Commenti

  1. Concordo. Avevo pensato la stessa cosa, ma in questi termini: dopo l’alluvione a Sarno, sarebbe stato immorale andare in vacanza nel Cilento? Bah…
    Latifah    3 01 2005 - 08:33    #
  2. Caduta di stile.
    Le righe che hai citato dicono una cosa ben precisa…..se dietro alle tue spalle stà ANCORA succedendo un disastro, esserci è senza dubbio immorale. Non è una questione di distanze . Si tratta solamente di notare che “dietro le spalle” significa anche che tu le spalle le hai girate consapevolmente.

    E’ forse questione di sensibilità, che ognuno di noi HA , oppure ESPRIME, in maniera assolutamente diversa.
    Mi auguro che sia questo. E non invece indifferenza.
    cizia    3 01 2005 - 10:05    #
  3. Ma se non è questione di distanze allora è immorale anche una vacanza a New York. O no?
    Pfaall    3 01 2005 - 10:19    #
  4. Più che di moralità parlerei di buon gusto e di senso della cosa. Non è immorale: i viveri e l’acqua mancano nelle zone non turistiche mentre a Phuket e alle Maldive non ci dovrebbero essere problemi. Mi chiedo se ha senso cercare la spensieratezza e la serenità tradizionalmente legate alle vacanze al mare in un luogo appena devastato, dove moltissimi piangono amici e familiari morti.
    cobra    3 01 2005 - 13:34    #
  5. Rispondo alla tua domanda , secondo un metro di giudizio che però è il mio. Quindi tutt’altro che assoluto.
    Io non ho VOGLIA di vacanza ora. Nè a NY nè altrove. Facile, dirai tu. Essere atterriti da una catastrofe , ma esserlo davanti alla tastiera di un PC a km di distanza, al sicuro nelle proprie quattro mura.
    Vero. Non avrei nulla da replicare.
    Eppure mi sento così. Mi sento di dire che tutto il resto ( vacanza, divertimento, ecc) mi sembra stridente con quello che stà succedendo. E non lo cercherei. E non lo vorrei più. A rischio di sembrare moralista. Ma tremendamente, pateticamente SOLIDALE.
    cizia    4 01 2005 - 02:33    #
  6. Io però ho visto immagini abbastanza tristi di gente in spiaggia proprio a fianco dei detriti del maremoto. Non a chilometri di distanza. Proprio lì.
    Quanto a me, io non avrei avuto il coraggio. Per lo meno invece di star lì a far niente…
    Mauro    4 01 2005 - 09:42    #
  7. qualche utile opinione forse si può trovare qui: http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=5307
    b.georg    4 01 2005 - 14:40    #
  8. Mi chiedo dove Cinzia, lo scorso anno negli stessi giorni, stappasse lo spumante mentre a Bam ne scavavano trentamila. Eri tremendamente e pateticamente solidale allo stesso modo?
    Se sì, applausi. Veri. Se no, urge riflessione sull’oggetto della propria solidarietà, il cui spessore è probabilmente allineato a quella pompata dai Media.
    C.
    carlo    5 01 2005 - 05:17    #
  9. Io credo che conti lo spirito con cui si parte per quelle zone, ora. Certa indignazione mi sembra un po’ ipocrita, ecco.
    Ricordo (il caso è molto diverso, lo so) che dopo gli attentati a Taba io dissi: devo andare in Egitto tra un mese, mi sa che non ci vado più. Avevo paura, lo ammetto. Fui accusata di voler affossare l’economia turistica dell’Egitto. E’ passato un mese, ci si è dimenticati degli attentati, e in Egitto ci sono andata. Là ho parlato con un giovane nubiano di quello che sta(va) avvenendo nel Darfur, a poche centinaia di chilometri dall’ameno luogo di vacanza in cui ero. E non mi sentivo in colpa… Sono un mostro, allora?
    Latifah    5 01 2005 - 06:47    #
  10. trovare giustificazioni è pur sempre facile, pensare alle vacanze (SUDATE!) al cospetto di 1 5 0 0 0 0 morti è indice della piccolezza di chi compie questa sceltà...è solo una discriminante morale…(personalmente delle Twin Towers mi sono dispiaciuto per i pompieri e i lavoratori anonimi che ci lavoravano, non certo per i finanzieri che decidevano, pigiando tasti, il futuro di molti!)
    sixty2    5 01 2005 - 09:46    #
  11. Carlo, mi chiedi dov’ero l’anno scorso e se stappavo spumante.
    Ho pensato molto a lungo se risponderti o evitare la provocazione. Ma poi ho pensato che era bene farlo. A volte si muovono accuse ( anche se ai fini della discussione ) ignorando completamente il mondo del nostro interlocutore. Spesso con il rischio di andare troppo in là con le parole.
    L’anno scorso ho passato il 31 con mia madre ,in ospadale ( ancor peggio in una struttura del S.S.M. ).
    Non penso di dover aggiungere altro.
    cizia    5 01 2005 - 10:18    #
  12. Non e’ facile rispondere. Il mondo non e’ davvero un bel posto, se da una parte c’e’ chi cerca tra le macerie i resti della sua casa – o, peggio, della sua famiglia – e dall’altra c’e’ chi, nello stesso momento, puo’ dibattere se sia giusto o no andare in vacanza laggiu’.
    Detto questo, siamo al punto di partenza. E’ comprensibile il disagio di chi non se la sente di rilassarsi su una spiaggia mentre poco lontano qualcuno piange i suoi morti. Ma e’ anche vero che puo’ essere persino piu’ crudele contribuire, facendo del moralismo a distanza, al crollo di economie che si reggono quasi esclusivamente sul turismo.
    Lo e’ soprattutto se non e’ che “non si va piu’ in vacanza”. Non si va in vacanza in Thailandia o alle Maldive. Per andare, magari, a sciare in Engadina. Per andare a spendere da un’altra parte. Con buona pace della coscienza. Che fare, allora?
    Forse una soluzione per tutto – coscienza, economie orientali, disagio del momento – c’e’. Non andare in vacanza. Da nessuna parte. E destinare la cifra del viaggio a una delle tante organizzazioni umanitarie che stanno aiutando le popolazioni colpite dal maremoto.
    mteresa
    mteresa    5 01 2005 - 11:04    #
  13. La provocazione era ovviamente di ordine generale, in tema, e ci stava. Del resto sarebbe ben difficile alimentare dibattiti usando, anche, provocazioni se si dovesse prima valutare qualunque eventuale circostanza specifica. Non si può provocare a “posteriori” e la mia era tutt’altro che gratuita. Magari fuori bersaglio in questo caso, ma lecita eccome.
    Ovviamente, mi spiace. Resta, però, il messaggio in sé. Che, se potesse prescindere dalle circostanze, continuerebbe ad avere il suo valore.
    Io credo che il post di Grassi non sia affatto male e faccia piuttosto centro. Credo anche che lo scorso anno, appunto, nessuno si sia posto il problema più di tanto, eppure Bam stava lì, sotto un cumulo di macerie. Credo che nessuno si sia posto simili problemi a seguito dello Tsunami in Papua di qualche anno fa (Tsunami? Quale Tsunami? Appunto…). Credo che 150.000 morti dove vanno in vacanza Pippo Inzaghi e Maldini facciano molta più tv e scenografia di 150.000 in qualunque altra sciagura africana. Per quelle morti nessuno sentirà il bisogno di non andare in vacanza. Credo che due minuti di silenzio prima dei botti sotto al Big Ben siano una bella palata di ipocrisia.
    Personalmente, a mezzanotte ho stappato una bottiglia di vino rosso a Sarajevo fra nuovi amici croati, musulmani e sa Dio che altro. Un occhio a BBC World e un orecchio ai razzi per aria, giusto per essere sicuri che fossero proprio tutti “botti”. Non mi sono sentito in colpa per non essere rimasto a Milano chiuso nel mio dolore, ho ringraziato il Cielo di non essere stato, come mi capita talvolta, nel Sudest asiatico, ho provato – immagino – la stessa pietà per quelle persone che hanno provato tutti e ho pensato che se proprio un terremoto dovesse abbattersi sui Balcani, ecco, che aspettasse qualche giorno. Immagino anche di avere condiviso con mia moglie più volte l’espressione “Cazzo, che gran brutta faccenda”.
    Ho la stessa voglia di andare in giro che mi accompagna da una vita. E continuo a non capire affatto il sentimento “speciale e puntuale” dovuto all’evento in sé. Mi ripeto: non ho detto che non lo capisco in senso assoluto, e ci mancherebbe! Non lo capisco come ondata (!) emotiva specifica pompata dai Media. Di tutto questo, nessuno domani ricorderà più nulla. Purtroppo.
    Ora, non voglio forumizzare il blog e i suoi commenti. Se credi, scrivimi e parliamone che sono andato già un bel po’ fuori dal commento al post in sé. Chiedo venia.
    C.
    carlo    5 01 2005 - 14:24    #
  14. ho letto che Inzaghi, con la storia del “lei non sa chi sono io”, è voluto passare davanti a tutti per imbarcarsi in aeroporto dopo l’inondazione, anche ai bambini.
    un signore… un ambasciatore dell’italianità nel mondo. l’importante, per queste cose, è la pettinatura, non la sostanza.
    Peter    9 01 2005 - 09:00    #

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