Medio Oriente

La brace fra i cedri

19 03 2005 - 09:53 · Flavio Grassi

La tensione in Libano è sempre più alta, la gioiosa Rivoluzione dei cedri passeggia su una pietraia instabile dove bisogna fare molta attenzione a come ci si muove. E in questa situazione delicatissima l’ex signore della guerra cristiano Michel Aoun insiste con gli annunci del suo imminente ritorno a Beirut.

Chi vuole bene ai ragazzi di Beirut dovrebbe dare a uno come Aoun un ceffone in bocca ogni volta che fa questi annunci. E obbligarlo a continuare la sua vita da pensionato di lusso a Parigi: permettergli di tornare in Libano sarebbe come gettare un mozzicone di sigaretta acceso in un bosco secco.

Aoun è quello che fino al 1990 era sostenuto politicamente, finanziariamente e militarmente da Saddam Hussein e tentò in ogni modo di impedire gli accordi di Taif. La sua carriera e la guerra civile libanese finirono insieme quando Assad padre ebbe da Bush padre il permesso di cacciarlo.

Ma in omaggio al solito principio per il quale la comunanza di nemici rende amici ora Aoun è diventato il cocco del governo Bush, la cui incapacità di imparare dagli errori è davvero fenomenale.

Reuters, AlertNet, Haaretz

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Medio Oriente

L'Iran addestra la polizia afghana

15 03 2005 - 09:44 · Flavio Grassi

Un nuovo piccolo ma significativo tassello nel quadro dell’affermazione dell’Iran come potenza regionale di riferimento. Mentre i militari americani nell’Afghanistan occidentale stanno chiusi nelle loro basi, si annoiano come la guarnigione del Deserto dei Tartari e si preparano ad abbandonare il territorio del tutto, l’Iran addestra la polizia di frontiera afghana e costruisce a proprie spese posti di guardia in territorio afghano.

Dopo l’abbattimento del regime talebano l’Afghanistan, praticamente abbandonato a se stesso, è diventato una sorta di confederazione feudale fra signori della guerra che si spartiscono il territorio e i profitti del traffico di oppiacei. In tre anni il paese è diventato il primo produttore di oppio al mondo: oggi l’economia dell’oppio vale il 60% del Pil afghano e il 90% dell’eroina venduta nel mondo viene da qui.

Le scarse truppe americane pensano solo a difendere le basi e a dare la caccia ai talebani superstiti, così interviene l’Iran a fornire assistenza al governo Karzai per tentare di contenere l’espansione dei narcotrafficanti.

AlertNet, Reuters, Daily Times

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Medio Oriente

La coperta corta del parlamento libanese

15 03 2005 - 07:36 · Flavio Grassi

Pari e patta, dunque. A me i numeri che girano da entrambe le parti continuano a sembrare un po’ munchauseniani: con un milione di qua e un milione di là sarebbe scesa in piazza più di metà dell’intera popolazione libanese. Solo a Beirut, senza contare i duecentomila della manifestazione Hezbollah di domenica a Nabatiya.

Ma come ho già scritto, indipendentemente dall’attendibilità o meno dei meri dati aritmentici, resta il fatto che si tratta di manifestazioni di dimensioni imponenti.

Cosa ne ricaviamo? Tralasciando le sciocchezze sul &contagio democratico» (in Libano votano, con competizioni elettorali anche molto accese, da decenni: figuriamoci se avevano bisogno di guardare l’Iraq per svegliarsi), direi che siamo di fronte a prove di mobilitazione in vista delle elezioni di maggio.

Se dovessimo giudicare dalla partecipazione alle manifestazioni dovremmo concludere che oggi Hezbollah conta grosso modo quanto gli tutti gli altri (cristiani, drusi e sunniti) messi insieme, o poco meno. Dato che quadra con le stime sulla composizione religiosa che, in assenza di dati ufficiali, danno gli sciiti intorno al 40% della popolazione.

Questo è un problema, perché la il trattato di Taif prevede che i seggi in parlamento siano divisi esattamente a metà fra cristiani e musulmani. Il lato musulmano è una coperta troppo corta per sciiti, drusi e sunniti: qualcuno sarà necessariamente sottorappresentato e scontento.

Quanto scontento lo vedremo.

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Medio Oriente

Hezbollah mostra la sua forza in Libano

8 03 2005 - 17:35 · Flavio Grassi

Mezzo milione: secondo l’Associated Press tanti sono scesi in piazza a Beirut oggi per la manifestazione pro-Siria e antioccidentale indetta da Hezbollah. Anche se la fonte è la più grande agenzia di informazione americana, francamente la cifra mi pare un po’ esagerata: i libanesi sono quattro milioni in tutto, in proporzione 500.000 persone sarebbero più o meno l’equivalente di sette milioni di italiani in piazza a Roma.

A parte l’esattezza o meno della cifra, comunque, rimane certo il fatto che si è trattato di una manifestazione enormemente più grande di quella contro la Siria che ha entusiasmato tutti i giornali occidentali.

Certo in Medio Oriente cambieranno molte cose, ma non è detto che il risultato finale ci piaccia.

Associated Press

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Medio Oriente

Avanza la libertà: di insediare governi islamici

4 03 2005 - 11:58 · Flavio Grassi

Fred Kaplan analizza luci e ombre degli sviluppi in Medio Oriente e arriva a conclusioni simili a quelle di Pfaall.

Sul Libano:

L’organizzazione terroristica Hezbollah rappresenta una porzione significativa della popolazione libanese e certamente giocherà un ruolo importante in qualsiasi nuovo governo (se ne fosse in qualsiasi modo esclusa, aspettatevi la guerra civile).

In conclusione:

Vale la pena di ricordare che il piano originale dell’amministrazione Bush per la ricostruzione postbellica dell’Iraq prevedeva di tenere elezioni dopo che una assemblea provvisoria avesse redatto una costituzione. È stato il Grande Ayatollah Ali al-Sistani a insistere che prima di tutto si facessero le elezioni, a dichiarare che altrimenti nessuna costituzione sarebbe stata valida. Non avendo alternative, Bush fu costretto a cedere.

Allora chi è—chi sarà visto come—il vero promotore ed emblema della versione medio orientale della democrazia: il presidente degli Stati Uniti o il grande ayatollah? Questo preoccupante dubbio riassume tutte le incertezze che abbiamo davanti e, ancora di più, le ambiguità insite nel concetto di «libertà».

Vale la pena anche di ricordare che Sistani è iraniano.

Slate

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Medio Oriente

Sacro persiano impero

3 03 2005 - 17:21 · Flavio Grassi

Improvvisamente tutti d’accordo come non lo sono mai stati. Bush, Chirach, e ora anche Putin gridano in coro: «Via i siriani dal Libano».

A me mi piacciono le rose, ma quelle bianche sono assai delicate e già questa calca a darsi sulla voce per cacciare i siriani mi fa temere che i candidi petali possano avvizzire molto in fretta.

Defenetstrato il governo filosiriano, ora la chiave per la formazione di un nuovo governo è nelle mani di Hezbollah. E il movimento sciita, ora corteggiatissimo da tutti, è ben deciso a far pesare il suo appoggio, che non sarà concesso senza importanti contropartite politiche.

Hezbollah è sempre stato sostenuto dalla Siria. Ma le radici ideologico-religiose del movimento guardano verso l’Iran: a suo tempo i leader giurarono fedeltà eterna a Khomeini e all’ideale di uno stato islamico in Libano.

Comunque vadano a finire i negoziati con i curdi, l’Iraq sarà presto retto da un governo di ispirazione sciita clericale.

La cosa più importante che sta succedendo in tutto il Medio Oriente è che gli sciiti, che sono generalmente poveri e politicamente emarginati anche dove sono maggioranza, stanno risollevando la testa.

Succede nel piccolo Bahrein dove gli sciiti sono il 70% della popolazione come in Iraq e ora vogliono contare di più; succede persino nel covo dell’estremismo sunnita wahabi, l’Arabia Saudita, dove nelle elezioni amministrative di oggi gli sciiti, che sono una consistente minoranza, si sono precipitati a votare i loro candidati nella speranza di contare di più. La popolazione dell’Azerbaijan è in maggioranza sciita, e dopo dieci anni sotto la cleptocrazia violenta del despota Aliev il paese è una caldaia pronta per esplodere. Gli sciiti sono anche un terzo della popolazione del Kuwait, metà di quella dello Yemen, un quinto di quella del Pakistan.

Per tutti gli sciiti del mondo il faro, l’ispirazione e la speranza si chiama Iran. Badate bene, non tanto perché gli sciiti siano intrinsecamente più clericali dei sunniti. Lo sono, perché nell’islam sunnita non esiste una gerarchia ecclesiastica piramidale come in quello sciita, ma non è questo il punto. Il fatto essenziale, ripeto, è che da gli sciiti sono emarginati e oppressi dappertutto. Tranne che in Iran dove comandano loro dal 1979.

Prima di entusiasmarsi per le rose libanesi non farebbe male rinfrescarsi la memoria su come andò la rivoluzione iraniana. Forse oggi pochi ricordano che le prime proteste contro il regime fascista laico dello scià erano guidate soprattutto da movimenti laici e liberali, con in testa il Movimento di Liberazione Iraniano di Mehdi Bazargan, e che il primo governo repubblicano era guidato proprio dal liberale laico Bazargan. Il quale però fu costretto alle dimissioni pochi mesi dopo, quando la costituzione laica elaborata dal parlamento fu stracciata perché non piaceva a Khomeini. Da lì la nascita della repubblica islamica, e subito dopo il tentativo di abbatterla da parte di Saddam Hussein, il quale tutto si sarebbe aspettato tranne la resistenza al limite della follia che il suo esercito trovò da parte di una popolazione già stremata.

Oggi l’Iran è un paese con un’economia che, nonostante l’ostilità americana e tutte le inefficienze burocratico-clericali, cresce al ritmo del 7% annuo. E forse sta per diventare una potenza nucleare. A proposito, a me viene da ridere quando leggo titoli di giornale dove si evocano scenari di guerra contro l’Iran, sia auspicandoli sia deprecandoli. Ma dico, lo vedete come è ridotto l’Iraq? Bush dove li potrebbe mai trovare i soldati per attaccare un paese grande tre volte tanto e con una popolazione in proporzione?

Non lo vede solo chi non vuole vederlo: il risultato più vistoso della guerra in Iraq e della conseguente destabilizzazione di gran parte del Medio Oriente è già ora un enorme aumento dell’influenza iraniana nell’area, e siamo solo all’inizio. Non importa sapere se davvero, come sostiene qualcuno, i mullah abbiano attivamente partecipato a creare le condizioni per l’invasione americana. Quello che conta è che ne saranno i massimi beneficiari. E nessuno, anche volendo, ci potrà fare niente.

The Globe and Mail, Seattle Post Intelligenter, Washington Post, BBC News, Los Angeles Times, Pacific News Service, Maine Today, Telegraph, et al.

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Medio Oriente

L'arroganza di Sharon

21 07 2004 - 07:01 · Flavio Grassi

Durissimo editoriale di Haaretz a proposito della crisi diplomatica con la Francia scatenata dal primo ministro israeliano.

Come nel triste caso dei due cittadini israeliani imprigionati in Nuova Zelanda anche questa volta Israele si è comportata com una imbarazzante autoglorificazione e con un paternalismo superfluo. Le affermazioni di Sharon meritano una doppia condanna: perché sono un errore politico e perché hanno danneggiato gli Ebrei di Francia. E in verità anche una terza condanna, per aver indiscriminatamente insultato i Musulmani.

Haaretz

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Medio Oriente

Shalom

9 05 2004 - 08:35 · Flavio Grassi

Pare che il governo israeliano si stia preparando ad attaccare gli impianti nucleari iraniani.

Un’altra mossa geniale per la stabilità del Medio Oriente.

Jerusalem Post

p.s. Gli idioti stanno già sventolando il cappello da cowboy.

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Medio Oriente

Anche l’Afghanistan traballa

9 04 2004 - 09:20 · Flavio Grassi

Un potente signore della guerra di etnia uzbeka, Abdul Rashid Dostum, ha invaso la città di Maymana, capoluogo della provincia di Faryab a nord-ovest di Kabul. Il governatore nominato da Karzai è fuggito in aereo.

In Afghanistan si stanno preparando le elezioni, ma la realtà è che il governo di Karzai controlla solo Kabul. Nel resto del paese l’autorità centrale è una finta, esiste solo finché i signorotti locali non decidono di cacciarne i rappresentanti.

Associated Press

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Medio Oriente

Vatti a fidare degli arabi

29 03 2004 - 08:01 · Flavio Grassi

Sharon non è degno di mantenere la sua carica. La mancanza di moralità che ha rivelato sta portando al collasso della sua reputazione all’interno del suo partito, agli occhi della comunità internazionale, specialmente negli Stati Uniti e, naturalmente, presso l’opinione pubblica israeliana.

A quanto pare la vendetta di Hamas non è arrivata in tempo per far dimenticare le mazzette.

Haaretz

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Medio Oriente

Piano con le parole

3 11 2003 - 10:59 · Flavio Grassi

Il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom dice che non è il caso di agitarsi tanto per un sondaggio. L’antisemitismo non c’entra: la definizione di Israele come massima minaccia per la pace deriva semplicemente dalla sovraesposizione dello stato ebraico nell’informazione.

Gli isterismi non aiutano nessuno e, per una volta, Pfaall è d’accordo con il vice di Sharon.

Haaretz>

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Medio Oriente

Spararsi sui piedi

31 10 2003 - 09:34 · Flavio Grassi

Le rappresaglie israeliane, il coprifuoco e i posti di blocco che impediscono i movimenti nei territori occupati distruggono la vita dei cittadini palestinesi innocenti. Negando alla popolazione palestinese ogni speranza politica finiscono per alimentare l’odio contro Israele e il terrorismo.

Se lo dice il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane c’è da crederlo.

Washington Post, Haaretz>

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Medio Oriente

Prima o poi

13 10 2003 - 09:46 · Flavio Grassi

Qualcuno prova a raggiungere una pace possibile, fa infuriare Sharon. La sinistra israeliana e rappresentanti dell’Anp si stanno parlando a Ginevra, e potrebbero firmare un protocollo d’intesa il 4 novembre, anniversario dell’assassinio di Rabin. Il punto centrale dell’accordo è la rinuncia dei palestinesi al diritto di ritorno in cambio della sovranità sul monte del Tempio/spianata delle Moschee.

Ovviamente si tratta di un’affermazione di principio senza valore legale, dato che tutti i rappresentanti israeliani sono esponenti dell’opposizione. Ma prima o poi la quaresima dovrà pur finire.

Haaretz>

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