Lettere

Felice di essere arrivato qui

10 07 2003 - 17:38 · Flavio Grassi

Siccome questo asino accetta anche le bastonate senza ragliare troppo, permettetegli ora di pubblicare un messaggio come quello che riproduco sotto. Mi sento particolarmente giustificato nel pubblicarlo perché, oltre alle lodi che accetto con molta gratitudine, contiene considerazioni importanti sui limiti del diritto al benessere a spese degli altri, e sulla tendenza dei sostenitori dell’amministrazione Bush a usare l’accusa di antiamericanismo come bastone per zittire i critici.

Buongiorno.

Le scrivo solo per fare i complimenti per il suo blog.

Sono felice di aver trovato un blog dove posso trovare notizie interessanti che non trattino proprio solo del giardino di casa ma che restituiscano una immagine, credo, un po’ più reale e coerente della complessa realtà in cui
viviamo. E complimenti per il tono, senza quegli insulti continui, aggressioni a chi non la pensa come te, citazioni monche e distorte ecc., che sembra essere ormai il linguaggio comune di ogni dibattito.

Un’ultima considerazione personale: ultimamente su molti giornali trovo lunghi articoli di opinionisti italiani, europei ma soprattutto americani che ci spiegano tutte le ragioni per le quali non ha senso diffidare dell’America ma anzi occorra sostenere in tutti i modi la politica del governo americano a garanzia della libertà e della democrazia; io ho viaggiato a lungo in Sudamerica ultimamente, e ho visto e sentito cose… insomma, mi spiace, ma ormai non ci credo più: non si può costruire una democrazia libera e ricca devastando ed impoverendo altri paesi, imponendo politiche economiche assurde e ponendo di fatto sotto ricatto interi popoli. Perchè una cosa è essere poveri, magari dignitosamente, un’altra è essere miserabili.

Aggiungo che mia madre è americana come molti membri della mia famiglia.

Mi scuso per la lunghezza del messaggio e le invio cordiali saluti.

Marco Ceruti

Ringrazio di cuore Marco Ceruti per la sua gentilezza. In fondo è per questo che rubiamo tempo al lavoro e alla vita privata per fare un blog, e una lettera come questa vale molto più della pura e semplice (e comunque benvenuta) crescita degli accessi.

A proposito delle sue considerazioni: io, e credo che chi legge questo blog non possa non accorgersene, amo l’America. Con l’America ho legami fortissimi da tutta una vita, anche se di tipo diverso da quelli di Marco Ceruti. In America conosco molte persone che amano profondamente il loro paese, e questo non gli impedisce di essere consapevoli dell’immoralità di vivere al di sopra dei propri mezzi a spese del resto dell’umanità. Però negli ultimi tempi hanno avuto difficoltà a parlarne. C’è sempre in agguato l’anatema: «Antiamericano!»

Viviamo un momento così: in Italia ci sono gli intellettuali che provano a rivalutare Mussolini e le leggi razziali. In America ci sono i Trent Lott che rimpiangono la sconfitta dei segregazionisti e le Ann Coulter che scrivono libri su quanto erano belli i tempi del senatore McCarthy. C’erano anche prima, naturalmente, solo che oggi conquistano il proscenio.

Grazie anche per aver segnalato questo tema che appassiona anche me. Ne riparleremo.

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