiature, link, per non dire spezzando frasi, si puo’ far dire ad un articolo anche il contrario di quello che era nelle intenzioni dell’autore: a quel punto tanto vale togliere la citazione. Citazioni e rielaborazioni non sono state inventate oggi.

    Vorrei pero’ aggiungere un terzo punto, che mi sembra poco sottolineato. (3) I signori di LiberoBlog ‘vendono’ spazi pubblicitari e servizi di blogging, e usano questo servizio LiberoBlog come strumento di marketing, per attirare attenzione sulla loro offerta. Se avessero assunto dei copisti li avrebbero dovuti pagare; se avessero comprato del content da pubblicare per fare traffico, l’avrebbero dovuto pagare; se avessero scelto di fare pubblicita’ con un sistema piu’ tradizionale, l’avrebbero dovuta pagare. Dunque la questione che pongo e’: verranno pagati i contenuti dei blogger ‘usati’ al posto di quelle risorse che avrebbero dovuto essere pagate ?
    gino    25 02 2005 - 13:21    #
  24. Concordo con la sostanza del post di Pfaall: (1) la questione legale porta su sabbie mobili e (2) se stravolgono il senso dell’articolo non possono scaricare la responsabilita’ sull’autore originario.

    (1) Chi pubblica sotto CC desidera che sia data la massima circolazione possibile a quello che scrive, fatte salve alcune restrizioni: ben vengano tutti quei contributi, quindi, che discutono i dettagli della riproduzione

    (2) Sappiamo tutti che ritoccando titolo, punteggiature, link, per non dire spezzando frasi, si puo’ far dire ad un articolo anche il contrario di quello che era nelle intenzioni dell’autore: a quel punto tanto vale togliere la citazione. Citazioni e rielaborazioni non sono state inventate oggi.

    Vorrei pero’ aggiungere un terzo punto, che mi sembra poco sottolineato. (3) I signori di LiberoBlog ‘vendono’ spazi pubblicitari e servizi di blogging, e usano questo servizio LiberoBlog come strumento di marketing, per attirare attenzione sulla loro offerta. Se avessero assunto dei copisti li avrebbero dovuti pagare; se avessero comprato del content da pubblicare per fare traffico, l’avrebbero dovuto pagare; se avessero scelto di fare pubblicita’ con un sistema piu’ tradizionale, l’avrebbero dovuta pagare. Dunque la questione che pongo e’: verranno pagati i contenuti dei blogger ‘usati’ al posto di quelle risorse che avrebbero dovuto essere pagate ?
    Marqui, se non sbaglio, paga, e bene anche.
    gino    25 02 2005 - 13:23    #
  25. @ gilga, non ci capiamo: la legge sul diritto di cronaca (che si applica alle informazioni e non ai codici di software) e che io credo renda nullo il CC (ma posso sbagliarmi), limita, non estende il copyright: quindi appellarsi al CC contro quella legge è almeno bizzarro. Di fatto poi quella legge si applica ANCHE ai contenuti di Libero, che quindi possono essere citati con lo stesso criterio al di là di qualsiasi copyright Libero voglia metterci (come specificato da pfaall, il diritto d’autore sarebbe valido solo se indicato in calce ad ogni singolo pezzo, non vale contro il diritto di cronaca se inserito semplicemente in colophon). Infine, è logico osservare che Libero, al di là di diciture-bufala che inserisca sul suo sito, non applica di fatto alcun copyright ai pezzi copyleft che cita, per il buon motivo che chiunque altro li può ri-citare partendo direttamente dalla fonte, che è appunto copyleft
    (in caso contrario quella legge sarebbe stata fatta da pazzi: io cito un brano di delitto e castigo sul mio giornale e così ne acquisisco i diritti? ovviamente no).

    @ gino: la responsabilità del direttore vale al di là di qualsiasi modifica apportata ai testi. il direttore è comunque responsabile di ciò che si pubblica sul suo giornale.

    capisco il problema morale o il fastidio: loro potrebbero guadagnarci senza pagare gli autori (come l’opinionista che ti frega le frasi dell’esempio di gilga). Vero, ma un po’ inaggirabile, dato che non citano interi blog, ma singoli post (e questo lo può fare chiunque, blogger compresi) pubblici e accessibili a tutti.

    per fare un blog ci vuole un bel po’ di ego, è ovvio, ma si tratta di ego regalato, questo si dovrebbe saperlo dall’inizio.
    b.georg    25 02 2005 - 14:16    #
  26. Io non sono avvocato nè esperto, e come non esperto la mia interpretazione è questa:
    In tutti i casi in cui la legge italiana riconosce il diritto di copyright, le CCL sono valide. Semplicemente, tu decidi che quello è il tuo copyright.
    Nei casi in cui la legge italiana NON riconosce il copyright, le CCL non sono valide. I casi in cui il copyright non è valido stanno in quel link riportato da Mantellini.
    Non è valido il copyright su articoli di cronaca, politica etc. (in cui direi che possono essere inclusi i post) quando il materiale viene usato per “diritto di cronaca”. Lo stesso tipo di trattamento si estende anche alle altre opere dell’ingegno (oltre agli articoli) secondo l’articolo 65. Questo è il caso di LiberoBlog, il cui errore è declinare la responsabilità e non riportare nome e cognome. Per il resto, io interpreto che sono in regola.
    Non è valido il copyright su qualsiasi opera del’ingegno quando è utilizzata a scopo di divulgazione della cultura, come spiegato nell’articolo 70, e secondo quelle limitazioni. Questo NON è il caso di LiberoBlog, che rientra, IMHO, nell’articolo 65. Cioè, l’articolo 70 estende il concetto del 65. Ma LiberoBlog rientra già nel 65.

    Detto questo, io non mi scandalizzo più di tanto per la cosa. Mi scandalizzo per come è stata condotta la questione. Cannibalizzateci pure i contenuti, ma fatelo rispettando i patti e le licenze!
    settolo    25 02 2005 - 14:58    #
  27. Bene, georg, cerchiamo di capirci: se non mi sbaglio di grosso io, sei l’unico sinora qui che ha parlato di “legge sul diritto di cronaca” (intendendo, immagino, l’art.25 della legge n. 675/96, poi integrato dal d.lgs. n.123/97 e modificato dal d.lgs. n.171/98): infatti tutte le leggi citate sinora, da Flavio, da me e da altri, si riferiscono alla “legge sul diritto d’autore”, che è un’altra cosa.

    E sul fatto che tale legge (che stabilisce solo le deroghe al diritto alla riservatezza, nei limiti del codice deontologico dell’ordine dei giornalisti, come ad esempio il non obbligo del consenso preventivo dell’interessato per la pubblicazione di notizie) possa rendere “nulla” la CCDL penso ti sbagli completamente, dato che il campo di applicazione è differente.

    Un legale credo definirebbe in questo caso speciosa ed errata la tua distinzione tra “informazioni” (dato che in questo caso si tratta di testi scritti e pubblicati da un singolo autore con una sorta di riservato dominio, in pratica, e non dati “grezzi” o agenzie) e “software” in quanto entrambi rientrano tra le “opere d’ingegno” che sono il campo di applicazione della legge sul diritto d’autore.

    Inoltre la “legge sul diritto di cronaca” (definire prego a quali leggi ed articoli ti riferisci, se non sono quelli che ho citato) non limita affatto il copyright, nè lo estende, si occupa semplicemente di tutt’altro.

    Sapresti poi darmi una definizione di “software”? Immagino tu sappia che rientrano nella definizione non solo le procedure applicative (i “programmi”) e i relativi algoritmi, ma anche la documentazione (i “manuali”, cartacei e non) e tanti altri “oggetti”, incluso a rigore documenti pubblicati in forma elettronica.

    In quanto giornalista, potrebbe penso interessarti quest’articolo

    http://www.dirittoproarte.com/giornalisti/cronaca1.htm

    Che chiarisce abbastanza bene il tema.

    Dovresti secondo me anche rileggere attentamente il testo della CCDL: è molto ben scritto, e fondamentalmente usa il meccanismo del diritto d’autore (copyright) per tutelare la libera diffusione di opere d’ingegno senza che siano “pubblico dominio” e come tali, liberamente sfruttabili e stravolgibili.

    Sono invece d’accordo con te sul fatto che non si può legalmente impedire, al momento, a una testata giornalistica “commerciale” di citare singoli post, ma penso non si possa nemmeno ignorare bellamente una dicitura come “some rights reserved” e andare apertamente contro le condizioni alle quali l’autore pubblica l’opera del suo ingegno (molto o poco, certo, è da vedere) come se non ci fossero.

    Sia la mia che la tua, comunque, sono solo rispettabilissime opinioni, e nemmeno del tutto contrastanti; per capire però cosa davvero si può e non si può fare occorrerebbe basarsi sul parere di un esperto, o più di uno.
    Gilgamesh    25 02 2005 - 14:59    #
  28. Aggiungo che sono fondamentalmente d’accordo con la posizione di Settolo, che non avevo ancora letto, dato che abbiamo scritto quasi in contemporanea, e penso anche che i tre punti esposti da Gino, soprattutto l’ultimo, non vadano trascurati.

    Soprattutto in caso di alterazione dei contenuti, visto che non tutti seguono il link per leggere il testo originale.
    Gilgamesh    25 02 2005 - 15:04    #
  29. gilga, mi scuso per il refuso, ho detto inavvertitamente per eccesso di sintesi “legge sul diritto di cronaca”, ingenerando confusione, ma ovviamente mi riferivo, come tutti i 30 commenti precedenti, alla legge citata da Flavio e infatti argomentavo su quella chiamandola in un altro modo (avrei dovuto dire: “legge sul diritto d’autore che limita il diritto stesso in presenza di diritto di cronaca”, ok?). ciò detto, nel merito credo siamo d’accordo, mi pare: “questa” legge rende inapplicabile le CC riguardo ai post, allo stesso modo in cui bypassa il copyright per “diritto di cronaca”. che poi è quello di cui si discute e che stiamo dicendo da ieri.
    b.georg    25 02 2005 - 16:13    #
  30. a georg: no no, nel mio punto 3 non stavo ponendo una questione morale, ma proprio economica. Che credo sia la responsabile dell’animosita’ del dibattito in corso. Per questione economica, intendo il modello di interazione e scambio che dovrebbe lasciare le parti soddisfatte dell’azione (di vendita o di condivisione) che e’ stata condotta.

    Penso che al di la’ dei diritti e degli articoli, la sostanza e’ che e’ stato violato un ‘patto’, che e’ appunto un patto economico (nel senso pieno del termine).

    Da una parte i blogger pubblicano liberamente, esponendo il marchietto CC piu’ per ‘convenzione’ che per minaccia di azioni legali), accettando di non avere in cambio ‘moneta’, perche’ ritengono bastevole e anzi preferibile avere in cambio rispetto, attenzione, e l’affermazione della propria identita’.
    Dall’altra parte Libero, e chiunque altro faccia/fara’ qualcosa di simile, si muove con una logica diversa, in cui non c’e’ molto rispetto (si mettono in bocca all’autore modi di esprimersi che non ha usato), poca attenzione all’autore (al quale il suo elaborato viene preso senza il minimo contatto personale), nessuna eco all’espressione personale del blogger (il link rappresenta lo sforzo minimo nel citare l’autore, e certi url praticamente non rivelano affatto la sua identita’ se non vengono effettivamente percorsi), e infine nessun corrispettivo economico (che non e’ richiesto, ma che potrebbe ‘giustificare’ la mancata adesione alle regole della blogosfera, applicando quelle del mercato, che sono quelle seguite dall’iniziativa commerciale in questione).

    Marqui, da questo punto di vista, ha fatto le cose in modo pulito: ha capito che la blogosfera non e’ un mercato di artigiani stupidi che abbandonano la propria merce in strada (per quanto poco puo’ valere) perche’ qualche furbone se la possa portare via.

    Allora, se c’e’ qualcosa da cui difendersi (non esattamente un furto, ma la violazione del patto di cui sopra), pur avendo grande rispetto e apprezzamento per chi ha saputo citare e discutere le leggi in materia, io invito a considerare la forza della blogosfera.
    Siamo blogger? Crediamo nel valore della blogosfera? Perche’ non dobbiamo ritenere sufficiente e anche abbondante il potere del ‘passaparola’, di questi animati dibattiti, il meme che classifica l’operazione di Libero come un gesto ‘scorretto’, che ‘abbassa’ la reputazione di quell’operatore’?

    E’ chiaro che in Infostrada queste cose non la hanno ancora capite. Puo’ darsi che le abbiano proprio sottovalutate. Ma la ‘pubblica reputazione’, i ‘network sociali’, l’etica nel business non sono favole. Sono le nuove regole della societa’ nell’era in cui internet e’ diffuso capillarmente e usato per socializzare. Credo che in Infostrada convenga che qualcuno ci pensi un po’ di piu’.
    gino    26 02 2005 - 01:08    #
  31. caro gino, sono convintissmo che a infostrada (ma mica solo lì) di blogger non capiscano un’acca, altrimenti non avrebbero sollevato tutto sto vespaio. penso anche che la gratuità e la circolazione libera ecc ecc siano cose basilari perché i blogger esistano. semplicemente non mi pareva così grave che qualche informazione circolata qui dentro cominciasse a filtrare anche fuori, e non solo i nostri dibattiti un po’ onanistici. come lo fa libero, che non se lo filano in molti, potrebbe farlo l’home page di repubblica. sarebbe così grave? loro ci fanno soldi? mah… per quel che mi riguarda, io non lo farei comunque per soldi (non ne sarei capace, non sono scrittore e anche come giornalista sono scarso e scrivo quando mi viene, per piacere di farlo e di condividerlo), e se anche loro mi citassero (cosa che non succederà comunque mai per via del tipo di cose che scrivo e di cui comunque non mi frega al momento nulla) significherebbe solo che una cosa che ho detto può interessare anche ad altri, il che non mi pare poi grave, per usare un eufemismo. dato che non mi pare che loro possano rendere privata questa mia cosa detta, anzi dicendola con un megafono più grosso non fanno che esattamente il contrario, cioè renderla più pubblica, il fatto che ipoteticamente ci facciano dei soldi (ma ne sei sicuro? chi fa soldi su internet?) non mi tocca poi molto. Che poi tutto potesse essere fatto meglio è palese, bastava che li studiassero un po’ il journal di granieri. ma si torna al punto iniziale, infostrada ecc ecc…
    b.georg    26 02 2005 - 13:40    #
  32. caro georg, sul fatto che ‘uno blogga’ e poi gliene frega niente di quello che gli altri fanno del suo blog’, non ci credo nemmeno un po’.
    Non a caso ci sono blogger che hanno divaricato le fauci e mostrato le unghie, per quello che e’ successo.
    Non dico che ogni post debba essere considerato come un’opera d’arte, un capitale intellettuale cruciale. Ma rappresenta un pezzo di chi blogga, e questo non e’ poco.

    Bada bene, il mio non e’ individualismo estremo, fanatico narcisimo, esaltazione della personalita’. Ma secondo me, anche nella blogosfera, cioe’ in una dimensione sociale, e’ importante il rispetto per la persona, e la sua valorizzazione, nei limiti della ragionevolezza.
    Anche se la tua sensibilita’ sembra piu’ contenuta, temo che tu faccia torto a te stesso. Certo che se ritieni che non ci sia alcun valore (di qualunque tipo) in quello che scrivi, allora tutto il resto del discorso si svuota. Mi chiedo pero’ se sei sincero.

    Ho la sensazione che qui siamo proprio al cuore dell’importanza e del potenziale dei blog e della blogosfera. Io rimango dell’idea che il valore c’e’. Qualcuno lo chiama addirittura ‘capitale sociale’.
    Ma se non siamo d’accordo su questo, e’ evidente che tutto il resto del discorso non fa che allontanarci.

    Infatti, per me, e’ chiaro che passare alla logica del mercato (con scambio di cammello x moneta) significa abbandonare la logica della condivisione (dove esiste uno scambio, ma non con la moneta), ma equivale comunque, pur nella diversita’ del modello economico, a riconoscere il principio che c’e’ un valore da corrispondere.

    gino    26 02 2005 - 17:27    #
  33. gino, sospetto che tu non abbia letto attentamente ciò che ho scritto :)
    proprio perché attribuisco importanza (e utilità) ai blog, ritengo che loro scopo sia essere letti e condivisi, che il mio piacere nello scrivere cerchi un’affinità nel piacere altrui di leggere “proprio questo”, e che il mio piacere nel leggere altri funzioni allo stesso modo, così che io leggo e scopro cose che mi interessano e spero che scrivendo altri facciano con me la stessa esperienza. Scrivo per farmi leggere – non da tutti, of course ma da chi posso interessare, il che è naturale. Se scrivessi “per me” lo farei su un quadernetto nella mia cameretta. Avendo un blog da tre anni, queste cose credo di averle apprese, direi dopo il primo mese :)
    Proprio per questo, non vedo scandalo nel fatto che ciò che nella blogpalla si dice possa interessare qualcuno fuori e muovere l’interesse di qualcuno nel megafonarlo. Mi preoccuparei se questo non accadesse. Direi che sul capitale sociale siamo d’accordo (tempo fa passavo per uno dei teorici dell’importanza della blogpalla, figurati te).

    Tu a questo punto introduci il problema denaro (e il problema proprietà) come un fatto dirompente. Boh, dipende. Da molte cose. Nei blog la “proprietà” e l’interesse sono robe dalla definizione complicata, come forse saprai, perché si fondono nel terreno delle motivazioni. In generale la gratuità vige strutturalmente, nei “protocolli”, nel fatto che l’informazione viaggia e la gente legge quel che vuole o crede volere (anche se non vige affatto soggettivamente, dato che la notorietà è in molti casi la prima molla ed è causa tra l’altro di molte scottature, frustrazioni, paranoie, rapidi innalzamenti e subitanee cadute, invidie, e tutta un’altra serie di umane piacevolezze; per questo contrapporre una purezza blogger contro un’impurità esterna mi pare fuori luogo).
    Ma la questione sarebbe molto lunga se presa da quel lato. Meglio non perdere di vista il caso specifico. E in tutta onesta, prendere il caso di Libero o un altro simile (ad esempio, come ho detto, repubblica che apre una pagina di notizie dai blog, ipotesi non così fantascientifica anche se al momento irrealistica) leggere questo come un “passaggio dalla condivisione al mercato”, significa aver analizzato il problema in modo alquanto affrettato.
    Non nego che l’incrocio tra le logiche blogger e il mercato possano causare problemi (molti ad esempio ne ha causati l’arcinota antologia blogger). non mi pare però che la gratuità ne sia uscita ridimensionata né che quello fosse il punto (semmai ha scoperchiato un po’ delle cose “troppo umane” che dicevo prima, ma che certo non si sono inventati all’einaudi né sono nate lì).
    se un tuo singolo post (o quelli di salaam pax, per dire) sono citati con link da repubblica, che va su mercato, o da un sito di informazione con tanto di banner pubblicitario perché ritenuti da quei giornalisti di interesse pubblico, questo contamina la gratuità blogger? ma che c’entra? e del resto, se così fosse, conviene abituarsi perché nessuna legge per fortuna impedisce a repubblica di farlo.
    è la stampa, baby :)
    b.georg    28 02 2005 - 00:06    #
  34. georg, io avevo riproposto la questione in termini ‘economici’, precisamente all’inizio del commento #30, e non ‘morali’, ne’ ‘legali’ come si stava facendo.

    Dalla tua risposta avevo capito male, cioe’ che non ne vedessi la ragione: ma sulla questione del valore nella blogosfera, invece, mi sembri d’accordo.
    Forse la questione economica non ti interessa molto. Grazie comunque per avermelo testimoniato.

    Sulle tue ultime considerazioni: spero di averle capite, vedo che alludi ad altri casi ma non ho capito a quali. Mi sembra che ti riferisci (scongiurandolo) ad uno scenario in cui i blogger perderebbero la liberta’ di pubblicare gratuitamente.
    Per ora ti dico solo che non era questo lo scenario a cui stavo facendo riferimento io.

    Scrivero’ sicuramente ancora su questo argomento (ma non sul blog di Pfaall, sul mio), e terro’ conto delle tue osservazioni.
    gino    2 03 2005 - 14:50    #

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