Nepal

Potrebbe andare meglio

12 09 2005 - 13:59 · Flavio Grassi

Se il Nepal non avesse la disgrazia di ritrovarsi con un re come l’allucinato Gyanendra si potrebbe anche pensare che le cose comincino ad andare nella direzione giusta.

Il 3 settembre il capo della guerriglia maoista Prachanda ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale di tre mesi. Una mossa che potrebbe riaprire il negoziato bruscamente interrotto nel 2003.

Ma Gyanendra – che da quando ha licenziato il governo, lo scorso febbraio, sta governando da re assoluto e si rifiuta di fissare una data per le elezioni – finge di non accorgersene.

Da una settimana Kathmandu è paralizzata da manifestazioni quotidiane che chiedono il ritorno della democrazia e la ripresa dei negoziati di pace. Ma anche di queste il re finge di non accorgersi.

Delle manifestazioni invece si accorgono fin troppo i suoi poliziotti, che usano gas proibiti per disperderle e caricano gente in massa sui cellulari.

AlertNet

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Lo stato di emergenza è finito

3 05 2005 - 10:34 · Flavio Grassi

Lentamente, ma la situazione in Nepal pare stia migliorando. Il 30 aprile re ha revocato lo stato d’emergenza dichiarato il 1 febbraio. Però Gyanendra non ha rinunciato ai poteri eccezionali che si era autoconferito.

Con la fine dello stato d’emergenza, a Kathmandu sono state subito organizzate diverse manifestazioni di protesta che si sono svolte senza particolari incidenti. Fra gli altri sono sfilati in corteo un migliaio di giornalisti per chiedere il ripristino della libertà di informazione.

Domenica sono stati liberati alcuni leader dell’opposizione che erano stati messi agli arresti domiciliari nei mesi scorsi.

La compagnia telefonica di stato è stata autorizzata a riattivare una parte dei telefoni cellulari disattivati subito dopo il colpo di stato. Hanno ripreso a funzionare, solo a Kathmandu e dintorni, i cellulari con abbonamento. Le schede prepagate e la copertura nelle aree periferiche del paese restano per il momento disattivate: in questo modo il governo spera di ostacolare le comunicazioni fra i gruppi ribelli.

Intanto sembra che stiano emergendo contrasti interni alla leadership dei guerriglieri maoisti, in particolare fra il capo carismatico Prachanda e il suo delfino Baburam Bhattara.

Staremo a vedere.

Reuters, Misna, et al.

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Tutto va bene, parola di console

11 04 2005 - 15:25 · Flavio Grassi

La situazione del Nepal si sta velocemente normalizzando, non c'è alcuna guerra civile e la popolazione è favorevole all'iniziativa del re che lo scorso febbraio ha licenziato il governo e preso in mano il potere esecutivo: sono le dichiarazioni più sorprendenti rilasciate dal console onorario italiano a Kathmandu Ravi Bhakta Shrestha nel corso di questa intervista concessa in esclusiva a Pfaall.

Ravi Bhakta Shrestha è un imprenditore nepalese di successo: proprietario di aziende manifatturiere, di trasporti e servizi, consigliere di amministrazione di diverse società e di un ospedale, consigliere delle federazioni nepalesi di cricket e calcio, della camera di commercio e dell'associazione industriali. È stato anche al governo come sottosegretario ai trasporti, turismo e aviazione civile. Insomma, è senza dubbio un membro autorevole dell'establishment economico e politico del paese e fra le sue numerose cariche spicca quella di Console onorario dell'Italia. Dato che in Nepal non esiste un'ambasciata, Mr Shrestha è l'unico rappresentante diplomatico del nostro paese a Kathmandu e questo è il motivo per il quale mi sono messo in contatto con lui.

Dopo un lungo scambio di corrispondenza, Mr Shrestha ha accettato di rispondere a qualche domanda sulla situazione del Nepal. Alcune delle risposte che mi ha dato sono francamente sorprendenti e proprio per questo, oltre che per l'autorevolezza del personaggio, le trovo particolarmente interessanti. Nega addirittura che in Nepal vi sia una guerra civile, e sostiene che il colpo di stato del re gode del favore popolare.

Indubbiamente le notizie che ci arrivano da un paese lontano e quasi sconosciuto tendono sempre a darci una percezione esagerata delle situazioni drammatiche. È un meccanismo universale e inevitabile: noi sentiamo parlare solo di agguati, sparatorie e rapimenti, così ci immaginiamo un paese dove non succeda altro tutto il giorno, mentre in realtà lì vivono 25 milioni di persone che nonostante tutto la mattina vanno a lavorare, fanno la spesa, si innamorano, parlano con gli amici e guardano la televisione.

Anche le sue parole a proposito del licenziamento del governo da parte di Gyanendra contribuiscono a farci comprendere quanto la realtà sia sempre più complessa e articolata di come tendiamo a vederla da lontano. Se non altro mostrano come il re non si stia affatto muovendo in una sorta di vuoto autocratico ma goda di un certo consenso, sorretto in parte dall'insofferenza verso la litigiosità inconcludente dei politici.

È l'opinione personale di un privilegiato, e le risposte ad alcune domande sono parecchio evasive. Ma con tutti i suoi limiti è pur sempre la visione di un nepalese che vive e lavora a Kathmandu.

Prima di tutto, Mr Shrestha, vorrei che ci desse un'idea del suo impegno come console italiano. Quali sono le richieste più frequenti che arrivano al suo ufficio?
I cittadini italiani si rivolgono a noi per rinnovare passaporti scaduti e per risolvere vari problemi, dai documenti smarriti all'assistenza finanziaria a questioni riguardanti i biglietti aerei o la necessità di interrompere un viaggio per motivi di salute. Inoltre ci occupiamo dell'emissione di visti per l'India e, in collaborazione con l'ambasciata francese, dell'emissione di visti Schengen a favore di cittadini nepalesi.

Esiste una comunità di cittadini italiani residenti in Nepal?
In Nepal vivono più o meno stabilmente circa 35 famiglie italiane. Alcuni sono qui per lavoro, altri sono volontari affiliati a organizzazioni internazionali, e altri ancora sono pensionati.

Presumo che la maggior parte degli italiani venga in Nepal per vacanze legate al trekking e alla montagna. Me lo può confermare? Quali altre attività attirano maggiormente i visitatori italiani?
Sì, è così: la maggior parte degli italiani viene qui per praticare trekking e alpinismo. Molti vengono anche solo per ammirare le bellezze naturali del paese e le realizzazioni artistiche nella valle di Kathmandu. I pensionati che si trasferiscono qui sono attratti dal basso costo della vita e dalla gentilezza della gente. C'è anche chi sceglie il Nepal per ritiri di meditazione e per studiare il buddismo.

Purtroppo le notizie che sentiamo ogni giorno dal Nepal riguardano quella che è generalmente definita una guerra civile. Quali sono gli effetti di questa interminabile lotta sulla vita quotidiana degli abitanti e sulle attività dei turisti e stranieri in generale?
Soprattutto dopo il primo febbraio [quando il re ha avocato a sé tutto il potere, ndr] la situazione in Nepal si sta avviando verso la completa normalità. Non c'è assolutamente niente di simile a una guerra civile. Naturalmente le agenzie di stampa internazionali stanno giocando un ruolo fondamentale nel diffondere notizie negative e così le dicerie riguardanti il Nepal fanno il giro del mondo. Certo che questo ha pesanti conseguenze per il turismo verso il Nepal, ma molti turisti italiani che vengono qui nonostante tutto sono poi molto sorpresi di trovare una realtà diversa da quella che si aspettavano.

Il Nepal è spesso definito «l'unico regno indù del mondo». L'induismo è generalmente sentito come un forte elemento di definizione dell'identità nazionale e individuale?
I nepalesi sono molto orgogliosi di quell'etichetta di «unico regno indù del mondo».

Sembra che il Nepal soffra di una straordinaria incapacità di trovare un terreno comune, anche sulle questioni più elementari, da parte dei partiti politici.
Dopo il ripristino della democrazia in Nepal, il governo è cambiato 13 volte in 14 anni. I partiti politici non sono riusciti a coalizzarsi per risolvere la crisi attraversata dal paese. Come ha correttamente detto lei, il Nepal soffre perché i partiti politici si sono dimostrati incapaci di trovare un durevole accordo persino sugli obiettivi più fondamentali. È mancata la volontà di trovare punti di consenso e di costruire un programma comune per il bene del paese.

La frammentazione politica sembra essere almeno uno dei motivi per il recente licenziamento del governo da parte del re Gyanendra. Al di là degli scenari più strettamente politici, quali sono state le conseguenze di questa iniziativa sulla vita quotidiana dei nepalesi?
In generale il popolo nepalese è molto felice di questo, nel senso che la mossa di sua maestà il Re ha ridato a tutti la speranza che la pace e la normalità possano essere ripristinate nel paese. Ora, per esempio, gli uffici governativi sono più efficienti e le pratiche vengono sbrigate molto velocemente e questo è molto apprezzato dalla gente comune.

Sembrerebbe che dopo la presa di posizione del governo indiano nei confronti del licenziamento del governo, re Gyanendra stia cercando di rafforzare i legami con la Cina. Come sono percepiti questi due vicini da parte della gente?
India e Cina sono entrambi paesi legati al Nepal da interessi comuni e profonda amicizia. Il Nepal vuole mantenere ottimi rapporti con entrambi.

La scrittrice nepalese Manjushree Thapa ha recentemente pubblicato un libro intitolato "Dimenticare Kathmandu: un lamento per la democrazia" e ha rilasciato interviste nelle quali sembra disperare per il futuro del Nepal almeno come paese democratico. Qual è la sua opinione a proposito di questa visione tanto pessimistica?
Non ho letto il libro, ma se Manjushree Thapa ha scritto quello che lei dice, si tratta di affermazioni inesatte. Il Nepal conserva la sua monarchia costituzionale e il suo sistema democratico pluralistico.

Grazie per la sua pazienza e la sua gentilezza, Mr Shrestha. C'è qualche cosa che vorrebbe aggiungere per i miei lettori?
Grazie a lei per avermi dato questa opportunità di dissipare i pregiudizi che danneggiano il mio paese. Vorrei solo ribadire che la situazione del Nepal sta andando verso la normalità, soprattutto grazie all'iniziativa presa da sua maestà il Re il primo febbraio.

Passaparola |  Commenti [3] 

Nepal

Per Kathmandu la Cina è sempre piu vicina

10 02 2005 - 07:48 · Flavio Grassi

L’opposizione ci aveva provato a organizzare una manifestazione di protesta contro il colpo di stato di re Gyanendra. Era prevista per oggi. La notte scorsa la polizia ha arrestato tutti gli organizzatori e questa mattina ha portato via a uno a uno tutti quelli che si presentavano all’appuntamento in piazza.

Ieri il re aveva fatto liberare sette ex ministri messi agli arresti domiciliari subito dopo il licenziamento del governo. Ma probabilmente si trattava solo una mossa di propaganda per deviare un po’ l’attenzione dagli arresti che sarebbero seguiti e dal totale azzeramento dei diritti civili della popolazione.

India e cancellerie occidentali protestano per il golpe ma per il momento non fanno niente di concreto, mostrando che la scommessa del re era ben fondata. Anche perché, oltre alla paura dei maoisti, Gyanendra sta giocando la carta cinese. Recentemente è stato in visita di stato a Pechino. E guarda caso il governo della Repubblica popolare ha fatto sapere di considerare il licenziamento del governo una questione interna del Nepal. Così chiunque contemplasse l’idea di portare la faccenda nel Consiglio di sicurezza dell’Onu è avvertito.

Per parte sua Gyanendra ha ricambiato la cortesia mandando la polizia a chiudere gli uffici del Dalai Lama a Kathmandu e un centro di accoglienza per profughi tibetani. E i segni di avvicinamento fra Nepal e Cina si moltiplicano: dalla settimana prossima dovrebbe partire una nuova linea di autobus fra Kathmandu e la capitale del Tibet Lhasa. Si parla di accordi commerciali, di nuove strade e collegamenti ferroviari che costruirebbero i cinesi fra Tibet e Nepal.

Forse stiamo guardando la tibetizzazione del Nepal.

Reuters, Sify, India Daily

Passaparola |  Commenti  

Nepal

La partita di Gyanendra

4 02 2005 - 06:20 · Flavio Grassi

A tre giorni dal colpo di stato di Gyanendra, gli ambasciatori indiano e americano a Kathmandu sono riusciti farsi ricevere dal nuovo ministro degli Esteri per dirgli che non sono contenti della svolta assolutista e repressiva del re. Vabbè, lo sapeva già. Qualche notizia sulle circostanze del golpe reale comincia a filtrare attraverso il blackout informativo imposto dal regime; secondo quanto riferisce la Reuters, il primo ministro Deuba avrebbe appreso del suo licenziamento dalla televisione subito prima di essere arrestato. Che un colpo di testa di questo tipo fosse nell’aria però lo si sospettava, e nelle scorse settimane gli ambasciatori occidentali avevano avvisato il re di non farlo.

Gyanendra non è stato ad ascoltare nessuno. È convinto che, con lo spauracchio della guerriglia maoista che guadagna terreno ogni giorno, per quanto dispiaciuti e irritati possano essere, India e Stati Uniti gli lasceranno mano libera per non indebolire quel che resta del potere centrale. Forse ha ragione.

Reuters, Expressindia, New Kerala

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Più assoluto non si può

3 02 2005 - 09:14 · Flavio Grassi

Sempre peggio. Re Gyanendra ha formato un nuovo governo con 10 ministri presieduto da lui medesimo. L’ultima volta che si era ripreso in mano il potere con un atto da monarca assoluto aveva almeno rispettato la finzione formale di nominare un Primo ministro. Questa volta no, il primo ministro è il re stesso.

Il primo editto del re pigliatutto contiene la proclamazione dello stato d’emergenza, che riguarda soprattutto l’informazione. Divieto di critica al monarca, censura preventiva sui giornali e militari negli studi televisivi e radiofonici per controllare le trasmissioni in diretta, mentre i politici più in vista sono tutti in carcere o agli arresti domiciliari.

Nel frattempo Gyanendra ha fatto sapere ai ribelli maoisti (che controllano quasi due terzi del paese e ormai hanno costruito uno stato parallelo) che vuole la fine della guerra civile. Loro hanno risposto dichiarando uno sciopero generale, che a Kathmandu è stato quasi ignorato, soprattutto perché pochi ne erano informati: sono state bloccate anche le comunicazioni telefoniche e le connessioni Internet.

Reuters

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Vizio reale

1 02 2005 - 03:10 · Flavio Grassi

L’ha fatto di nuovo. Per la quarta volta in tre anni Gyanendra ha licenziato il primo ministro Deuba e avocato a sé il potere esecutivo. Pare che membri del governo e capi politici siano stati messi agli arresti domiciliari, ma notizie certe ce ne sono poche perché subito dopo il discorso alla radio con il quale il re ha annunciato il suo ennesimo colpo di stato le comunicazioni con il Nepal si sono interrotte e mentre scrivo anche i siti di informazione nepalesi risultano irraggiungibili.

Il Nepal con i suoi 27 milioni di abitanti contesi fra un re psicopatico e un’anacronistica guerriglia maoista scivola sempre più in fondo all’abisso evocato da Manjushree Thapa. E a nessuno viene in mente di invaderlo per portare la democrazia.

Reuters

Passaparola |  Commenti [5] 

Nepal

Abisso himalaiano

26 01 2005 - 06:11 · Flavio Grassi

È da un po’ che non mi occupo del Nepal. È che non succede niente. Niente di nuovo, intendo: re Gyanendra scrive le sue poesie e cura le sue piante; i partiti politici litigano l’un l’altro e al loro interno; intanto la guerra civile continua, i ribelli maoisti ormai controllano due terzi del paese e hanno organizzato un governo parallelo, con tasse polizia e tutto il resto.

Insomma, come la scrittrice nepalese Manjushree Thapa dice nel suo ultimo libro «Dimenticare Kathmandu, lamento per la democrazia»: il paese delle montagne più alte del mondo sta confusamente scivolando nell’abisso.

Ians

Passaparola |  Commenti  

Nepal

I ribelli maoisti sempre più forti

28 09 2004 - 05:15 · Flavio Grassi

La vita pubblica in Nepal è di nuovo in stato comatoso per lo sciopero generale di due giorni proclamato dai guerriglieri maoisti. Fino a qualche mese fa la loro presenza si sentiva nelle regioni rurali ma poco nella capitale. Ora è la seconda volta nel giro di un mese che riescono a paralizzare completamente Kathmandu insieme al resto del paese. Il governo non sa che fare, la gente ha paura e segue le loro indicazioni. Stanno vincendo.

Bbc News

Passaparola |  Commenti  

Nepal

La brace

2 09 2004 - 06:22 · Flavio Grassi

Vedo che sta girando su qualche giornale l’espressione «buddisti nepalesi». Nasce dal prendere per buono il proclama dei criminali che hanno ammazzato i dodici poveracci. I quali non credo proprio fossero buddisti. È vero che la tradizione assegna alla città di Lumbini, appunto in Nepal, la nascita del Budda Siddharta Gautama, ed è anche vero che quest’anno il Nepal ospiterà la conferenza mondiale dei buddisti. Ma il fatto è che i buddisti in Nepal sono poco più del 7% della popolazione, appena il doppio dei musulmani. Tutti gli altri sono induisti e il Nepal è fra l’altro l’unico paese al mondo in cui l’induismo sia religione di stato.

È quasi sicuro che i poveracci andati a lavorare in Iraq per scappare dalla fame e dalla guerra civile nei loro villaggi fossero tutti induisti, come di certo lo era la stragrande maggioranza dei manifestanti che ieri hanno assaltato la moschea di Kathmandu, l’ambasciata egiziana e qualsiasi cosa avesse una scritta in arabo.

Anche se comunque con quelle religioni lì è tutto un po’ complicato per noi cresciuti col catechismo cattolico e pare che qualcuno fra i dimostranti sventolasse bandiere buddiste, la distinzione non è pignoleria gratuita. In mezzo alle guerre e guerriglie roventi di questi tempi, quella fra il laico ma musulmano Pakistan e la laica ma induista India è l’ultima guerra fredda fra potenze nucleari. E le tensioni fra induisti e musulmani sono una delle costanti della vita indiana. Finora in Nepal non se ne era mai avuta traccia. Ma a giudicare dall’esplosione di rabbia collettiva di ieri, c’è una discreta possibilità che la minoranza islamica finisca per diventare il capro espiatorio delle frustrazioni di una popolazione che fra re psicolabile, guerra civile strisciante, politici inetti e condizioni economiche fra le più disperate al mondo non ne può proprio più.

È un terreno su cui ci vuole niente per far esplodere un’altra pessima faida interreligiosa.

Passaparola |  Commenti [2] 

Nepal

L'assedio di Kathmandu è finito, per ora

26 08 2004 - 05:26 · Flavio Grassi

Ieri i ribelli maoisti hanno tolto (ma forse sarebbe meglio dire sospeso) l’assedio a Kathmandu dopo essere riusciti a mostrare la loro forza bloccando completamente la capitale nepalese per una settimana.

Ormai i guerriglieri controllano i due terzi del paese e con l’iniziativa senza precedenti dell’assedio hanno dimostrato di essere in grado se non di conquistare, almeno di mettere in ginocchio anche la capitale. Ora hanno dichiarato una tregua. Esigono che il governo li riconosca come forza politica, togliendo loro l’etichetta di terroristi e cancellando i mandati di cattura. Ma, nonostante l’intervento di intellettuali autorevoli come Padma Ratna Tuladhar, che già in passato è riuscito per due volte a far partire negoziati poi falliti per l’irrigidimento delle parti, sembra che il fragile governo di coalizione non abbia intenzione di negoziare seriamente.

A partire dal re, la cui caduta è il principale obiettivo dei maoisti, la classe dirigente nepalese sembra imprigionata in una sorta di impossibilità cognitiva di vedere la situazione reale che dovrebbe provare a gestire. Il governo non vuole nemmeno sentir parlare di mediazioni internazionali, continua a comportarsi come se si trattasse di catturare una banda di malviventi e non di cercare di mettere fine a una guerra civile. Una guerra che sta perdendo.

Reuters

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Ora è il turno della pioggia

24 07 2004 - 04:11 · Flavio Grassi

Da quando è cominciato il monsone in Nepal si parla poco di guerriglia: l’emergenza ora sono le inondazioni, le frane e le infezioni intestinali. Ormai sono più di 200 i morti dovuti alle piogge, metà travolti dalle inondazioni e gli altri per l’epidemia di gastroenterite che si è diffusa nelle regioni periferiche.

Depika Global

Passaparola |  Commenti  

Nepal

I contadini invocano Indra, il governo ci prova con Budda

19 07 2004 - 06:53 · Flavio Grassi

Il peggior monsone degli ultimi 15 anni ha ucciso decine di persone, distrutto case e coltovazioni, spinto i contadini disperati a provarci con gli dei, recuperando una tradizione antica e ormai abbandonata come il sacrificio di capre per placare Indra. Ma non ferma la guerriglia maoista le cui operazioni si spostano sempre più dalla periferia rurale del paese alle regioni centrali e alla stessa capitale. Ieri una bomba nel centro di Kathmandu ha ferito quattro persone. Questa mattina da una scuola alla periferia della città sono stati rapiti una almeno cinquanta studenti, fra cui molte ragazze, e una dozzina di insegnanti. Sembra essere la risposta dei ribelli alle proposte del governo che sabato aveva ribadito l’intenzione di arrivare a una soluzione negoziale del conflitto e ieri ha proposto di tenere una conferenza di pace a Lumbini, la città dove secondo la tradizione sarebbe nato il Budda. Nel frattempo, anche per cercare di ridare fiato al turismo, che rimane la principale fonte di valuta del paese, il governo candida la stessa Lumbini come sede della prossima conferenza buddista mondiale, dopo quella che si terrà nel Myanmar (ex Birmania) in autunno.

Reuters, VOA News, AlertNet, Depika Global, New Kerala

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Strategia della tensione

7 07 2004 - 06:28 · Flavio Grassi

Che sta succedendo in Nepal? Ormai la carneficina è a un livello tale che persino i nostri giornali se ne sono accorti: lunedì 12 morti, oggi 28. Tutto questo mentre proseguono le “normali” attività della guerriglia che voi che leggete Pfaall già conoscete: intimidazioni, omicidi mirati, rapimenti di massa.

Succede che il Primo ministro Deuba che alla sua nomina un mese fa aveva potuto mettere insieme solo un governetto di tre ministri lui stesso compreso ora è riuscito a formare un governo di 31 ministri appoggiato dalla più larga coalizione della storia nepalese: Partito comunista marxista-leninista, il partito di destra Rastriya Prajatantra, un raggruppamento regionale e il suo spezzone del Nepali Congress. Resta prevedibilmente fuori l’altro pezzo di Partito del Congresso.

Per la guerriglia maoista un governo di unità nazionale come questo è un grave pericolo. Se riuscisse a resistere potrebbe diventare un interlocutore credibile per le organizzazioni internazionali che sulla situazione nepalese cominciano ad agitarsi.

I ribelli hanno conquistato grandi zone del paese approfittando del vuoto di potere creato dal contrasto fra il re da una parte e tutto il mondo politico dall’altra. Con la riconciliazione fra re e partiti politici i giocatori in campo si riducono a due e la guerriglia rischia di veder ridotto il suo spazio libero. Così attacca per mantenere alta la tensione, far cadere il governo e tornare al caos che gli è favorevole. E se il nuovo governo non riceve consistenti appoggi internazionali i ribelli potrebbero benissimo riuscire nel loro scopo.

Reuters, BBC News

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Sempre più morti

15 06 2004 - 09:30 · Flavio Grassi

La guerriglia nepalese continua ad alzare il livello dello scontro: ieri hanno ucciso 21 poliziotti in un’imboscata a Khairikhola, 450 km a ovest di Kathmandu.

Reuters

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Deuba fa da sé e resta in tre

10 06 2004 - 12:36 · Flavio Grassi

Sher Bahadur Deuba, il Primo ministro licenziato due anni fa da re Gyanendra e rimesso la settimana scorsa al suo posto ha formato un mini-governo con tre soli ministri, tutti del suo partito nato dalla scissione del Nepali Congress. I cinque partiti della “Coalizione anti-regressista” sono rimasti fuori: perfettamente d’accordo quando si trattava di dimostare contro il re, ora procedono in ordine sparso. Il Partito Comunista è possibilista e per ora garantisce l’appoggio esterno, gli altri quattro continuano le manifestazioni nel caos generale.

New Kerala

Passaparola |  Commenti  

Nepal

La guerriglia contro poste, scuole e Budda

8 06 2004 - 03:12 · Flavio Grassi

Non c’è tregua per i nepalesi, soprattutto per la maggioranza di abitanti dei villaggi rurali, lontani dalle principali aree urbane. L’ultimo bersaglio della lucidissima strategia di distruzione dello stato da parte dei guerriglieri maoisti sono i servizi postali. Attentati e minacce hanno di fatto bloccato la distribuzione della posta in gran parte dei villaggi, soprattutto nel nord-ovest dove i guerriglieri sono più forti. La cosa è particolarmente grave perché si tratta di zone dove Internet non si sa cosa sia (solo 300.000 nepalesi su 26 milioni hanno un qualche accesso alla rete) e molto spesso non c’è nemmeno una linea telefonica. L’interruzione del servizio postale vuol dire isolamento totale.

Da lunedì tutte le scuole del paese sono chiuse in seguito allo sciopero a oltranza dichiarato dagli studenti che appoggiano la guerriglia.

Nel fine settimana, subito dopo la nomina dell’ex primo ministro Deuba e la visita del ministro degli Esteri indiano Natwar Singh che ha riaffermato la forte volontà indiana di contribuire al ritorno della normalità in Nepal, la guerriglia ha risposto con una serie di attacchi senza precedenti contro stazioni di polizia e una caserma dell’esercito nel distretto di Kapilavastu, il luogo di nascita del Budda.

Intanto la Svizzera offre la sua mediazione per risolvere il conflitto, ma bisognerà vedere quanta autorevolezza riuscirà ad avere il nuovo governo: appena nominato il Primo ministro, i partiti hanno ricominciato a litigare fra loro.

OneWorld, Daily Times, Business News India, Radio Australia

Passaparola |  Commenti [1] 

Nepal

Come non detto, due anni dopo

2 06 2004 - 06:12 · Flavio Grassi

Con una mossa a sorpresa, due anni dopo averlo cacciato per “incompetenza”, re Gyanendra ha di nuovo nominato Sher Bahadur Deuba come primo ministro e l’ha incaricato di formare un nuovo governo con pieni poteri esecutivi.

È una brutta sconfitta per Gyanendra, che aveva avocato a sé il potere esecutivo e avrebbe voluto un nuovo governo subordinato alla corona come quello del primo ministro Thapa, che si è dimesso qualche settimana fa a causa del degenerare della situazione nel paese.

Opinione personale: più che dalle azioni dei partiti coalizzati, bravissimi a marciare insieme divisi su tutto, la marcia indietro è probabilmente dovuta al risultato delle elezioni in India. Il Nepal è quasi uno stato satellite dell’India, ed è anche l’unica monarchia indù del mondo. La politica assolutistica e tradizionalista di Gyanendra era molto in sintonia con il nazionalismo indù dell’ex primo ministro indiano Vajpayee. Difficile immaginare una benevolenza simile da parte del laico e progressista partito del Congresso.

A dimostrazione di quanto l’India sia preoccupata della situazione in Nepal, già venerdì il nuovo ministro degli Esteri indiano arriverà in visita ufficiale a Kathmandu. È il suo primo viaggio dall’insediamento, e si è invitato da solo.

Così oggi, due giorni prima che arrivi il fratello maggiore indiano, Gyanendra tenta di rimettere insieme i cocci come se non fosse successo niente. Ovviamente però in due anni è successo moltissimo, compreso il dettaglio assai rilevante che il vecchio e nuovo primo ministro non è più nel partito del Congresso che dirigeva prima. Quando i cinque partiti hanno formato la coalizione e stabilito di chiedere al re la nomina di un nuovo primo ministro, il partito del Congresso si è scisso: una parte ha seguito la linea della coalizione e una parte se n’è andata con Deuba chiedendo che venisse ristabilito lo status quo ante.

Ora che di fatto ha vinto Deuba con il suo Congresso scissionista, bisognerà vedere cosa faranno i cinque partiti. La moral suasion indiana potrebbe puntare alla riunificazione del partito del Congresso e alla formazione di un governo di unità nazionale per organizzare elezioni in un tempo ragionevole (Gyanendra le vorrebbe entro un anno). Ma c’è di mezzo la guerriglia maoista che dilaga.

BBC News

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Annunci di guerra civile

31 05 2004 - 13:43 · Flavio Grassi

La scorsa settimana i guerriglieri maoisti hanno rapito circa 1400 studenti e insegnanti. Ieri hanno fatto saltare un autobus a Kathmandu, mentre finora le loro azioni erano rimaste lontano dalla capitale. E oggi hanno avvisato che è in arrivo un’offensiva a livello nazionale. I rapimenti in massa servono per aumentare gli effettivi. I rapiti stanno ricevendo “addestramento al combattimento ed educazione rivoluzionaria” ha detto Bam Dev Kshetri, membro del Comitato centrale maoista.

The Australian

Passaparola |  Commenti  

Nepal

Grande e' la confusione nei Regni

31 05 2004 - 10:52 · Flavio Grassi

Quello himalaiano è nel caos, ma anche il Regno Unito non scherza. Almeno per quanto riguarda il suo governo. Il Department for International Development (il ministero per la cooperazione internazionale) ha sospeso le attività nel Nepal occidentale a causa del peggioramento della situazione politica e soprattutto a causa delle violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate governative quanto dei ribelli maoisti. E proprio lo stesso giorno il ministero della difesa ha donato due aerei all’aeronautica militare nepalese.

Però il ministro Hoon ha detto che si tratta di aerei spia senza armamenti e che la lettera di accompagnamento precisa che il governo nepalese deve astenersi dall’installare armi. Ah, beh; se c’è la lettera…

The Observer

Passaparola |  Commenti  

Nepal

La tentazione

28 05 2004 - 10:20 · Flavio Grassi

Giudicando dai timori che emergono da questo editoriale, a New Delhi c’è qualche falco che sbatte le ali impaziente di risolvere la crisi del Nepal con un intervento militare.

Il Nepal è un “failed state”? A prima vista sembrerabbe così: il regno himalaiano sta attraversando una profonda crisi. L’insurrezione maoista che scuote il paese da otto anni, provocando secondo le stime 8000 vittime, non mostra segni di arretramento.
La sinistra popolare vuole liberarsi della monarchia. I partiti politici moderati, come il Nepali Congress, vogliono più poteri per i rappresentanti eletti.
Purtroppo Re Gyanendra, che è arrivato al potere dopo un massacro nel palazzo tre anni fa, non sembra entusiasta dell’idea di ridurre la propria autorità.
Un anno dopo l’ascesa al trono ha licenziato il primo ministro eletto, scatenando proteste politiche che ora sono arrivate nella fase più acuta.
E tuttavia sarebbe un errore marchiare il Nepal come “failed state”, etichetta che le grandi potenze attribuiscono alle piccole nazioni, spesso come preludio a un intervento diretto. L’India deve resistere a questa tentazione.
La storia degli interventi militari è uno spettacolo desolante, dalle avventure della Francia in Indocina, il pantano vietnamita dell’America, la rovinosa campagna afghana della Russia, il pasticcio della stessa India nello Sri Lanka, e ora la trappola irachena dell’America.
È un registro di fallimenti che dovrebbe far calmare le più impulsive teste calde di New Dehli
...
Monarchia e democrazia possono coesistere—come avviene in Gran Bretagna e in Thailandia—ma le regole devono essere fissate in modo da risultare soddisfacenti per tutti.
L’india deve aiutare il processo, eventualmente spingendo i partiti politici nepalesi e il re verso una soluzione mediata dall’Onu. L’India deve camminare lungo la linea sottile tra ferma persuasione e intervento. Nessuna nazione, per quanto piccola, ama i prepotenti.

The Times of India

Passaparola |  Commenti  

Nepal

La guerriglia blocca le scuole, il re manda soldati in Burundi

24 05 2004 - 10:00 · Flavio Grassi

Sembra che la strategia del caos dei ribelli maoisti nepalesi punti sempre più sulle scuole. Dopo il rapimento in massa di studenti e insegnanti, ieri un gruppo studentesco pro-guerriglia ha dichiarato uno sciopero a oltranza in tutte le scuole del regno a partire dal 6 giugno.

Ma la notizia più interessante di oggi è un’altra: il Nepal ha messo a disposizione un contingente di 800 soldati per la forza di pace Onu in Burundi. Evidentemente nelle sale del palazzo reale i rumori della guerriglia in giro per il paese arrivano molto, molto attutiti.

Hi Pakistan, Xinhuanet

Passaparola |   

Nepal

Rapiti duecento studenti e insegnanti

23 05 2004 - 16:56 · Flavio Grassi

Continua la campagna di rapimenti in massa da parte dei guerriglieri maoisti. Questa volta è toccato a duecento fra studenti e insegnanti di una scuola tecnica nel Nepal occidentale.

Intanto proseguono le manifestazioni organizzate dai cinque partiti politici che chiedono il ritorno alla democrazia.

Re Gyanendra dà udienza quasi ogni giorno a qualche notabile di sua scelta. Ascolta, si sente dire che bisogna ripristinare la legalità, congeda l’interlocutore e prova con un altro.

depikaglobal.com

Passaparola |  Commenti [1] 

Nepal

Lo stallo e la catastrofe

18 05 2004 - 10:42 · Flavio Grassi

Mentre il re Gyanendra prende tempo, la situazione nel regno himalaiano è sempre più caotica.

Di fatto ormai i ribelli maoisti controllano gran parte delle campagne. Le amministrazioni locali continuano a liquefarsi, con funzionai che si dimettono o semplicemente abbandonano il loro posto per paura. Nelle città cominciano a scarseggiare i viveri, in parte per gli scioperi imposti dai guerriglieri e in parte perché le strade insicure scoraggiano i trasporti e hanno quasi azzerato le importazioni.

Però i guerriglieri non sono in grado di lanciare un’offensiva in grande stile e conquistare il potere centrale. Nelle aree urbane la loro penetrazione è insignificante. Quindi su questo fronte lo stallo è totale.

Il paese è senza governo centrale da due settimane e il re non ha nemmeno cominciato le consultazioni. Lui vorrebbe incontrare i leader politici separatamente, mentre la coalizione dei cinque partiti più rappresentativi vuole parlare con una voce sola e chiede la nomina di un governo di garanzia che ristabilisca le condizioni minime per poter tenere le elezioni, prima di tutto liberando le campagne dai ribelli. Stallo anche su questo fronte.

A questo punto i maoisti chiedono l’intervento dell’Onu per organizzare un tavolo di trattative. Pare che Stati Uniti e Unione Europea abbiano fatto capire che se ne può parlare. L’India però è nettamente contraria.

Per quel che vale, anch’io penso che proprio non sarebbe una gran mossa. Per quanto possa essere attraente, l’intervento internazionale in questo caso sarebbe solo un modo per mettersi la coscienza a posto facendo finta di aver trovato una soluzione. Ma, come sempre quando ci si vuole liberare in fretta di un problema complicato, i risultati sarebbero orribili. Una trattativa con il re benedetta dall’Onu di fatto legittimerebbe i ribelli maoisti come forza politica rendendo permanente la loro presa su almeno una parte del paese. Il re assolutista-decadente e i nipotini di Pol Pot finirebbero per spartirsi il potere mettendo fuori gioco i partiti democratici. Una catastrofe.

AFP, Times of India, Telegraph Calcutta

Passaparola |   

  • 1

      

Cerca nel sito

Search