Italica

Giornata storica

17 11 2005 - 07:17 · Flavio Grassi

Spazzate via tutte le polemiche su darwinismo e antidarwinismo. Finisce l’evoluzione, comincia la devoluzione.

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Italica

Destra moderna

16 07 2005 - 10:17 · Flavio Grassi

So di essere un po’ anacronistico, ma per me «fascista» continua a essere un insulto. Perciò mi fa un po’ impressione quando una persona conosciuta per caso da non più di dieci minuti rivendica orgogliosamente il suo essere un convinto fascista.

E mi fa ancora più impressione se, come in questo caso, la professione di fede mussoliniana viene dopo che uno si era presentato come dirigente di An.

Ho pensato che è un segno dei tempi: essere fascista è tornato a essere una cosa politicamente e socialmente accettabile (e anche desiderabile) come qando era obbligatorio il saluto romano.

Poi mi sono ricordato degli anni Ottanta.

Per lungo tempo io ho vissuto le mie giornate in un ufficio all’angolo fra corso Vittorio Emanuele e piazza San Babila. Ho assistito al passaggio dagli anni di piombo ai roaring eighties della Milano da bere al panico di mani pulite. Ho visto le torme fameliche degli arraffatori craxiani sbranare i mandarini democristiani per prendere il loro posto e poi le ho viste fuggire disperate.

Chi in quegli anni era ancora sui banchi di scuola non può saperlo perché oggi si racconta una storia diversa. Ma chi come me ha visto i lupi uscire allo scoperto per cacciare in pieno giorno; chi come me ha dovuto difendere le caviglie dai loro morsi sempre più sfrontati sa che è stato questo e solo questo a causare la loro rovina: la sicurezza di non doversi più nascondere, di potersi fare pubblico vanto delle ruberie.

Mi ricordo e penso che va bene così: è bene che i fascisti sentano di poter dismettere il soffocante doppiopetto per tornare a indossare in pubblico il loro amato orbace. È bene, perché questo li perderà.

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Giornalismo e comunicazione

La bufala della sospensione di Schengen

15 07 2005 - 14:43 · Flavio Grassi

Dalle nostre parti si stanno intrecciando commenti elucubrazioni ragionamenti (parola grossa) sulla presunta sospensione degli accordi di Schengen da parte di Francia e Olanda. C’è chi ci vede un auspicabile ritorno alle frontiere nazionali, chi lo depreca, e via strologando. C’è addirittura chi spinge il delirio a parlare di ripristino delle barriere doganali.

Come spesso accade nel Brutto Paese, si sta parlando di nulla. Sui circuiti internazionali le uniche notizie sulla questione sono di fonte italiana. Per lo più dichiarazioni dei nostri politici.

Come mai all’estero non se ne occupa nessuno allora? Semplice, perché la notizia è falsa, francesi e olandesi non hanno deciso alcuna sospensione del trattato. Il quale prevede che le autorità di un paese possano, quando lo ritengano necessario, istituire controlli sull’identità delle persone che attraversano i confini:

Art. 1 Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone.
Art 2. Tuttavia, per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, una Parte contraente può, previa consultazione delle altre Parti contraenti, decidere che, per un periodo limitato, alle frontiere interne siano effettuati controlli di frontiera nazionali adeguati alla situazione. Se per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale s’impone un’azione immediata, la Parte contraente interessata adotta le misure necessarie e ne informa il più rapidamente possibile le altre Parti contraenti.

A Bruxelles il ministro degli interni francese Sarkozy ha per l’appunto informato i partner che intende applicare l’articolo 2. Si può discutere se si tratti di una decisione saggia o meno. A me per esempio non piace, come non mi piace vedere i posti di blocco da stato di polizia che noi accettiamo così tranquillamente sulle nostre strade come se fossero una cosa normale. Ma è un altro discorso: a nessuno viene in mente di dire che noi sospendiamo Schengen quando sui treni la polizia ferroviaria chiede i documenti a chiunque abbia la pelle un po’ scura.

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Italica

San Benito fammi la guerra

10 06 2005 - 07:10 · Flavio Grassi

10 giugno 1940: l’Italia fascista entra in guerra al fianco della Germania nazista contro Francia e Gran Bretagna.

9 giugno 2005: il TG2 delle 20.30 (ma forse anche altri telegiornali Rai, non so) manda in onda un lungo servizio dedicato all’inizio di quell’avventura tanto strampalata quanto criminale.

O meglio, dedicato a propagandare la fantasiosa tesi secondo la quale sarebbero stati proprio i governi francese e britannico a pregare Mussolini di dichiarargli guerra.

Poveretti, avevano tanta paura dell’invincibile lupo nazista e si affidavano al buon Benito perché era l’unico in grado di tenerlo al guinzaglio. Lo imploravano di affiancare Hitler in modo da poterne contenere la voracità.

Documenti per provare una tesi così ardita? Nessuno: erano tutti in una fantomatica valigia scomparsa dopo la cattura di Mussolini. Ah, ecco.

Nell’orgia di riscritture della storia degli ultimi tempi ne avevo sentite tante di stronzate, ma una idiozia sfrontata come questa, lanciata dal telegiornale del servizio pubblico, non mi era ancora capitata.

Rai

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Italica

Riduzione delle tasse

30 05 2005 - 17:13 · Flavio Grassi

Lui è uno che rispetta i contratti.

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Giornalismo e comunicazione

La nave affonda

12 05 2005 - 08:37 · Flavio Grassi

E certi topolini non sanno nemmeno nuotare.

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Italica

Partito unico

10 05 2005 - 07:22 · Flavio Grassi

Se Berlusconi continua così per un anno le prossime elezioni rischiano di essere imbarazzanti.

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Italica

La casa degli zombie

10 04 2005 - 13:55 · Flavio Grassi

Anche se sono appena tornato una cosa l'ho capita di quello che è successo fra domenica e lunedì scorsi: Berlusconi e i suoi berluschini sono politicamente morti. Ma purtroppo non lo sanno e continuano ad aggirarsi fra noi come se fossero vivi.

Ci aspetta un anno durissimo: i morti viventi possono fare cose orribili e provocare danni immensi prima che ci si liberi di loro.

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Italica

Il fascino della fascina

22 03 2005 - 07:20 · Flavio Grassi

C’è in giro una squadra di blog neocon teocon meocon patacon—di destra, insomma—che ha deciso di gridare al mondo il suo verbo liberale. Così, tanto per cominciare a dimostrare cosa siano l’individualismo e l’indipendenza di pensiero, i Nostri sono scattati sull’attenti e si sono messi in marcia allineati e coperti pubblicando tutti lo stesso post. Ora sono in assemblea per decidere quale nome darsi. Dopo sceglieranno l’inno e la divisa. Il motto sprezzante, quello ce l’hanno già. Certo, «Blog moralmente inferiore» è ben fiacco rispetto al folgorante «Me ne frego!» dannunziano. Ma anche loro, in fondo, sono solo blog, e il motto non lo possono tatuare sui possenti fasci di muscoli, al massimo lo disegnano su una fascetta di cristalli. Liquidi.

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Figuracce

Il peggio della vecchia Italia

17 03 2005 - 06:59 · Flavio Grassi

Quel che penso del prestigio internazionale del nostro telepremier l’ho già scritto un anno e mezzo fa.

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Italica

Valori di destra

25 02 2005 - 10:05 · Flavio Grassi

Finalmente conosciamo le profonde motivazioni di pensiero che spinsero verso la politica il leader della destra italiana: Gianfranco Fini si iscrisse al Movimento Sociale Italiano perché i comunisti volevano impedirgli di vedere Berretti Verdi.

Quando volli vedere il film “Berretti verdi” con John Wayne, alcuni comunisti ci bloccarono l’accesso al cinema; abbiamo fatto a pugni e siamo entrati. Il giorno dopo a scuola mi hanno appeso sulle spalle un cartello con la scritta “fascista”. Dopo le lezioni sono andato al MSI e mi sono iscritto.

Ministero degli Affari Esteri

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Venezuela

Berlusconi è diventato comunista

21 02 2005 - 11:57 · Flavio Grassi

Oppure lui e Fini non leggono i blogger di destra. Altrimenti saprebbero che stanno facendo amicizia con il diavolo castrista totalitario in persona:

18 febbraio 2005 – Rafforzamento delle relazioni tra Italia e Venezuela attraverso un fitto calendario d’incontri politici ad alto livello ed una più decisa azione di prevenzione nel contrasto alla criminalità, anche in cooperazione con gli organi di polizia dei paesi amici.

Questi i presupposti del rilancio degli investimenti italiani in Venezuela secondo gli auspici della stessa Business Community italo venezuelana, di cui il Sottosegretario agli Esteri Giampaolo Bettamio ha raccolto le istanze per poi riportarle al Vice Ministro degli Esteri del Paese sud americano Sig.ra Delsy Rodriguez ed al Vice presidente della Repubblica Rangel nel corso di due lunghi e cordiali incontri. Bettamio ha sottolineato, in particolare, l’importanza del Commissione mista di cooperazione economica Italo – Venezuelana, organo di coordinamento tra i due paesi, la cui inaugurazione a breve, alla presenza dei rispettivi Ministri degli Esteri, aprirà un capitolo nuovo nella collaborazione tra i due governi, segnando l’inizio di una serie di appuntamenti che culmineranno nella visita di Chavez a Roma nella prima metà di agosto.

Cooperazione con gli organi di polizia (vuoi vedere che gli vendono un po’ di Beretta?)... Commissione mista di cooperazione economica italo-venezuelana (Chavez sta cercando nuovi clienti per non vendere il suo petrolio a Bush e noi ci facciamo avanti)... Addirittura Chavez invitato a Roma… E poi se scopre che Chavez ama cantare Berlusconi è capace di portare il suo nuovo amico a Villa Certosa a passare qualche serata indimenticabile tra canzoni napoletane e ballate bolivariane.

Mi scappa da ridere.

Ministero degli Affari Esteri

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Irreversibilmente in declino

21 02 2005 - 07:34 · Flavio Grassi

Arrivo con un paio di giorni di ritardo ma non importa.

La notizia che la Commissione europea ha operato dei tagli sulle traduzione in italiano dei lavori ha provocato disappunto e alimentato i timori che l’influenza internazionale dell’Italia sia irreversibilmente in declino.

C’è poco da mostrare disappunto e indignarsi e protestare e tuonare che è una «decisione inaccettabile». Anzi, tutti questi strepiti sono infantili e piuttosto patetici: se uno non fa i compiti, poi è inutile che se la prenda con la maestra cattiva. Se gli altri pensano che l’italiano sia superfluo vuol dire che è l’Italia a essersi relegata in una «posizione del tutto secondaria». Facciamocene una ragione.

Reuters

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Università fai da te

23 01 2005 - 05:00 · Flavio Grassi

Se non comprate il Sole 24 ore almeno la domenica fate molto male. Non solo perché l’inserto culturale rimane il migliore in circolazione ma anche perché oggi, per esempio, in prima trovereste questo tanto divertente quanto amaro articolo di Salvatore Settis:

Vita dura, per chi volesse accusare di eccesso di modestia il professor Francesco Ranieri, da Villa San Giovanni. Mosso da amor del natìo loco, il professor Ranieri ha voluto fondare un’università nel suo paese (finora noto solo come attracco di navi traghetto per la Sicilia), e ha deciso di intestarla senza mezzi termini a se stesso: «Università Europea degli Studi Franco Ranieri». Ammirevole il senso della misura: «europea» e non, mettiamo, «planetaria» o «universale». Dal sito web prontamente istituito (e rigorosamente vuoto), risulta che il fondatore, eponimo e rettore del nuovo ateneo è «docente di diritto», ma il sito del ministero dell’Università, interrogato, risponde inesorabilmente che nessun docente di tal nome, né professore né assistente né ricercatore, è presente in nessuna università italiana. C’è tuttavia un Consiglio di amministrazione, ovviamente presieduto dal Ranieri; quanto al direttore amministrativo, si chiama Rocco Ranieri, ma che sia parente del nostro potrebbe essere solo una gratuita illazione. La sede è una palazzina di proprietà di uno dei promotori dell’iniziativa [...]
[...]
Avete una palazzina disabitata, una seconda casa che vi è venuta a noia, un garage un po’ fuori mano? Fondate la vostra università, e intestatela a voi stessi. Non importa che siate professore, che abbiate fatto la noiosa trafila di qualche ricerca, qualche concorso, qualche pubblicazione: le tasse degli studenti compenseranno la vostra imprenditorialità. Se poi qualcosa non funzionasse, il denaro pubblico prima o poi arriverà [...]
[...]
E le istituzioni? Come di norma, il comitato universitario per la Calabria ha espresso il proprio parere sull’istituzione della nuova università: negativo. Negativo anche il parere del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (luglio 2004). Ma il Superiore Ministero non poteva accontentarsi di tanto poco, e ha rimandato al Comitato Nazionale il progetto, per un supplemento di istruttoria. Folgorato sulla via di Damasco, l’insigne consesso, a cinque mesi di distanza, si è accorto che sì, a ben pensarci il professor Ranieri ha tutte le carte in regola, e ha emesso parere favorevole. La firma dle Ministero è dunque dietro l’angolo, nonostante una sdegnata mozione approvata dalla Conferenza nazionale dei Rettori. Da tutto, anche questa vicenda, c’è qualcosa da imparare. Per esempio, che Villa San Giovanni [...] costeggia l’Oceano del Ridicolo; e che lo Tsunami del Grottesco può travolgere l’università italiana.

Aggiungo io dopo un veloce controllo che la documentazione inviata dal chiarissimo Ranieri è costituita soprattutto da chiacchiere: ipotesi strampalate sulle potenzialità del nuovo ateneo e qualche foto della desolante palazzina. Però forse la prima volta il Comitato aveva trascurato l’unico documento importante, quello che trasfigura la fuffa e ne fa le «carte in regola» delle quali ha preso atto a un più attento esame: un telegramma del presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti, ex magistrato, di Forza Italia, probabile candidato del Polo anche alle prossime elezioni.

È la Cultura ai tempi della destra, baby.

Il Sole 24 ore

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Personalità multiple

19 01 2005 - 03:57 · Flavio Grassi

16 gennaio:

Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo. La sinistra viene dal comunismo, sono gli stessi uomini e hanno lo stesso modo di fare politica, fondato sulla criminalizzazione dell’avversario. Non sono affatto cambiati.

18 gennaio:

C’e’ stata una colossale calunnia e una capacita’ di menzogna assoluta da parte di chi ha voluto far passare quella mia frase come riferita alla situazione attuale dell’Italia.

Sorge, angosciosa e inevitabile, la domanda: quanti e quali terribili drammi hanno devastato il piccolo Silvio?

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Cultura di destra

16 01 2005 - 02:26 · Flavio Grassi

Fede, lealtà, integrità, responsabilità personale. C’era una volta. Oggi c’è il ministro grappabocchino che fa l’alpinista in elicottero e poi allucina la Grande Impresa. E poi c’è quest’altro, luminare del copiaincolla: Giuseppe Consolo, senatore della repubblica, che diventa docente universitario saccheggiando i testi altrui. Fulgidi esempi che forgiano il carattere di una nazione. Di veline.

la Repubblica

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Cicchetto augurale

12 01 2005 - 11:21 · Flavio Grassi

C’è sempre un senso nelle azioni dei politici, anche nel caso delle comparsate come quella di Gianni Alemanno sul Bernina.

Questa è uscita il 10 gennaio:

...nella riorganizzazione interna del partito, che il triumvirato dei colonnelli (con La russa anche Matteoli e Alemanno) si appresta a compiere nei prossimi giorni, con cambiamenti nella struttura e nei dipartimenti, il nord avrà uno spazio molto maggiore rispetto a prima.

«L’Italia avrà il suo grande posto al sole!» diceva Lui. Con l’effetto serra e tutto il resto il sole non è più così desiderabile come una volta, perciò oggi i colonnelli di AN preferiscono guadagnarsi un posticino all’ombra della rosa camuna.

Chissà: forse l’impresa di Alemanno che parte alla conquista del Nord volando sul Bernina nasce da un ricordo adolescenziale. Si sarà ricordato del Mike Bongiorno postcaroselliano che si faceva depositare sul cervino da un elicottero per portare «Sempre più in alto!» la pubblicità di una grappa.

Soprattutto Alemanno si sarà ricordato della grappa che veniva così arditamente reclamizzata. Non una grappa qualsiasi: si trattava niente meno che della grappa Bocchino Sigillo Nero.

Ah, che meraviglioso augurio: «Sigillo Nero.» Sulla cima più alta della Lombardia.

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Italica

Sui monti e sul mar

9 01 2005 - 09:23 · Flavio Grassi

Io non so se rotolarmi sul pavimento per le risate o cominciare a valutare seriamente la possibilità di parlare di «regime». Un regime grottesco come si conviene a una repubblica delle veline ma pur sempre regime.

Leggete con cura e fate attenzione al linguaggio. Giuro che questo è il testo integrale di un comunicato stampa autentico datato 8/1/2005, non un mio divertissement vacanziero.

Il ministro Gianni Alemanno conquista la vetta del Bernina

Con un’impresa che ne conferma le doti di alpinista, di cui ha dato prova anche durante la recente spedizione italiana al K2, il ministro Gianni Alemanno ha scalato nella giornata di oggi la vetta italiana del Bernina. I 4.021 metri della cima più alta delle Alpi Centrali, a cavallo fra Engadina e Valtellina, sono stati conquistati alle 11.30 del mattino, dopo due ore di ascensione, partendo dal rifugio Marco e Rosa, precedentemente raggiunto in elicottero. Ad accompagnarlo tre amici guide: Marco Forcatura, Michele Comi e Daniele Bernasconi.

Il ministro si trova in questi giorni in visita privata in Alta Valtellina, dove, accompagnato dal presidente del Parco dello Stelvio, Ferruccio Tomasi, e dal colonnello dei carabinieri di Sondrio, Francesco Capone, ha sciato sulle piste di Bormio, Livigno e Santa Caterina Valfurva. Approfittando delle favorevoli condizioni atmosferiche e della poca neve presente in quota, Alemanno ha deciso ieri di tentare la salita alla cima più alta.

Alle 8.45 di questa mattina un elicottero di Eliwork lo ha depositato ai 3.597 metri del rifugio Marco e Rosa, la storica capanna del versante italiano costruita nel 1913 e completamente rinnovata l’anno scorso grazie ai contributi della Regione Lombardia, del Credito Valtellinese e dell’imprenditore siderurgico Roberto Rocca.

Partiti alle 9.30 dalla Marco e Rosa, gli scalatori hanno raggiunto le vetta due ore dopo, superando un ripido pendio ghiacciato, un canalino e una parete di roccia. «È uno spettacolo straordinario», ha dichiarato il ministro appena giunto sulla cima. «Queste montagne della Lombardia andrebbero fatte maggiormente conoscere, perché sono di una grandiosità che può rivaleggiare con il Monte Bianco».

Le temperature non rigide di questi giorni hanno consentito agli alpinisti di soffermarsi sulla vetta per ammirare il panorama, anche se il vento aveva portato la colonnina di mercurio molti gradi sotto lo zero.

In discesa, dopo una calata in corda doppia, Alemanno e le sue guide hanno raggiunto il pendio di ghiaccio e quindi la Marco e Rosa. Qui sono stati prelevati dall’elicottero pilotato da Giampietro Petrelli, che ha ricondotto il ministro in Alta Valtellina, giusto in tempo per intervenire alla premiazione delle vincitrici dello Slalom Gigante di Coppa del Mondo di Santa Caterina Valfurva.

«Bisogna fare di più per la montagna», ha commentato Alemanno. «Dobbiamo rafforzare la legge quadro in discussione in Parlamento. È il solo modo per ripagare la montagna delle straordinarie risorse che ci offre. Mi auguro che i Mondiali di sci di Bormio 2005 possano contribuire a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul mondo delle vette».

(grazie a Laura)

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Aggiornamento 12/1
Comunicazione di servizio per tutti quelli che mi stanno scrivendo mettendo in dubbio l’autenticità del comunicato.

Come ho scritto qua sopra e ribadito a qualcuno fra i primi: il fatto e il testo sono autentici. Io ho tutti i riferimenti e ho cercato personalmente i riscontri, ma non posso certo pubblicare i numeri di cellulare degli addetti stampa.

È vero: tutta in blocco la stampa italiana ha caritatevolmente ignorato il comunicato. Ma questo non fa altro che parlare delle condizioni pietose dell’informazione, compresa quella presuntivamente di opposizione: a volte censurare è molto più benevolo che dare pubblicità.

Solo ADN Kronos ha rilanciato la notizia in un flash di 3 righe. Con un seguito pochi minuti più tardi: al desk non hanno resistito alla tentazione di dare risalto a una delle perle più divertenti e hanno lanciato un aggiornamento che riporta solo una frase testuale del comunicato. Senza commenti perché non ce n’è bisogno. Confrontate, se volete, da lì anche i più scettici si arrenderanno all’evidenza che ADN Kronos aveva in mano il mio stesso testo: certe cose non si possono replicare per caso.

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Rubare la scena

24 11 2004 - 03:33 · Flavio Grassi

C’è del metodo nelle pazziate del pianista di Arcore. Nei giorni scorsi Gianfranco Fini era a Sharm el-Sheikh per la conferenza internazionale sull’Iraq. La prima uscita del nuovo ministro degli Esteri, e oltretutto in un’occasione che—meritatamente o meno—era molto attesa. Le aperture dei telegiornali sarebbero dovute essere tutte per lui. Che sta diventando un po’ troppo ambizioso. Così il Nostro spariglia le carte, minaccia di mandarsi a casa da solo, incarica Giuliano Ferrara di pubblicargli una postilla al contratto vespiano. E l’Italia non parla d’altro. Fini deve accontentarsi delle pagine interne. Non sa cosa voglia dire governare, ma nel tenere l’occhio di bue puntato su di sé—in quello è bravissimo.

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Straparla, il pirla

12 11 2004 - 02:39 · Flavio Grassi

Grande Vittorio.

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Palpamenti

27 10 2004 - 06:57 · Flavio Grassi

Al centrodestra berlusconiano gli osservatori sono disposti a riconoscere una politica estera palpabile

scrive Giuliano Ferrara nel giorno in cui il Presidente designato rinuncia a presentare una Commissione europea inquinata dall’impresentabile Buttiglione.

Palpabile: che si può tastare a fini diagnostici.

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Oui, c'est moi

5 08 2004 - 08:01 · Flavio Grassi

Quando sente chiamare “razzisti cretini”, il ministro Castelli risponde.

La Repubblica

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Questione di priorità

1 07 2004 - 13:35 · Flavio Grassi

Emma Bonino—e Pfaall insieme a lei—esprime profondo scoramento per il rinvio del dibattito parlamentare sul Darfur.

Roma, 1° luglio 2004 – In merito al rinvio, presumibilmente alla settimana prossima, della discussione alla Camera dei Deputati sulle misure a sostegno del continente Africano e, più in particolare, sulle mozioni relative alla crisi umanitaria nel Darfur, Emma Bonino ha dichiarato: “Trovo singolare che dopo che il presidente Casini stesso abbia dichiarato di nutrire profonda indignazione per il senso di generale disinteresse nella quale si è sviluppata la crisi nel Darfur, la Camera dei Deputati reputi opportuno rinviare il dibattito sulle mozioni al riguardo, ignorando che proprio oggi il Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, ed il Segretario di Stato USA, Colin Powell, abbiano dichiarato da Khartum di aver formulato al governo sudanese perentorie richieste per il disarmo delle fazioni in lotta e per un pieno accesso degli aiuti umanitari. Capisco la rilevanza nazionale della votazione sul ddl sulle grandi imprese in stato di insolvenza, ma quella che le agenzie internazionali chiamano la crisi umanitaria più grave attualmente in corso nel mondo, con decine di migliaia di morti e più di un milione di rifugiati in condizioni precarie, avrebbe meritato, a mio avviso, una maggiore tempestività da parte del Parlamento. Esprimo quindi profondo scoramento per questo rinvio, che non tiene conto dell’emergenza in corso per il quale è più che doveroso che il nostro governo si attivi urgentemente a livello internazionale, soprattutto per quanto riguarda l’approvazione, quanto prima, di una risoluzione ad hoc da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.”

radicalparty.org

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Dilettanti fessi

22 06 2004 - 01:52 · Flavio Grassi

Il Capo ci ha messo una settimana a pensarla, ma alla fine è arrivato alla sintesi perfetta, e questa volta tocca essere d’accordo con lui. “Dilettanti fessi”: dopo lo shock elettorale Berlusconi ha trovato la migliore delle definizioni possibili per il berlusconismo.

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Guelfi e Ghibellini

14 06 2004 - 05:13 · Flavio Grassi

Io ho sempre più l’impressione che le categorie dell’analisi politica moderna siano del tutto inutili per capire le elezioni italiane. Da noi non si votano idee, programmi, risultati ma fazioni, clientele, famiglie. Gli unici spostamenti significativi sono sempre tra clan diversi all’interno della stessa fazione.

Meglio rileggere Guicciardini, tanto noi siamo ancora lì.

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